di Claudio Del Frate
Corriere della Sera, 15 luglio 2023
Frontex: 1.900 migranti scomparsi nel Mediterraneo nel solo mese di giugno. L’Agenzia Ue specifica che la rotta più pericolosa resta quella che va dalla Libia (o dalla Tunisia) all’Italia.
di Karima Moual
La Stampa, 15 luglio 2023
Tenere il più possibile lontani dai nostri occhi i migranti, le loro disgrazie, le loro ferite, i loro corpi, i loro volti e le loro storie di miseria, povertà e ingiustizia, costi quel che costi. Come può essere commentato se non in questo modo, l’avvio verso un nuovo memorandum d’intesa tra Tunisia e Europa con la madrina Giorgia Meloni, silenziando e girando le spalle alla violenza, il razzismo, l’abuso di potere ai danni dei migranti subsahariani, testimoniato in questi mesi da rapporti e infine dalle ultime immagini di Sfax, dove la caccia al nero è ormai istituzionalizzata da quello stesso discorso del presidente Kais Saied del 22 febbraio 2022.
di Gianpaolo Contestabile e Simone Ferrari
Il Manifesto, 15 luglio 2023
Tre anni fa un burocrate annunciava ai genitori che il figlio si era impiccato in Colombia. Lavorava alla missione di pace dell’Onu. Il 16 luglio del 2020 un impiegato delle Nazioni Unite telefona ad Anna e Pino, genitori di Mario Paciolla. Con toni sbrigativi, comunica che Mario si è suicidato a San Vicente del Caguán, in Colombia, e domanda ai genitori se sono interessati al rimpatrio della salma. Paciolla lavorava nella Missione di Pace dell’Onu e quel 16 luglio avrebbe dovuto fare ritorno in Italia. “Mario era proiettato al futuro”, dicono i genitori, “l’ultimo atto che compie è l’acquisto di un biglietto per tornare a casa. Poche ore prima di morire aveva comunicato via mail all’ambasciata che stava lasciando la Colombia”. Secondo Anna e Pino, durante le chiamate nei giorni antecedenti al 16 luglio Paciolla aveva manifestato, preoccupato, “la necessità di tornare a casa al più presto”.
di Giuliana Sgrena
Il Manifesto, 15 luglio 2023
Nel 2011 accolse a braccia aperte 140 mila libici in fuga dalla guerra civile. Ora per la crisi economica il presidente-gendarme Saied si arma del razzismo sostenuto da Meloni e Ue. La Tunisia non è nuova all’emergenza profughi, ma ben diversa è l’accoglienza. Nel marzo del 2011 colonne interminabili di uomini (soprattutto maschi) in fuga dalla Libia dopo l’inizio degli scontri che misero fine al regime di Gheddafi attraversarono la frontiera con la Tunisia a Ras Jdir. Non erano profughi nel senso classico, non fuggivano da una guerra conclamata e nemmeno dalla fame, ma da scontri e saccheggi avevano messo a rischio la loro vita e soprattutto il posto di lavoro. Proprio un lavoro e ben retribuito questi profughi erano andati a cercare in un paese più ricco del loro. Già nei primi giorni si calcolavano in circa 140mila gli arrivi mentre altre decine di migliaia si accalcavano alla frontiera.
di Jacopo Agostini
Il Manifesto, 15 luglio 2023
La testimonianza di reporter resistenti che nella Russia di Putin non abbassano la testa. Con l’invasione dell’Ucraina ai giornalisti russi è vietato pronunciare la parola “guerra” e scrivere testi diversi dalla posizione ufficiale del governo. Ma non tutti si allineano ai diktat del potere. Sono oltre 250, infatti, i media indipendenti ai quali è stato bloccato il sito web, molti giornalisti sono stati dichiarati “agenti stranieri” e i giornali e le riviste per cui lavoravano etichettati come “indesiderabili”. In questo clima sono diverse le reazioni: in molti hanno abbandonato la Russia per aprire le loro redazioni in Lettonia, nei Paesi Bassi, in Georgia e in altri Paesi. Ci sono invece altri che hanno deciso di rimanere in Russia. Da ricordare che nel marzo del 2023 il reporter americano del Wall Street Journal Evan Gershkovich è stato arrestato dalle autorità con l’accusa di spionaggio. È la prima volta che un giornalista americano viene arrestato dai tempi della Guerra Fredda. Da sei anni viveva in Russia, nell’ultimo si era occupato della guerra in Ucraina. Ne parliamo con alcuni giornalisti di Proect, Dozhd, Important Stories che ci descrivono la loro vita, il loro lavoro e la censura nel paese.
