di Arzu Geybullayeva
balcanicaucaso.org, 1 ottobre 2025
A partire dal novembre 2023 in Azerbaijan sono stati arrestati una trentina di giornalisti. Da dietro le sbarre, questi hanno rivelato le pessime condizioni del sistema penitenziario, cosa prima impossibile per lo scarso accesso alle informazioni sul sistema penitenziario. Un tempo, la corruzione nelle carceri azere era quasi impossibile da denunciare per i giornalisti, poiché l’accesso alle informazioni era severamente limitato. La situazione è cambiata dopo che le autorità hanno incarcerato circa 30 giornalisti indipendenti a partire da novembre 2023. Da dietro le sbarre, questi giornalisti hanno rivelato le condizioni del sistema penitenziario: per un governo così preoccupato della propria immagine, il quadro che emerge da queste storie è tutt’altro che lusinghiero.
di Angela Stella
L’Unità, 30 settembre 2025
Resa totale sulle carceri. Nei giorni in cui i suicidi dei detenuti dietro le sbarre arrivano a sessantadue, dalla politica giunge la conferma di uno stallo completo per provare ad affrontare l’emergenza sovraffollamento e autolesionismo. Infatti, venerdì scorso, il presidente del Senato Ignazio La Russa, a margine del suo intervento al Congresso dell’Unione Camere Penali, ha dichiarato che non si è trovato un accordo tra i partiti su un provvedimento deflattivo della popolazione detentiva: “Ho affidato alla vicepresidente Rossomando” il compito “di vagliare le possibilità, ma non è riuscita a trovare un’intesa per un testo comune”.
di Ilaria Cucchi
facebook.com, 30 settembre 2025
Sono le parole dell’agente che mi ha accolto, questa mattina, al carcere di Prato. Le avevo chiesto di spiegarmi le condizioni della struttura. Senza rispondermi, mi ha risposto. Negli occhi le ho letto tristezza, frustrazione. Senso di impotenza. Sono questi i sentimenti che si respirano in un “contenitore complesso”, come l’hanno definito altri agenti. L’acqua scende dal soffitto in ogni reparto. La struttura cade a pezzi. Le celle sono piene. E di chi, se non degli ultimi della nostra società. Un detenuto su tre ha problemi con la tossicodipendenza. Le patologie psichiatriche, ugualmente, abbondano. E badate bene, non è solo Ilaria Cucchi, a dire che non possono essere curate in carcere.
di Oliviero Mazza
Il Dubbio, 30 settembre 2025
L’Anm si oppone per sua natura alle svolte che limitano il potere dell’autorità, avvenne col codice Vassalli e il nuovo articolo 111: la storia si ripete anche oggi. Il progetto di San Giorgio, avviato con il convegno del marzo scorso da Ucpi unitamente al Centro Studi Marongiu e a qualificati esponenti dell’accademia, si pone l’ambizioso obiettivo di rifondare un processo penale accusatorio. Il percorso, in parallelo con la riforma costituzionale della separazione delle carriere, non sarà certamente semplice. Sono, infatti, di straordinaria attualità le parole pronunciate da Francesco Carrara nella prolusione pisana del 1873: “Gravissimo scoglio incontrerebbero e incontreranno tutti coloro che daranno opera ad una riforma delle nostre procedure penali, in un ostacolo che è potentissimo e soverchiante. E l’ostacolo è questo; che il codice procedurale e l’ordinamento giudiziario del 1865 sono due colonne sulle quali è edificato il trono del più effrenato arbitrio dei pubblici ufficiali.
di Errico Novi
Il Dubbio, 30 settembre 2025
Nazareno indebolito dagli interventi di venerdì scorso al congresso dei penalisti: stavolta sarà difficile evocare la guerra santa che animò le battaglie contro il Cav. Goffredo Bettini non è un capocorrente. Eppure ha un rilievo, nel Pd, perché è una figura del tutto autonoma al pari di poche altre: viene in mente Luciano Violante, per citarne una culturalmente assai diversa. Come Bettini, anche Enrico Morando, al congresso dei penalisti, si è espresso per il sì alla separazione delle carriere. Non si può escludere che a breve altri esponenti di spessore del mondo dem, come Stefano Ceccanti, ribadiscano pubblicamente il loro disincanto rispetto all’anatema anti-Nordio. In termini strettamente politici potrà non sconvolgere il quadro: il Pd farà comunque una campagna referendaria a testa bassa per il No alla riforma.
