di Costantino Cossu
Il Manifesto, 20 dicembre 2023
Il 20 ottobre Irene Testa ha sollecitato la Procura, “ma dalle autorità giudiziarie non è arrivata alcuna risposta”. Anche l’avvocata della famiglia del detenuto morto a Massama, per otto volte ha richiesto che l’esame venisse eseguito: richiesta negata. Inutilmente Irene Testa, garante in Sardegna delle persone private della libertà personale, chiede che sia effettuata l’autopsia sul cadavere di Stefano Dal Corso, il 42enne trovato morto nella sua cella nel carcere di Massama, a Oristano, il 12 ottobre 2022. Dopo che, la settimana scorsa, la famiglia del detenuto ha rivelato di essere stata contattata da un testimone che avrebbe fornito le prove che Dal Corso non si è suicidato, come sempre è stato detto da polizia e giudici, ma è stato ucciso, Testa si è immediatamente attivata. “Ma sinora - racconta al manifesto - dalle autorità giudiziarie non è arrivata alcuna risposta”.
di Paolo Doni
L’Eco di Bergamo, 20 dicembre 2023
La lettera di un gruppo di detenuti del carcere di Bergamo per chiedere, almeno nei giorni di festa, la riapertura delle celle nelle sezioni, accende un faro sulla preoccupante situazione di sovraffollamento di via Gleno (al 30 novembre 556 detenuti, 319 la capienza regolamentare) e, più in generale, dell’intero sistema penitenziario italiano. Per capire che cosa stia succedendo occorre fare qualche passo indietro. Dieci anni fa - ministro della Giustizia era Annamaria Cancellieri, già prefetto a Bergamo - la Corte europea dei Diritti dell’uomo condannò l’Italia per il trattamento disumano dei detenuti. Era la celebre sentenza Torreggiani, che stabilì che i metri quadrati a disposizione per ciascun detenuto erano ben al di sotto della soglia tollerabile. Come porre rimedio? L’effetto dell’indulto del 2006(lo aveva chiesto con forza Papa Wojtyla) era già svanito e nel settembre del 2013 la popolazione carceraria aveva raggiunto il picco di 66mila detenuti.
di Marina Lomunno
Avvenire, 20 dicembre 2023
Visita alla Casa circondariale Lorusso e Cutugno: “Mi state a cuore, ho grande fiducia in voi”: l’arcivescovo ha incontrato un gruppo di giovani carcerati. “La maggior parte delle persone credono che la galera sia il baratro della propria vita e che in un modo o nell’altro ci si ritorni ma è realmente così? Perché non vederla da un punto di vista più positivo? Giustamente vi domandate cosa ci sia di positivo nello stare chiusi in tre metri quadri di cella ma io lo so! Sono quasi due anni che mi trovo qui e mi sono reso conto di tre cose fondamentali: la prima è la mia crescita mentale e sui miei principi, la seconda la mia capacità innata di sognare. Sì, sogno, sogno cosa diventerò quando uscirò come quando chiedi ad un bambino cosa vuole fare da grande. E la terza sono i valori che davo per scontati ma che ora conosco in ogni sfaccettatura e importanza. Quindi ecco, mi trovo qui. Per ritrovare me stesso”.
catanzaroinforma.it, 20 dicembre 2023
Presentato il progetto messo in campo dalla Camera penale di Catanzaro insieme all’Osservatorio carcere ed esecuzione penale, con il sostegno di alcuni imprenditori locali. Tutta la bontà nel panettone che non sta solo nel gusto di assaporarlo, ma in una dolcezza del tutto speciale e difficile da descrivere che è quella che arriva dalla consapevolezza di “fare del bene”. Una bontà che si “impasta” nel laboratorio di pasticceria in carcere per offrire un’opportunità di lavoro ai detenuti dando il massimo valore alla funzione rieducativa della pena.
di Marco Ferrando
Avvenire, 20 dicembre 2023
Il libro Beppe Giunti e Marina Lomunno: la scuola e la legalità. Spesso poche parole valgono più di lunghi discorsi. Soprattutto se arrivano da chi ha imparato a sceglierle e misurarle, su di sé e sulla propria vita. Come quelle di chi prima ha sbagliato e poi ha deciso di regalarsi un’altra occasione, al centro di “E-mail a una professoressa: come la scuola può battere le mafie” (Effatà, 80 pagine, 10 euro), libro curato da Beppe Giunti e Marina Lomunno - firma ben nota ai lettori di “Avvenire” - che raccoglie le voci di alcuni pentiti e le loro storie di conversione grazie all’incontro con la scuola e con bravi maestri.