di Donatella Stasio
La Stampa, 14 luglio 2023
Nel saggio “Verità e politica”, Hannah Arendt scrive che la sincerità non è annoverata tra le virtù politiche mentre “le menzogne sono sempre state considerate dei necessari e legittimi strumenti non solo del mestiere del politico ma anche dello statista”. Fortunatamente i fatti hanno una loro ostinatezza e talvolta si impongono anche attraverso gesti.
di Daniela Preziosi
Il Domani, 14 luglio 2023
Un’ora di incontro tra il presidente della Repubblica e la premier, dopo il Consiglio supremo di difesa. Si è parlato delle questioni internazionali e del conflitto. Ma anche dello scontro con la magistratura. La comunicazione di palazzo è blindata. Ma Mattarella spera in toni più concilianti da parte del governo. Firmerà la riforma e la manderà all’esame del parlamento. Del resto il testo cambierà, come annuncia Nordio. Attenzione alle critiche che vengono dall’Europa: potrebbero impattare sul Pnrr.
di Andrea Colombo
Il Manifesto, 14 luglio 2023
Colloquio “ad ampio raggio” dopo il vertice Nato a Vilnius, il capo dello Stato è preoccupato per lo scontro tra il governo e le toghe. Nella riunione del Consiglio supremo di difesa, sul Colle, l’argomento è l’esito del vertice Nato a Vilnius. Quando i due più autorevoli partecipanti, i presidenti della Repubblica e del Consiglio, si appartano per un colloquio “costruttivo e ad ampio raggio”, come filtra dal Quirinale. Sul tavolo finisce però giocoforza anche la giustizia. Non solo e forse neppure come argomento principale: il 27 luglio è in programma la visita della premier a Washington e per quanto manchino ancora due settimane non c’è argomento più centrale di quello.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 14 luglio 2023
Retromarcia di Mantovano dopo le accuse di Maria Falcone. Insorge anche il fratello di Borsellino. Libera: va difeso da attacchi strumentali e interessati. La riforma della giustizia del governo Meloni si arricchisce ogni giorno di nuove suggestioni. Prima si parla di intercettazioni, poi di avvisi di garanzia, dopo ancora di imputazione coatta.
di Paolo Pandolfini
Il Riformista, 14 luglio 2023
Dopo otto mesi la riforma di Nordio è nella palude degli emendamenti. “Siamo disponibili a collaborare”. È questo, in estrema sintesi, il messaggio lanciato ieri dai vertici dell’Associazione nazionale magistrati a Giorgia Meloni. Con due distinte interviste, la prima sulla Stampa e la seconda sul Corriere, il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia ed il segretario nazionale Salvatore Casciaro, hanno voluto tendere la mano alla premier, dichiarandosi pronti per discutere un programma condiviso di riforme in materia di giustizia.
- Mantovano frena Nordio, la guerra con i magistrati fa solo perdere tempo
- Nordio: “Sì alla separazione delle carriere. Il concorso esterno? Ecco come intervenire”
- Mafia, il governo frena Nordio sulle modifiche al concorso esterno. Rilancio sulla criminalità organizzata
- Quello che Nordio dimentica
- “Il concorso esterno in associazione mafiosa è al limite della legalità giuridica...”











