di Giovanni Tizian
Il Domani, 17 giugno 2021
Un gruppo di militari dell'esercito italiano in missione in Libia aspetta il cambio con altri loro colleghi provenienti dall'Italia da quasi un mese, ai quali però l'ambasciata libica a Roma non ha ancora rilasciato i visti per i passaporti. Il risultato è che le nuove truppe non possono partire per garantire l'avvicendamento condannando i loro colleghi a restare in Libia. La task force che si trova a Misurata si chiama "Ippocrate", che dipende dal comando di stanza a Tripoli. L'ospedale da campo è da tempo nel mirino del governo libico, in quel territorio l'influenza della Turchia di Erdogan ha raggiunto l'apice. Al ministero della Difesa e agli Esteri c'è il massimo riserbo. Il dossier è tra i più delicati. Fonti di entrambi i ministeri garantiscono che i ministri Guerini e Di Maio stanno collaborando con tutto il governo per ottenere i visti per riportare a Roma i soldati bloccati a Misurata.
Ostaggi a Misurata non è un film. Ma la storia di un gruppo di militari dell'esercito italiano in missione in Libia che aspetta il cambio con altri loro colleghi provenienti dall'Italia da quasi un mese, ai quali però l'ambasciata libica a Roma non ha ancora rilasciato i visti per i passaporti. Il risultato è che le nuove truppe non possono partire per garantire l'avvicendamento condannando i loro colleghi a restare in Libia.
Il limbo burocratico è diventato un caso diplomatico, che agita ministri e governo. I militari bloccati in attesa del cambio prestano servizio nell'ospedale da campo campo conosciuto con il nome "Role 2". La task force che si trova a Misurata si chiama "Ippocrate", che dipende dal comando di stanza a Tripoli. L'ospedale da campo è da tempo nel mirino del governo libico, in quel territorio l'influenza della Turchia di Erdogan ha raggiunto l'apice. L'esercito turco infatti ha dato una grande mano nella guerra contro il generale nemico Haftar e il campo dove ora c'è l'ospedale militare italiano potrebbe finire in mano loro.
Il ricatto dei visti va letto nel contesto più ampio dei rapporti tra Roma e Tripoli. La questione migranti è ufficialmente in primo piano, con i milioni di euro dati dall'Italia e dall'Europa alla guardia costiera libica, che intercettando i barconi nel mediterraneo è diventata di fatto la polizia di frontiera di Bruxelles e di Roma. C'è, tuttavia, una partita più grossa, quella economica. Con la Turchia che la fa sempre più da da padrona in un'area strategica per porti e commercio. Misurata è il primo polo industriale.
Dunque nella cordialità dimostrata dal premier libico Abdelhamid Dabaiba nei confronti del presidente del consiglio Mario Draghi e del ministro degli esteri Luigi Di Maio c'è molta forma e poca sostanza: a partire dal gioco sulla pelle dei soldati che vogliono rientrare a Roma dalle famiglie e che non possono farlo perché l'ambasciata libica a Roma non firma i visti. Al ministero della Difesa e agli Esteri c'è il massimo riserbo. Il dossier è tra i più delicati. Fonti di entrambi i ministeri garantiscono che i ministri Guerini e Di Maio stanno collaborando con tutto il governo per ottenere i visti per riportare a Roma i soldati bloccati a Misurata. L'umore è pessimo tra i soldati che erano pronti a ricevere il cambio dopo mesi di missione, ormai è palese che i libici non li vogliono a Misurata, e questo è l'ennesimo segnale ostile. Fonti sul territorio spiegano a Domani che la situazione è insostenibile, "ci sentiamo prigionieri in una missione ormai inutile, con i libici che non ci vogliono e stanno cercando di farcelo capire in tutti i modi", è in sintesi il pensiero condiviso da alcuni "ostaggi". Il cambio di personale sul campo segue regole precise. Alle volte si sostituiscono fino a 30 soldati per volta fino a completare il giro e far tornare in patria le persone che sono in Libia da sei mesi. Solo i medici restano meno, due o tre mesi al massimo.
