di Claudia Fusani
Il Riformista, 14 luglio 2023
Palazzo Chigi raffredda le tensioni sulla riforma della giustizia. Il Quirinale non nasconde l’irritazione per le scivolate di La Russa e per l’atipica nota stampa bollinata dal governo. L’ultimo getto d’acqua gelata l’ha dovuto lanciare ieri pomeriggio. Mentre tornava in un ufficio a palazzo Chigi dalla pausa pranzo ha trovato i giornalisti sotto al portone ed ha acceso l’idrante direttamente sulla scrivania del ministro della Giustizia, il suo collega Carlo Nordio. Rivedere il reato di concorso esterno in associazione mafiosa? “Io affronterei i problemi determinati dalla giurisprudenza dell’oggi” ha precisato il sottosegretario alla Presidenza del consiglio Alfredo Mantovano e “andrei, invece, nella direzione di rendere sempre più chiara e incontrovertibile la materia del contrasto alla criminalità mafiosa. Eviterei, insomma, di aprire altri discorsi”. Punto, fine.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 14 luglio 2023
Il ministro della Giustizia: “Avanti con la separazione delle carriere, esiste in tutto il mondo”. Sul caso Delmastro: “L’imputazione coatta la critico da 25 anni: è un residuo del vecchio codice”.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 14 luglio 2023
Ipotesi decreto per correggere una sentenza della Cassazione che mette a rischio i processi. Il governo non intende seguire il ministro della Giustizia nella sua “fuga in avanti” sulla “rimodulazione” del concorso esterno in associazione mafiosa. “C’è una giurisprudenza consolidata, non riaprirei altri discorsi”, taglia corto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, uno dei due magistrati (insieme a Nordio) arruolati nell’esecutivo Meloni. Piuttosto, lascia intendere che ci sarà un intervento che va nella direzione opposta al paventato abbassamento della guardia nel contrasto alla criminalità organizzata; addirittura un decreto legge per rimediare ai possibili danni prodotti da una recente sentenza della Corte di cassazione che mette in discussione la matrice mafiosa di alcuni delitti (compresi gli omicidi) quando non è contestato il reato associativo. Nonostante ci sia l’aggravante di favorire la camorra, la ‘ndrangheta o Cosa nostra.
di Armando Spataro
La Repubblica, 14 luglio 2023
Il ministro vuole rimodulare il concorso esterno in associazione mafioso. Ma quel reato ha una genesi e una storia molto precise oltre a una solida giurisprudenza. È ormai un rito quello di aprire i giornali ogni mattina ed andare subito alla ricerca delle novità che il ministro Nordio ha in mente per riformare la giustizia.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 14 luglio 2023
L’appello del giurista Vincenzo Maiello: “La politica trovi coraggio e metta mano a una “norma” fumosa e cervellotica”. Ogni giorno che passa la giustizia offre nuove tracce su cui discutere. Tra queste la possibilità, paventata mercoledì scorso dal guardasigilli Carlo Nordio, di modificare il concorso esterno in associazione mafiosa. È giunta l’ora, secondo il professor Vincenzo Maiello, nell’Università di Napoli “Federico II”, che il legislatore se ne occupi seriamente.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 14 luglio 2023
L’ex ministro e leader della DC venne arrestato nel 1992 e si fece nove mesi di carcere e tredici di arresti domiciliari, nel 2001 la prima assoluzione “perché il fatto non sussiste”, confermata nel 2010 dalla Cassazione dopo due appelli. Sono molti i casi noti e meno noti di persone accusate di concorso esterno in associazione mafiosa e poi assolte. Una delle vicende più conosciute è quella che riguarda l’ex ministro e leader della Democrazia Cristiana, Calogero Mannino. Nel 1992 viene arrestato con l’accusa appunto di concorso esterno. Nove mesi di carcere e tredici di arresti domiciliari, e nel 2001 la prima