di Giuseppe Cantatore
coratolive.it, 17 febbraio 2023
“Siamo ex detenuti o persone con altre restrizioni, non abbiamo possibilità di lavorare e il Comune non ci aiuta”. Da questa mattina alle 10 ai piedi del Palazzo di città, un gruppo di ex detenuti ha dato vita a un presidio di protesta per chiedere all’amministrazione la possibilità di lavorare. Ai piedi del Comune è stato anche posto uno striscione sui si legge “Riprendiamo il diritto del lavoro”.
Ristretti Orizzonti, 17 febbraio 2023
La denuncia de “L’Altro diritto” che critica il protocollo tra Comune di Firenze, Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria e gli Istituti penitenziari fiorentini per impiegare, senza retribuzione, persone ristrette nella libertà in programmi di manutenzione del verde fiorentino.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 17 febbraio 2023
L’ingiusta detenzione del medico Rizzo diventa un libro, dal titolo “25 giorni”: “I detenuti come animali in gabbia dimenticati dal mondo e dallo Stato”. In carcere si diventa un numero. Antonino Rizzo nei venticinque giorni di custodia cautelare è stato la matricola numero 60731. Il medico catanese racconta la sua esperienza dietro le sbarre nel libro “25 giorni”, dopo essere stato coinvolto in una inchiesta con al centro presunte truffe e falsi certificati per fare ottenere pensione di invalidità, accompagnamento e riconoscimento dei benefici della legge 104 a chi non ne aveva diritto. Il titolo del libro rievoca l’esperienza di detenuto per quasi un mese, partendo dalla “visita” dei carabinieri a casa alle prime luci dell’alba per prelevarlo e strapparlo dai suo affetti: la moglie e i figli.
di Alessandro Gargiulo e Manuela Palombi
Il Riformista, 17 febbraio 2023
La sua tesi di laurea con lode in sociologia è diventata un libro: “Lo studio negli istituti penitenziari: Education and Imprisonment”, collana Carcere e Società. Pierdonato Zito è nato a Montescaglioso, è stato condannato all’ergastolo ed è rimasto in carcere ininterrottamente per 25 anni, di cui 8 al 41 bis.
di Sergio D’Elia
Il Riformista, 17 febbraio 2023
La ricerca sui condannati a morte condotta da docenti dell’Università di Oxford prova che la terribilità e certezza della pena non sono un deterrente. Si fosse parlato di ergastolo e 41bis i risultati non sarebbero stati diversi.
di Laura Vincenti
Corriere della Sera, 17 febbraio 2023
Le storie dei senzatetto finiti in strada tra progetti falliti e traumi. L’aiuto dei volontari Arca. “La cosa più difficile del vivere in strada? Il freddo” racconta Salvatore che dorme sotto i portici di via Verri, tra le vetrine spente delle boutique di lusso. Ma per fortuna l’inverno sembra superato e le temperature non dovrebbero più scendere sotto lo zero come le scorse notti. “Il centro città è più sicuro, c’è tanto passaggio. Qui si è riparati dalla pioggia, dalla neve: io m’infilo dentro al sacco a pelo e mi isolo il più possibile dal pavimento gelido”. E poi c’è la paura: “Quella interiore, l’incertezza per il futuro, la stanchezza”.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 17 febbraio 2023
Mediterraneo. Per la conversione in legge del “decreto Piantedosi” manca il passaggio al Senato. L’Alto commissario delle Nazioni Unite Türk accusa: “punirebbe sia i migranti che chi cerca di aiutarli”. Intanto il procuratore di Trieste punta il dito contro il reato di clandestinità: “una zavorra per gli uffici giudiziari”.
di Gianluca Di Feo
La Repubblica, 17 febbraio 2023
In Ucraina sono tornati cannoni, tank e fanti. Contro la sindrome da “caserme vuote” riecco la voglia di naja. Non bastano la tecnologia, né la qualità: i conflitti totali sono questione di numeri. E la ricomparsa della guerra in Europa sta animando dibattiti che sembravano cancellati dalla Storia e relegati nel libro dei ricordi: dopo la riscoperta dei carri armati e dei cannoni, ecco la discussione sul servizio militare obbligatorio. La naja, incubo per generazioni di ventenni spediti con il fucile in mano a vigilare sulla “soglia di Gorizia”, torna protagonista nel clima bellicoso causato dall’invasione dell’Ucraina. Le ondate di fanti mandati all’assalto da Putin e il ritmo di combattimenti che proseguono da dodici mesi mettono governi e stati maggiori davanti a una nuova realtà: gli eserciti di professionisti della Nato sono troppo piccoli per affrontare una carneficina del genere. Sono stati concepiti per l’epoca delle “missioni di pace”, quando bastavano squadre altamente specializzate e contingenti ridotti, non per battaglie combattute su un fronte di centinaia di chilometri. Il massimo impegno italiano in Afghanistan - ad esempio - ha coinvolto circa quattromila uomini e donne, mentre un singolo scontro nel Donbass vede schieramenti cinque volte superiori.
di Barbara Stefanelli
Corriere della Sera, 17 febbraio 2023
Non è tutto così indistinto e lontano: ci sono cose che possiamo fare anche se non siamo volontari o missionari. Due terremoti insieme, otto scosse devastanti. Migliaia di morti, forse saranno ventimila alla fine. Ventitré milioni di persone coinvolte, mani che hanno scavato nude per seguire fino all’ultima traccia di vita. Un’energia totale liberata dal sisma pari a 660 atomiche. Famiglie disperse nel vuoto, senza casa, senza niente se non il pieno di rabbia per l’ingiustizia che si è accumulata nel tempo strato su strato. È l’unico muro che non è caduto, che non cade. Il fiume di numeri che dall’Anatolia e dal Nord della Siria è arrivato straripando verso di noi, per giorni, ci ha consegnati a quello stato di sbigottimento da remoto che rischia di smorzarsi presto nel torpore.
La Repubblica, 17 febbraio 2023
Lo afferma l’Organizzazione internazionale per le migrazioni delle Nazioni Unite. Il cambiamento climatico è un motore sempre più potente che produce l’aumento delle migrazioni. Il numero di donne e bambini che migrano dal Corno d’Africa verso i paesi del Golfo attraverso lo Yemen aumenta di giorno in giorno ed è motivo di preoccupazione - si apprende dal sito di Al-jazeera - secondo il capo dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), l’agenzia ONU dedicata ai flussi migratori di tutto il mondo. Il pericoloso viaggio dall’Etiopia, Somalia e Gibuti attraverso lo Yemen, identificato come la Rotta Migratoria Orientale, ha visto un aumento del 64% nell’ultimo anno, con persone in cerca di mezzi di sussistenza migliori e con un numero maggiore di donne e bambini che viaggiano da soli.
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