di Alessandro De Angelis
La Stampa, 28 settembre 2025
L’ex presidente della Camera: “La Flotilla dovrebbe fermarsi per evitare rischi? La discussione, così posta, rovescia le responsabilità. Il problema non è la Flotilla ma Israele. E le rovescia per una ragione semplice: quella missione rappresenta la rottura di un canone anche piuttosto ipocrita. Sanzioni, rottura degli accordi commerciali, alcuni neanche il riconoscimento dello Stato di Palestina. Non c’è corrispondenza tra condanna e azione. Al massimo è consentito l’obiettivo caritatevole degli aiuti o l’invio, sacrosanto, di una fregata. Ma siamo sempre sotto il livello necessario, che implicherebbe uno scontro, ovviamente politico, con Israele. Dentro questa missione c’è dunque una supplenza verso una politica che ha disertato”.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 28 settembre 2025
Le imbarcazioni riprendono la missione nonostante l’ultimo tentativo di mediazione. La telefonata del ministro alla portavoce Maria Elena Delia. “Vanno avanti. Ci fosse mio figlio a bordo gli direi di non andare”. Occhi e voce bassa, Antonio Tajani annuncia così che è andato male anche l’ultimo tentativo di convincere i partecipanti italiani alla missione della Global Sumud Flotilla a non proseguire. Dopo la disponibilità espressa da tutte e due le parti alla fine la telefonata tra il ministro degli Esteri e la portavoce italiana, Maria Elena Delia, è arrivata in serata. Altri contatti ci potrebbero essere oggi. “È molto pericoloso. Ho chiesto più volte agli israeliani la rassicurazione che non ci siano atteggiamenti violenti. Ma io non so chi c’è a bordo delle navi”, spiega Tajani. E il sospetto che tra loro ci siano persone legate ad Hamas il governo di Nethanyahu glielo ha ribadito più volte. Dunque, al telefono, lui ha raccomandato: “Siate prudenti. Ghandiani”.
di Luciana Cimino
Il Manifesto, 28 settembre 2025
“Chiediamo un incontro urgente con il presidente della Repubblica”. All’indomani dell’intervento di Mattarella sulla Global Sumud Flotilla, Marcello Amendola, segretario generale della Cub (uno dei sindacati di base che ha organizzato lo sciopero dello scorso 22 settembre) ha scritto al Quirinale per chiedere un altro intervento pubblico. Questa volta per “sollecitare il governo italiano e quelli europei a dare concreta attuazione a ciò per cui le componenti e i componenti della Gsf stanno esponendo a rischio le proprie vite: chiedere ai 44 stati di cui sono cittadini di far cessare le morti per fame, l’illegittimo blocco navale, i bombardamenti, cui la popolazione civile è sottoposta indiscriminatamente da quasi due anni”.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 27 settembre 2025
L’indifferenza della maggioranza sulle carceri. Naufraga senza neppure passare in commissione, la proposta del presidente del Senato La Russa contro il sovraffollamento nelle carceri (domiciliari ai detenuti con residuo di pena inferiore a 18 mesi) trascritta in un testo dalla vicepresidente Anna Rossomando (Pd). Ieri, a sorpresa, La Russa ha decretato il naufragio dell’iniziativa, malgrado le aperture dell’opposizione. “Nella prossima capigruppo dirò che ciascun gruppo rimane libero di assumere, se lo ritiene, iniziative”, ha detto a Catania a margine del congresso dell’Ucpi.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 27 settembre 2025
Un grande “hub” del dibattito sulla giustizia, a partire dalle carriere separate: è il senso del congresso Ucpi a Catania. Da Sisto, Pinelli e Greco appelli per la riforma La Russa: “Carcere, niente intesa: ma si intervenga”. La bellissima cornice del Teatro Bellini di Catania ha ospitato ieri la prima giornata del XX congresso ordinario dell’Unione Camere penali, che si concluderà domani. Oggi interverrà in vide collegamento il guardasigilli Carlo Nordio. Nonostante lo sciopero dei voli, moltissimi gli avvocati arrivati nel capoluogo siciliano per ritrovarsi tutti insieme l’ultima volta prima del referendum sulla separazione delle carriere, tema obbligatorio e centrale dell’assise.
di Giulia Ribaudo
Il Foglio, 27 settembre 2025
Nel tempo trascorso in carcere, si dissolve la distinzione tra chi dà e chi riceve, e quasi anche
quella tra chi viene premiata e chi punita. C’è la cura del danno, c’è una sorellanza disordinata e
imperfetta che crea relazioni difficili da trovare altrove, perché sono spogliate dalle convenzioni
della vita libera. L’incontro di fragilità diverse e lei che dice: “Di’ la verità, noi siamo il tuo alibi”.
