di Chiara Daina
Corriere della Sera, 1 luglio 2023
Il rapporto dell’associazione Antigone fotografa la situazione carceraria in Italia, realizzata su 97 istituti penitenziari. Allarme suicidi nel 2022 con 85 casi. La denuncia: “Troppe pillole, pochi progetti”. In carcere spesso e volentieri la soluzione contro il disagio dei detenuti è una pillola. Anche se non c’è una malattia mentale da curare e il farmaco serve a ben poco. Secondo l’ultimo rapporto dell’associazione Antigone sulle condizioni detentive, riferito al 2022, nei 97 istituti penitenziari (circa la metà del totale) visitati dagli osservatori della onlus il 20% dei detenuti assume stabilizzanti dell’umore, antipsicotici o antidepressivi e il 40% sedativi o ipnotici.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 1 luglio 2023
La situazione di un giovane detenuto di 19 anni, M.N., algerino, nella Casa Circondariale di Cagliari-Uta, ha sollevato crescente preoccupazione. Nonostante sia sottoposto a terapia farmacologica, il ragazzo manifesta un comportamento aggressivo nei confronti del personale penitenziario e delle persone che gli si avvicinano. Questa situazione ha portato al suo isolamento in cella ogni 2/ 3 giorni, un ciclo che crea ansia sia per il personale di sicurezza che per quello sanitario. Maria Grazia Caligaris dell’associazione Socialismo Diritti Riforme ODV denuncia questa vicenda, evidenziando la necessità di trovare un’alternativa alla semplice custodia, considerando la giovane età e i disturbi psichici del detenuto.
di Francesca Sabella
Il Riformista, 1 luglio 2023
Prima il suono delle chiavi che incessantemente aprono e chiudono le celle. Poi, il passo felpato e svelto degli agenti penitenziari, poi la campanella che indica la fine e l’inizio dell’ora d’aria. Sono i primi suoni che imparano a conoscere e a distinguere i bambini che vivono dietro le sbarre. Detenuti anche loro, come le madri. Sono in prigione, esattamente come i grandi. Ma loro sono piccoli e non dovrebbero conoscere il male, il grigio, il vuoto, le sbarre fredde e l’odore dell’aria di un penitenziario. Eppure, oggi in Italia ci sono ancora 23 bambini in carcere con le proprie madri. Si era detto mai più bambini dietro le sbarre. E invece… E invece ci sono, vivono in prigione, imparano le regole del carcere, conoscono la privazione fin da subito. È questo accettabile in un Paese che si definisce civile? È possibile che i figli debbano pagare le “colpe” delle madri? No. E non si risentano i giustizialisti sempre pronti a sventolare le manette e a dire la solita frasetta: la prossima volta, la madre ci pensava due volte prima di sbagliare. Bene. La madre. E i bambini che colpa hanno? Mica hanno scelto loro dove nascere e mica hanno scelto loro di vivere in una cella senza i colori alle pareti e i peluche sul letto. E così dalla Campania è partita una proposta per modificare il codice di procedura penale per consentire alle mamme detenute, che hanno figli con un’età massima di 10 anni, di scontare la pena in case di accoglienza. L’altro giorno il Consiglio regionale della Campania, presieduto da Gennaro Oliviero, ha approvato all’unanimità una proposta di legge. “I bambini che cresceranno dietro le sbarre - ha detto il garante campano per i diritti delle persone private della libertà, Samuele Ciambriello - non dimenticheranno mai questa esperienza. Le parole che usano maggiormente sono: apri e chiudi”. Chiudiamo il sipario su una condizione che non può essere propria di un Paese Civile.
di Michele Ainis
La Repubblica, 1 luglio 2023
Due modi contrari d’intendere il ruolo dei giudici, dei reati e delle pene ci piovono addosso simultaneamente, come una doccia scozzese. Giustizialismo o garantismo, mani libere o manette. Due concezioni opposte del rapporto fra lo Stato e i cittadini, due modi contrari d’intendere il ruolo dei giudici, dei reati, delle pene.
