di Angelo Picariello
Avvenire, 4 dicembre 2021
Presentato l'altro ieri alla Camera il volume "Contro gli ergastoli" curato da Anastasia, Corleone e Pugiotto. "L'ergastolo è costituzionale solo se non è ergastolo". È paradossale, ma è quanto sancito di recente dalla Consulta, in base al dettato costituzionale che sancisce che "le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato".
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 4 dicembre 2021
Cresce il sovraffollamento carcerario, aumentato i suicidi, ma nessuna misura deflattiva per arginare le criticità. Secondo gli ultimi dati pubblicati dal ministero della giustizia, alla fine di novembre risultano detenute nelle nostre carceri 54.593 persone, 2.313 sono le donne, 17.302 gli stranieri. Rispetto a fine settembre, risultano 286 detenuti in più.
modena2000.it, 4 dicembre 2021
"Gli studi sulle mafie li abbiamo, sono i controlli che mancano e le sanzioni che sono troppo blande in un mondo di spregiudicati con l'etica sotto i piedi. Perché delinquere non rimanga conveniente, non serve inasprire le pene detentive, ma prevedere automatismi sul piano delle sanzioni amministrative, creando ad esempio inibitorie realmente efficaci".
È la ricetta del procuratore capo della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, questa mattina al centro Malaguzzi per l'XI edizione di Noicontrolemafie, il Festival della legalità promosso dalla Provincia di Reggio con la direzione scientifica di Antonio Nicaso. "Aziende, mafia e pandemia" il tema del convegno, organizzato in collaborazione con l'Ordine dei commercialisti e degli esperti contabili di Reggio, da tempo partner di Noicontrolemafie.
Con Gratteri e Nicaso presenti anche Claudio Clemente, direttore dell'Unità Investigazione finanziaria della Banca d'Italia, e il pro rettore dell'Università di Padova Antonio Parbonetti, mentre ad aprire la giornata è stato il consigliere provinciale Nico Giberti, che ha sottolineato come "il processo Aemila abbia rappresentato uno spartiacque culturale, ma certo non una diga". "I problemi ci sono ancora, molti sono stati accentuati dalla pandemia e noi pubblici amministratori abbiamo bisogno di sostegno, di non sentirci soli e abbandonati - ha aggiunto il sindaco di Albinea - Quando affrontiamo un appalto, vogliamo verificare da dove arrivano i nostri interlocutori, non scoprire interdittive antimafia quando i lavori sono stati già assegnati...".
Dopo il bel video realizzato da 3 classi del Galvani-Iodi e premiato dalla Fondazione Falcone, il pro rettore dell'Università di Padova Antonio Parbonetti ha presentato lo studio sulle infiltrazioni nelle aziende che un gruppo di ricerca dell'ateneo sta portando avanti, partendo dalle ordinanze di custodia cautelare e dalle condanne per il 416bis per individuare connessioni con le aziende. "Emerge una presenza di imprese criminali con effetti distorsivi rilevanti, a partire dalla concorrenza sleale, che impoveriscono le comunità - ha detto - Sono anche in Veneto, Emilia-Romagna e Lombardia, operano in tutti i settori, non solo nell'edilizia o nella ristorazione, e si presentano a noi in un modo in cui non ci aspettiamo, si mimetizzano senza destare preoccupazione".
"Sono imprese anche di una certa dimensione, con fatturati che beneficiano di attività illecite o drogati dal meccanismo di false fatturazioni che riescono a creare all'interno di vere e proprie filiere - ha concluso Parbonetti - Le mafie non sono altrove e impongono elevati costi sociali ed economici, limitando le libertà anche in questo campo: le mafie ci sono vicine e la lotta contro di loro dipende dall'impegno di tutti".
Claudio Clemente, direttore dell'Unità Investigazione finanziaria della Banca d'Italia, ha quindi illustrato la preziosa opera di intelligence che Palazzo Koch svolge, all'interno di una rete internazionale, "per intercettare tracce del denaro che ci conduca a chi ha commesso delitti, favorire la cultura dell'antiriciclaggio e far accrescere il livello della legalità del Paese ". Fondamentale l'incrocio dei dati, a partire di quello con l'archivio della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, che ha portato a raddoppiare dal 2019 al 2020 il numero di operazioni sospette segnalate: "Ora siamo sulle 20.000 circa all'anno, in particolare in Campania, Lombardia e Lazio, il 5,3% delle quali in Emilia-Romagna", ha spiegato Clemente, illustrando anche i risultati di "una mappatura di 14 milioni di imprese italiane che ci ha portato ad individuarne 150.000 se non mafiose, comunque contigue o in contatto con la criminalità organizzata". La provincia di Reggio Emilia, con un dato del 3% sul totale di imprese iscritte al Registro, supera la media nazionale del 2,4% e si colloca a livello di Salerno, Trapani e Brescia.
"Forniture di Dpi, finanziamenti garantiti dallo Stato e usura i tre fronti che abbiamo segnalato come sensibili durante la pandemia, fin dall'aprile 2020, mentre ora l'attenzione deve essere posta sui 191,5 miliardi in arrivo con il Pnrr: le pubbliche amministrazioni devono collaborare di più, perché se si inserirà la criminalità organizzata sprecheremo parte di queste fondamentali risorse", ha concluso.
