di Lucia Capuzzi
Avvenire, 28 marzo 2026
Con 25 miliardi di dollari spesi e 13 soldati morti, Donald Trump non ha ancora risposto all’unica domanda che quella mattina tutti si sono fatti: perché? Un mese esatto è trascorso da quella mattina del 28 febbraio in cui la coalizione israelo-americana ha iniziato i bombardamenti dell’Iran. Con 25 miliardi di dollari spesi e 13 soldati morti, Donald Trump non ha ancora risposto all’unica domanda che quella mattina tutti si sono fatti: perché? E dopo 4 settimane, non si è risolto nulla.
di Barbara Stefanelli
Corriere della Sera, 28 marzo 2026
Durante un incontro in un liceo milanese è stato chiesto da uno studente: “Qual è il punto che ci farà dire accettabile/inaccettabile?”. Difficile dire se esista anche solo una piattaforma - magari una zattera - sulla quale ci potremo riunire per esprimere un giudizio condiviso. Il diritto si è di colpo mutato in una spada impugnata dal più forte in campo. Se il nome di un’operazione militare è un manifesto in due parole, un’intenzione comunicata prima delle bombe (o durante, ormai), allora può aver senso mettere accanto Enduring Freedom, Libertà Duratura, e Epic Fury, Furia Epica. In mezzo ci sono 25 anni di storia - e c’è il nostro spaesamento di queste settimane, che va oltre lo choc della guerra in sé.
di Roberto Rampi
L’Unità, 27 marzo 2026
Questo non significa giustificare, non significa negare che le azioni abbiano conseguenze, anche drammatiche. Significa però fare uno sforzo di comprensione: capire le ragioni per cui una persona ha compiuto certe azioni, comprenderne il contesto, la condizione, l’effettiva libertà o meno delle sue scelte. Parliamo di responsabilità individuale, ma troppo spesso non ci domandiamo quanta libertà reale vi fosse nel compiere quell’atto che poi comporta una punizione individuale. Davvero quella persona era nelle condizioni di comportarsi diversamente? Davvero non era costretta dal contesto, dagli eventi, dalle occasioni che la vita le ha dato o non le ha dato?
di Adriano Sofri
Il Foglio, 27 marzo 2026
Chi aveva a cuore lo stato di civiltà del proprio paese attraverso la condizione delle galere, non poteva rassegnarsi a quel voto. L’assalto vendicativo alle aperture penitenziarie condotto dal governo vigente e l’occasione data dal referendum ai giovani di impadronirsi di un monosillabo senza concedersi a un partito. Ho ascoltato ieri la relazione del Presidente Giovanni Amoroso alla riunione straordinaria della Corte Costituzionale, e il lungo dibattito con la stampa. Aveva un peculiare interesse, venendo a ridosso del referendum. Si è trattato anche di carcere, ribadendo piuttosto rapidamente, nella relazione, principii e raccomandazioni, quanto alla liberazione anticipata, e, nelle risposte, su punti più drammatici.
di Sabrina Panarello
agenparl.eu, 27 marzo 2026
Il sistema penitenziario italiano è in emergenza. Il sovraffollamento è ormai strutturale in molti istituti, e riorganizzazioni interne o interventi tampone non bastano più: servono misure straordinarie e mirate, capaci di ridurre rapidamente la pressione sulle carceri. Tra gli strumenti previsti dalla legge, l’indulto rimane il più efficace. Consente di ridurre le pene residue di una parte dei detenuti, alleggerendo immediatamente la pressione sugli istituti. L’ultimo intervento risale al 2006, con la legge n. 241, che permise il rilascio anticipato di circa 25.000 persone.
Il Dubbio, 27 marzo 2026
Alla Camera il ministro della Giustizia illustra il programma da 900 milioni contro il sovraffollamento: indice medio al 135 per cento. Il piano carceri Nordio entra nel dibattito parlamentare con numeri che il governo presenta come la risposta strutturale all’emergenza del sovraffollamento. Intervenendo al question time alla Camera, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha spiegato che gli istituti penitenziari italiani registrano oggi un indice medio di affollamento del 135 per cento e che, per affrontare questa situazione, l’esecutivo ha approvato una programmazione triennale fondata su un investimento complessivo di circa 900 milioni di euro. L’obiettivo indicato dal Guardasigilli è quello di creare oltre 10mila nuovi posti detentivi entro la fine del 2027, con l’intenzione dichiarata di “restituire dignità alla detenzione” e di garantire maggiore sicurezza agli operatori penitenziari. Nordio ha rivendicato la scelta di un’azione “strutturale”, legata soprattutto agli interventi di edilizia penitenziaria e al recupero della capienza degli istituti.
