di Gigliola Alfaro
difesapopolo.it, 29 marzo 2026
Ci rendiamo conto un po’ tutti che le maglie sono sempre più strette, è molto più difficile fare delle attività perché la sicurezza è sempre più debole”, racconta al Sir don Adamo Affri, cappellano del carcere di Piacenza. Nelle carceri italiane si registrano diffuse difficoltà nello svolgimento delle attività trattamentali (cioè lavoro, istruzione, formazione, attività sociali e rieducative). Le cause sono sovraffollamento, carenze strutturali e mancanza di personale. Questi fattori compromettono uno degli obiettivi fondamentali del sistema penitenziario: la rieducazione del detenuto.
tusciaup.com, 29 marzo 2026
Inclusione e reinserimento sociale dei detenuti attraverso il lavoro: questo il tema dominante di un evento organizzato alle ore 15.00 di lunedì 30 marzo presso l’Aula Magna del Rettorato dell’Università degli Studi della Tuscia. Si tratta della prima fase di un progetto più articolato, qualificato da un saldo ancoraggio ai principi della Costituzione, primo fra i quali l’art. 27, il cui obiettivo precipuo è quello di restituire speranza ai detenuti che si rivelino meritevoli nel compimento del percorso di rieducazione e che, proprio in quanto tali, possano essere selezionati dall’istituzione penitenziaria.
di Manuel Colosio
Corriere della Sera, 29 marzo 2026
L’opera intende creare un ponte da carcere e città, trasformando le difficili condizioni di detenzione a Canton Mombello in opportunità concrete di dialogo, inclusione e lavoro. La (doppia) “Porta della Speranza” è realtà. L’opera, promossa dalla Fondazione Gravissimum Educationis con il patrocinio del Dicastero per la Cultura e l’Educazione dello Stato Vaticano e realizzata a Brescia dall’Architetto Stefano Boeri, è un unicum all’interno del progetto internazionale che intende unire arte, formazione e inclusione sociale: una porta è stata infatti allestita all’interno del carcere di Canton Mombello e una seconda invece collocata in piazzale Arnaldo, uno dei simboli della vita sociale notturna della città.
di Franco Vaccari
Avvenire, 29 marzo 2026
Non la minaccia ma la protezione: rendere inefficace l’aggressione, limitarne l’impatto e rilanciare un dialogo globale sulla neutralizzazione della violenza armata. Con un ruolo decisivo dell’Europa. Siamo arrivati all’ultima parola: armi o, meglio, riarmo. Se il percorso fatto fin qui ha un senso, allora questa parola non può essere il centro del discorso. È una parola subordinata, l’ultima, che acquista significato soltanto dentro una concezione e una pratica rigorosa della difesa. Va detta una cosa con chiarezza, senza ambiguità: una difesa vera può richiedere anche l’uso delle armi. Negarlo sarebbe astratto. Ma ammetterlo non significa accettare la logica della deterrenza, né tantomeno l’escalation come destino.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 29 marzo 2026
L’appuntamento sotto il Colosseo per la marcia che anticipa il grande corteo. Hanno scalpitato per far emergere nel percorso No Kings le questioni migranti e alla fine gli “invisibili” si sono presi un pezzo del percorso della grande giornata di mobilitazione romana. Si sono dati appuntamento alle 12, due ore prima del concentramento ufficiale, sotto al Colosseo per una marcia in nome dei morti nel Mediterraneo, dei lavoratori stranieri sfruttati nel comparto agricolo, delle persone recluse nei Cpr in Italia e in Albania, dei truffati dal decreto flussi. Ad aprire il corteo le bandiere dell’Arci e le coperte termiche con cui viene avvolto chi riesce a superare la traversata del mare, ma a volte anche i corpi di chi non ce l’ha fatta.
di Giovani Zavatta
vaticannews.va, 29 marzo 2026
Con un comunicato, la Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea è intervenuta per commentare la votazione del 26 marzo al Parlamento Europeo sulle nuove politiche di rimpatrio dell’UE in materia di migrazione. Sollevano “seri interrogativi sull’effettiva salvaguardia dei diritti umani e sul rispetto della dignità di ogni persona” le misure che facilitano i rimpatri, ampliano la detenzione o esternalizzano le responsabilità a paesi terzi”.
di Paolo Virtuani
Corriere della Sera, 29 marzo 2026
Persa la rotta, rimasti senza acqua e cibo. Le vittime buttate in mare. Salvate altre 26 persone al largo di Creta. Almeno 22 migranti partiti dalla Libia con un gommone sono morti dopo sei giorni alla deriva nel Mediterraneo. I loro corpi sono stati gettati in mare, hanno indicato i sopravvissuti alla Guardia costiera della Grecia. Le vittime sono di nazionalità imprecisata. I migranti avrebbero versato agli organizzatori del viaggio tra 7.100 e 8.500 euro ciascuno, secondo quanto riportato dal quotidiano greco Ekathimerini.
di Pasquale Ferrara
Avvenire, 29 marzo 2026
L’offensiva contro Teheran mostra che la superiorità militare non garantisce risultati politici: tra improvvisazione americana e strategia offensiva israeliana, il conflitto rischia di lasciare instabilità duratura, colpire l’economia globale e trasformare il Paese in un fattore permanente di crisi. Se c’è una lezione da trarre sinora dall’attacco congiunto di Israele e Stati Uniti contro l’Iran è che la supremazia militare non assicura necessariamente la vittoria. Se c’è, il più delle volte si tratta della classica vittoria di Pirro. Molto spesso l’asimmetria di potere (in questo caso evidente e conclamata, per le forze impari in campo) sfocia in un’area grigia, che fa seguito alla proclamazione del trionfo della parte più potente.
di Enrico Sbriglia*
L’Opinione, 28 marzo 2026
La crescita costante del numero di persone detenute (al 31 ottobre del 2022 se ne contavano 56.225 e i posti, asseritamente disponibili, erano 51.174, mentre al 28 febbraio 2026 le persone ristrette sono aumentate a 63.801 e i posti disponibili a 51.268, invariato il numero degli istituti penitenziari, in 189), è facilmente riscontrabile attraverso i dati accessibili sul sito del Ministero della Giustizia. Un tanto mentre continua a esservi una forte carenza di personale di polizia penitenziaria, falcidiata dai pensionamenti che sono più veloci rispetto all’assegnazione effettiva di nuovo personale, vincitore dei diversi concorsi banditi ma, ciononostante, quest’ultimi incapaci di fornire quanto occorra, come capitale umano.
di Sabrina Panarello
agenparl.eu, 28 marzo 2026
Le tensioni nelle carceri italiane non danno tregua. Gli istituti raccontano una crisi che non è più solo locale: sovraffollamento, carenza di agenti e aggressioni quotidiane mostrano una situazione strutturale che richiede interventi urgenti. Sullo sfondo, il richiamo morale alla dignità degli ultimi resta l’unico filo che attraversa la discussione pubblica, mentre la politica rimane in gran parte in silenzio. Le cronache delle ultime ore confermano che la pressione sul sistema penitenziario italiano resta altissima. In Calabria il personale della polizia penitenziaria vive tensioni quotidiane e carenze strutturali che aggravano la gestione degli istituti, mentre ad Alessandria, come riportato da La Stampa, aggressioni e sovraffollamento segnalano una situazione al collasso.
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