di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 7 luglio 2026
In principio fu l’attacco di Modena con un’auto lanciata sulla folla, poi sono arrivate le sparatorie in centro a Napoli, l’assalto di gruppi di giovani alle forze dell’ordine a due passi dal Colosseo, gli accoltellamenti degli scorsi giorni a Milano. Nelle stesse settimane Futuro Nazionale di Roberto Vannacci puntando tutto su legge e ordine cresceva di settimana in settimana superando la Lega di Matteo Salvini, ed ecco che la questione Sicurezza è tornata prepotentemente nel dibattito politico.
di Franco Mirabelli
L’Unità, 7 luglio 2026
Il suicidio assistito è un diritto. La destra blocca la legge. E da sette anni stiamo fermi, in attesa. Ma intanto molte persone continuano a soffrire. Serve una legge che non ponga limiti etici e morali. Parto da qui, da sette anni la legge sul fine vita è bloccata al Senato da una destra che non vuole neppure recepire le indicazioni della Corte Costituzionale e l’invito a legiferare. Si continua a trovare il modo per rinviare e non assumersi la responsabilità di decidere e dare risposte a chi soffre e alle loro famiglie. La manfrina insopportabile su questo tema è offensiva per chi chiede risposte dallo Stato. Per noi questa deve essere una priorità oggi e restare tale quando andremo al Governo. Trovo scandalosa la scelta della destra di insabbiare la legge sul fine vita.
di Antonio Gibelli
Il Manifesto, 7 luglio 2026
Di fronte alle parole fin troppo chiare di Leone XIV da Lampedusa sui migranti, sono molti i modi per tentare di chiamarsi fuori. Fino al miracolo del sottosegretario Mantovano, che fa finta di essere d’accordo e mette assieme il diavolo e l’acqua santa cercando di far dire al Papa il contrario di quel che ha detto. L’impresa è improba e questi sono mezzucci da giocatori delle tre carte. Ma ci sono anche altri piccoli espedienti mediatici di mascheramento, di uso più sfumato: lo stile enfatico, ieratico, patetico. Le sue sono parole di pietà evangelica per chi soffre. Un momento di commozione per i morti in mare. Eh no. No. Quello di Prevost non è un rituale di circostanza. Le sue parole sono semplici e lapidarie, sono un J’accuse!
di Alice Dominese
Il Domani, 7 luglio 2026
In base alla nuova normativa l’accertamento sanitario e lo screening biometrico diventano vincolanti per entrare negli stati membri: meri dispositivi burocratici a cui la persona migrante non può sottrarsi. Due circolari del Viminale dimostrano come la sicurezza prevalga su diritto alla salute e consenso informato. Visite mediche in questura o in telemedicina, svolte anche da personale non specialista e dalle forze dell’ordine: è questa la procedura di screening sanitario che attende le persone migranti che entrano in Italia. Con il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, la loro salute passa ancora una volta in secondo piano e diventa uno strumento di controllo amministrativo. L’obiettivo? Semplificare le visite sanitarie per accelerare il processo di smistamento dei cittadini stranieri verso il rimpatrio.
di Angela Stella
L’Unità, 7 luglio 2026
Il Consiglio direttivo approva un documento che mette in guardia dagli effetti della legge di conversione del dl Giustizia e Patto migratorio, all’esame del Senato. Rimandata a settembre la discussione sull’emergenza carceri. L’Anm si compatta sulla questione migratoria ma resta divisa sulle carceri. È quanto emerso durante il Comitato direttivo centrale che si è svolto sabato. Al termine della giornata, il ‘parlamentino’ ha infatti approvato a maggioranza un documento che stigmatizza l’impatto che il disegno di legge di conversione del dl Giustizia e Patto migratorio, in discussione al Senato, avrà sulle sezioni specializzate per l’immigrazione e di conseguenza sui migranti irregolari. Le nuove norme comporteranno infatti un “consistente aumento dei procedimenti urgenti” tuttavia senza “un corrispondente incremento delle risorse giudiziarie e di supporto”.
di Pierpaolo Arzilla
L’Opinione, 7 luglio 2026
Altro che “sovraffollamento”. La situazione nelle carceri francesi è letteralmente al “collasso”. Secondo una relazione di Dominique Simonnot, controllore generale dei luoghi di privazione della libertà (Cglpl), il numero di detenuti è passato da 73.699, a fronte di 60.562 posti disponibili, registrati il 1° giugno 2023, a 88.829, a fronte di 63.237 posti, segnalati il 1° giugno 2026. Una barbarie istituzionalizzata. Non a caso La Cglpl chiede l’inserimento nella legge di “un meccanismo vincolante per il sovraffollamento carcerario”, come una soluzione al problema della custodia cautelare. Si tratta di creare un meccanismo per “garantire il rispetto dei diritti fondamentali dei detenuti, primo fra tutti il diritto alla cella individuale, il rispetto della loro dignità e la tutela della loro integrità fisica e mentale”.