"Sono entrambi studi molto interessanti ed utili anche a noi investigatori, perché del Veneto ad esempio si parla poco, ma questa regione rappresenta la nuova frontiera del riciclaggio - il commento di Nicola Gratteri - Sì, è vero, sono venuti a cercarvi loro, ma da imprenditori ingordi a cui la ricchezza non basta mai, i veneti li hanno accolti ed abbracciati: e questo è preoccupante perché significa che in tante zone del Nord etica e morale ce le siamo messe sotto i piedi nel nome del dio denaro...".
Il procuratore capo di Catanzaro ha quindi sollecitato l'Europa "a darsi una mossa perché le mafie non sono un problema solo italiano e tanti Paesi non si sono ancora dotati di un sistema giudiziario forte o non contrastano con sufficiente energia il riciclaggio, magari perché sotto sotto sono contenti di ricevere fiumi di denaro". "Nella vicina Austria è estremamente facile riciclare, la Germania è il secondo Paese del mondo per presenza mafiosa, ma non fanno indagini e non hanno nemmeno gli strumenti normativi per contrastare la mafia, in nome della privacy non possono ad esempio fare registrazioni ambientali", ha detto Gratteri, incitando i parlamentari europei italiani a proporre norme più stringenti contro il riciclaggio.
Rispondendo alle domande degli studenti, il magistrato ha infine definito il suo lavoro "il più bello del mondo, perché non dobbiamo rispondere a nessuno se non alla legge e perché ci permette di migliorare il contesto dei territori in cui operiamo". "Noi uomini delle istituzioni dobbiamo però essere più presenti, ascoltare di più anche i cittadini, ma soprattutto essere coerenti: la gente va accompagnata, incoraggiata, più che con le parole con i nostri comportamenti", ha aggiunto, affermando infine che il "problema delle mafie si può risolvere all'80%: serve la volontà politica e alla politica serve coraggio".
di Priamo Siotto
Il Riformista, 4 dicembre 2021
Negli ultimi mesi, due importanti provvedimenti legislativi sono stati emanati dal Parlamento. Il primo riguarda la conversione nella L. 108/2021 del DL n. 77/2021 che ha esteso il processo di digitalizzazione al procedimento relativo alla proposizione dei referendum previsti dalla Carta Costituzionale (abrogativo, costituzionale e inerente le modifiche delle circoscrizioni degli enti nel territorio), nonché dei procedimenti di iniziativa legislativa, provenienti dalla base dell'elettorato passivo. Detto provvedimento era stato inizialmente concepito per favorire la partecipazione dei soggetti disabili nel momento di raccolta delle sottoscrizioni per la proposizione dei referendum e delle iniziative legislative. Senonché il legislatore ha esteso la misura ad ogni soggetto, così ampliando enormemente la sfera di coloro che potranno usufruire della raccolta delle firme in via telematica.
La misura, di per sé condivisibile, deve tuttavia fare i conti con lo storico contrasto, che in passato si è verificato, tra l'esito dei referendum e la loro mancata attuazione in sede legislativa che costituisce il vero problema in ordine agli strumenti di democrazia diretta. Troppe volte l'esito referendario è stato travolto in sede legislativa dal Parlamento. Gli esempi sono tanti ma, a titolo meramente esemplificativo, va qui ricordato il Referendum sul finanziamento pubblico ai partiti o quello inerente la responsabilità civile dei magistrati. L'altro provvedimento è costituito dalla L. n. 113, del 6.8.2021 che ha convertito in legge il DL n. 80/2021: "misure urgenti per il rafforzamento della capacità amministrativa delle pubbliche amministrazioni funzionale all'attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per l'efficienza della Giustizia".
Per ciò che attiene all'intervento nel settore giudiziario, particolare attenzione riveste l'Ufficio per il processo esteso anche alla giustizia amministrativa. È noto che la costituzione dell'Ufficio per il processo presuppone la formazione di un pool di collaboratori con il magistrato che agevoli il lavoro di quest'ultimo mediante la gestione del ruolo, la ricerca giurisprudenziale e dottrinale, che si attaglia al caso in esame, nonché la redazione di bozze dei provvedimenti che dovranno poi essere visti e sottoscritti dal magistrato. La normativa in esame (capo 2 della Legge) è diretta al reclutamento di personale qualificato da assumersi a tempo determinato. Lo stesso art. 14 indica i titoli valutabili per l'assunzione del personale idoneo alla collaborazione con il magistrato, tra i quali figura il conseguimento di diploma presso la Scuola di specializzazione per le professioni legali nonché presso le Sezioni specializzate in materia di immigrazione.
La L. n. 113/2021 interviene, come detto, anche nel campo della giustizia amministrativa, modificando il codice del processo amministrativo, introducendo una particolare disciplina per i ricorsi "di immediata definizione" per i quali si prevede, anche su input dell'Ufficio del processo, la trattazione alla prima Camera di Consiglio utile ed in tempi quindi molto ristretti. La stessa sentenza dovrà essere redatta in forma semplificata. La normativa in esame va raccordata con il Ddl AS-1662 approvato dal Senato il 31.9.2021. In un'ottica di snellimento della organizzazione giudiziaria sicuramente, l'istituzione dell'Ufficio del Giudice costituisce una delle maggiori novità in quanto comporterà l'assunzione di un numero rilevante di laureati, inclusi avvocati, il cui unico compito sarà quello di contribuire alla riduzione dell'arretrato. La legge in oggetto riguarda anche la magistratura onoraria la cui riforma, allo stato, risulta essere incompleta e che dovrà essere comunque raccordata con i vari progetti di legge al fine di giungere ad un assetto definitivo dello status dei giudici onorari. Appare superfluo ricordare che la magistratura onoraria svolge già da anni un ruolo di supplenza della magistratura togata e che, allo stato dell'arte, il suo ruolo è indispensabile per il funzionamento della giurisdizione.