La Casa di reclusione femminile di Venezia si trova sull’isola della Giudecca, in Fondamenta delle Convertite. Per raggiungerla prendo il vaporetto della linea 2, scendo a Palanca e percorro la fondamenta costeggiando il canale, al campo San Cosmo attraverso un ponte, cammino e mi ritrovo davanti a un portone che quasi si confonde con gli edifici vicini, riconoscibile soltanto dal tricolore, dallo stemma e dalle telecamere che ne sorvegliano l’ingresso. Dal 2016, ogni venerdì o sabato pomeriggio, varco quella soglia per organizzare con le donne gli incontri di Ias - Interrogatorio alla scrittura, un progetto dell’associazione Closer di cui sono volontaria.
di Alessia Arcolaci
vanityfair.it, 27 settembre 2025
Diana, Roberta e Anna vedono i mariti in carcere, ma non possono abbracciarli. I giudici hanno autorizzato le stanze dell’amore, ma gli ostacoli ci sono ancora. Se il desiderio di riabbracciarsi fosse un paesaggio con alberi dal fusto largo sui quali scende pacifica la prima neve, la storia di Diana e Diego (nomi di fantasia), che non si abbracciano da quando lui è finito in carcere, dovrebbe apparire ai nostri occhi con la stessa candida tenerezza. Ma quando si sconta una detenzione, la dolcezza è la prima cosa a essere recisa. E allora, se vogliamo continuare a immaginare questa coppia come quel tenero paesaggio imbiancato, dobbiamo fare lo sforzo di vedere la neve scendere nell’auletta dai colori pallidi adibita ai loro colloqui, dentro al carcere. Con le sedie messe una di fronte all’altra, fissate al pavimento così da non avvicinarsi troppo. E sotto lo sguardo attento di chi deve controllare.
di Massimo Gramellini
Corriere della Sera, 27 settembre 2025
Il delitto infinito di Garlasco si sdoppia e, come un mostro mitologico, all’improvviso mostra due teste: mentre la procura di Pavia continua a indagare sull’assassino o gli assassini di Chiara Poggi come se già non ci fosse un condannato con sentenza definitiva in galera, quella di Brescia accusa di corruzione il collega che per primo si occupò del caso. All’ex procuratore Mario Venditti, oggi presidente di un Casinò, non viene contestato un errore professionale, umanamente sempre possibile, ma la malafede. Avrebbe, cioè, dirottato le indagini da Andrea Sempio in cambio di denaro.
di Goffredo Bettini
Il Dubbio, 27 settembre 2025
Il tema del processo penale sta da sempre, come interesse e impegno, alla radice della mia persona. Lo devo a mio padre, avvocato penalista repubblicano, che mi ha coinvolto fin dall’adolescenza dentro il mondo della giustizia. E aggiungo che a quattordici anni mi iscrissi al Partito Comunista Italiano, non certo per una lettura dei testi sacri, di Marx, di Gramsci e tantomeno di Togliatti. Ma perché allora mi sembrò, quasi occasionalmente, che quel partito fosse uno strumento per affrontare il sentimento di dolore, di sofferenza che mi procurava vedere nel mondo, troppo spesso, la forza “offendere” la debolezza.
di Pietro Di Muccio de Quattro
L’Opinione, 27 settembre 2025
La riforma della magistratura (carriere separate di giudici e pubblici ministeri, due Consigli superiori diversamente formati, Alta Corte disciplinare) sta per compiere l’ultimo passo parlamentare. In primavera gli elettori diranno sì o no alla revisione della Costituzione. Politici e magistrati non sono su fronti contrapposti. L’opposizione sta con i magistrati. La maggioranza difende la legge voluta dal Governo e approvata in Parlamento. Risentiremo fino alla noia i pro e i contro triti e ritriti dentro le Camere, compresi i due rimasti sullo sfondo, come una piattaforma ideologica sommersa.
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