di Antonio Gagliano
Il Dubbio, 30 settembre 2025
L’indagine per corruzione (e forse altro) contro il PM che condusse le indagini sull’omicidio di Chiara Poggi è una notizia talmente sconvolgente, talmente orribile che quasi ci si augura non sia vera seppure, come mi è capitato di scrivere altre volte, mai ho creduto alla colpevolezza di Alberto Stasi. Esprimere un giudizio sulla fondatezza o meno di quella che ad oggi è solo una mera ipotesi di accusa, non sarebbe giusto. Anche nel caso del PM oggi indagato e di Andrea Sempio vale la presunzione di innocenza. Una considerazione generale è però doverosa: gli investigatori ipotizzano una condotta addirittura corruttiva che, se dovesse risultare provata, costituirebbe la più grave condotta di corruzione mai perpetrata nel nostro Paese.
di Claudia Brunetto
La Repubblica, 30 settembre 2025
“Credo ancora nella giustizia”. Alaa Faraj, condannato a 30 anni in Cassazione, in carcere da 10, ieri ha presentato a Palermo il libro in cui racconta la sua storia. La domanda più difficile arriva quasi subito: “Come stai?”. Come deve stare Alaa Faraj che per lo Stato italiano è un trafficante condannato a 30 anni e che ieri, con il primo permesso del tribunale di sorveglianza in dieci anni di carcere già scontati, era sul palco allestito nel sagrato stracolmo della cattedrale di Palermo per parlare del suo libro “Perché ero ragazzo”, pubblicato da Sellerio. Una serie di lettere ad Alessandra Sciurba, docente di filosofia del diritto conosciuta in carcere, che dopo la pubblicazione del libro ha il divieto assoluto di incontrarlo ancora. Almeno tra le sbarre. “Dopo dieci anni in prigione mi trovo qui in mezzo al vostro affetto straordinario”, dice Faraj, che oggi ha trent’anni. “La considero una grande vittoria, un dono. Ma la parola giusta è miracolo. Questo libro per me è stata una terapia”.
di Antonio Alizzi
Il Dubbio, 30 settembre 2025
La sentenza della Suprema Corte di Cassazione: ammissibile l’impugnazione delle parti civili. La Cassazione torna a pronunciarsi su un tema delicato: la legittimazione della parte civile a impugnare quando il giudice dichiara estinto il reato per prescrizione. Con una sentenza depositata il 12 settembre 2025, la Sesta sezione penale ha stabilito che l’impugnazione è ammissibile se la qualificazione giuridica del fatto incide direttamente sull’esistenza o meno del diritto al risarcimento. Chi concorre nel reato non ha diritto al risarcimento dei danni dal reato che ha contribuito a commettere; chi è vittima del reato è invece titolare di detto diritto, evidenzia la Cassazione, ribadendo che l’interesse ad agire deve essere concreto e attuale, non meramente strumentale.
di Albertina Sanchioni
Il Manifesto, 30 settembre 2025
Il 35enne senegalese è deceduto nel carcere casertano a 24 ore dall’arresto. Il Garante dei detenuti: “Un episodio insolito, chiediamo chiarezza”. Un’altra morte in custodia dello Stato: Sylla Mamadou Khadialy, cittadino senegalese di 35 anni, è deceduto lo scorso venerdì nel Carcere di Santa Maria Capua Vetere, nel casertano, 24 ore dopo il suo arresto in circostanze da chiarire. Il garante dei detenuti della Regione Campania, Samuele Ciambriello, e quello della Provincia di Caserta, Don Salvatore Saggiomo, chiedono chiarezza su quanto accaduto. “Secondo il medico psichiatra dell’istituto, le condizioni di Mamadou erano tali da rendere inefficace una sedazione immediata in carcere, e sarebbe stato necessario un trasferimento in una struttura ospedaliera specializzata in emergenze psichiatriche acute”, ha spiegato Saggiomo.
di Attilio Nettuno
casertanews.it, 30 settembre 2025
Procura indaga per omicidio colposo. Oggi il conferimento dell’incarico al medico legale. Il garante Saggiomo: “Non andava dimesso dall’ospedale”. La Procura indaga per omicidio colposo in relazione alla morte di Sylla Mamadou Khadialy, il 35enne senegalese morto giovedì scorso dopo l’arresto eseguito dalla Polfer. In mattinata il conferimento dell’incarico al medico legale che dovrà eseguire l’autopsia per accertare le cause del decesso. In sede di conferimento dell’incarico i familiari, rappresentati dall’avvocato Clara Niola, nomineranno un proprio consulente. Secondo quanto ricostruito, dopo il fermo il 35enne sarebbe stato trasferito presso il pronto soccorso dell’ospedale di Caserta dove, secondo alcune dichiarazioni, sarebbe stata somministrata una terapia farmacologica, presumibilmente un sedativo. Una circostanza segnalata alla Procura che ora dovrà fare chiarezza su tali circostanze.
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