Non è la prima volta che con la scusa della mancanza del visto sul passaporto il governo libico crea problemi all'esercito italiano. Nel luglio 2020 erano stati bloccati dal governo 40 soldati atterrati a Misurata che avrebbero dovuto dare il cambio ai loro colleghi della missione Ippocrate. Il motivo? La mancanza di visti sul passaporto. Dunque le minacce scorrono sottotraccia da tempo. Con l'aggiunta che governo di Tripoli ha promesso alla Turchia, come emerso da notizie di stampa, una base a Misurata. Insomma, non sono pochi a credere che dietro la scortese mossa dei visti, una forma di pressione sull'Italia, ci possa essere l'impronta di Erdogan.
Di certo nell'ultimo anno il campo "Role 2" è diventato scomodo. Il 5 agosto scorso il ministro della Difesa Guerini aveva annunciato al termine di un incontro bilaterale con l'allora premier Serraj la piena disponibilità a spostare la struttura in "un'area più funzionale". Poco dopo questo annuncio la Libia annunciava un nuovo accordo con Turchia e Qatar per la formazione delle truppe nazionali libiche.
L'operazione Ipppocrate - Sul sito della Difesa si legge che "l'operazione, dal 1° gennaio 2018, è stata riconfigurata nell'ambito delle attività di supporto sanitario e umanitario previste dalla "Missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia". Le notizie ufficiali sulla missione riportano un contingente di circa 300 militari e oltre 100 mezzi terrestri. Il personale sanitario proviene dal policlinico militare del Celio di Roma e un team dedicato fornisce consulenza e addestramento per i medici libici. L'ospedale da campo è definito tecnicamente "Role 2", con una capacità di 50 posti letto circa e reparti di pronto soccorso, terapia intensiva, radiologia, laboratorio di analisi. Oggi praticamente inutilizzato, chi ci ha lavorato ultimamente è ancora più netto: "Teniamo lì gente a non fare nulla, oltretutto a Misurata città c'è un ottimo ospedale civile".
Le frizioni con i libici - É capitato anche che libici ostacolassero l'arrivo delle derrate alimentari all'interno della base italiana e che alcune ditte, con contratti per la manutenzione, venissero bloccate all'esterno della base per diverse settimane. "Continuano a ricattarci perché ci vogliono fuori da qui", è il sentimento diffuso tra il personale che è rientrato dalla missione. Fuori, cioè, dall'aeroporto militare sede dell'accademia militare libica di Misurata occupata dagli italiani da almeno 4 anni. Da tempo in maniera non troppo formale l'esercito libico chiede i nostri contingenti di lasciare l'area, senza grandi risultati. libici rivogliono tutte le cinque palazzine di tre piani dove alloggiano le forze armate italiane. Palazzine realizzate dai russi, poi ristrutturate dagli inglesi e successivamente dagli italiani all'epoca dell'istallazione del campo. Ora, però, arrivano i Turchi.
di Kento*
Il Fatto Quotidiano, 17 giugno 2021
Per i ragazzi delle carceri minorili, Tupac è un'icona. Una figura mitologica come Maradona, Bruce Lee, Scarface, Padre Pio. Non importa che sia morto parecchi anni prima della loro nascita, non importa che molti di loro non abbiano mai sentito una delle sue canzoni. La bandana annodata sulla fronte, il dito medio alzato, il "Fuck the world" urlato sorridendo fanno parte del loro immaginario collettivo in modo indelebile, e gli anni sembrano rafforzare anziché sbiadire questo ruolo.
Quando tengo i miei laboratori di scrittura dietro le sbarre, ho quindi l'abitudine di citare 'Pac molto spesso, specie considerando che anche lui è stato detenuto, e in cella ha scritto alcune delle sue liriche più importanti. Quando lo faccio, gli occhi si accendono, l'attenzione si fa totale. Una volta un ragazzo mi interruppe, raggiante, per farmi vedere il tatuaggio sull'addome: sotto un paio di cicatrici sfrangiate (che potevano essere o non essere vecchie coltellate) si leggeva, con tratto incerto ma ortografia ineccepibile, un grosso THUG LIFE: appunto lo stesso tatuaggio di Shakur.