La riforma del codice di procedura civile, che prevede l'istituzione dell'Ufficio del processo, dovrebbe costituire un elemento rilevante per un miglior funzionamento della giurisdizione e pur con le sue lacune, di cui in questa sede non ci si può occupare richiedendo l'argomento una separata trattazione, costituisce comunque un fattivo tentativo di velocizzare la durata dei processi civili. In buona sostanza si tenta di dare attuazione a quel principio di stretta compenetrazione tra giustizia ed economia contenuto nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, con il quale il Governo dovrebbe ottemperare agli obiettivi stabiliti in sede europea. È detto esplicitamente nel corpo del PNRR che una giustizia rapida e di qualità stimola la concorrenza e che una riduzione della durata dei processi civili può fare accrescere la dimensione media delle imprese manifatturiere italiane di circa il 10%. E sempre in seno al menzionato piano è pure evidenziato che una riduzione dei tempi da nove a cinque anni per la definizione delle procedure fallimentari possa generare un incremento della produttività dell'economia italiana dell'1,6%.
di Stefano Zanette
Il Giorno, 4 dicembre 2021
Laura Cesaris, Garante dei detenuti della Provincia di Pavia, spiega la situazione problematica di Torre del Gallo. "I tre suicidi in poco più di un mese sono solo la punta dell'iceberg, vorrei che l'attenzione di spostasse sulla situazione nel complesso, che si protrae non da un mese ma da anni": Laura Cesaris, garante dei detenuti della Provincia di Pavia, spiega la situazione a dir poco problematica che si è venuta a creare nel carcere pavese di Torre del Gallo, arrivata anche all'opinione pubblica con la tragicità degli ultimi ravvicinati gesti di autolesionismo che hanno portato alla morte di tre detenuti.
"Ma ci sono anche tanti altri atti di autolesionismo - prosegue la garante provinciale dei detenuti - che non assurgono agli onori delle cronache, ma che sono ugualmente un grave e forte segnale di disagio". Nei mesi precedenti i sindacati di polizia penitenziaria avevano segnalato, oltre a detenuti salvati da tentativi di suicidio, anche molti episodi di aggressioni e danneggiamenti. "Oltre agli atti di autolesionismo - conferma Laura Cesaris - c'è chi invece scarica rabbia e frustrazione su altro, sugli arredi della camera di pernottamento oppure sul personale di sorveglianza. Sono tutte manifestazioni di disagio fisico e psicologico, grave e gravissimo.
Mi chiedo come l'amministrazione non abbia colto questi segnali e come non abbia pensato di reagire". In questi giorni la direttrice del carcere, Stefania D'Agostino, risulta in congedo e dovrebbe rientrare la prossima settimana. Ma anche nei mesi scorsi, a quanto riferivano i sindacati della polizia penitenziaria e ora conferma anche la garante dei detenuti, non ci sarebbe stata la possibilità di un confronto con la direzione e l'amministrazione per affrontare i problemi che già si presentavano prima dei tragici eventi dell'ultimo mese.
"Mi sono trovata di fronte - ammette Laura Cesaris - una sorta di muro, di sbarramento, di non possibilità di interloquire, salvo con il responsabile sanitario, a cui va tutta la mia stima per i grandissimi sacrifici che sta facendo. Con gli altri i rapporti erano già estremamente limitati, dopo il secondo suicidio sono venuti meno del tutto.
C'è stata una chiusura burocratica, completamente infondata: al terzo suicidio, del quale sono venuta a conoscenza in modo casuale, non potevo più stare zitta". "Vedo limiti, vedo carenze - prosegue ancora la garante provinciale dei detenuti - che non sono solo dell'ultimo anno. Ci sono situazioni di inagibilità, dovute a incuria protratta nel tempo. Il polo psichiatrico è al limite della vivibilità. Può darsi che il Dipartimento stia assumendo decisioni, ma è necessario dare anche un segnale all'esterno, per chi questi problemi li vive, non solo i detenuti ma anche gli operatori. Il Dap una risposta la deve dare".
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 4 dicembre 2021
Il provvedimento proposto anche dalle Ministre per le pari opportunità Elena Bonetti e dell'interno Luciana Lamorgese modifica il codice penale, il Codice di procedura penale, il Codice delle leggi antimafia e le misure di prevenzione (Dlgs 6 settembre 2011, n. 159) ed alcune leggi speciali.
"Abbiamo sempre creduto in questo provvedimento che contiene un ventaglio di interventi che hanno un obiettivo chiaro: rafforzare gli strumenti di prevenzione e protezione delle donne". Così la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, commenta durante la conferenza stampa alla presenza di tutte le Ministre del Governo e del premier Mario Draghi l'approvazione in Consiglio dei ministri del Ddl contro la violenza sulle donne "Disposizioni per la prevenzione e il contrasto del fenomeno della violenza nei confronti delle donne e della violenza domestica".
