di Nello Rossi
Il Manifesto, 18 novembre 2023
Dopo anni di miraggi, fallimenti e di inganni dell’opinione pubblica, non è credibile una politica che si limita ai proclami sugli aumenti di pena e alle grida repressive. È qui che viene in primo piano la galleria di “stracciati”, per i quali il governo alza al massimo l’asticella della repressione penale, introducendo nuovi delitti - dall’induzione all’accattonaggio alla rivolta in istituti penitenziari - o innalzando le pene per i reati tipici degli emarginati.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 18 novembre 2023
“Ormai il legislatore è una slot machine di nuovi reati che finiscono per ingolfare tribunali e carceri senza aumentare la sicurezza dei cittadini”. Francesco Petrelli, neo presidente dell’Unione delle Camere penali, non si stupisce più di tanto del nuovo pacchetto sicurezza approvato giovedì in Consiglio dei ministri dopo un “confronto sostanziale e non meramente formale” (“il primo dopo molti governi”, se ne rallegrano Siulp e Siap) della premier Meloni con i sindacati di polizia penitenziaria. D’altronde, fa notare Petrelli, il provvedimento è perfettamente nelle corde di un governo “garantista nel processo e giustizialista nell’esecuzione penale”.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 18 novembre 2023
Tutti dentro. Il ministro “garantista” non si trova. E i veri nodi di giustizia e sicurezza restano irrisolti. Dov’è Nordio? La domanda rimbalza tra i parlamentari dell’opposizione, quando ormai dall’annuncio del nuovo pacchetto sicurezza sono passate ventiquattro ore, del Guardasigilli non sembra esserci traccia. Già giovedì pomeriggio, dopo il consiglio dei ministri, a illustrare e a compiacersi della stretta repressiva c’era il solo Piantedosi, ben lieto di entrare nei dettagli e di circostanziare le varie misure. Meloni era assente giustificata - trasferta in Croazia - ma il ministro della Giustizia non si è presentato senza fornire alcuna giustificazione.
di Stefano Iannaccone
Il Domani, 18 novembre 2023
Approvato il pacchetto sicurezza, che comunque dovrà passare l’esame del Parlamento prima di entrare in vigore. Tra le norme carcere anche a chi viene sfrattato e l’aumento delle pene per i blocchi stradali. Inasprimento delle pene a cascata, contrasto alle forme di protesta più sgradite, e maggiore facilità per il possesso di pistole, seppure solo per gli agenti delle forze dell’ordine. “Potranno avere delle armi non di ordinanza”, ha confermato in conferenza stampa il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 18 novembre 2023
Il pacchetto approvato dal governo tenta di rimediare con la solita stretta alle inefficienze della prevenzione. Il diritto penale usato per sopperire alle inefficienze della prevenzione: è questo il senso del ddl sicurezza varato due giorni fa in Consiglio dei ministri e che ora dovrà passare per il vaglio del Parlamento. Il filo rosso che lega i provvedimenti è quello dell’inasprimento delle pene e dell’introduzione di nuovi reati. Una vera epifania di panpenalismo al servizio delle forze dell’ordine. Ma non c’è da meravigliarsi, considerato lo spirito affatto garantista delle principali forze di maggioranza. Il tutto, come ha detto l’ex ministro Orlando, porta a chiedersi: “Sarei curioso di conoscere gli interventi del ministro Nordio in CdM, ogni volta che in quel consesso si introduce un nuovo reato e si aumentano le pene edittali, facendo esattamente il contrario di quello che lui ha annunciato e sostenuto (sempre meno)”.
di Giuliano Foschini
La Repubblica, 18 novembre 2023
Sindacati, magistrati, avvocati bocciano le nuove norme: “Il risultato sarà solo un ulteriore affollamento delle carceri”. Allarme per il rischio di proliferazione delle armi in circolazione. Si potrà finire in manette per un blocco stradale, e così potranno arrestare i ragazzi di Ultima generazione ma anche i lavoratori in corteo che protestano per la chiusura di una fabbrica. Metteranno sul mercato potenzialmente 300mila nuove armi, visto che tutti gli agenti di polizia giudiziaria potranno comprarne, senza porto d’armi, una nuova. Finiranno in galera le donne incinta e i bambini da 0 a 3 anni: sono un centinaio all’anno, non di più, ma i titoli in 24 ore sono stati già più del doppio. Si punirà chi “protesta pacificamente” nelle carceri e si metterà fine alle occupazioni abusive. Quasi tutte, però: per come è scritta la norma Casa Pound potrà stare tranquilla. Il nuovo ddl sicurezza, per come è uscito venerdì dal consiglio dei ministri, è un’ “accozzaglia ideologica per ridurre lo spazio di dialettica democratica”. “Un compendio da stato delle Filippine”, “un complesso di misure inutili, di propaganda, che producono carcere ma non sicurezza”, “perché aumentare i reati non è mai servito ad averne meno sulla strada”. E che anzi, visto l’aumento esponenziale di armi che saranno in circolazione, “rischia di produrre ulteriore violenza” dicono - giusto per citare alcune delle reazioni che Repubblica ha raccolto pubblicamente e privatamente - magistrati, avvocati, sindacalisti ed esperti dei singoli dossier.