Tatuarsi è uno dei passatempi preferiti dei giovani reclusi. Il problema è che viene fatto con strumenti di fortuna e, ovviamente, dai ragazzi stessi. Quindi non c'è né la sterilità di un laboratorio professionale né la stessa garanzia di un risultato esteticamente accettabile. Le braccia e a volte anche la faccia di chi si tatua in prigione assomigliano a un foglio scarabocchiato a pennarello, il che crea dei grossi problemi a chi, una volta libero, ha la necessità di rendersi "presentabile" per un lavoro o un'opportunità di qualsiasi tipo.
Ma mettermi a fare la predica in quel momento avrebbe ammazzato l'entusiasmo del giovane che avevo di fronte, e del resto un segno sull'addome - anche se mal fatto - è un problema minore che avere lo stesso segno sulla fronte. Quindi ho sorriso, ho annuito e gli ho chiesto: "Bello, ma sai che cosa significa?" "Certo! - mi ha risposto subito - Significa vita dura, vita criminale!" "Hai ragione, ma c'è anche un significato nascosto e più profondo..." e gli ho raccontato l'acronimo T.H.U.G.L.I.F.E. così come lo spiegava lo stesso Tupac: The Hate U Give Little Infants Fucks Everybody, l'odio che date ai bimbi piccoli fotte tutti. Da quel momento, il mio nuovo amico è stato ancora più fiero della scritta sulla sua pancia, che ha acquisito un significato fortissimo in quel luogo, dove ragazzi spesso poco più che bambini combattono con l'odio dato e ricevuto per la maggior parte della loro giovane vita.
In questi giorni di metà 2021 in cui Tupac Amaru Shakur compirebbe cinquant'anni, mi ritrovo spesso a chiedermi cosa direbbe delle nuove e antiche questioni sociali che ancora ci accompagnano. Mi chiedo cosa direbbe ai miei ragazzi rinchiusi, che parole sceglierebbe per motivarli e incoraggiarli a non arrendersi. Lui che in soli 25 anni su questo pianeta ha tracciato un percorso che va dalle Black Panthers al gangsta rap, dalla poesia performativa alla passerella delle sfilate di Versace, attraversando buona parte della cultura popolare e della politica della fine del '900.
Quando, al minorile, ci sediamo di fronte allo schermo a guardare i suoi videoclip, il primo è immancabilmente "Dear Mama", dedicato appunto alla madre Afeni Shakur. Una canzone che ne celebra la forza e del coraggio (Afeni è stata una militante del Black Panthers Party e per questo è stata detenuta a sua volta) ma anche le cadute e la tossicodipendenza. Una storia famigliare in cui alcuni dei detenuti si possono rispecchiare in prima persona, e di cui tutti apprezzano la carica straordinaria di realtà. Buon compleanno Tupac Amaru Shakur. 16 giugno 1971 - 16 giugno 2021 - ∞
*Rapper e insegnante
di Roberto Ciccarelli
Il Manifesto, 17 giugno 2021
Secondo l'Istat ecco i primi effetti della pandemia sociale in un paese privo di un Welfare che assicura il diritto dell'esistenza delle persone: 5,6 milioni in povertà assoluta. E il "reddito di cittadinanza" ne copre solo 2,6. 1,3 milioni di minori sono in povertà. Secondo la Garante per l'Infanzia Garlatti sono aumentati di 200 mila unità in un solo anno. 29,3 per cento: è l'incidenza della povertà assoluta tra i cittadini stranieri residenti, è il 7,5% tra gli italiani. I cittadini extracomunitari residenti da meno di 10 anni sono stati esclusi da una norma razzista di Lega e Cinque Stelle. Ora serve la trasformazione del loro "reddito" in un reddito di base incondizionato. Altrimenti il prossimo anno ci sarà l'aumento di un altro milione di poveri.
