di Franz Baraggino
Il Fatto Quotidiano, 14 novembre 2023
C’è anche la “detenzione automatica” censurata dai giudici di Catania. “Il memorandum d’intesa tra Italia e Albania sullo sbarco e il trattamento delle domande di asilo, concluso la scorsa settimana, solleva diverse preoccupazioni in materia di diritti umani e si aggiunge a una preoccupante tendenza europea verso l’esternalizzazione delle responsabilità in materia di asilo”. Lo ha dichiarato Dunja Mijatovic, commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, l’organizzazione internazionale che promuove democrazia e diritti umani nei Paesi d’Europa con sede a Strasburgo e 46 Stati membri, da non confondere con istituzioni comunitarie come Consiglio Ue e Consiglio Europeo. Tra i profili di rischio individuati da Mijatovic anche l’automatismo del trattenimento, già censurato nei decreti dei giudici di Catania che hanno liberato i tunisini dal centro di Pozzallo.
di Giorgio Beretta
Il Manifesto, 14 novembre 2023
Voglio essere chiaro. Continuare a fornire armamenti a Israele da parte degli Stati Uniti e dei Paesi dell’Unione europea costituisce un esplicito sostegno all’indiscriminata e criminale operazione militare “Spade di ferro” condotta dalle forze armate israeliane nella Striscia di Gaza. Come evidenziano diverse associazioni per i diritti umani, a fronte delle gravi violazioni del diritto internazionale e delle leggi di guerra, continuare ad inviare materiali militari a Israele rischia di rendere i Paesi fornitori complici di questi abusi contribuendone consapevolmente e in modo significativo. Questo è inaccettabile per i Paesi dell’Unione sia ai sensi delle normative nazionali, degli impegni assunti in sede comunitaria in materia di controllo delle esportazioni di armamenti, sia soprattutto delle norme del “Trattato internazionale sul commercio di armi” che è stato ratificato dai principali Paesi dell’Unione nell’aprile del 2014 ed è entrato in vigore il 24 dicembre dello stesso anno. Le istituzioni europee hanno pertanto il dovere non solo di richiamare lo Stato di Israele al rispetto delle Convenzioni internazionali, ma di sospendere, se non revocare, le forniture di armamenti e sistemi militari.
di Fabio Marcelli*
Il Fatto Quotidiano, 14 novembre 2023
Il momento più toccante della mia missione in Turchia, che sta per concludersi, è certamente stato la visita alla tomba di Ebru Timtik, avvocata turca morta a seguito dello sciopero della fame di protesta che aveva intrapreso contro la sua ingiusta detenzione e a difesa del principio del giusto processo. Sulla sua tomba è scritto: “Gli eroi non muoiono, il popolo non sarà sconfitto”. In una trentina di avvocati provenienti da vari Paesi europei abbiamo reso omaggio a Ebru, considerandola un simbolo imperituro della lotta per la giustizia e i diritti degli oppressi. Molti altri avvocati turchi e kurdi sono stati colpiti dalla repressione del regime, e molti tra di loro, che abbiamo visitato nelle carceri di massima sicurezza in cui sono rinchiusi hanno subito pesanti condanne per pene detentive fino a ventidue anni di carcere per aver svolto la loro funzione, fondamentale per ogni Stato di diritto, senza riguardi per ogni tipo di potere e senza paura. Continuano a lamentare l’isolamento che viene loro imposto e qualche maltrattamento, ma sono stato lieto di constatare come le loro condizioni di salute e di spirito sono buone e sono convinto che essi costituiscano un’importante risorsa per la Turchia del futuro.
