di Francesca Angeleri
Corriere di Torino, 12 ottobre 2023
Kasia Smutniak ha recitato in “Tutta colpa di Giuda” di Davide Ferrario, girato 14 anni fa all’interno della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino coinvolgendo il personale e i detenuti di un’intera sezione dell’istituto. La pellicola è inserita nel programma di Liberazioni Festival che è giunto alla sua quarta edizione e che continua fino a domenica in vari luoghi tra cui lo stesso carcere, domani, con Vera Gemma.
di Montesquieu
La Stampa, 12 ottobre 2023
Nemmeno l’azione della barbarie contro Israele, alla ricerca di un impossibile primato dell’orrore infinito, distoglie la nostra politica dalle sue mediocri, autoreferenziali schermaglie domestiche. Quella in atto da giorni tocca, al livello proprio della nostra politica, un tema, più ancora un principio, fondamentale per ogni organizzazione che voglia dirsi democratica: la terzietà di funzioni come quella arbitrale, giurisdizionale, amministrativa, funzionali alla correttezza e alla regolarità del confronto democratico. Tema che oggi viene dalle forze di governo buttato sul campo con riferimento alla funzione giurisdizionale, che non a caso la Costituzione responsabilizza del dover essere uguale per tutti. Politica compresa, se non in testa. Giustizia e funzioni istituzionali, il baluardo del rispetto reciproco e del potere diffuso. Tema che rasserena, al contempo, per la rappresentanza suprema proprio di terzietà che viene, quotidiana e oramai da lungo tempo, dal colle più alto, non solo morfologicamente. Suprema, oramai, anche per indiscussa e sempre più percepita e percepibile consapevolezza diffusa (confortante replica popolare al populismo dilagato per l’inettitudine dell’offerta politica): ma legata al momento ad una persona, non già ad una condivisa garanzia che venga dalla maggioranza delle forze politiche. Ne da inquietante testimonianza l’insistito indirizzo di modifica costituzionale che da questa maggioranza promana, con l’evidente volontà di sostituzione di quel potere oggi sicuramente terzo con altro potere potenzialmente divisivo; e con contestuale dubbio sull’apprezzamento, da parte di una coalizione che si sente prospetticamente vincente, di una guida sul modello in atto. Per inciso: la complessità del tema della terzietà, su cui ci vorranno ben altro spazio e ben altra occasione di approfondimento, non si presta al semplicismo di facili certezze. Quale quella, diffusa, che vuole la terzietà legata ad assenza di forti convinzioni politiche, travolta dalla attestata, esemplare terzietà del capo dello Stato: se non agevolata da una lunghissima militanza politica di parte, certamente compatibile con la stessa. Forse addirittura in reciproca sintonia, purché accompagnate da lealtà istituzionale, orgoglio personale, senso della funzione e dell’interesse pubblico.
di Giampiero Rossi
Corriere della Sera, 12 ottobre 2023
Record al Sud e tra chi non ha studiato, ma è a Milano l’aumento più alto di indigenti. Il rapporto di ActionAid (su dati Istat): il 7,5% delle famiglie in condizioni di povertà assoluta. E almeno 200 mila tra bambini e ragazzi non è in grado di fare un “pasto completo” almeno una volta al giorno. “Distribuire cibo è fondamentale, ma non incide sulle cause dell’emergenza”.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 12 ottobre 2023
La giudice del tribunale di Catania non si fa condizionare dagli attacchi ricevuti. Finora il dl Cutro è stato bocciato in 13 casi su 13. “Contrario alle norme Ue”. La giudice Iolanda Apostolico non ha convalidato il trattenimento di altri quattro richiedenti asilo tunisini. La decisione è stata depositata martedì sera. Salgono così a 13 le sentenze del tribunale di Catania che vanno nella stessa direzione: disapplicare la normativa nazionale per dare attuazione a quella europea. Sette sono state firmate da Apostolico, sei dal collega Rosario Maria Annibale Cupri (a queste va aggiunta la liberazione di un migrante che ha ritirato la domanda di protezione). Le argomentazioni sono sempre le stesse.
di Gaetano De Monte
Il Domani, 12 ottobre 2023
Ma non è l’unico caso. Diverse fonti che frequentano l’ufficio immigrazione di Roma raccontano che nelle ultime settimane anche altri ragazzi hanno subìto lo stesso trattamento, ma per meno giorni. Ora su questa vicenda la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo ha chiesto ieri chiarimenti al governo italiano. C’è un minore straniero non accompagnato che ha vissuto per dieci giorni all’interno di una cella di sicurezza di due diverse questure di Roma. Perché per lui non si trovava un posto nella capitale in una comunità di accoglienza per minorenni.