di Liana Milella
La Repubblica, 18 novembre 2023
Meloni dice di essere “orgogliosa di questo importante pacchetto sicurezza”. Lei Armando Spataro che ne dice? “Certe forme di orgoglio sono per me incomprensibili. Le scelte del “pacchetto” appaiono in buona parte classificabili, ancora una volta, come forme di populismo penale. Si creano nuovi reati e il panpenalismo cresce, nonostante si affermi di voler semplificare il sistema-giustizia. Si inaspriscono le pene per reati già esistenti e ci si accredita come i custodi della tolleranza zero. E si inserisce il termine sicurezza nel titolo del provvedimento, com’è avvenuto innumerevoli volte negli ultimi quindici anni, in modo da poter dire alla gente ‘pensiamo noi alla vostra tranquillità’”.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 18 novembre 2023
Magistratura e politica a confronto nella tavola rotonda dedicata alla giustizia penale e all’ordinamento giudiziario, durante il XXVII congresso dell’Aiga. Nell’incontro, moderato da Errico Novi, vicedirettore del Dubbio, sono intervenuti a Bari Filippo Donati (professore di diritto Costituzionale nell’Università di Firenze), Stefano Latorre (segretario generale Unicost), Giuseppe Santalucia (presidente Associazione nazionale magistrati) e Carolina Varchi (Commissione Giustizia della Camera, deputata di Fratelli d’Italia).
di Francesco Petrelli*
Il Dubbio, 18 novembre 2023
Non siamo ingenui. Nessuno pensa che gli equilibri fra i diversi partiti di maggioranza o l’insorgere di diverse esigenze e priorità non possano mutare i programmi di un governo. O che la dialettica politica propria di un’azione di governo non possa essere condizionata dalla ricerca dei pur necessari equilibri fra i poteri dello Stato. Ma se in passato eravamo abituati ai colloqui fra rappresentanti dell’Associazione Nazionale Magistrati e i Ministri o all’”influenza” esercitata dai magistrati fuori ruolo all’interno del Ministero della Giustizia, in questo caso il confronto si è svolto direttamente fra i più alti rappresentanti del Governo e la Procura Nazionale Antimafia, che costituisce una superprocura sotto tutti i profili, nella normativa che la istituisce, nei fatti con i quali opera e nell’immaginario collettivo. Si tratta del più potente dispositivo giudiziario, articolato in ventisei Procure Distrettuali, sul quale si fonda la stessa capacità investigativa e repressiva dello Stato. Risulta piuttosto evidente come a tale potere giudiziario corrisponda un altrettanto ampio potere politico, esemplificato non solo dalle molteplici transizioni dei Procuratori Nazionali Antimafia all’interno dei singoli partiti e del Parlamento, ma rappresentato in particolare dalla attenzione che i desiderata di tale Ufficio ricevono oramai da parte del Governo.
di Irene Carmina
La Repubblica, 18 novembre 2023
Giovanni è affetto da una grave neuropatologia. Il Garante dei detenuti: “La sua carcerazione è già stata dichiarata dal direttore sanitario incompatibile con le sue condizioni di salute”. Ha già tentato di togliersi la vita quattro volte e il suicidio assistito gli sembra, ora, l’unica possibilità. Per non rimanere inchiodato al letto della cella dell’Ucciardone dove è stato trasferito dal carcere di Rebibbia ad agosto. Quando non è a letto, se ne sta sulla sedia a rotelle: una grave neuropatologia ai nervi delle vertebre gli impedisce di camminare. Ha un occhio bendato, a stento ci vede. Non va mai in cortile a guardare il cielo, lo fa stare male, gli attacchi di claustrofobia lo assalgono ogni volta. Preferisce stare sdraiato e chiudere gli occhi, forse per sognare una vita diversa. Da quando è stato trasferito nel carcere di Palermo, non si è mai fatto la doccia. Si lava come può usando una bacinella, gli altri detenuti gli danno una mano. Nel bagno adiacente alla sua cella non ci sono le maniglie a cui aggrapparsi. Non c’entra neppure la carrozzina. Neanche la cella di 12 metri quadrati, che condivide con altri due detenuti, è idonea per i disabili. Una adatta a lui ci sarebbe all’Ucciardone. Ma è già occupata da altri due disabili in sedia a rotelle.
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