di Giulia Merlo
Il Domani, 7 giugno 2022
I fatti avvenuti nella giornata del 2 giugno tra i comuni di Desenzano, Peschiera del Garda e Castelnuovo sono ancora da accertare. Per ora, le uniche informazioni frammentarie arrivano dai video sui social network - in particolare TikTok, da cui sarebbe partita l’organizzazione della giornata - i resoconti della polizia e le denunce di almeno cinque ragazze minorenni.
di Beppe Severgnini
Corriere della Sera, 7 giugno 2022
Risse e molestie, ormai, non fanno più notizia. Ma se accettiamo tutto questo, prepariamoci a un futuro francese. Occorre educare alla convivenza: e farlo subito. Domenica sera, nel pronto soccorso dell’ospedale di Crema, i carabinieri tenevano divisi due ragazzi che s’ insultavano e volevano picchiarsi, dopo le botte che si erano già date e le ferite che si erano procurate. Il Commissariato di Crema in aprile ha indagato due minori di anni 15 per lesioni aggravate: avvicinavano i coetanei, li provocavano, li picchiavano, scappavano. In marzo tre ragazzi, in pieno centro, hanno aggredito alcuni coetanei con bastoni e bottiglie. Un diciottenne ha minacciato un compagno di classe con un coltello.
di Cesare Giuzzi e Alfio Sciacca
Corriere della Sera, 7 giugno 2022
Le violenze al rientro dal Garda, il racconto di uno dei genitori. “Ho chiamato le forze dell’ordine, ma sono arrivate quando lei era già scesa dal treno. È ancora sotto choc”.
di Stefano Bensa
Corriere del Veneto, 7 giugno 2022
Da uno a dieci giorni in cella di sicurezza su disposizione del giudice di pace, al quale sarebbero assegnate anche competenze penali. E liberazione su pagamento di una cauzione, un po’ come accade negli Stati Uniti. La soluzione per tentare di arginare il fenomeno delle baby gang ma anche, ad esempio, dell’ubriachezza molesta e dei vandalismi - potrebbe essere una legge che punirebbe i minori fin dai 12 anni di età. Attribuendo pure maggior potere alle polizie locali e, di riflesso, ai Comuni.
di Karima Moual
La Repubblica, 7 giugno 2022
Viaggio tra le seconde generazioni nate in Italia e mai integrate nel nostro Paese. Ragazze molestate, la rabbia dei figli degli immigrati: “Noi più africani che italiani, ma siete voi a farci sentire così”. “Quello che è successo è vergognoso, quelle molestie sono terribili, ma possibile che i riflettori si accendono solo quando scoppia il caos? Si svegliano solo adesso scoprendo la rabbia e la violenza che molti ragazzi stanno sfogando? Ma di noi non ha mai avuto pietà nessuno, dallo stesso momento in cui ci hanno sbattuti nei peggiori quartieri, possibilmente ammassando tutti insieme, per identificarci ancora meglio come immigrati, africani a vita. Alla fine, ce l’hanno fatta. Sono riusciti a farci credere di essere più africani che italiani. Non capisco quindi perché tutto ‘sto scandalo”. Così Hassan (nome di fantasia) da Milano, quartiere San Siro, spiega il disagio di una generazione di figli di immigrati. “Sì, mi sento africano, marocchino e non certo italiano. Non sono mica scemo. So come ci guardano gli italiani e, sinceramente, preferisco tenermi strette le mie origini”.
di Maria Novella De Luca
La Repubblica, 7 giugno 2022
Dalle Marche il grido del 46enne immobilizzato da 18 anni. “Ho diritto al suicidio assistito ma è tutto fermo, ora sedatemi”. È il terzo caso di un paziente che fa causa all’azienda sanitaria perché venga applicata la sentenza della Consulta sul Dj Fabo. Non avendo ricevuto risposta Fabio Ridolfi ha deciso di mettere fine alle proprie sofferenze interrompendo nutrizione e idratazione con la sedazione profonda.
di Maria Antonietta Farina Coscioni*
La Stampa, 7 giugno 2022
Un paradosso tutto italico; ci sarebbe da sorriderne, pur a denti stretti, non fosse che ci sono persone che soffrono in modo atroce, che ci sono sentimenti crudelmente oltraggiati. Una vicenda kafkiana che neppure l’autore de “Il Castello” e delle “Metamorfosi” avrebbe saputo congegnare: c’è un diritto che si può esercitare, ma chi lo vuole esercitare non ne ha il diritto.
di Luca Attanasio
Il Domani, 7 giugno 2022
Secondo l’autorevole report annuale del Consiglio norvegese per i rifugiati (Nrc), le dieci crisi di profughi più dimenticate al mondo sono - per la prima volta - tutte in Africa. Il dato è doppiamente allarmante. Da un lato evidenzia l’allargamento delle crisi umanitarie nel continente, dall’altra denuncia il pressoché totale disinteresse del mondo a contenerle.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 7 giugno 2022
Mohamed Mahmoud Abdel Aziz aveva 19 anni ed era nato in Darfur, regione del Sudan occidentale martoriata da anni di conflitto. Domenica si è impiccato nel centro di prigionia di Ain Zara, a Tripoli. Era in Libia da tempo: i suoi amici raccontano che due anni fa era stato attaccato da un datore di lavoro che rifiutava di pagarlo. Da allora soffriva di ansia e attacchi di panico. Il primo ottobre scorso è stato arrestato con altri 4mila migranti durante il raid nel quartiere di Gargaresh e portato nella prigione di Al Mabani. Una settimana dopo ha partecipato alla fuga di massa e si è accampato davanti agli uffici dell’Unhcr, dove era registrato, prendendo parte alla protesta auto-organizzata dei rifugiati.
di Chiara Cruciati
Il Manifesto, 7 giugno 2022
Dal 28 maggio già 75 persone - attivisti, sindacalisti, giornalisti - rinunciano al cibo per 24 ore in sostegno della battaglia dell’attivista egiziano in carcere. Un successo che non è estemporaneo ma che è il segno di una consapevolezza reale di cosa sia oggi l’Egitto di al-Sisi.
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