di Lodovico Poletto
La Stampa, 1 luglio 2023
Situazione ingestibile mentre le inchieste travolgono vertici e poliziotti della penitenziaria. Senza continuità mancano struttura e progetti, crescono aggressioni e suicidi, entrano droga e cellulari. Il carcere di Aosta è un cubo di cemento che vedi dall’autostrada. Struttura piccola, che quasi si confonde con il passaggio della prima periferia. Qui non ci sono detenuti in regime di 41 bis. Non c’è nessuno neppure in massima sicurezza (cioè detenuti per questioni di mafia o criminalità organizzata), ma ci sono i collaboratori di giustizia. Pochi guai. Pochissime polemiche.
di Cesare Giuzzi e Giuseppe Guastella
Corriere della Sera, 1 luglio 2023
Il 46enne si è impiccato nel carcere di Opera (Milano). Nelle stesse ore è morto anche Giovanni Battaglia, 75enne, esponente di Cosa Nostra: partecipò alle riunioni operative per la strage di Capaci. Era in cella da solo. Lavorava nelle cucine del carcere e finora (l’ultima visita con lo psicologo tre giorni prima) non erano mai stati segnalati rischi autolesivi.
di Monica Zicchiero
Corriere del Veneto, 1 luglio 2023
Il pm vuole ricostruire l’ora prima della morte. Un’ora di buco dall’ultima telefonata disperata alla moglie Silvia Padoan fino al ritrovamento del corpo senza vita in cella del marito Bassem Degachi. L’inchiesta sul suicidio in carcere del 39enne di origini tunisine è passata al pm Roberto Terzo, che ha disposto approfondimenti. La squadra Mobile ha sentito il compagno di cella dell’uomo cui il 6 giugno era stata revocata la semilibertà con una ordinanza d’arresto per un’inchiesta del 2018 su un traffico di droga. Da tempo lavorava al cantiere di Sant’Alvise per la coop il Cerchio e dopo la notifica della misura si era tolto la vita. La Mobile ha acquisito anche i filmati delle telecamere e i tabulati telefonici.
Corriere della Romagna, 1 luglio 2023
Sciopero della fame in carcere da parte dei detenuti con pena inferiore ai 4 anni, attualmente ristretti nella casa circondariale di Ravenna per scontare condanne divenute definitive. La protesta, iniziata ieri, contesta la decisione del Tribunale di sorveglianza di Bologna di non concedere la detenzione domiciliare entro i 4 anni di condanna definitiva. Tramite i rispettivi familiari, già da ieri, hanno deciso di rendere noto oltre le mura di Port’Aurea il gesto di protesta, in vista di una nota ufficiale che potrebbe giungere nella giornata di domani.
di Chiara Tadini
ravennatoday.it, 1 luglio 2023
È la difficile situazione riscontrata nella casa circondariale di Ravenna dall’associazione Antigone (che si interessa della tutela dei diritti e delle garanzie nel sistema penale e penitenziario) e fotografata nel Rapporto regionale Emilia-Romagna sulle condizioni di detenzione 2023.
Gazzetta di Modena, 1 luglio 2023
L’avvocato assiste i parenti di due dei nove detenuti morti durante il tragico 8 marzo 2020- “Faremo opposizione”. L’avvocato Luca Sebastiani annuncia battaglia legale contro la Procura. Sebastiani assiste i parenti di due dei nove detenuti morti dopo la rivolta in carcere dell’8 marzo 2020. La Procura di Modena ha chiesto di archiviare le accuse nei confronti di agenti e dirigenti del Sant’Anna. La Procura giudica “oltremodo inverosimile” che vi possano essere stati pestaggi a danno dei detenuti da parte del personale di Polizia penitenziaria, tanto più durante “una rivolta dalle dimensioni “epocali”.
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