padovaoggi.it, 26 settembre 2025
Al Teatro La Perla sabato 27 settembre alle 17:45 va in scena “Da Babele alla Città Celeste”: un progetto di teatro sociale che diventa spazio di dialogo e riconciliazione. Il teatro diventa strumento di incontro tra mondi lontani. Sabato 27 settembre, alle 17.45, il Teatro La Perla di Torreglia ospiterà “Da Babele alla Città Celeste”, spettacolo corale realizzato dalla Compagnia Teatrocarcere Due Palazzi e dal Collegio Universitario Gregorianum di Padova. Sul palco saliranno insieme persone detenute della Casa di Reclusione Due Palazzi e studenti universitari, protagonisti di un percorso teatrale condiviso che supera confini, differenze e pregiudizi.
di Franco Corleone
L’Espresso, 26 settembre 2025
Finite le cerimonie per il centenario della nascita di Franco Basaglia, comincia un’operazione di rivincita. Il ministro della Salute Schillaci ha prontamente risposto alla contestazione del mondo della scienza sulla composizione della Commissione sui vaccini, affrontando il malumore della Lega e di Fratelli d’Italia e la freddezza della presidente del Consiglio Meloni. Invece non ha (ancora?) risposto alla Lettera aperta di decine di associazioni e centinaia di operatori, esperti e militanti contro la Bozza del Piano di azione nazionale per la salute mentale (2025-2030).
di Michele Ainis
La Repubblica, 26 settembre 2025
Da un lato, la manifestazione; dall’altro, la legge manifesto. La prima, il 22 settembre, ha riempito 80 città italiane con mezzo milione di persone, indignate per i crimini di Gaza; la seconda è stata timbrata dal Parlamento in giugno, ratificando il decreto sicurezza. E cosa dispone quel decreto, tanto urgente da strangolare l’esame delle assemblee legislative, che da 16 mesi discutevano un disegno di legge d’identico tenore? No, non l’arresto per chi compia violenze, come quel centinaio di scalmanati alla stazione di Milano. La violenza era punita pure prima, nessuno Stato di diritto può mai tollerarla. Specie se si esercita contro i poliziotti che rappresentano lo Stato. Sennonché quel decreto trasforma in delitto un pacifico sit-in di studenti, che ferma il traffico dinanzi alla propria scuola. Oppure il picchetto di operai di fronte ai cancelli d’una fabbrica. Senza l’uso della forza, né cassonetti rovesciati, né transenne messe di traverso. Una resistenza non violenta, come quella che in India praticava Gandhi, o in Italia Marco Pannella.
di Carmelo Caruso
Il Foglio, 26 settembre 2025
Le paure del ministro degli Interni per gli “ingegneri della collera” (imbucati nei cortei) e per la radicalizzazione dei docenti su Gaza. Mattarella contrario alla scelta di diluire le elezioni regionali che esaspera il clima. Possibile incontro con Meloni. La parola è Intifada. Il governo teme “l’intifada italiana”, gli “ingegneri della collera”. La Palestina è adesso ordine pubblico, sicurezza Italia. Sentite cosa dice al Foglio, Luca Ciriani, il ministro per i Rapporti con il Parlamento: “E se poi ci scappa il morto? Chiedo a Elly Schlein di presentarsi in Aula. Fino a quando potrà spingersi a difendere la Flotilla, un eventuale suo sconfinamento? Fino a quando? Il Pd appartiene alla grande famiglia socialista. Sia responsabile”. È preoccupato il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che usa l’adagio “l’ordine si mantiene e non si impone”, è angosciato il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ed è allarmato anche Sergio Mattarella. Non si può escludere, questo fine settimana, un colloquio fra Giorgia Meloni e il presidente della Repubblica. Piantedosi ha già spiegato che il clima è peggiorato, che operano professionisti del disordine. Nuove norme sulla sicurezza vengono escluse.
di Francesco Riccardi
Avvenire, 26 settembre 2025
Le posizioni di chi ha tentato di bloccare la Stazione Centrale e chi si appella al confronto non violento. Con una amara consapevolezza: sulla guerra la politica lascia spazio al radicalismo.