assoluzione “perché il fatto non sussiste”. Decisione confermata definitivamente 14 gennaio 2010 dalla Cassazione, dopo due appelli. Il 6 marzo di quest’anno si è chiusa anche l’odissea giudiziaria lunga più di un decennio per l’ex governatore della Sicilia ed ex leader del Mpa, Raffaele Lombardo: i giudici della sesta sezione penale della Cassazione, infatti, hanno giudicato inammissibile il ricorso della Procura generale di Catania contro la sentenza del 7 gennaio del 2022 che ha assolto Lombardo dalle imputazioni di concorso esterno alla mafia, “perché il fatto non sussiste”, e di reato elettorale aggravato dall’avere favorito la mafia, “per non avere commesso il fatto”. Nel 2015 fu la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo a ritenere illegittima la condanna per concorso esterno a Bruno Contrada perché all’epoca dei fatti contestati all’ex numero tre del Sisde quel reato non era sufficientemente tipizzato, quindi il processo sarebbe stato celebrato illegittimamente. Sempre a marzo di quest’anno i giudici della quarta Corte di appello di Palermo hanno confermato la sentenza, emessa il 30 giugno del 2016, che scagionava l’ex sindaco di Agrigento nonché ex senatore, Calogero Sodano, dall’accusa di avere stretto un patto con i boss per farsi eleggere nelle varie competizioni elettorali alle quali partecipò. Nel 2012 è stato l’ex ministro delle Politiche agricole, Francesco Saverio Romano, ad essere assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, a novi anni dall’inchiesta della Procura di Palermo.
di Elena Stancanelli
La Stampa, 14 luglio 2023
Quando una donna denuncia uno stupro ci occupiamo subito di come era vestita. L’obiettivo è quello di derubricare l’accaduto da reato a simpatica marachella. Può il carattere della vittima diventare una circostanza attenuante in un omicidio? Ovviamente no. Nessun Tribunale oserebbe affermare che uccidere un bambino insonne e isterico sia meno grave che ucciderne uno placido e sorridente, o che sia un po’ più legittimo accoppare un genitore insopportabile o un capo ufficio senza cuore. L’unica circostanza attenuante, in un omicidio, è la legittima difesa, con tutte le difficoltà di attribuzione che comporta. Ma questo non vale per le donne. Del resto per le donne si fa eccezione spesso, quando si tratta di reati.
brindisireport.it, 14 luglio 2023
Il provvedimento della Corte d’Appello di Bari riguarda un cittadino albanese, accusato di narcotraffico. Le condizioni carcerarie in quel Paese non sono conformi ai trattati internazionali in materia di diritti fondamentali dell’uomo.
Gazzetta di Parma, 14 luglio 2023
Inutile l’estremo tentativo del compagno di cella di salvargli la vita. Un detenuto parmigiano di 42 anni è morto, mercoledì pomeriggio, dopo aver inalato gas. La procura ha aperto un fascicolo.
di Gianni Giacomino
La Stampa, 14 luglio 2023
Aveva 43 anni, il suo avvocato aveva chiesto giusto ieri un incontro per capire se il suo assistito poteva essere trasferito. Angelo Libero, 43 anni, sarebbe uscito dal carcere a ottobre. Era rinchiuso nella XI sezione padiglione B del “Lorusso e Cutugno” dopo che, un mese fa, era stato dimesso dalla sezione psichiatrica. Ma ieri alle 13,40 Libero ha deciso che non valeva più la pena di vivere. Ha assicurato un laccio all’angolo superiore del letto a castello e si è lasciato andare. Il personale di polizia, insieme ai medici e agli infermieri di turno nella struttura hanno cercato di rianimarlo. Niente da fare. “Proprio ieri avevo chiesto un colloquio per riuscire a capire se il mio assistito potesse essere ospitato in una struttura all’esterno del carcere, anche se non è mai una cosa semplice - spiega l’avvocato Pierlorenzo Tavella. Ma per lui sarebbe stato davvero opportuno visto che era un soggetto molto fragile”.
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