sardiniapost.it, 1 settembre 2026
L’ira del Garante: “Diritto violato”. Gianni Loy ha scritto al Gip chiedendo di rivedere la decisione: “Violato il diritto dei minorenni a rimanere in contatto con il genitore”. Il giudice gli ha negato per due volte l’autorizzazione a vedere suo figlio di un anno e così un detenuto si è rivolto al Garante della Città Metropolitana di Cagliari, che ha stigmatizzato il fatto ed ha scritto al Gip di Cagliari perché dia il consenso. “Esiste il fondamentale diritto al mantenimento delle relazioni familiari anche nel caso che uno dei componenti si trovi in stato di detenzione”, chiarisce Gianni Loy.
percorsiconibambini.it, 1 settembre 2026
“Stare delle ore in più con mia figlia mi fa sentire sollevato e non entro nel circuito del pensiero di perderla”. “Perché partecipo al progetto Altrove? Per mia figlia che ha 6 anni. Perché anche se sono in carcere sono suo padre: lei ha bisogno che io le parli, l’abbracci, la educhi. E anche io ne ho bisogno. Uscirò da qui e voglio cambiare vita”. Sono queste le parole di uno dei papà detenuti del carcere di Santa Maria Capua Vetere che partecipano al progetto Altrove. Ha 28 anni, sulle spalle un reato commesso a 18 anni e una condanna arrivata molti anni dopo “che mi ha bloccato la vita”, dice.
uisp.it, 1 settembre 2026
Una rete istituzionale per l’inclusione e la crescita dei giovani detenuti. Diciotto mesi di sport, relazioni, ascolto e crescita. Ma soprattutto diciotto mesi nei quali il calcio è diventato uno strumento concreto per abbattere distanze, costruire fiducia e offrire ai giovani nuove occasioni per guardare al futuro. Si conclude con un bilancio particolarmente positivo “Liberi di giocare”, il progetto promosso e finanziato da Sport e Salute S.p.A., con Uisp Comitato Territoriale Potenza APS nel ruolo di ente capofila e la collaborazione dell’A.S.D. Iorio Calcio 2022 Melfi, realizzato all’interno dell’Istituto Penale per i Minorenni di Potenza.
di Dacia Maraini
Corriere della Sera, 1 settembre 2026
Ogni epoca esprime il suo rapporto specifico con la realtà attraverso una etica comune. Qualcuno lo chiama progresso ma probabilmente si tratta solo di adattarsi con intelligenza ai cambiamenti che incalzano. C’è un confine che divide il tempo della vendetta dal tempo della giustizia ed è un confine che separa due tempi storici differenti non per ragioni etiche ma per un rapporto dell’essere umano con la realtà che è diventata più complessa e consapevole, più tecnologica che naturale. Giudicare il prima con gli occhi del dopo è fuorviante. Ogni epoca esprime il suo rapporto specifico con la realtà attraverso una etica comune.
di Enzo Cheli
La Stampa, 1 settembre 2026
Nel corso dell’ultimo anno gli equilibri del mondo hanno subito scosse profonde e tutti avvertiamo, anche se con sensibilità diverse, che la storia dell’umanità ha imboccato strade del tutto nuove e molto più rischiose di quelle del passato. I problemi che dominano la scena del mondo e che più si riflettono nella vita interna degli Stati nazionali condizionandone il futuro sono oggi l’emergenza climatica, la pressione migratoria, gli sviluppi ambivalenti dell’intelligenza artificiale, la crisi del multilateralismo con le guerre che non trovano soluzione per l’uso spregiudicato della forza da parte di alcuni paesi.
di Luca Roberto
Il Foglio, 1 settembre 2026
Il Governo proroga lo stop al funzionamento dell’accordo con la Spagna (che risponde confermando i controlli alla frontiera). A Bari la premier rivendicherà i risultati sull’immigrazione, vuole aprire nuovi Cpr entro la fine della legislatura. La sospensione dell’accordo di Schengen con la Spagna prosegue. E così la lunga estate di “crisi” tra Roma e Madrid, iniziata il primo agosto, si protrarrà per almeno altri 15 giorni, fino a metà settembre. “Era necessario farlo ma confido sia l’ultima proroga, vorrebbe dire che si va verso una normalizzazione della situazione”, dice il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Che assicura al contempo “ogni forma di collaborazione con la Spagna”.
di Danilo Ceccarelli
La Stampa, 1 settembre 2026
Il leader del Maggio francese Cohn-Bendit: “La storia non sempre va avanti, oggi molti subiscono il fascino della regressione”. “Viviamo in un mondo in cui far paura dà i suoi frutti”. È la ricetta del successo dell’estrema destra in Europa riassunta da Daniel Cohn-Bendit, ex eurodeputato dei Verdi e storico leader del ‘68 parigino, che analizza la strategia sovranista: “Si comporta come i comunisti degli anni Cinquanta: in campagna elettorale promettono di tutto ma quando arrivano al potere fanno il contrario”.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 1 settembre 2026
Jennifer Zupppiroli, esperta di politiche per l’infanzia di Save the Children Spagna: “È in corso un’ondata di aggressioni contro i cittadini stranieri che vivono ancora in strada. I partiti di destra alimentano l’esasperazione della popolazione locale”. Jennifer Zuppiroli lavora per Save the children Spagna come specialista di politiche sull’infanzia in movimento. La settimana successiva al grande afflusso di migranti ha visitato Ceuta per gettare le basi di un intervento a favore dei minori non accompagnati. Al momento nell’exclave spagnola è attiva un’unità multidisciplinare della ong: garantisce aiuto ai più vulnerabili tra i migranti.
di Rosario Aitala
Avvenire, 1 settembre 2026
La morte di Mladić ci permette oggi di ricordare come funzionava l’incredibile ingranaggio genocida nei Balcani. Ci sono lezioni dimenticate della storia che oggi pesano anche sul diritto internazionale. Persone in preghiera nel cimitero commemorativo dove sono sepolte le vittime del genocidio di Srebrenica, dopo la morte dell’ex generale serbo-bosniaco Ratko Mladic. Mors omnia solvit, “la morte mette fine a tutto”, recita un principio di diritto romano mutuato dal pensiero filosofico per descrivere il termine della vita terrena come una grande livella, che libera gli uomini da ogni fardello e riconduce tutto all’ordine naturale.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 1 settembre 2026
La prima udienza ai presunti responsabili degli attentati alle Torri è prevista non prima del 2028. A venticinque anni dagli attacchi dell’11 settembre 2001, gli Stati Uniti si apprestano a commemorare il quarto di secolo delle stragi con una verità processuale che non si è ancora cristallizzata: quattro imputati, considerati gli ideatori degli attentati che costarono la vita a 2.976 persone, non sono stati ancora processati dal tribunale speciale creato all’indomani dell’11 settembre. La “palude” nella quale è finito il processo per i fatti del 2001 è a Guantánamo, la prigione di massima sicurezza sull’isola di Cuba voluta dall’amministrazione di George W. Bush per interrogare decine di persone sospettate di terrorismo e posta al di fuori della giurisdizione ordinaria e delle convenzioni internazionali. Oggi, alla vigilia di un anniversario dal grande valore simbolico, il sistema della giustizia militare statunitense si ritrova impantanato in questioni procedurali, scelte politiche contraddittorie e nodi costituzionali tutt’altro che sciolti.
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