Un milione di poveri assoluti in più nel primo anno della pandemia: da 4,6 milioni nel 2019 a oltre 5,6 nel 2020. Le famiglie in povertà sono oltre due milioni. Senza un'evoluzione del cosiddetto "reddito di cittadinanza" verso un reddito di base l'anno prossimo ci ritroveremo a commentare l'aumento di un altro milione di poveri. Questa misura può essere creata innalzando i criteri di accesso come l'indicatore della situazione economica equivalente (Isee) liberato da vincoli e condizionalità che oggi escludono i soggetti più colpiti: i lavoratori poveri che hanno perso il lavoro e i cittadini extracomunitari residenti da meno di dieci anni.
Le stime comunicate ieri dall'Istat sono definitive. Mai questo livello era stato raggiunto dal 2005, anno in cui sono iniziate ad essere compilate le serie storiche. Rispetto alla crisi del 2007-2008, da cui l'Italia non si è ancora ripresa, quella innescata dal Covid si annuncia peggiore, mentre gli strumenti del Welfare restano inadeguati.
I senatori dei Cinque Stelle in commissione lavoro ancora ieri hanno rilanciato l'idea per cui il "reddito di cittadinanza" - in realtà un sussidio di ultima istanza collegato a politiche attive del lavoro particolarmente feroci sulla carta e mai ancora applicate - è stato "un fondamentale strumento di protezione sociale in questo anno drammatico". Più che una diga, questo "reddito" è stato un lenitivo che non ha raggiunto nemmeno tutta l'area della povertà assoluta preesistente al Covid. Secondo l'Istat nel 2019 gli individui in questa condizione erano poco più di 4,6 milioni, mentre l'anno prima erano poco superiori ai 5 milioni (un calo di poco più di 400 mila unità, dunque). Per l'Inps ad aprile 2021 il "reddito" (559 euro medi mensili) copriva 1,1 milioni famiglie, 2,6 milioni di persone, poco più della metà dei poveri assoluti nel 2019.
Come si spiega questo fenomeno? Per i limiti restrittivi concepiti per escludere e non includere. Per ottenere il beneficio bisogna avere, tra l'altro, un Isee inferiore a 9.360 euro; un patrimonio finanziario non superiore a 6 mila euro; un reddito familiare inferiore a 6 mila euro moltiplicato per una scala di equivalenza che penalizza le famiglie numerose (le più colpite oggi). Questi criteri, già oggi, impediscono di raggiungere potenzialmente tutti i poveri assoluti. Non solo: escludono tutti coloro che hanno perso il lavoro, quindi una fonte di reddito, e quelle che non hanno perso il lavoro ma il reddito con la cassa integrazione. Il problema è stato posto inutilmente già durante i mesi più drammatici dei lockdown. Invece di modificare questi problemi strutturali il governo "Conte 2" ha inventato un'altra misura, il "reddito di emergenza". Si tratta di un doppione del "reddito di emergenza" che risponde a criteri leggermente più ampi, ma pur sempre temporanei e occasionali, del tutto inadeguati per rispondere a un'emergenza strutturale che rischia di durare anni.
Nella sua analisi l'Istat segnala come il "reddito di cittadinanza", misure straordinarie come bonus erogati senza alcuna prospettiva e le casse integrazioni abbiano diluito "l'intensità della povertà assoluta", ma in tutta evidenza non hanno fermato il suo aumento in termini assoluti. Sono stati persi molti redditi principali nelle famiglie, ma anche molti secondi redditi, quelli ad esempio delle donne che di solito permettono di mantenere la famiglia al di sopra la soglia della povertà. Insieme ai giovani la crisi le ha colpite molto duramente. L'Istat dimostra che la nuova povertà riguarda anche le famiglie che, pur pagando un mutuo, sono povere e non riescono ad affrontare le spese fondamentali per il sostentamento. I criteri del "reddito di cittadinanza" escludono molte di queste persone che non erano povere in termini assolute, ma erano in condizioni critiche. La crisi ha peggiorato la loro condizione. Oggi però non possono dimostrare di essere povere perché il sussidio viene erogato in base alla situazione economica di due anni fa e non in base di quella corrente.