di Flavia Perina
La Stampa, 12 ottobre 2023
I partiti ripassano a suon di mozioni la loro “linea storica”, ma nessuno conosce davvero la Gaza di oggi. Nel Paese di Machiavelli pure la risoluzione su una strage di innocenti diventa un esercizio di equilibrismo e sottigliezza, e così la mozione unitaria sull’attacco di Hamas a Israele non c’è stata ma il voto incrociato delle destre sulla mozione della sinistra, della sinistra sulla mozione delle destre e del terzo polo su quelle degli altri due, ha tenuto insieme le cose. Dicono che una parte delle destre, la Lega e qualche pezzo di FdI, puntasse al voto contrapposto per poter accusare gli avversari di occulto sostegno ad Hamas. Dicono che in extremis Palazzo Chigi e soprattutto la Farnesina ci abbiano messo una pezza (il voto incrociato) rendendosi conto dell’enormità della cosa. Ma il background della confusa giornata parlamentare di martedì è storia che precede di gran lunga l’attualità, i melonismi, i salvinismi, gli schleinismi, i bonellismi, vecchia quanto la nostra democrazia, e persino precedente. È la storia della nostra iper-fedeltà atlantica e al tempo stesso dei nostri patti segreti con i movimenti palestinesi, della destra innamorata di Moshe Dayan ma al tempo stesso memore della spada dell’Islam alzata da Benito Mussolini in Libia, della sinistra resistenziale, antifascista, antirazzista, culla della denuncia di ogni riflesso antisemita ma al tempo stesso incline a fischiare la Brigata Ebraica ogni 25 aprile.
di Domenico Quirico
La Stampa, 12 ottobre 2023
Da una parte centinaia di ragazzi, musica, balli, la “globalizzazione della felicità”. Dall’altra giovani con coltelli e kalashnikov, il “kit per il paradiso”, il massacro e il martirio. Due mondi divisi da pochi chilometri, una recinzione l’immagine della nostra fragilità e insicurezza. Lo sbarramento, la frontiera di ferro e cemento, l’argine tecnologico sofisticato robusto, insomma moderno, sabato scorso stava lì a poca distanza, un chilometro. Rincuorava, nel fatalismo orientale di questa guerra che dura da settanta anni, così crudele da consistere, non come le altre, in una serie di battaglie ma in una serie di tragedie. Era, comunque la si guardasse da entrambe le parti, la fine di un mondo, del mondo. Israele e Gaza, di qui Israele di là Gaza. È difficile, lo so, sfuggire a questo incantesimo, che una muraglia si carichi di un effetto magico, guardandola dai due lati, e sia una garanzia incrollabile o uno sbarramento invalicabile. Si fa in fretta a venderla come eterna. Si crede a questa eternità come gli indigeni delle foreste credevano nelle forza dello stregone.
di Dacia Maraini
La Stampa, 12 ottobre 2023
Anche per chi crede nella vendetta la furia contro gli innocenti è ripugnante. Le SS cacciavano nelle camere a gas i piccoli perché erano il futuro di un popolo. Il primo nome che viene in mente è Erode, che avendo saputo da profezie ripetute, della nascita di un piccolo re che l’avrebbe spodestato, decise di fare uccidere tutti i bambini nati a Betlemme. Lo racconta Matteo nel Vangelo. Disegni e quadri di tanti secoli ci mostrano piccoli corpi afferrati per i piedi e fatti a pezzi con la spada, minuscole creature trascinate sulle strade per porgerli al soldato boia. Eppure, in tanti dipinti anche raccapriccianti, a nessun pittore è venuto in mente di rappresentare decapitazioni di bambini. Tagliare la testa ha un significato simbolico forte... Per un adulto significa rendere chiaro che si vuole eliminare il pensiero di quella testa, la parola diabolica, pericolosa, di quel capo. Ma cosa significa la decapitazione di un bambino, così sadica e brutale, ma anche così priva di senso logico?
di Paola D’Amico
Corriere della Sera, 12 ottobre 2023
In tre giorni utilizzate le scorte di tre mesi. L’allarme dei team di medici e infermieri della Ong che opera nella striscia di Gaza. Danneggiato dai bombardamenti anche l’Indonesian Hospital.
di Francesco Battistini
Corriere della Sera, 12 ottobre 2023
Niente acqua né cibo, attacchi ogni mezz’ora e 1.000 palazzi distrutti. Gli ospedali si aggrappano ai generatori di corrente. L’appello di Biden: “Israele rispetti il diritto di guerra”. A un certo punto, mentre il piccolo mondo di Gaza tutt’intorno grida e scappa, Mohammed Abu Rahma perde Ayman. Il bambino piccolo. “S’è sentita un’esplosione. Crollava tutto. Ayman dà sempre la mano alla mamma, ma s’è terrorizzato e l’ha mollata. E’ scappato dentro il nostro palazzo, sotto le bombe”. A Mohammed si ferma ancora il cuore, mentre racconta al telefono: “L’ho inseguito, spintonando la folla impazzita. L’ho trovato nell’ascensore. Strillava. Sono riuscito a prenderlo in braccio, a fuggire. Appena prima che il condominio crollasse”. A Gaza, Mohammed è un attivista di Al-Haq, s’occupa di diritti umani, aveva uno stipendio: “Abbiamo perso tutto. Dormiamo dai parenti. Ayman è sotto choc. Quel che è successo a noi, succederà a tutta Gaza. Che Dio ci aiuti”.
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