centrosannicola.com, 27 marzo 2026
Le leggi italiane riconoscono - come sottolinea anche la Corte costituzionale - la particolare vulnerabilità del tossicodipendente o dell’alcolista che stanno scontando una pena in carcere, ma poi non sono in grado di trasformare questa sensibilità in un aiuto concreto. Le strutture dedicate esistono, ma sono troppo poche e per assurdo vengono sottoutilizzate. I servizi per le dipendenze mancano in decine di istituti. Il governo ha presentato una proposta di legge che però è ferma da mesi. E nel mezzo, ogni giorno, ci sono 20.000 persone - forse più - che attendono un trattamento che il sistema promette ma stenta a garantire.
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 27 marzo 2026
Il partito della premier ha portato avanti una campagna energica contro la magistratura, che ha disorientato gli elettori storici. Le dimissioni, chieste e ottenute nel giro di poche ore, segnano uno spartiacque. Andrea Delmastro, Giusi Bartolozzi e Daniela Santanchè escono di scena uno dopo l’altro, in una sequenza che ha il sapore di una scelta politica prima ancora che di una gestione di casi singoli. È la risposta della presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla sconfitta referendaria sulla giustizia: rapida, visibile, soprattutto inequivocabile. Ma sotto la superficie del gesto, c’è un movimento più profondo che riguarda la postura complessiva di Fratelli d’Italia. Perché il punto non è soltanto aver “fatto pulizia” per evitare distrazioni, come spiegano i vertici della maggioranza. Il punto è che, all’indomani del voto, dentro il partito si sta consumando una torsione che riguarda il rapporto storico della destra con la magistratura. Una torsione che, per molti versi, ha il carattere di un ritorno alle origini.
di Francesca Basso
Corriere della Sera, 27 marzo 2026
“Batosta per Nordio”. “No, totale falsità”. Le polemiche sull’interpretazione e i nodi su due articoli. La presidente Metsola: “Spero venga applicata, Roma ha votato a favore in Consiglio”. Il Parlamento europeo giovedì ha approvato a larghissima maggioranza - 581 voti favorevoli, 21 contrari e 42 astensioni - la nuova direttiva anticorruzione che istituisce per la prima volta un quadro giuridico penale armonizzato per prevenire e combattere il fenomeno in tutta l’Unione, criminalizzando di fatto anche l’abuso di ufficio che il governo Meloni ha abolito due anni fa con il ddl Nordio. Questo però non significa che Roma dovrà automaticamente reintrodurre il reato. L’Italia dovrà allinearsi al diritto dell’Ue ma trattandosi di una direttiva e non di un regolamento Roma avrà libertà sulle modalità di recepimento.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 27 marzo 2026
Non è vero che la direttiva anti corruzione approvata dal Parlamento europeo obbligherà l’Italia a reintrodurre il reato di abuso d’ufficio. Il giurista Stortoni: “Nel nostro sistema penale vi sono già fattispecie penali che soddisfano gli obblighi previsti dalla direttiva”. No, non è vero che la direttiva anti corruzione approvata giovedì dal Parlamento europeo obbligherà l’Italia a reintrodurre il reato di abuso d’ufficio. È questa la vera notizia sul provvedimento adottato a Bruxelles, attorno al quale si è invece scatenata un’opera surreale di disinformazione e strumentalizzazione politica. Chi pensava che il periodo delle fake news in materia di giustizia fosse finito col referendum è costretto a ricredersi.
- Amoroso avverte sull’abuso d’ufficio: “La nuova direttiva Ue può riportare la norma in Consulta”
- Torino. Detenuto morto in cella alle Vallette, accanto al corpo un “fornelletto” per il crack
- Sassari. Detenuto morto dopo un’operazione chirurgica, aperta un’inchiesta sul decesso
- Firenze. Il carcere di Sollicciano finisce alla Consulta
- Cuneo. Il carcere verso l’addio al regime del 41 bis: “Come si gestiranno cinquecento detenuti?”