"Un pacchetto di misure contiene la possibilità di applicare il fermo di fronte a gravi indizi di reati che facciano sospettare un pericolo per la vita delle donne - ha specificato la Guardasigilli - un secondo blocco di interventi permette di rafforzare l'applicabilità delle misure cautelari coercitive".
Il provvedimento proposto anche dalle Ministre per le pari opportunità Elena Bonetti e dell'interno Luciana Lamorgese modifica il codice penale, il Codice di procedura penale, il Codice delle leggi antimafia e le misure di prevenzione (Dlgs 6 settembre 2011, n. 159) ed alcune leggi speciali. Il disegno di legge si concentra sulle violenze in contesti familiari o nell'ambito di relazioni di convivenza, ma anche sui casi di particolare vulnerabilità delle vittime e sugli specifici rischi di reiterazione e multilesività.
Ammonimento - Il provvedimento estende l'applicabilità dell'ammonimento del Questore per violenza domestica ad ulteriori condotte che possono assumere valenza sintomatica rispetto a situazioni di pericolo per l'integrità psico-fisica delle persone, nel contesto delle relazioni familiari ed affettive. Si stabilisce che le pene dei reati suscettibili di ammonimento sono aumentate quando il fatto è commesso da soggetto già ammonito e si procede d'ufficio per taluni reati qualora commessi da soggetto già ammonito. Nel caso di violazione dell'ammonimento, cioè di reiterazione delle condotte, i reati procedibili a querela diventano procedibili d'ufficio (ad es percosse, lesioni e violenza sessuale non aggravata) ed è previsto un aumento di pena fino ad 1/3.
Misure di rafforzamento di obblighi informativi - Si estendono i reati per i quali scatta l'obbligo - da parte delle forze dell'ordine, dei presidi sanitari e delle istituzioni pubbliche che ricevono dalla vittima notizia dei reati considerati - di informare la vittima sui centri antiviolenza presenti sul territorio e di metterla in contatto con questi centri qualora ne faccia richiesta.
Braccialetto elettronico - È prevista la revoca della misura cautelare e la sostituzione con la custodia cautelare in carcere in caso di manomissione dei mezzi elettronici, come il braccialetto. Si stabilisce che, nel disporre la misura coercitiva dell'allontanamento dalla casa familiare con le modalità di controllo mediante mezzi elettronici, il giudice preveda l'applicazione, anche congiunta, di una misura più grave qualora l'imputato neghi il consenso all'adozione delle modalità di controllo elettroniche. Stessa misura si prevede nel caso di divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa stabilendo che le modalità di controllo con mezzi elettronici possono essere disposte anche al di fuori dei limiti di pena di cui all'articolo 280 c.p.p.
Misure di prevenzione personale - Il Disegno di legge interviene anche sul Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione (Decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159). In particolare estende l'applicabilità, da parte dell'Autorità giudiziaria, delle misure di prevenzione personali ai soggetti indiziati di alcuni gravi reati commessi nell'ambito dei fenomeni della violenza di genere e della violenza domestica (violenza sessuale, omicidio, deformazione dell'aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso) e ai soggetti che, già ammoniti dal Questore, risultino indiziati dei delitti di percosse, lesioni, violenza privata, minacce aggravate, violazione di domicilio e danneggiamento, commessi nell'ambito di violenza domestica.
Fermo - Viene introdotta un'ulteriore ipotesi di fermo disposto dal pubblico ministero, con decreto motivato, nei confronti della persona gravemente indiziata di maltrattamenti contro i familiari, lesioni personali e stalking.
Comunicazione immediata in caso di scarcerazione - Il testo prevede che i provvedimenti di scarcerazione e di cessazione della misura di sicurezza detentiva "emessi nei confronti dell'imputato in stato di custodia cautelare o del condannato o dell'internato" devono essere immediatamente comunicati alla persona offesa. L'intervento è volto a chiarire che nel caso di scarcerazione, disposta nel corso del procedimento di cognizione o disposta in fase esecutiva dal giudice dell'esecuzione (o dal pubblico ministero) o dal magistrato di sorveglianza, alla persona offesa deve essere immediatamente comunicato il relativo provvedimento.
Sospensione condizionale della pena - Si modifica la disciplina della sospensione condizionale della pena, prevedendo in particolare, che l'ufficio di esecuzione penale esterna e gli enti e le associazioni che organizzano i percorsi speciali di recupero debbano accertare lo svolgimento dei suddetti corsi; nel caso in cui sia accertata anche solo la mancata partecipazione del condannato al percorso di recupero o di uno degli obblighi imposti allo stesso sia data immediata comunicazione dell'inadempimento ai fini della revoca della sospensione condizionale.
