di Alex Corlazzoli
Il Fatto Quotidiano, 12 novembre 2023
“Il pizzo si paga, la pizza si mangia”. Non è, purtroppo, uno scherzo o la frase pronunciata da qualche mafioso ma un esercizio di grammatica pubblicato nel testo “A tutto campo. Strumenti per conoscere e usare l’italiano”, scritto dall’autorevole Marcello Sensini ed edito da Arnoldo Mondadori. Il libro adottato nelle scuole superiori, a pagina 96, per far comprendere la morfologia, all’esercizio 24 sul lessico, chiede ai ragazzi di “indicare se le seguenti affermazioni sono vere o false sottolineando gli errori e fornendo la corretta spiegazione” nella riga accanto.
di Claudia Catalli
L’Espresso, 12 novembre 2023
Una carriera piena di ruoli battaglieri. Ora, nel film “Likea Son”, l’attore francese Vincent Lindon interpreta un prof che ritrova la passione per l’insegnamento quando incontra un ragazzo rom. E qui si racconta. “Il mio rapporto con il cinema italiano? Nel ‘95 andavo sul set in vespa, recitavo con Luca Zingaretti e Sabrina Ferilli in “Vite strozzate” di Ricky Tognazzi, l’aiuto regia era Ferzan Ozpetek. Era un po’ tutto un casino (lo dice in italiano, ndr), ma lo adoravo. Dopo ho ricevuto tante proposte dai vostri registi, ancora aspetto che mi richiamino!”. Non è uno che la manda a dire Vincent Lindon, la sua longeva carriera fatta di ruoli complessi e battaglieri lo dimostra: solo negli ultimi anni ha interpretato un operaio che si dà fuoco per protesta in “In guerra”, un pompiere disperato in “Titane”, un investigatore che indaga sulle truffe sul mercato delle emissioni di anidride carbonica nella serie in anteprima a Venezia “Of money and blood”. Qualche giorno fa ha presentato alla Festa del Cinema di Roma “Like a Son” di Nicolas Boukhrief, in cui veste i panni di un professore di storia che ha perso la passione per l’insegnamento e la ritrova grazie all’incontro con un quattordicenne rom sorpreso a rubare.
di Luca Monticelli
La Stampa, 12 novembre 2023
Svastiche e stelle di David sui muri, pietre d’inciampo bruciate e studenti insultati: segnalazioni a Roma, Milano, Livorno. Sputi e insulti a un gruppo di persone uscite dalla sinagoga di Firenze. A Milano, periferia est, sul muro di un palazzo compare una stella di David disegnata con lo spray rosso e il numero dell’interno in cui abita un’insegnante di religione ebraica. “Ti buttiamo dalla finestra” urlano i compagni di classe di una ragazza italo-israeliana di una scuola media. A Roma sono spuntate per le strade svastiche, stelle di David, quattro pietre d’inciampo sono state vandalizzate e il calciatore Azmoun è diventato suo malgrado protagonista di un coro allo stadio: “Il nostro centravanti è un iraniano, fa il saluto romano, odia negri e giudei, donne trans e gay. Nella As Roma non ci sono ebrei”, cantano gli ultras giallorossi. Questo è il clima che si respira in Italia dopo il 7 ottobre, quando Hamas ha assaltato i kibbutz al confine con la Striscia di Gaza, massacrando 1.400 persone e sequestrandone più di 240. Un mese di guerra a Gaza ha comportato una recrudescenza di odio nei confronti degli ebrei di tutto il mondo, anche quelli italiani patiscono offese, umiliazioni e magari sono costretti a nascondere i simboli religiosi. “Gli episodi sono tantissimi, decisamente sopra la media”, spiega Betti Guetta, responsabile dell’Osservatorio antisemitismo del Cdec, la “Fondazione centro di documentazione ebraica contemporanea”. Solo a ottobre l’antenna antisemitismo, che raccoglie i dati con il sostegno dell’Ucei, ha contato 75 segnalazioni contro persone di religione ebraica. Il confronto rispetto a ottobre dello scorso anno è emblematico: allora gli episodi erano stati una ventina. Al di là delle segnalazioni che riguardano il web e i social, sono in crescita le aggressioni, gli insulti, le minacce nella vita reale.
di Paolo Biondani
L’Espresso, 12 novembre 2023
Nel nostro Paese molte indagini contro il radicalismo nascono da “fonti confidenziali”: sono i responsabili dei luoghi di culto che avvertono la polizia. Il buon livello di collaborazione con le forze dell’ordine e le istituzioni fa parlare gli studiosi di “modello italiano”. Ma la destra li criminalizza. L’allarme terrorismo torna a trasformarsi in emergenza: come si può contenere un rischio di scala internazionale che sembra incontrollabile? Come si contrasta la violenza jihadista? Dagli studiosi più esperti arrivano risposte ragionate che descrivono una specie di modello italiano, che influenza anche le indagini delle forze di polizia. È l’opposto dello scontro di civiltà. Si basa su rispetto, collaborazione, dialogo. Se ne trova conferma in molte delle inchieste più importanti degli ultimi anni, che hanno smantellato reti di reclutamento di combattenti, evitato attentati, isolato e allontanato predicatori di odio. Contro il terrorismo jihadista, dicono queste indagini, i nostri più preziosi alleati sono i musulmani normali, le decine di migliaia di famiglie che vivono in pace nel nostro Paese, vanno a pregare nelle moschee, fanno parte di una comunità islamica, conoscono chi la frequenta. Gran parte delle segnalazioni sono arrivate da qui, soprattutto dalle moschee più grandi, ufficiali, con il minareto e tutte le autorizzazioni. Ma negli atti giudiziari resta scritto solo “fonte confidenziale”.
