di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 17 novembre 2023
Cosa sono gli istituti a custodia attenuata? Ce ne sono solo quattro in Italia dove le donne trascorrono la detenzione con i loro figli. Si chiamano istituti a custodia attenuata e sono i luoghi di detenzione, diversi dal carcere e più simili ad abitazioni, dove d’ora in avanti potranno essere recluse anche donne incinte e mamme con bambini piccolissimi di età inferiore ad un anno. Così ha stabilito il nuovo pacchetto sicurezza approvato dal consiglio dei ministri che rimette al giudice la valutazione della detenzione anche per queste categorie di donne.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 17 novembre 2023
Una sfilza di norme che introducono nuovi reati o aumentano le pene già esistenti. A questo si riduce, ancora una volta, il pacchetto di misure per la sicurezza approvato ieri dal Consiglio dei ministri. L’ennesima prova di populismo penale da parte della premier Meloni, con la collaborazione dei vicepremier Salvini e Tajani, e dei ministri dell’Interno e della Giustizia, Piantedosi e Nordio, a dispetto dei propositi garantisti avanzati in particolare da quest’ultimo. I disegni di legge prevedono un inasprimento generalizzato delle pene.
di Giacomo Salvini
Il Fatto Quotidiano, 17 novembre 2023
Pene fino a 2 anni per i blocchi stradali, 6 per chi occupa case e le rivolte nei Cpr. Cella per le madri. Sfratti rapidi. Giorgia Meloni dice che “senza sicurezza non c’è libertà né crescita”. Il Consiglio dei ministri di ieri pomeriggio è servito al suo governo per rivendicare un’altra svolta securitaria. Più reati e pene più alte, soprattutto nei confronti dei deboli: un nuovo reato con pene fino a due anni per chi blocca le strade (rivolta sopratutto ai militanti ecologisti) e fino a sei anni per le rivolte nelle carceri e nei Centri per la permanenza e rimpatrio, quelli in cui il governo italiano vuole trattenere più a lungo i migranti.
di Liana Milella
La Repubblica, 17 novembre 2023
Il Guardasigilli insiste sulle pene sostitutive al carcere, ma poi cambia le regole e rende più difficile la richiesta al giudice. Il 30 novembre per la prima volta andrà al Csm in un plenum con Mattarella. Nordio non butta a mare la riforma penale della Guardasigilli Marta Cartabia, ma la ritocca qua e là. Giusto alla vigilia della discussione e del voto alla Camera che la prossima settimana cambierà le regole della prescrizione (via l’improcedibilità in Appello dell’ex ministra, si torna alla legge Andrea Orlando rivista dall’ex presidente della Consulta Giorgio Lattanzi) Nordio porta a Palazzo Chigi un decreto legislativo che suona come un messaggio tranquillizzante diretto all’Europa. In realtà un escamotage per dire che nulla cambia nell’intervento penale dell’ex premier Mario Draghi e della Cartabia votato nel 2022, anche se in realtà proprio il pezzo forte della riforma, quello che garantiva il 25% in meno nei tempi del processo, è già diventato carta straccia e attende solo il voto del Parlamento per andare definitivamente in soffitta.
di Giuseppe Gargani
Il Dubbio, 17 novembre 2023
Le sentenze hanno stabilito che le indagini per una percentuale enorme erano fasulle perché i pubblici ministeri volevano scrivere a modo loro la storia d’Italia. Ogni italiano deve augurarsi che la sentenza della Cassazione sulla trattativa Stato-Mafia ponga fine alla lunga telenovela di mafiopoli e deve constatare con soddisfazione che da un po’ di tempo è finita anche la telenovela di Tangentopoli.
di Irene Famà
La Stampa, 17 novembre 2023
Parlano Monica e Carlo Gaffoglio, i genitori del 24enne suicida in cella. “Il carcere è sordo con le persone fragili”. Mamma Monica e papà Carlo riflettono su due parole: abbandono e accoglienza. Il loro dramma e la loro missione sono racchiusi tutti lì dopo che il figlio, Alessandro Gaffoglio, ventiquattro anni, è morto suicida in cella al Lorusso e Cutugno.
di Simona Lorenzetti
Corriere Torino, 17 novembre 2023
Il dolore dei genitori: lottiamo perché non capiti ad altri detenuti. La psichiatra del Lorusso e Cutugno indagata per omicidio colposo. “La storia di mio figlio è la storia di un abbandono. Era un ragazzo fragile che andava protetto e aiutato”. C’è amarezza nelle parole di Carlo Gaffoglio e Monica Fantini, i genitori di Alessandro: il 24enne che a Ferragosto dello scorso anno si è suicidato in carcere con una busta di nylon. Per la sua morte, la Procura di Torino ha indagato per omicidio colposo la psichiatra dell’istituto penitenziario Lorusso e Cutugno.
di Elisa Sola
La Repubblica, 17 novembre 2023
Michele Pepe, 48 anni, era stato condannato per camorra. Era obeso grave con problemi di cuore. È arrivato senza vita al Lorusso e Cutugno. Sotto processo chi diede il via libera alla “traduzione”. Una tirata unica, da Parma a Torino. Tre mezzi che sfrecciano senza sosta sull’autostrada. Due auto della polizia penitenziaria e al centro l’ambulanza che trasporta un detenuto in barella: Michele Pepe, 48 anni. Condannato per camorra, obeso grave con problemi di cuore. Doveva essere un servizio di “traduzione” ordinario, quello di Pepe. Invece il carcerato, partito dall’istituto penitenziario di Parma il 3 dicembre 2018, arriva morto al Lorusso e Cutugno di Torino. Sull’ora del decesso e su eventuali responsabilità non ci sono dati certi. Il processo è iniziato ieri a Parma. Alla sbarra c’è il medico penitenziario del carcere lombardo che firmò il nulla osta per il viaggio. L’ipotesi di reato è omicidio colposo. L’inchiesta, coordinata dal pm Giovanni Caspani, era stata lunga e complessa. Nessun agente è alla fine stato indagato, perché il magistrato aveva ritenuto che la causa della morte di Pepe fosse il comportamento del medico. Lui avrebbe dato l’ok per un viaggio infattibile per un detenuto con gravi problemi di salute. E gli avrebbe somministrato dei farmaci, forse sedativi, che sarebbero stati dannosi.
viterbotoday.it, 17 novembre 2023
Morte del detenuto Hassan Sharaf, chiesta la condanna dell’ex direttore di Mammagialla e di due agenti della penitenziaria. Tutti e tre hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato, che in caso di condanna prevede lo sconto di un terzo della pena.
di Davide Fiorani
rainews.it, 17 novembre 2023
Il 30 novembre prossimo il tribunale si pronuncerà sull’archiviazione del caso. Sono tornati a chiedere giustizia la madre, il padre e i familiari di Mimmo D’Innocenzo. Non si arrendono e dopo i presidi davanti al tribunale di Cassino, sono venuti a Roma per rivolgere il proprio appello direttamente al ministro della Giustizia. È davanti al dicastero di via Arenula che si sono trovati per un nuovo presidio, con uno striscione che dice: “Vogliamo un processo”. A coordinare le indagini sul caso è la sostituto procuratore Francesca Fresch che ha chiesto l’archiviazione. Il prossimo 30 il tribunale si pronuncerà sull’opposizione all’archiviazione avanzata dai familiari.
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