Altro dato fondamentale per capire la natura della crisi: sono colpite le famiglie con figli minori ed è aumentata la povertà assoluta dei bambini e degli adolescenti: 1,3 milioni di persone. Secondo l'Autorità Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza Carla Garlatti tra il 2019 e il 2020 i minorenni in povertà assoluta sono aumentati di 200 mila unità. L'incidenza di povertà assoluta è più elevata tra le famiglie con un maggior numero di componenti. E qui emerge il lato più inquietante, e meno discusso, della misura voluta da Lega e Cinque Stelle nel 2019: il suo razzismo. Per l'Istat le famiglie dei cittadini stranieri extracomunitari con figli sono le più colpite (29,3%). Tranne quelle residenti da più di dieci anni le altre sono escluse dal beneficio del "reddito" da una norma abnorme e incostituzionale.
Bin Italia: "Ora il reddito di base" - "Dal 2020 il dibattito sul reddito di base ha ricevuto un interesse mai registrato prima in tutto il mondo. Il primo ministro del Galles ha avviato una sperimentazione su 5 mila persone - afferma Sandro Gobetti del Basic Income Network-Italia - Accadrà lo stesso in Scozia per superare le forme di reddito minimo condizionato come l'Universal Credit inglese, cioè la somma dei sostegni ma più bassa. È quello che vogliono istituire da noi con il reddito di cittadinanza. In Italia noi chiediamo già da 1 anno l'innalzamento dei criteri di accesso alla misura (Isee) così da estendere la platea per raggiungere anche la povertà relativa e anticipare il rischio della povertà assoluta. Tra un anno ci sarà 1 milione di poveri in più. La somma dev'essere dignitosa. Va fatto un vero investimento sul Welfare. È giunto il momento di fare un vero dibattuto sul reddito incondizionato come richiesto dall'iniziativa dei cittadini europei in corso".
Alleanza contro la povertà: "Interventi urgenti, modificare il Reddito di emergenza" - Il cartello di associazioni e sindacati "Alleanza contro la Povertà" (che comprende realtà che vanno dalla Caritas alla Cgil) chiede la riforma del "reddito di cittadinanza" inglobando una parte della platea dei percettori del "reddito di emergenza" e il superamento delle misure che penalizzano o escludono dal beneficio proprio alcune famiglie con i minori e/o composte da cittadini stranieri. Chiede inoltre di "potenziare i servizi sociali per assicurare "un'adeguata presa in carico della popolazione e l'attivazione di percorsi di inclusione sociale". Chiede infine di "valutare con attenzione nella definizione dell'assegno unico ed universale a sostegno dei figli, introdotto il prossimo anno e nell'assegno temporaneo per figli di recente introduzione, modalità di integrazione con il reddito di Cittadinanza che tengano conto della drammatica incidenza della povertà tra le famiglie con minori".
di Chiara Cruciati
Il Manifesto, 17 giugno 2021
Mustafa Darwish, sciita, era stato arrestato da adolescente. Dopo anni di carcere e una confessione estorta sotto tortura, è stato giustiziato martedì. La protesta delle organizzazioni internazionali. Nonostante imbarazzanti promozioni, l'Arabia saudita continua a non essere luogo di rinascimento. Martedì il ministero degli interni di Riyadh ha annunciato l'avvenuta esecuzione della condanna a morte comminata a Mustafa Darwish. Un giovane sciita (minoranza marginalizzata e repressa nel regno sunnita), sorride nelle foto che la famiglia ha messo a disposizione della stampa nel 2015. Perché Mustafa - tranne per un brevissimo periodo - era in carcere da allora, per presunti crimini commessi all'età di 17 anni. L'accusa: aver partecipato alle proteste nella provincia orientale della petromonarchia, in corso da decenni e poi riprese con più forza tra il 2017 e il 2019, con il loro carico di durissima repressione, arresti, condanne a morte e la distruzione di interi quartieri. Il giovane era stato arrestato nel maggio 2015 e in quell'occasione il suo telefono era stato confiscato dalla polizia. Poco dopo era stato di nuovo arrestato con l'accusa di avere foto delle proteste dell'anno precedente sul suo cellulare.
