di Giulio De Santis
Corriere della Sera, 17 novembre 2023
Il pm ha chiesto l’archiviazione per 3 medici, fra cui il responsabile del reparto, indagato anche per sequestro di persona. Il giovane migrante era ricoverato perché affetto da schizofrenia psicoaffettiva. Due medicinali, dati senza alcuna prescrizione, avrebbero provocato la morte di Wissem Ben Abdel Latif, il 26enne tunisino deceduto il 28 novembre 2021 al San Camillo dove era ricoverato in Psichiatria.
di Barbara Morra
La Stampa, 17 novembre 2023
Due giorni di full immersion per avvocati, giudici e pubblici ministeri in tribunale, a Cuneo, per l’indicente probatorio sull’inchiesta delle presunte torture nel carcere del Cerialdo. Le udienze di mercoledì e ieri sono servite per ascoltare le versioni dei detenuti che hanno raccontato di essere stati picchiati, vessati e insultati ripetutamente dagli agenti di polizia penitenziaria. In particolare si tratta di quattro persone di origini pakistane presunte vittime di un blitz in cella nella notte tra il 20 e 21 giugno di quest’anno. Mercoledì le audizioni sono durate dalle 10 alle 19 e ieri un po’ meno ma sempre per un tempo considerevole.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 17 novembre 2023
Un incontro dedicato alla condizione dei detenuti transgender, che si è svolto a Roma, è stato l’occasione per riflettere sullo stato della detenzione in Italia. Tante le carenze e le difficoltà: assenze strutturali, mancanza di un dibattito pubblico serio, vuoto istituzionale sul post carcere. Secondo l’ultimo rapporto dell’associazione Antigone, che dalla fine degli anni Ottanta si occupa di diritti e garanzie nel sistema penale, sono soltanto sei dei 189 istituti penitenziari presenti nel nostro paese quelli che accolgono le 72 persone transgender attualmente detenute. “Per loro la reclusione diventa l’espiazione di una colpa verso una società che a oggi non si è ancora rivelata capace di tutelare i loro diritti. Malgrado le convenzioni internazionali impongano alle autorità penitenziarie la tutela della salute dei detenuti, sono ancora troppe oggi le mancanze oggettive e assolutamente insufficienti le soluzioni messe in atto per compensarle”, ha detto Flavia De Gregorio, membro della Commissione Politiche sociali di Roma che ha organizzato Qui non finisce tutto: più diritti nelle carceri, terzo di un ciclo di convegni dedicato alla comunità transgender.
di Barbara Stefanelli
Corriere della Sera, 17 novembre 2023
I social network finiscono per fare da detonatore di malessere e intolleranza. Ricominciamo dalla cura delle parole. Una realtà odiante sta corrodendo le nostre democrazie. Online e offline. Abbiamo smesso di ascoltarci, anche di parlarci. Perché noi, ormai, gridiamo. E più le cose sono complesse, più semplifichiamo con un gesto: alziamo il volume. L’ebbrezza dei decibel ci mette al riparo dalla fatica delle obiezioni degli altri come dai vizi nel nostro stesso discorso. Ci protegge dal dolore che bussa al muro degli slogan, ci scherma dalla paura di non riuscire a intravedere che cosa verrà “dopo”. Oppure - al capo opposto della fune - ammutoliamo, se possibile andiamo a dormire presto la sera. Il linguaggio d’odio - scrive Marilisa D’amico, costituzionalista e prorettrice dell’Università degli Studi di Milano, nel suo Parole che separano (Raffaello Cortina Editore) - sta conquistando spazi sempre più vasti nel perimetro della nostra società e il ricorso incessante ai social network agisce da “detonatore di malessere e intolleranza”.
di Chiara Saraceno
La Stampa, 17 novembre 2023
Di solitudine ci si può ammalare. Può diventare una malattia che riduce la voglia di vivere, la capacità di sperare, di avere fiducia in se stessi e negli altri ed allo stesso tempo aumenta i rischi di ammalarsi di malattie convenzionalmente definite come tali, ad esempio, tra gli adulti e anziani, Alzheimer, deficit cognitivi, malattie cardiache. Presenta rischi di mortalità simili a quelli associati al fumare 15 sigarette al giorno, all’essere obesi, al non fare attività fisica, all’inquinamento. Non si tratta di un fenomeno marginale e neppure limitato ai paesi sviluppati, dove i legami comunitari sono più deboli. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, la solitudine sta diventando un problema sanitario globale, che attraversa tutti i confini nazionali, di grado di sviluppo, di età.