La Repubblica, 14 novembre 2023
Human Rights Watch: “Sono urgenti riforme rispetto i diritti in un Paese troppo dipendente dalle reclusioni, senza opzioni alternative”. Molte donne imprigionate in Giappone subiscono gravi violazioni dei diritti umani e maltrattamenti, ha affermato Human Rights Watch in un rapporto pubblicato oggi. Il governo giapponese dovrebbe adottare urgentemente riforme per migliorare le condizioni carcerarie, depenalizzare il semplice possesso e l’uso di droghe e fornire alternative alla reclusione.
magistraturademocratica.it, 13 novembre 2023
Il carcere è uno dei luoghi in cui un paese democratico misura il suo tasso di aderenza ai diritti universali dell’uomo. È il fulcro in cui l’uso della forza, regolato dallo Stato nel processo, cerca il suo più difficile equilibrio con l’umanità del trattamento sanzionatorio e con la risposta rieducativa che la Costituzione affida alle pene.
di Francesco Olivo
La Stampa, 13 novembre 2023
Meloni rinvia la separazione delle carriere per blindare il premierato. Forza Italia: “Le due leggi vadano insieme”. I timori per il referendum. La linea è stata consegnata agli alleati nel corso di una riunione a Palazzo Chigi alla fine di ottobre. Giorgia Meloni ha indicato la priorità: l’introduzione del premierato. E quindi, tutto il resto può attendere. La prima vittima di questa scelta è la separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri, una riforma indicata nel programma della coalizione, ma poi messa da parte, anche per evitare conflitti con la magistratura, in larghissima parte contraria.
di Liana Milella
La Repubblica, 13 novembre 2023
Slittata la riforma per far posto al premierato. Furibondo Enrico Costa di Azione: “Truffato il Parlamento”. “Ma allora Nordio, e purtroppo anche Sisto, ci pigliano in giro…”. E ancora: “Lo sappiamo che vorrebbero andare tutti e due alla Consulta a fare il giudice, e quindi devono accattivarsi l’opposizione, ma non possono svendere così la battaglia più importante fatta da Berlusconi”. E cioè la separazione delle carriere.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 13 novembre 2023
Le ultime parole del ministro Carlo Nordio, gli avvocati le hanno interpretate così: la famosa separazione delle carriere non si farà mai più. “Quel che tocca i magistrati, non si può e non si deve fare”, dice Giampaolo Di Marco, segretario dell’Associazione nazionale forense, la più antica e vasta associazione di avvocati in Italia.
di Giuseppe Legato
La Stampa, 13 novembre 2023
Da Torino alla procura generale di Roma, al dopo-Gratteri e alla Sicilia. Il primo Csm a trazione centrodestra alle prese con un inverno di nomine. Definiti i vertici degli uffici giudiziari requirenti di Napoli e Firenze, si muovono le pedine sullo scacchiere per le prossime nomine dei capi dei pm di altre procure italiane rilevanti. Un risiko a incastro deciso da un Csm che per la prima volta è a maggioranza di destra e che continuerà a ridisegnare il rapporto politica-magistratura sull’asse Palazzo Chigi-Palazzo dei Marescialli.
di Eugenia Nicolosi
La Repubblica, 13 novembre 2023
In un anno di lavori l’esecutivo ha alimentato il dibattito pubblico, dando così l’illusione di un’azione che non c’è stata. L’importante non è solo che se ne parli, se la questione riguarda il fenomeno della violenza sulle donne che in Italia colpisce una donna su tre. E invece in un anno di lavori il Governo Meloni ne ha quasi esclusivamente parlato, alimentando il dibattito pubblico e dando così l’illusione di un’azione. Ma ne ha parlato in qualche modo male, per esempio invocando la castrazione chimica per gli autori di stupro, e con scarsa coerenza tra le politiche portate avanti e il linguaggio usato.
- Milano. Morto in carcere il boss palermitano Vincenzo Galatolo
- Torino. Formazione alla robotica per i detenuti in uscita
- Firenze. Detenuti a lezione per diventare ristoratori
- Modena. Detenuti-attori interpretano il “Giulio Cesare” di Shakespeare
- “Con l’educazione si può cambiare il mondo e noi ve lo dimostreremo”