Tutela della vittima e provvisionale - Infine, il provvedimento stabilisce che la vittima o, in caso di morte, gli aventi diritto che, in conseguenza di alcuni gravi reati commessi nell'ambito dei fenomeni della violenza di genere e della violenza domestica (omicidio, violenza sessuale o lesione personale gravissima, deformazione dell'aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso commessi dal coniuge anche separato o divorziato o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa, vengano a trovarsi in stato di bisogno), possono chiedere una provvisionale da imputarsi nella liquidazione definitiva dell'indennizzo. Infine, l'organo di polizia che procede a seguito di denuncia o querela per fatti riconducibili ad alcuni reati commessi in ambito di violenza domestica, qualora dai primi accertamenti emergano concreti e rilevanti elementi di pericolo di reiterazione della condotta, ne dà comunicazione al prefetto che può adottare misure di vigilanza dinamica, da sottoporre a revisione trimestrale, a tutela della persona offesa.
di Adriana Pollice
Il Manifesto, 4 dicembre 2021
Il Cdm ha approvato il disegno di legge che passa ora al parlamento. Il testo introduce la procedibilità d'ufficio, l'uso del braccialetto elettronico e la sorveglianza dinamica per le vittime.
"La necessità è far emergere i molti casi di violenza che non vengono denunciati": così la ministra Mariastella Gelmini ha riassunto la ratio del ddl per la prevenzione e il contrasto della violenza nei confronti delle donne e della violenza domestica, approvato ieri in Consiglio dei ministri.
Al testo ha lavorato tutta la pattuglia femminile del governo, a cominciare dalle due componenti tecniche, Marta Cartabia e Luciana Lamorgese. I numeri rendono la gravità del fenomeno: 109 vittime in 11 mesi con una percentuale di casi denunciati appena del 15, 16%. Un dato così basso che ha finito per rendere poco incisivo il Codice rosso, che nel 2019 ha modificato la disciplina penale e processuale della violenza domestica e di genere, ma che dipende dalla querela di parte.
Il disegno di legge (che passa adesso in parlamento) prevede invece la procedibilità d'ufficio per reati come percosse, lesioni, violenza privata, minacce aggravate, violazione di domicilio e danneggiamento "quando il fatto è commesso, nell'ambito di violenza domestica, da soggetto già ammonito".
Tra le novità, il fermo in presenza di gravi indizi, anche senza la flagranza di reato, in caso di pericolo; l'uso del braccialetto elettronico; l'inasprimento delle pene per i reati di percosse, lesioni, minacce, violazione di domicilio e danneggiamento per chi è già stato ammonito; indennizzi per le vittime già nella fase delle indagini preliminari.
Il testo, frutto del lavoro delle ministre Elena Bonetti, Lamorgese e Cartabia, Mara Carfagna, Mariastella Gelmini, Fabiana Dadone ed Erika Stefani, prevede una nuova ipotesi di fermo che "permette l'intervento tempestivo alla polizia giudiziaria qualora l'urgenza della situazione non consenta di attendere il provvedimento del giudice. La misura viene prevista per categorie di reati quali i maltrattamenti in famiglia, le lesioni e lo stalking, che normalmente preludono alla commissione di condotte criminose più gravi". Si estendono i reati per i quali scatta l'obbligo di informare la vittima sui centri antiviolenza presenti sul territorio e di metterla in contatto qualora ne faccia richiesta.
Braccialetto elettronico: è previsto un uso più estensivo; in caso di manomissione scatta il carcere. Si stabilisce inoltre che in caso di rifiuto del braccialetto elettronico il giudice preveda una misura più grave. Il ddl estende l'applicabilità delle misure di prevenzione personali anche ai soggetti indiziati di alcuni gravi reati commessi nell'ambito dei fenomeni della violenza di genere e domestica (violenza sessuale, omicidio, lesioni permanenti al viso). I provvedimenti di scarcerazione e di cessazione della misura di sicurezza detentiva devono essere immediatamente comunicati alla persona offesa. I percorsi di recupero diventano più stringenti, la mancata partecipazione o l'elusione degli obblighi comportano la revoca della sospensione condizionale. Infine, l'organo di polizia, qualora emergano concreti e rilevanti elementi di pericolo, ne dà comunicazione al prefetto che può adottare misure di vigilanza dinamica, da sottoporre a revisione trimestrale, a tutela della persona offesa.
Alla fine del Cdm le ministre si sono presentate in conferenza stampa: "Il ddl contiene un ventaglio di misure - ha spiegato Cartabia - che hanno un duplice obiettivo: rafforzare gli strumenti di prevenzione e di protezione. Due punti previsti dalla convenzione di Istanbul, insieme alla punizione e alle politiche integrate. Forse la misura più forte è quella del fermo di fronte al pericolo per l'incolumità delle donne. Il ddl, inoltre, rafforza l'applicabilità delle misure cautelari coercitive. Con la violazione del divieto di avvicinamento ora è previsto l'arresto obbligatorio a cui deve seguire una misura cautelare coercitiva per evitare che la persona possa essere rimessa in libertà in vista del processo".
E Lamorgese: "Ci sarà un aiuto economico già nella fase delle indagini. Abbiamo esteso la misura prevista in materia di estorsioni: le donne, o gli orfani, potranno avere un terzo dell'indennizzo totale. Le donne spesso non denunciano perché si trovano in una condizione economica difficile". Sulla proposta di dare la scorta alle vittime non si è raggiunto l'accordo, troppo limitativo della libertà personale tanto da sembrare una ulteriore punizione nei confronti di chi è perseguitato. Si è scelta la tutela dinamica. Carfagna ha posto l'accento sulla necessità di reintervenire sul tema: "Il ddl incide su una serie di disposizioni normative il cui combinato disposto, fino ad oggi, ha indebolito l'azione della magistratura e delle forze dell'ordine".
