di Walter Veltroni
Corriere della Sera, 27 settembre 2025
Il bivio americano. In democrazia non devono esistere “morti giusti” e “morti sbagliati”. C’è il pericolo di una deriva violenta. Non esistono, non dovrebbero esistere in democrazia, i morti dell’una o dell’altra parte. Chi è ucciso dalla violenza politica, per le cose che dice o per le idee che ha, deve essere sempre considerato un martire della libertà. Tutti, a destra e a sinistra, dovrebbero accettare questa semplice regola della libertà. Se invece si strumentalizzano le morti, le si trasforma in nuovi laboratori di odio, in istigazione alla demonizzazione dell’avversario - che invece mai dovrebbe essere considerato un nemico -, allora si accelera la strada verso la radicalizzazione dei conflitti e la loro possibile deriva violenta. L’America è a un passo dal rischio di un conflitto devastante, perché è a un passo dalla perdita di libertà fondamentali. Gavin Newsom, possibile candidato democratico alle prossime presidenziali, ha parlato, in termini allarmati, di “codice rosso” per la democrazia americana aggiungendo una frase raggelante: “Non sono sicuro che nel 2028 si svolgeranno le elezioni”.
di Ernesto Caffo*
La Stampa, 27 settembre 2025
In occasione dell’80ª Assemblea generale delle Nazioni Unite si è svolta una sessione di alto livello promossa dall’Early Childhood Peace Consortium (Ecpc) con un titolo che non lascia spazio ad esitazioni: “Stop alla guerra sui bambini”. L’incontro, presso la Missione Permanente d’Irlanda e organizzato dalla Fondazione Telefono Azzurro e della Fondazione Child, ha portato al centro del dibattito internazionale la condizione dei bambini nei conflitti armati, ricordandoci che l’infanzia continua a pagare il prezzo più alto delle guerre.
di Anna Maselli
Corriere del Veneto, 27 settembre 2025
“Faremo di tutto per portarlo a casa”. Alberto Trentini, 46 anni, originario di Venezia, è incarcerato in Venezuela da più di 300 giorni. La presidente del consiglio Giorgia Meloni telefona alla madre di Alberto Trentini. È la seconda volta che accade (la prima in aprile) ma ora, dopo la visita dell’ambasciatore italiano in Venezuela al cooperante italiano, la telefonata lascia intravedere spiragli sul proseguo della trattativa. Meloni - si legge in una nota trasmessa ieri da Palazzo Chigi - ha rinnovato la propria personale vicinanza e quella del governo alla famiglia dell’operatore umanitario originario del Lido di Venezia, detenuto nel paese di Nicolás Maduro da oltre dieci mesi. La premier ha inoltre “confermato alla signora Colusso Trentini la grande attenzione con cui il governo segue la vicenda e il suo massimo impegno, attraverso tutte le strade praticabili, per un esito positivo”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 26 settembre 2025
Mercoledì scorso un altro detenuto ha scelto di togliersi la vita nelle carceri italiane. Il 62esimo suicidio dell’anno, una cifra che fa tremare le vene ai polsi e che arriva a soli tre giorni di distanza dall’ennesima tragedia: il 21 settembre, nel carcere di Capanne a Perugia, una detenuta italiana di 30 anni, originaria di Taranto e con disturbi psichiatrici, si era impiccata nella sua cella. Due morti in 72 ore. Due vite spezzate che si aggiungono a un elenco già troppo lungo, mentre dalle istituzioni arriva solo il silenzio assordante di chi dovrebbe intervenire. Gennarino De Fazio, segretario generale della UilPa Polizia Penitenziaria, non usa mezzi termini: “Siamo al 62esimo recluso che si toglie la vita nel corso dell’anno, cui bisogna aggiungere un internato in una Rems e 3 operatori”.
di Valter Vecellio
huffingtonpost.it, 26 settembre 2025
“È drammatico il problema dei suicidi nelle carceri che da troppo tempo non dà segni di arresto: si tratta di una vera emergenza sociale sulla quale occorre interrogarsi per porre fine immediatamente a tutto questo. Deve essere fatto per rispetto dei valori Costituzione, per rispetto del vostro lavoro e della storia della polizia penitenziaria”. Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione del 208° anniversario della costituzione della polizia penitenziaria il 30 giugno scorso. Un monito, un allarme, una accorata sollecitazione a provvedere e farsi carico dell’emergenza diventata “ordinaria”, a tutta la classe politica, di governo e di opposizione; e, in definitiva, a tutti noi, che si prenda almeno coscienza e consapevolezza della situazione.
