di Carlo Bonini e Fabio Tonacci*
La Repubblica, 20 marzo 2023
Quindici minuti di tempo per mangiare, il gelo, i ritratti dei cosacchi, la mappa dell’Ucraina con la Crimea in evidenza, a rimarcare l’identità di un Paese sovrano e invaso. I vinti hanno la faccia al muro e il capo chino perché è così che vanno le cose nella prigione di guerra. Tengono le mani dietro la schiena come legate da manette immaginarie. Non emettono un fiato. È la regola. Lungo un corridoio scuro tagliato da spifferi gelidi, settantacinque uomini in giubba di panno blu e berretto nero fino a un secondo fa marciavano in fila indiana verso il refettorio e d’un tratto si sono bloccati. Senza che nessuna delle guardie proferisse verbo, si sono rivolti verso la parete e ora fissano il nulla rigato di condensa che sta a dieci centimetri dai loro occhi. Sono i soldati catturati al fronte. Sono russi per lo più ma anche ucraini che combattono contro l’Ucraina. Qualcuno appoggia la fronte per stanchezza, per prostrazione, forse per non pensare. Gli è concesso. Si cammina tra loro provando un senso di disagio. Per quanto respirano piano, al buio non se ne avvertirebbe la presenza. E invece sono qui, reali e innocui, in riga, e sono tanti, cristallizzati eppur vivi, galleria di nuche dei silenti che attendono. Hanno l’ordine di rimanere in questa posizione fino a quando il visitatore, che sia un colonnello, un operatore della Croce Rossa internazionale o come oggi un giornalista, non si sarà allontanato. Viene naturale accelerare il passo per togliersi dall’imbarazzo. Il nostro, il loro.
di Domenico Quirico
La Stampa, 20 marzo 2023
L’invasione americana e inglese del 20 marzo 2003 si basava su prove false e ora sappiamo che menzogna e propaganda sono anche “democratiche”. Le guerre sono quasi sempre mancanza di un perché, non hanno alcun significato, sono soltanto confusione e paura. Venti anni fa (le 23.30 ora di Washington, le 5. 30 ora di Baghdad), iniziò la invasione dell’Iraq da parte degli americani e degli inglesi. Il perché era semplicemente, desolatamente una gigantesca deliberata, pianificata, bugia. A ingannarci non fu Saddam, il dittatore, solo l’ultima delle canaglie psicopatiche del Novecento. Da lui con mani e sogni sporchi di sangue che altro potevamo aspettarci? Eravamo vigili, sospettosi con lui. Ci ingannò una democrazia, anzi la Democrazia, e ci incamminammo verso la peggiore delle catastrofi, la catastrofe morale. Con l’America eravamo fiduciosi, inermi, anche ad avere nari sottili non sentivamo odore di zolfo. Una avvelenata propaganda ci corruppe. Siamo entrati da allora in una epoca di liquidazione, di dissoluzione. Quella guerra ha distrutto molto, uomini sentimenti valori, non siamo stati in grado di ricostruire granché. E dopo venti anni siamo di nuovo in guerra. Incapaci di distinguere ormai verità e bugie.
di Enrico Franceschini
La Repubblica, 20 marzo 2023
Il 15 febbraio milioni di persone marciarono per chiedere ai governanti di scongiurare il conflitto che incombeva. Solo alcuni governi condivisero le istanze dei manifestanti. Qualcuno lo ricorda come il giorno in cui il mondo disse no alla guerra. Un’esagerazione, perché naturalmente non tutto il pianeta scese in piazza in nome della pace: ma il 15 febbraio di venti anni fa si svolsero in decine di Paesi enormi manifestazioni di protesta contro il conflitto che minacciava di scoppiare e che ebbe poi inizio, nonostante l’opposizione di milioni di dimostranti, poco più di un mese dopo. Oggi, nel ventesimo anniversario dell’invasione dell’Iraq, quelle marce vengono ricordate come il momento più vitale per il movimento pacifista internazionale dal tempo della guerra del Vietnam in poi. Cosa rappresentarono esattamente? Come divisero l’Europa? E che eredità hanno lasciato al pacifismo, mentre sul fronte europeo infuria la guerra in Ucraina?
di Paolo Mastrolilli
La Repubblica, 20 marzo 2023
Parla il generale americano che comandò la forza multinazionale, ex direttore della Cia. “Non c’è paragone”. Sobbalza l’ex direttore della Cia David Petraeus, quando gli ricordi la versione dei putiniani, secondo cui la Russia sta facendo in Ucraina quanto gli Usa fecero in Iraq: “Io c’ero, fummo accolti da liberatori. Errori massicci furono commessi dopo e sono pronto a riconoscerli, ma la maggior parte degli iracheni voleva rovesciare il brutale regime di Saddam, mentre la maggioranza degli ucraini combatte Putin”.
di Fulvio Fulvi
Avvenire, 19 marzo 2023
Per don Raffaele Grimaldi, Ispettore generale dei cappellani penitenziari, permettere di scontare la pena fuori dal carcere a chi è tossicodipendente potrebbe risolvere il dramma del sovraffollamento “ma è necessario un dialogo con il Terzo settore”.
di Loris Marotti
napolimonitor.it, 19 marzo 2023
L’approdo del caso Cospito al Comitato dei diritti umani, istituito dal Patto del 1966 sui diritti civili e politici delle Nazioni Unite, solleva diversi interrogativi in ordine al possibile impatto che l’”internazionalizzazione” della questione potrebbe avere, tanto sulla drammatica vicenda individuale, quanto, più in generale, sulle sorti di un regime, il cosiddetto 41bis, sottoposto, ancora una volta, all’attenzione di organi internazionali.
di Dario Ferrara
Italia Oggi, 19 marzo 2023
Anche chi patteggia è candidabile. Grazie alla riforma Cartabia chi ha concordato la pena col pm può presentarsi alle prossime elezioni. A condizione, tuttavia, che non vi siano pene accessorie, il che avveniva già prima sotto i due anni e che adesso può avvenire anche sopra con l’eventuale accordo fra pubblico ministero e imputato.
di Giacomo Salvini
Il Fatto Quotidiano, 19 marzo 2023
Per effetto di una norma della riforma Cartabia, il Viminale dice sì ai politici che ammettono i reati. Il primo caso è al Sud, in Calabria. I politici che saranno condannati dopo un patteggiamento potranno tornare a candidarsi per il Parlamento o nei Comuni e Regioni.
di Giuseppe De Marzo
L’Espresso, 19 marzo 2023
Si svolge a Milano la manifestazione di Libera per la Giornata della memoria e dell’impegno per le vittime innocenti della criminalità organizzata. Un fenomeno che ingrassa nella povertà e nell’assenza di diritti. Ma è possibile cambiare le cose.
di Nando dalla Chiesa
Il Fatto Quotidiano, 19 marzo 2023
Metà di mille, dicono a Milano. Per raccontare che c’era un’infinità di gente. Ecco, saranno più di cinquecento i familiari delle vittime innocenti di mafia che domani giungeranno a Milano da tutta Italia per ritrovarsi nella basilica di Santo Stefano. Per ricordare alle 18, in una grande veglia, i nomi dei loro cari e rinnovare la propria domanda di giustizia. E poi partecipare alla manifestazione di piazza Duomo martedì alle 11.
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