di Giulia Merlo
Il Domani, 6 luglio 2026
Assunti quasi settemila addetti, ma “saranno stabilizzati ma inquadrati nelle qualifiche e nelle funzioni tradizionali dei funzionari amministrativi ministeriali”, accusa Area, “in sostanza, una grande innovazione e una vera rivoluzione culturale vengono lasciate estinguersi”. I contratti a tempo determinato degli addetti all’Ufficio del processo sono scaduti il 30 giugno, come il Pnrr. Il ministero della Giustizia, tuttavia, ha assunto in proprio e a tempo indeterminato 9.147 su 9.368 unità di personale delle diverse qualifiche funzionali, di cui 6.850 addetti all’Ufficio per il processo. Il ministero ha sottolineato il grande sforzo economico - 487.782.596 euro - e “la portata storica della stabilizzazione sta nella significativa diminuzione del dato relativo al tasso di scopertura fino a oggi registrato negli uffici giudiziari: era del 35,50% al 30 giugno 2026, passa oggi al 16% in tutta Italia”.
di Valentina Moro e Adelia Pantano
La Stampa, 6 luglio 2026
Dai Garanti territoriali di Asti e Alessandria un documento congiunto per chiedere interventi tempestivi in tutta la regione. Cemento rovente fuori e dentro. Senza aria condizionata la vita nel carcere di Quarto d’Asti è un inferno. Tra il sovraffollamento e la crisi climatica che porta a temperature sempre più alte le condizioni di chi vive e lavora nell’istituto sono peggiorate. A denunciarlo è Domenico Massano, garante dei detenuti di Asti, all’uscita dalla visita settimanale alla casa di reclusione: “Non c’è aria condizionata per i detenuti se non nella sala colloqui. Le sezioni sono molto calde, soprattutto quelle che stanno più in alto e sono esposte al sole tutta la giornata. Servirebbe un sistema di climatizzazione almeno nelle aree comuni”.
di Associazione Nessuno Tocchi Caino e Associazione Italiana Diritti Detenuti
ienesiciliane.it, 6 luglio 2026
Alle 4.20 del 26 giugno scorso, Gaetano Sciacca, 48 anni, è morto nel carcere di Caltagirone, stroncato da un infarto. Da giorni chiedeva di essere accompagnato al pronto soccorso: accusava forti dolori allo sterno e al braccio destro, sudorazione e affaticamento. Quei sintomi, però, sarebbero stati sottovalutati dai medici dell’istituto, che gli avrebbero somministrato soltanto bustine di Riopan, un farmaco indicato per la gastrite. In sostanza, un infarto in corso sarebbe stato scambiato per un mal di pancia. Rita Bernardini, presidente di Nessuno tocchi Caino, ha appreso la notizia da Mirko Federico, giovane molto attivo e in costante contatto con familiari e amici dei detenuti. Attraverso di lui, Bernardini è riuscita a mettersi in contatto con Italia Noemi, moglie di Gaetano Sciacca, e con l’avvocata Angela Giachino, legale che segue la tragica vicenda.
La Sicilia, 6 luglio 2026
Gli spazi sopravvissuti alla devastazione sono stati usati per stiparci dentro tutte le persone rimaste. Con la sola esclusione degli otto arrestati, che sono stati trasferiti. A 24 ore dalla rivolta dei detenuti che ha distrutto la casa circondariale di Enna, causando danni per centinaia di migliaia di euro, nessun detenuto, a parte gli otto arrestati trasferiti nella notte in altri istituti, ha lasciato e lascerà il carcere ennese. Tutti sono stati ammassati nelle celle sopravvissute alla distruzione. Anche otto o dieci per cella. Il clima dentro la casa circondariale è ad alta tensione. All’indomani della rivolta si contano ancora i danni con parte dell’impianto elettrico inutilizzabile, e la notizia che il provveditorato regionale avrebbe preferito utilizzare il Gir (gruppo intervento regionale), composto da agenti provenienti da altre carceri, già provati da turni infiniti, piuttosto che il Gio (gruppo intervento operativo), che sarebbe arrivato ad Enna ma non avrebbe operato all’interno del carcere.
- Milano. Sovraffollamento, suicidi e violenze: l’allarme delle carceri
- Torino. Quindicenne torturato dai tre compagni di cella, Nordio risponde dopo i fatti dell’Ipm
- Ferrara. “Nelle celle con 40 gradi, detenuti stipati e personale in affanno”
- Firenze. Detenuti su brande e materassi a terra, la rivolta del sindacato: “Questa è pura follia”
- Palermo. La figlia di un detenuto: “Caldo torrido, mio padre è malato. Lo stanno distruggendo”