di Andrea Oleandri*
lavialibera.it, 26 settembre 2025
In alcune carceri esistono sezioni protette speciali per le persone omosessuali o transessuali, ma rischiano di isolarle. Il loro destino resta affidato alla sensibilità dei singoli direttori o alla presenza di associazioni esterne. Senza un salto di qualità a livello nazionale. Cosa succede in carcere alle persone Lgbtqia+? Di certo l’identità non scompare e orientamento sessuale e identità di genere entrano insieme alla persona che varca il cancello. Troppo spesso però non si è in grado di farsene carico e diventano motivo di discriminazione, solitudine, negazione di diritti.
di Frank Cimini
L’Unità, 26 settembre 2025
Per i giudici europei il carcere duro è compatibile con lo stato di salute del detenuto, il deterioramento delle sue condizioni è stato attribuito al lungo sciopero della fame portato avanti dall’anarchico. Tortura europea. Il ricorso presentato da Alfredo Cospito contro l’applicazione del 41bis è stato dichiarato “manifestamente infondato” dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. I giudici hanno ritenuto che le autorità italiane abbiano fornito prove sufficienti per giustificare la misura, anche in relazione al deterioramento delle condizioni di salute del detenuto, causato con lo sciopero della fame da lui stesso. La Cedu ha ritenuto legittima l’applicazione del regime speciale e compatibile con le condizioni di salute del detenuto. Il deterioramento fisico è stato attribuito allo sciopero della fame.
di Fabrizio Pomes*
bandieragialla.it, 26 settembre 2025
Undici anni. Quattromila quindici giorni. Novantaseimila trecento sessanta ore. Un’eternità scandita dal rumore metallico di una porta che si chiude, dal silenzio che urla più forte di qualsiasi condanna. Era il 6 ottobre del 2014. Il cielo plumbeo aveva lo stesso colore di oggi ma sembrava più lontano. Le manette strette ai polsi, il cuore che batteva come se volesse sfuggire prima di me, i flash dei fotografi e le telecamere dei giornalisti. Avevo 48 anni e una vita che si spezzava in due. Da quel momento, ogni giorno è stato un passo dentro me stesso, nel buio, nel rimorso, nella speranza che un giorno, forse, avrei potuto tornare ad essere qualcuno. Ho visto stagioni passare dietro le sbarre, ho imparato a leggere gli occhi di chi entra e di chi esce. Ho perso pochi amici ma tanti conoscenti, ho perso tempo. Mi sono aggrappato a ogni libro, a ogni parola scritta, a ogni lettera ricevuta. Ho pianto in silenzio, ho gridato dentro. Ho chiesto scusa mille volte, anche quando nessuno ascoltava.
di Fabrizio Pomes*
bandieragialla.it, 26 settembre 2025
Porto dentro due dolori che non si somigliano, ma che hanno inciso la stessa cicatrice nel mio cuore. Il primo è arrivato quando ero in carcere: mia cugina Barbara, giovanissima, se n’è andata all’improvviso. Lei era più di una parente: era un pezzo della mia infanzia, la mia confidente, la mia risata nei giorni bui. La notizia mi è arrivata come un pugno nello stomaco durante un incontro della redazione di giornalismo dalla funzionaria pedagogico giuridica. Il lutto è un terremoto silenzioso che scuote l’anima. Ma quando arriva mentre si è privati della libertà, il dolore cambia forma, colore e respiro. In carcere, la morte di una persona cara non è solo un vuoto: è un vuoto che rimbomba tra le mura fredde, amplificato dall’eco dei cancelli che si chiudono.
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 26 settembre 2025
Nel suo intervento all’assemblea delle Nazioni Unite, la presidente del Consiglio ha attaccato i “giudici politicizzati”, con un occhio al referendum. C’è un filo rosso che lega il Palazzo di vetro a Palazzo Bachelet. All’assemblea generale dell’Onu, Giorgia Meloni non ha solo parlato di guerra e pace. Ha portato fin dentro la sede delle Nazioni Unite la battaglia politica che forse in questo momento più le sta a cuore: quella contro la magistratura “politicizzata” e per il sì al referendum sulla separazione delle carriere. In un intervento dai toni duri, la presidente del Consiglio ha messo nel mirino giudici e convenzioni internazionali, denunciando un sistema incapace di reggere alle nuove sfide della migrazione irregolare.
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