Insoddisfatta la presidente della Rete nazionale Dire, Antonella Veltri: "Il governo procede senza consultare i centri antiviolenza. Il ddl contiene elementi, quali ad esempio l'ammonimento per il reato di violenza sessuale, che destano preoccupazione. Continua un approccio di tipo emergenziale, che porta a un proliferare di norme penali ma la loro effettiva applicazione è a discrezione del singolo magistrato, la cui cultura ne condiziona l'efficacia". E La senatrice di Leu, Loredana De Petris: "La legge si muove sul fronte della repressione e dei controlli ma occorre anche restituire ai centri antiviolenza quei fondi che sono stati erosi e rifinanziare il reddito di libertà".
casertanews.it, 4 dicembre 2021
Il nodo dei permessi natalizi e dei vaccini nel mirino della Garante Belcuore: "Serve open day all'interno del penitenziario". Sale a 20 il numero dei positivi tra i detenuti del reparto Nilo del carcere di Santa Maria Capua Vetere. Dopo il primo giro di tamponi - che aveva fatto emergere la positività al coronavirus di 13 reclusi - la seconda serie di test ha fatto salire il numero dei contagiati. Ulteriori tamponi saranno somministrati nei prossimi giorni tra il 4 ed il 9 dicembre. E proprio in virtù dei controlli che i colloqui all'indomani dell'Immacolata saranno con ogni probabilità sospesi, con la possibilità comunque di ricevere il "pacco" dall'esterno e di effettuare la videochiamata.
Una situazione che preoccupa e non poco l'amministrazione penitenziaria al punto che lo stesso capo del Dap, Bernardo Petralia, sta seguendo personalmente la vicenda. "Si tratta di positività asintomatiche", ha detto Petralia nel corso della presentazione del calendario della Polizia Penitenziaria nella sala della protomoteca del Campidoglio. Ma l'isolamento cui ora sono sottoposti i detenuti positivi pone una serie di problematiche relative ai permessi che molti dei detenuti sammaritani hanno richiesto per trascorrere qualche giorno a casa durante le festività natalizie.
"Ho chiesto al magistrato di sorveglianza di scaglionare i permessi natalizi già da ora e fin dopo Capodanno - ha spiegato la garante provinciale per i detenuti Emanuela Belcuore - In pratica sia dopo i permessi di 12 ore sia per quelli di qualche giorno al rientro in carere il detenuto viene messo in isolamento per qualche giorno per scongiurare focolai Covid. Il problema è che le celle di isolamento possono contenere un numero limitato di detenuti. Per questo ho chiesto la dilazione dei permessi in un periodo più lungo ed evitare che i permessi vengano sospesi". Ma il nodo permessi non è l'unico. "È necessario che ci sia un open day vaccinale dedicato ai detenuti all'interno del carcere - prosegue Belcuore - Ho chiesto all'Asl di attivarsi in tal senso perché la maggioranza dei detenuti non ha la prima dose, mentre alcuni che l'hanno fatta non hanno ricevuto la seconda. Al momento non abbiamo ricevuto alcuna risposta".
Vita, 4 dicembre 2021
Insieme ad altre organizzazioni presenti in Grecia, Intersos ha firmato una lettera indirizzata al Papa. "Vostra Santità", si legge, "crediamo che la permanenza di questi esseri umani per molti mesi in luoghi di isolamento li privi dei diritti fondamentali, non aiuti la loro integrazione e spesso crei loro problemi vitali, esistenziali e mentali"
"La visita del Papa a Lesbo ricorderà al mondo che ci sono bambini, donne e uomini chiusi nei campi senza dignità e sicurezza", dice Apostolos Veizis, direttore di Intersos in Grecia, alla vigilia dell'arrivo sull'isola greca di Papa Francesco. "In questi giorni le autorità hanno lavorato per il suo arrivo e si sono visti diversi cambiamenti, vorremmo che venisse più spesso così da non vedere i più i campi" aggiunge.
Nel campo cosiddetto Moria 2.0 vivono attualmente 2119 persone su un totale sull'isola di Lesbo di 2340 abitanti. Questo insediamento è stato allestito dopo l'incendio del grande campo di Moria il 9 settembre dello scorso anno. Da allora l'organizzazione umanitaria Intersos ha avviato progetti sulla salute mentale e assistenza psicosociale per le donne sole o con figli, spesso sopravvissute a violenze o in stato di forte malessere fisico-mentale risultato dei mesi o anni di permanenza nei campi, in condizioni di vita non dignitose, e in costante attesa di un ricollocamento. Ci sono donne sopravvissute a violenze domestiche, abusi sessuali, matrimoni precoci nei paesi di origine o durante il viaggio verso l'Europa, ma molte raccontano anche al nostro team di aver subito abusi nel campo a Lesbo.
"L'Europa deve porre fine alle politiche di respingimento, contenimento e carceri e deve mostrare solidarietà alle persone in cerca di asilo. Non stiamo affrontando una crisi dei rifugiati ma stiamo affrontando una crisi fatta di politiche e mancanza di volontà politica" afferma Veizis. Intersos, insieme ad altre organizzazioni presenti in Grecia ha inviato una lettera al Papa.