di Franz Baraggino
Il Fatto Quotidiano, 17 novembre 2023
“Procedure accelerate? 85mila pratiche da smaltire e siamo pochi”. A scioperare ci sono anche i lavoratori del ministero dell’Interno che lavorano nelle commissioni di valutazione delle domande d’asilo dei migranti. Il governo continua a promettere esami accelerati e rimpatri veloci. Ma chi si è dato appuntamento il 17 novembre a Roma, dalle 11.00 di fronte alla Commissione nazionale per il diritto di asilo di via Santi Apostoli, ci mette poco a costringere Meloni e soci a un bagno di realtà, accordo con l’Albania compreso. Lo sciopero, che arriva dopo mesi di agitazione, è stato indetto da Fp Cgil (Funzione pubblica) proprio per le carenze nell’organico e i carichi di lavoro insostenibili a fronte dell’immenso arretrato. Ma anche per lo svilimento di personale altamente qualificato che in piazza porterà lo striscione “tutelare il diritto d’asilo, tutelare la professionalità”. “Vogliono risolvere problemi politici con soluzioni amministrative senza i mezzi per farlo, e col decreto Cutro le cose sono ulteriormente peggiorate”, avverte Adelaide Benvenuto, coordinatrice nazionale Fp Cgil ministero dell’Interno.
di Massimo Nava
Corriere della Sera, 17 novembre 2023
Il Medio Oriente ha oscurato nei media lo scontro in Ucraina e quasi non si sente parlare dell’Armenia. In meno di due anni, tre guerre hanno risvegliato quasi contemporaneamente i fantasmi della Storia del Novecento, alimentando nelle popolazioni coinvolte la paura collettiva della sopraffazione, della pulizia etnica, del genocidio. Il conflitto in Medio Oriente ha oscurato nei media quello in Ucraina e quasi non si sente parlare dell’Armenia, ma queste tre guerre apparentemente lontane nella loro genesi hanno in comune la Storia di terre contese, di popoli calpestati, di identità negate e ingigantiscono la paura che questa Storia continui a ripetersi.
di Giovanni Legorano
Il Domani, 17 novembre 2023
Lo spettro dei crimini di guerra aleggia sul conflitto di Gaza dal suo inizio. I timori che la risposta israeliana potesse essere sproporzionata rispetto all’attacco subito dal Paese ebraico il 7 ottobre e potenzialmente in violazione del diritto internazionale sono emersi da subito. In questo contesto, la sicurezza degli ospedali di Gaza è diventato il tema più controverso. Da quando i bombardamenti della Striscia sono iniziati, decine di migliaia di civili hanno trovato rifugio negli ospedali, per poi scappare altrove quando le condizioni di sicurezza si aggravavano anche in quei luoghi. Al centro delle controversie negli ultimi giorni è l’ospedale Al Shifa, il più grande di Gaza. Dopo giorni di assedio, che stando al Ministero della Sanità di Gaza aveva già causato la morte di decine di pazienti per mancanza di carburante per far funzionare i generatori di corrente e di altri mezzi di sussistenza, l’esercito israeliano è entrato nell’ospedale.
Il Domani, 17 novembre 2023
L’accordo era già stato impugnato da diverse corti minori dopo le critiche da parte della società civile. Il governo britannico, in attesa del giudizio della corte suprema, ha comunque continuato il suo progetto di costruzione dei centri per migranti nel paese africano. La Corte suprema britannica dà ragione ai tribunali minori dichiarando illegale il piano di trasferimenti dei migranti in Ruanda varato dal governo conservatore. I cinque giudici della corte suprema hanno dichiarato che i richiedenti asilo sarebbero “a rischio reale di maltrattamenti” perché potrebbero essere rimandati nei loro paesi d’origine una volta arrivati in Ruanda. Un accordo che ha generato importanti critiche, così come la proposta di legge per contrastare l’immigrazione illegale varata da Sunak.
di Maurizio Carucci
Avvenire, 16 novembre 2023
Solo una minima parte dei quasi 60mila detenuti (il 5,4%) partecipa a programmi di formazione professionale. Sebbene il tasso di recidiva scenda al 2% per chi impara un mestiere. Dignità e speranza per chi ha sbagliato e vuole ricominciare sul binario giusto. Con questo spirito Intesa Sanpaolo e Caritas italiana dedicano ai detenuti la nuova edizione del programma di azione contro la povertà: Aiutare chi aiuta. L’attenzione è puntata sui quasi 60mila detenuti, in carceri dove il sovraffollamento raggiunge il 116%, secondo i nuovi dati del ministero della Giustizia. Solo una minima parte, il 5,4%, partecipa programmi di formazione professionale, eppure “il tasso di recidiva tra i detenuti che non sono coinvolti in programmi di reinserimento è pari al 70%, e scende al 2% se consideriamo soltanto i detenuti che hanno appreso un lavoro in carcere.
- La Corte Costituzionale deve decidere sul diritto alla sessualità dei detenuti
- Nordio: “Regina Coeli da chiudere. E nelle caserme dismesse i detenuti con reati lievi”
- Appello a via Arenula: “Occorre potenziare la rieducazione”
- Samuele Ciambriello è il nuovo Portavoce della Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà
- Riformare il carcere per rafforzare la funzione rieducativa della pena