La famiglia di Darwish non aveva ricevuto alcuna notifica dell'esecuzione, ha saputo della sua morte dalla rete. Pochi giorni fa il tribunale aveva confermato la pena capitale, nonostante le proteste delle organizzazioni per i diritti umani: all'epoca dei fatti Darwish era minorenne e il processo subito, dopo un lungo periodo di detenzione preventiva, è stato giudicato una farsa dall'associazione britannica Reprieve. "È stato messo in isolamento, picchiato così tanto da perdere conoscenza molte volte. Per far smettere le torture, ha confessato le accuse contro di lui", aggiunge Reprieve. Confessione che in tribunale ha detto essergli stata estorta.
Ora l'attenzione si concentra su altri prigionieri nelle stesse condizioni. Come Abdullah al-Howaiti, arrestato all'età di 14 anni e condannato a morte a 17. Non è la prima volta che l'Arabia saudita condanna a morte minorenni: nell'aprile 2019 era accaduto ad altri sei ragazzi, nonostante re Salman lo scorso aprile con un decreto reale (mai pubblicato in gazzetta ufficiale) abbia abolito la pena capitale per i minorenni. Gioco di magia: li condannano per crimini veri o presunti commessi da adolescenti, li uccidono dopo i 18 anni. Nel 2019 in Arabia saudita sono stati giustiziati 184 prigionieri, 27 nel 2020. Nel 2021 sono già 26 le pene capitali eseguite.
Corriere della Sera, 17 giugno 2021
La candidatura è stata presentata ufficialmente mercoledì nella sala "Caduti di Nassirya" al Senato della Repubblica. Costituito il Comitato promotore. Il primo a lanciare un segnale era stato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: "Il volontariato è una energia irrinunziabile della società". Così il Capo dello Stato aveva aperto l'anno che ha visto Padova come Capitale Europea del Volontariato. Ora questa occasione è finita, ma non è ancora terminato il percorso. Perché in occasione della cerimonia conclusiva, Emanuele Alecci, presidente di Padova Capitale, ha annunciato - come lascito dell'anno europeo - la candidatura del volontariato quale bene immateriale Unesco. E proprio mercoledì è stata presentata ufficialmente la richiesta all'Organizzazione delle Nazioni Unite, nella sala "Caduti di Nassirya" presso il Senato della Repubblica a Roma, presente il questore, senatore Antonio De Poli.
Si tratta di "un patrimonio generato dalla comunità - aveva anche aggiunto Sergio Mattarella - che si riverbera sulla qualità delle nostre vite, a partire da coloro che si trovano in condizioni di bisogno, o faticano a superare ostacoli che si frappongono all'esercizio dei loro diritti". Un "bene" prezioso, quindi. Come è stato possibile appurare anche in questi difficili mesi di pandemia: "Senza il volontariato non si sarebbe potuto far fronte al Covid-19. Non è una forzatura. È un dato di realtà".
Ecco il motivo di "questa proposta - ha sottolineato Emanuele Alecci -, che poggia su solide motivazioni. Il volontariato è un elemento di crescita morale e civile di ogni Nazione. È un bene prezioso, un capitale e un patrimonio che dobbiamo proteggere e sostenere. Per questo è necessario che il volontariato ottenga il riconoscimento Unesco quale bene immateriale. Questa candidatura vuole avere l'appoggio e il sostegno di tutte le forze attive in Italia a partire dal mondo istituzionale, politico, accademico e culturale. Perché soltanto correndo tutti insieme si potrà raggiungere questo importante risultato". Alla presentazione della candidatura era presente anche Andrea Orlando: "Quella marcia in più di cui dispone l'Italia che è il volontariato è stata una delle ragioni per cui le nostre comunità sono ripartite e stanno ripartendo e hanno saputo resistere e reagire ai momenti più difficili della diffusione pandemica - ha evidenziato il ministro del Lavoro -. Credo che questa iniziativa non sia solo giusta, condivisibile, da sostenere ma sia anche molto tempestiva", ha aggiunto il ministro, sottolineando che "se c'è un momento in cui questa scelta, e questa candidatura, una ragion d'essere, questo è proprio il momento migliore e più opportuno".