La sua visita a Lesbo ci riempie di gioia e speranza. Per noi è molto importante che la Chiesa cattolica mostri così il suo grande interesse per i rifugiati, i più deboli e perseguitati di questo mondo. Ricordiamo con grande emozione la sua precedente visita e assistiamo alla sua costante mobilitazione personale per i profughi che attraversano il Mediterraneo cercando di raggiungere soprattutto i paesi del Sud Europa. Indipendentemente dall'atteggiamento di ciascuno di noi in materia di fede e di religione, questo indirizzo della sua Chiesa verso l'Altro, nel quale cerca il Prossimo, è uno dei segni più confortanti del nostro tempo. La crisi dei rifugiati, come ben sapete, non è finita. I recenti eventi in Afghanistan, così come i drammatici sviluppi in altre parti del nostro mondo, che non ricevono la stessa pubblica attenzione, come lo Yemen e l'Etiopia, accrescono costantemente i rischi per la propria vita e la propria libertà di sempre più persone. Queste persone hanno bisogno e hanno diritto alla protezione internazionale, come stabilito/concordato da tutte le nazioni nella Convenzione di Ginevra dopo la dolorosa esperienza della seconda guerra mondiale.
Questo diritto non deve essere relativizzato o contestato. I paesi europei non possono e non devono negare la loro parte di responsabilità nella protezione dei rifugiati. Spostare la responsabilità su altri paesi in cambio di aiuti finanziari aumenta le disuguaglianze globali ed è moralmente deplorevole. Allo stesso tempo, espone spesso i rifugiati al rischio di maltrattamenti o li pone in uno stato di protezione soggetta a limitazioni. Un'Europa fondata sui valori dell'umanità, della democrazia e della solidarietà non può essere legittimata nello spostare costantemente altrove le sue responsabilità. Lo stesso vale per certi governi europei che negano, da se stessi, la propria parte di responsabilità. Sappiamo che Lei, Santità, fa ogni sforzo e influenza per cambiare.
A Lesbo vedrà migliaia di rifugiati dall'Afghanistan, dall'Iraq, dal Congo e da decine di altri paesi. Alcuni di loro rimarranno in Grecia per sempre e lo Stato greco deve elaborare immediatamente un piano per la loro integrazione. Un'altra parte, nell'ambito della ripartizione delle responsabilità, sarebbe a nostro avviso necessario l'intervento degli altri Paesi europei nell'ambito di un nuovo piano di ricollocazione, come quello che ha funzionato, in una certa misura all'interno dell'Unione Europea, negli anni 2015-2017.
Probabilmente noterà che la popolazione di rifugiati di Lesbo è inferiore a quella del 2016. In effetti, migliaia di persone sono state trasferite nell'entroterra e in numero minore negli altri paesi europei. Tuttavia, c'è chi non ha potuto raggiungere la Grecia. Ci sono denunce, che le organizzazioni internazionali considerano comprovate e fondate, secondo le quali vengono perpetrate gravi violazioni dei diritti dei rifugiati al confine europeo che arrivano al loro respingimento in Turchia. Questa tattica mette in pericolo immediato la vita delle persone, compresi i bambini piccoli, che spesso sono lasciati senza protezione in mare. Questa tattica illegale deve cessare immediatamente e vi invitiamo a esercitare tutta la vostra influenza affinché si fermi, ma anche affinché ci siano strumenti di indagini indipendenti su tali incidenti.
Verrete probabilmente informato dalle competenti autorità greche sui nuovi Centri di Accoglienza e Identificazione "chiusi e controllati" che si stanno preparando su cinque isole dell'Egeo per l'accoglienza dei richiedenti asilo. Il primo è già stato inaugurato ed è operativo a Samos. Vorremmo condividere le nostre opinioni su questi. Crediamo che la permanenza di questi nostri simili per molti mesi in luoghi di isolamento, lontano dalle città e dalla popolazione locale, li privi dei diritti fondamentali, non aiuti la loro integrazione e spesso crei loro problemi vitali, esistenziali e mentali. Per noi, l'integrazione nella futura società di accoglienza è un processo che dovrebbe iniziare dal primo giorno.
L'isolamento delle persone in queste condizioni significa che non hanno un facile accesso ai servizi sanitari, ma anche - molto spesso - i bambini sono privati del diritto all'istruzione. In effetti, stare in queste condizioni è, purtroppo, più simile a una prigione a cielo aperto. Questa caratterizzazione è supportata anche dalle significative restrizioni poste alla libertà di movimento dei richiedenti asilo che vivono in questi centri. Riteniamo che questi nuovi centri, finanziati esclusivamente dall'Unione Europea, debbano essere completamente riformati e che cambi la filosofia che li ispira, al fine di garantire il rapporto vivo dei richiedenti asilo con le comunità locali e la loro normale integrazione in esse. Allo stesso tempo, occorre compiere ogni possibile sforzo per assicurarsi che i richiedenti asilo non perdano i loro diritti fondamentali, come l'accesso alla salute e all'istruzione. E, soprattutto, non perdano la loro libertà e dignità.
Vostra Santità, Vorremmo avere l'opportunità di condividere con voi queste preoccupazioni nostre e di altri che per brevità non presentiamo qui, in un incontro con voi. Infine, desideriamo esprimere la nostra gratitudine per il fatto che, come leader religioso di miliardi di credenti, lei si oppone con coerenza a qualsiasi fenomeno di xenofobia e razzismo, ricordando - a credenti e non credenti - il valore fondamentale su cui si basa la nostra convivenza comune, cioè la nostra comune specie umana".