di Claudia Cangemi
luce.lanazione.it, 12 novembre 2023
L’inquietante fotografia che emerge dal report di Naga e della rete “No ai Cpr” racconta una raccapricciante sospensione dei diritti in questi centri. Eppure il governo Meloni vuole moltiplicarli: almeno uno per ogni regione. Non solo: è di questi giorni la notizia dell’accordo con il premier albanese per realizzarne uno o due nel Paese balcanico. Sono i Centri di permanenza per il rimpatrio dei migranti, in sigla Cpr. Più che di permanenza, però, si tratta di detenzione, e delle più severe. Per molti versi in condizioni assai peggiori rispetto alle carceri, più regolamentate e trasparenti.
di Giancarlo Perego*
Il Resto del Carlino, 12 novembre 2023
Notizia improvvisa della realizzazione di un Cpr a Ferrara: preoccupazione per la mancanza di tutele, rispetto della dignità e luoghi aggregativi. Soluzione? Una città aperta, inclusiva, che sappia accogliere, tutelare, promuovere e integrare. Ha destato grande sorpresa e preoccupazione la notizia improvvisa della realizzazione di un Cpr. I Centri di permanenza per i rimpatri sono luoghi di trattenimento del cittadino straniero in attesa dell’espulsione.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 12 novembre 2023
Ma il segretario del Pse Loefven attacca l’intesa Italia-Albania: “Per l’immigrazione serve una cornice progressista”. La destra se la prende con Schlein. Lei tiene il punto: “Viola la costituzione”. Se non è proprio un assist a Giorgia Meloni è sicuramente un passaggio che mette in fuorigioco gli avversari, che in questo caso sarebbero i suoi compagni di squadra. A margine del congresso del Partito socialista europeo (Pse) di Malaga, il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha detto che accordi come quelli tra Italia e Albania per l’esternalizzazione dei richiedenti asilo in paesi terzi “sono possibili e tutti noi li esamineremo molto attentamente”.
di Giovanni De Luna
La Stampa, 12 novembre 2023
Gli stereotipi negano la complessità, appiattiscono i problemi semplificandoli, lasciano riemergere le leggi, approssimative, dell’alba dell’umanità. Dal 7 ottobre tra il popolo palestinese e quello israeliano si è scavato un baratro di odio che oggi appare incolmabile. Se in tutte le guerre l’avversario diventa un nemico, in quel conflitto particolare i due popoli si dichiarano nemici da sempre e si comportano di conseguenza. Da entrambe le parti si combatte con la determinazione di chi pensa di essere dal lato giusto della storia, proponendosi l’obiettivo di annientare il nemico: non di sconfiggerlo militarmente ma proprio di cancellarlo dalla terra. Hamas vuole buttare a mare gli israeliani, Israele vuole sradicare il fondamentalismo da quello che considera il suo territorio. In questo contesto, a ogni efferatezza commessa sul campo si accompagna una visione bestiale del nemico, con il dilagare di stereotipi tanto ovvi quanto brutali: da un lato l’ebreo ricco, tronfio della sua opulenza, forte di una incontestabile superiorità tecnologica che ne rafforza il tradizionale egoismo; dall’altro l’arabo infido, sanguinario, violento e vile, che non affronta mai il nemico in campo aperto.
di Monica Minardi
La Stampa, 12 novembre 2023
La Presidente di Medici senza Frontiere: “Noi siamo pronti a inviare nuovi team e forniture mediche a Gaza. Ma qualsiasi sforzo sarà insufficiente o inutile senza un cessate il fuoco immediato”. La guerra esiste, è sempre esistita e, probabilmente, sempre esisterà. E la sofferenza arrecata alla popolazione civile accomuna tutte le guerre. Per proteggere chi non imbraccia le armi, c’è il diritto internazionale umanitario che non chiede né pace, né giustizia, ma il rispetto, durante le operazioni militari, del principio di distinzione tra obiettivi militari e popolazione civile, e dei principi di umanità e proporzionalità, che impongono limiti e condizioni all’utilizzo della forza. Non un costrutto legale astratto, ma un quadro di norme per limitare gli effetti più devastanti dei conflitti, assicurando la protezione dei civili e l’accesso dei soccorritori.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 12 novembre 2023
L’Unrwa gestisce da 70 anni l’emergenza dei rifugiati palestinesi in Medio Oriente. L’agenzia ha ricevuto negli anni miliardi di dollari dai paesi donatori e spesso è stata accusata di connivenza con il gruppo islamista. L’Unrwa è l’agenzia delle Nazioni Unite che da oltre settant’anni si occupa per mandato dei rifugiati palestinesi in Cisgiordania, nella Striscia di Gaza ma anche nei campi profughi in Siria e in Libano. Fu creata nel 1948 alla fine della prima guerra arabo- israeliana con i soli voti contrari del blocco comunista che all’epoca vedeva nell’agenzia “uno strumento dell’imperialismo americano”. Di fatto i rifugiati palestinesi sono l’unica popolazione che dipende da un organismo ad hoc, distinto dall’Alto commissariato per i rifugiati (Unhcr) che gestisce le emergenze umanitarie nel resto del mondo.
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