Per sostenere la candidatura è stato costituito un Comitato promotore composto, oltre che da Emanuele Alecci, da Giuliano Amato, vicepresidente Corte Costituzionale; Riccardo Bonacina, fondatore Vita Non-profit; Francesco Rocca, presidente Croce Rossa Italiana; Antonino La Spina, presidente nazionale Unpli; Fabrizio Pregliasco, presidente nazionale Anpas; Paola Capoleva, presidente Csv Lazio; Cristina De Luca, vicepresidente Fondazione Italia sociale; Giuseppe Lumia, associazione Luciano Tavazza; Andrea Carandini, presidente Fai; Luciano Fontana, direttore del Corriere della Sera, Marco Tarquinio, direttore di Avvenire; Ferruccio de Bortoli, presidente Vidas e altri ancora.
"La candidatura - ha concluso Alecci - sarà transazionale e da subito continueremo ad avviare collaborazioni con le grandi reti europee di volontariato al fine di avviare congiuntamente la richiesta all'Unesco. Sarà compito di ogni Paese lavorare su un dossier che risponda al formulario previsto per le candidature immateriali all'Unesco. Il materiale predisposto da ogni Paese diverrà un unico documento che sarà consegnato all'Unesco a sostegno di questa simbolica, ma quanto mai attuale candidatura. Un lavoro che avrà bisogno di almeno 12 mesi di iniziative e di impegno per il Comitato Promotore e per quanti vorranno aiutarci in questa avventura".
di Maurizio Carucci
Avvenire, 16 giugno 2021
Le situazioni esplosive dietro le sbarre e quelle caotiche nelle aule dei tribunali sollecitano una riforma totale della giustizia. Una necessità richiesta anche dall'Unione Europea, in vista dei fondi del Pnrr-Piano nazionale di ripresa e resilienza da assegnare all'Italia.
di Marco Maria Freddi*
Il Fatto Quotidiano, 16 giugno 2021
Qualche giorno fa sono uscito di casa per andare in ufficio. Passo davanti alla mia auto, la riconosco ma vedendo una persona alla guida tiro diritto pensando che l'auto fosse più avanti. Improvvisamente mi giro, guardo la targa e realizzo che si tratta effettivamente della mia auto.
Busso al finestrino e un giovane ragazzo apre lo sportello dell'auto, esce e trafelato mi spiega di non aver toccato nulla, l'ha trovata aperta, ci ha semplicemente dormito. Cercava continuamente spiegazioni nonostante continuassi a dirgli che andava tutto bene e alla fine, ringraziando, dinoccolando estraniato si allontana dall'auto.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 16 giugno 2021
Non c'è nulla di scandaloso o allarmante nella lettera inviata da Graviano alla ministra: lo fanno numerosi ergastolani ostativi - oltre ai detenuti ordinari - e la corrispondenza viene controllata dal Gom. Giuseppe Graviano, dal suo 41 bis, ha mandato una lettera alla ministra della Giustizia Marta Cartabia e si crea l'ennesima suggestione. Dopo che ne ha dato notizia Il Fatto Quotidiano, subito - come da copione - si muove il presidente della commissione antimafia Nicola Morra e i pm di Firenze che indagano sulle stragi.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 16 giugno 2021
"Sono lieto di formulare, a nome di tutta la Nazione e mio personale, le più sentite espressioni di gratitudine e apprezzamento alle donne e agli uomini della Polizia Penitenziaria per il costante e generoso impegno che pongono nell'adempimento dei loro doveri".
di Giulio Petrilli*
laquilablog.it, 16 giugno 2021
Dal ministero della giustizia arrivano per la prima volta i dati sui risarcimenti da ingiusta detenzione. Vedendoli con attenzione capisco che la battaglia che da sempre conduco per me e gli altri "invisibili" è giusta, giustissima. I dati parlano da soli. Nel 2020 sono state presentate 1108 istanze per la riparazione da ingiusta detenzione.
- Csm, contro il declino della giustizia è il tempo della responsabilità
- L'Italia riapre, la giustizia è rimandata a settembre
- "I giudici sono succubi dei pm, per questo le carriere vanno separate"
- L'exit strategy sulla prescrizione nascosta nell'emendamento Pd
- Giustizia terremotata, Cartabia invia gli ispettori a Milano e Verbania