I firmatari: A Drop in the Ocean; Actionaid Hellas; ARSIS - Association for the Social Support of Youth; Βabel Day Center; Caritas Hellas; Centre Diotima; Changemakers Lab; Community Pope John XXIII; Danish Refugee Council (DRC); ECHO100PLUS; ELIX; Equal Rights Beyond Borders; Europe Must Act; Fenix - Humanitarian Legal Aid; Greek Council for Refugees (GCR); Greek Forum of Migrants; Greek Forum of Refugees; Hellenic League for Human Rights; HIAS Greece; Humanrights360; INTERSOS; INTERSOS Hellas; Irida Women's Center; Jesuit Refugee Service Greece (JRS Greece); Lesvos Solidarity; Médecins du Monde - Greece; Network for Children's Rights; Mobile Info Team (MIT); Odyssea; Refugee Legal Support; Refugee Support Aegean (RSA); Samos Advocacy Collective; Samos Volunteers; SolidarityNow; Still I Rise; Symbiosis-School of Political Studies in Greece, Council of Europe.
di Nadia Urbinati
Il Domani, 4 dicembre 2021
Una fonte di disagio sociale è direttamente connesso al rapporto con il digitale, che è penalizzante per larghe fasce di popolazione che non possiedono la materia prima. La digitalizzazione che il nostro governo porta come fiore all'occhiello del Pnrr, tiene fuori milioni di cittadini, lavoratori e studenti. Se ne preoccuperanno a Palazzo Chigi?
La connettività a Internet è una delle condizioni perché ci siano pari opportunità - nella scuola come nel lavoro, come nella vecchiaia, come nella vita quotidiana di tutti - visto che gli sportelli dell'amministrazione pubblica si stanno di fatto trasferendo dai luoghi fisici alla rete.
Il cinquantacinquesimo rapporto Censis 2021 sulla situazione sociale del paese ha un capitolo sul "boom della povertà." Nel 2020 due milioni di famiglie italiane vivono in povertà assoluta, più del doppio rispetto a dieci anni fa - una crescita del +104,8 per cento. La crescita della povertà è legata prima di tutto alla diminuzione dell'occupazione e a pensioni insufficienti. L'aumento è sostenuto soprattutto al Nord (+131,4 per cento) rispetto al Centro (+67,6 per cento) e al Sud (+93,8 per cento).
La pandemia ha dato il colpo di grazia alla debolezza strutturale del sistema economico del paese. Tra le famiglie cadute in povertà assoluta durante il 2020, il 65 per cento risiede al Nord, il 21 per cento nel Mezzogiorno, il 14 per cento al Centro. Una fonte di disagio sociale deriva dal rapporto con il digitale, che è penalizzante per larghe fasce di popolazione che non possiedono la materia prima. La digitalizzazione che il nostro governo porta come fiore all'occhiello del Pnrr, tiene fuori milioni di cittadini, lavoratori e studenti. Se ne preoccuperanno a Palazzo Chigi?
Il problema era già stato osservato nei primi mesi del lockdown 2020 quando è emerso il dislivello di opportunità materiali tra studenti in ragione dell'appartenenza di classe. Senza un computer, un modem e una linea wi-fi oggi si rischia l'analfabetizzazione di massa. Il rapporto Censis ci dice che il 35,2 per cento degli studenti degli ultimi anni delle superiori e dell'università ha avuto difficoltà nella formazione a distanza per questa ragione; e che l'11 per cento degli occupati in urgente necessità di tenere le proprie attività lavorative in versione digitale, è stato penalizzato. La povertà viaggia sul web.
Difficoltà scolastica e povertà stanno insieme. Il calcolo è che per il 60,7 per cento degli italiani, "in assenza di interventi adeguati", il digitale aumenterà le disuguaglianze e sarà un fattore decisivo di povertà. La connettività a Internet è una delle condizioni perché ci siano pari opportunità - nella scuola come nel lavoro, come nella vecchiaia, come nella vita quotidiana di tutti - visto che gli sportelli dell'amministrazione pubblica si stanno di fatto trasferendo dai luoghi fisici alla rete.
I nostri ministri tecnologici intimano rimproverano al sistema scolatico di far studiare le guerre puniche invece che l'informatica. Sarebbe desiderabile, piuttosto, che i ministri competenti si interrogassero su che cosa fanno o stanno facendo loro per rendere quello strumento che tanto magnificano (giustamente) un bene di base, un diritto essenziale. Che si prendessero la responsabilità di rendere il possesso e l'uso di questo mezzo alla portata di tutti i cittadini. E' chiedere troppo di studiare sia le guerre puniche che i rudimenti informatici? E' chiedere troppo pretendere per tutti e tutte l'opportunità materiale e conoscitiva di studiare e lavorare? Ovviamente non lo è. Meno dichiarazioni roboanti più azione concreta, celere e utile.
- Giovani detenuti e giornalismo, il servizio in onda oggi su Rai 3
- Bologna. I detenuti parlano di salute. Da radio carcere
- Cremona. In visita alla Casa circondariale il capo del Dap Bernardo Petralia
- Pavia. Dal carcere assenti direttore, sostituta e vertici della Polizia penitenziaria
- Patto sui migranti: un'Europa più forte deve agire unita (come sui vaccini)