di Francesca Barra
L’Espresso, 20 dicembre 2023
Davide Mesfun è detenuto, ma vicino alla liberazione. In cella si è dedicato alla cucina e al palco. Per rimanere connesso con il mondo esterno e per costruirsi una nuova vita. “Coltivare queste passioni mi ha salvato”. “La mia libertà ha finalmente una data precisa. Per me coinciderà, dopo vent’anni di detenzione, con il riacquisire la normalità e magari formare una famiglia”. A parlare è Davide Mesfun, di origini napoletane. L’ho conosciuto in regime di semilibertà, mentre cucinava per me e per i ragazzi dell’Associazione Kayros di don Claudio Burgio a Milano. È imponente quando si avvicina e in naturale apertura con gli estranei: ha voglia di condividere, ha fame di vita, di cinema, di arte. Fin da quando era minorenne è entrato e uscito dal carcere. In quegli anni non esisteva nemmeno lo smartphone e durante le sue prime dodici ore di permesso ha scoperto un mondo diversissimo, quasi come fosse risucchiato in un film di fantascienza: “Tutti con le teste abbassate verso quella scatolina”. Il mondo si era evoluto, in carcere c’era un altro ritmo.
di Ernesto Galli della Loggia
Corriere della Sera, 20 dicembre 2023
I ministri che vengono dalla politica (e intendono restarci, cioè quasi tutti) non amano mostrare le condizioni effettive in cui versa la propria amministrazione: le sue incapacità, i suoi difetti, i limiti della sua azione e del suo personale. Di tutto il settore pubblico italiano e di tutta la nostra organizzazione sociale Istruzione e Giustizia sono per ammissione unanime i due ambiti che versano in una situazione più critica. Quelli i cui risultati in termini di efficienza, di qualità delle prestazioni e di apprezzamento da parte dei cittadini fanno segnare da anni gli indici più bassi, costituendo una pesante ipoteca sull’avvenire dell’intero Paese. Ma se sulle gravissime carenze in questi due settori esiste nell’opinione pubblica un accordo sostanzialmente unanime, se ormai anche esponenti di opposti schieramenti politici sono più o meno unanimi nel medesimo giudizio (perlomeno quando si esprimono in privato), perché allora le cose non cambiano? Perché nessuno dei vari governi succedutisi negli anni ha fatto qualcosa di significativo per migliorarle?
di Don Gino Rigoldi
Corriere della Sera, 20 dicembre 2023
Ho incontrato molti ragazzi che hanno commesso reati gravi. Bene le proposte che vanno nella direzione della formazione. Meno utili mi sembrano gli appelli per aggravare le pene. Dopo 50 anni di carcere posso dire di aver incontrato molti ragazzi che, come Filippo, hanno commesso reati altrettanto gravi. Non tocca a me giudicare (ci pensano i giudici), a me, a tutti noi, spetta il compito di conoscere la storia che c’è dietro, perché c’è sempre un motivo dietro a un comportamento. Io non ho mai incontrato i così detti “raptus” scollegati dalla storia di una vita. Però ho incontrato molti adulti increduli per un gesto compiuto da un figlio o da una figlia, giudicato improvviso e inspiegabile. Ci si chiede “come è possibile?”, convinti di aver fatto ogni cosa perché tutto andasse sempre per il meglio.
di Giovanni De Plato
Corriere di Bologna, 20 dicembre 2023
Sono passati 75 anni dal dieci dicembre 1948, quando l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha dichiarato di celebrare in quel giorno e ogni anno la Giornata internazionale dei diritti umani. Sono passati venti anni da quando il diciotto dicembre si celebra la Giornata dei “Diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie”. Gli uni e gli altri diritti sono stati sanciti come inalienabili invitando i governi, sottoscrittori delle Convenzioni internazionali, a garantire e realizzare le prescrizioni approvate. Le finalità dell’ONU sono di promuovere nel mondo la giustizia e di combattere ogni forma di violazione delle libertà personali.
di David Carretta
Il Foglio, 20 dicembre 2023
“Assicurerà che ci sia una risposta europea efficace a questa sfida europea”, ha detto Ursula von der Leyen. I cinque regolamenti introducono poca solidarietà e molta responsabilità per i paesi di primo ingresso. Cosa prevede il Patto. La presidenza spagnola del Consiglio dell’Ue e i negoziatori del Parlamento europeo hanno trovato un accordo “storico” sul nuovo Patto su migrazione e asilo, salvando uno dei principali pacchetti legislativi della Commissione di Ursula von der Leyen prima della fine della legislatura. “Questo Patto su migrazione e asilo assicurerà che ci sia una risposta europea efficace a questa sfida europea”, ha detto la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen: “Gli europei decideranno chi entra nell’Ue e chi può stare, non i trafficanti”. “Il 20 dicembre entrerà nella storia”, ha assicurato la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola. “L’Ue sta mantenendo la sua promessa di migliorare il sistema di asilo e migrazione. I cittadini di tutta l’Ue vogliono che i loro governi affrontino la sfida della migrazione e oggi è un grande passo in questa direzione. Questa riforma è un pezzo cruciale del puzzle”, ha detto Fernando Grande-Marlaska Gómez, ministro degli Interni della Spagna che ha la presidenza di turno dell’Ue. Ma a che prezzo?
- Medio Oriente. All’Onu ci si pensa su mentre Gaza muore: “È un atto immorale”
- Iran. Impiccata all’alba Samira, l’ex sposa-bambina
- Egitto. Gli anni difficili di Al Sisi e le responsabilità occidentali
- Repubblica Democratica del Congo, nel carcere di Kinshasa in 11 mesi morti 500 detenuti
- Nordio ostaggio del suo governo dimentica l’inferno nelle carceri