Alla fine avete “tradito” e in qualche modo “rovinato” una bella manifestazione pacifica, partecipata da giovani e adulti, perfino da intere famiglie con i bambini, che chiedevano la fine della guerra a Gaza e la coesistenza di due Stati in Terra Santa. Usare la guerriglia contro la guerra è non solo inaccettabile perché sono rimasti feriti decine di agenti di polizia e alcuni giovani, ma è pure contraddittorio e controproducente per le ragioni stesse della protesta.
di Barbara Stefanelli
Corriere della Sera, 26 settembre 2025
Si può insegnare la matematica dell’amore? Lì, in classe, cattedra e banchi, qualcuno che si distrae in fondo, i professori a volte eroici a volte spenti? Vale o non vale quella che per molti sarà giusto “una pena” in più? Si può insegnare la matematica dell’amore? Lì, in classe, cattedra e banchi, qualcuno che si distrae in fondo, i professori a volte eroici a volte spenti? Vale o non vale quella che per molti sarà giusto “una pena” in più? Sull’educazione affettiva integrata nel curriculum degli istituti superiori - o, perché no, anche prima - ci dividiamo tra adulti secondo un copione ormai consumato dai talk show televisivi e frantumato dalle risse digitali.
di Gabriele Segre
La Stampa, 26 settembre 2025
Solo la modifica del Consiglio di Sicurezza e del diritto di veto può ridarle incisività nei conflitti. Dopo ottant’anni di onorato servizio, le Nazioni Unite sono ormai clinicamente morte. O almeno così sembrano a molti. Tanto più dopo aver assistito a una settimana di passerelle diplomatiche, con capi di Stato e dignitari da tutto il mondo impegnati a pronunciare soliloqui al limite del surreale o formule ritrite della diplomazia internazionale. Parole rarefatte che evaporano appena proferite, senza quasi mai lasciare traccia concreta. Ma la realtà è più sfumata di quanto appare. L’Onu è oggi schiacciata dal collasso dell’ordine mondiale che l’aveva generata, travolta dalla fine del multilateralismo e da un’epoca che predilige i droni alle colombe della pace. Eppure, uno spiraglio di speranza resiste ancora.
di Luciano Violante
Corriere della Sera, 26 settembre 2025
Solo il 20 per cento della popolazione mondiale vive oggi in un regime democratico; qualche decennio fa arrivava al 60. E ora le democrazie stanno perdendo la propria carica emotiva e i propri valori. Dopo la fine della guerra fredda ci siamo adagiati su due certezze: l’inarrestabilità del processo di occidentalizzazione del mondo e la conseguente inarrestabilità del processo di democratizzazione del mondo. Entrambe le certezze stanno franando. Tra il 22 e il 24 ottobre 2024 a Kazan (800 km a Est di Mosca) si sono riuniti i 36 Paesi del gruppo Brics, animati da una forte motivazione antioccidentale.
di Francesca Sforza
La Stampa, 26 settembre 2025
Con tutti i loro evidenti limiti, gli equipaggi sono uno schiaffo all’immobilismo della politica. Visti dal basso del tempo presente sembrano un’eccentrica pattuglia di spostati, un po’ estremisti, ideologici, tendenzialmente settari, piuttosto litigiosi: hanno buttato fuori una giornalista non allineata, un islamico si è seccato per la presenza di persone della comunità Lgbtq+, e anche dal profilo ufficiale Instagram si capisce che quelli deputati a parlare non sono tutti, ma solo quelli più inquadrati nel ruolo. E però, i componenti dell’equipaggio della Sumud Flotilla - coi loro modi da centro sociale globalizzato, con i loro slogan triti e ritriti - hanno dato uno schiaffo alla diplomazia internazionale talmente forte che si preferisce non parlarne. Per imbarazzo, certamente, ma anche perché le conclusioni da trarre sono quanto mai amare per gli Stati, per i governi e per ogni leader che aspiri a un ruolo nel negoziato mediorientale.
di Murat Cinar
Il Manifesto, 26 settembre 2025
Detenuto dal 2010 per un crimine mai commesso, Serkan Yilmaz è in sciopero della fame da 300 giorni contro il sistema di isolamento che ingoia i detenuti in un buco nero. Serkan Onur Yılmaz è in sciopero della fame da più di trecento giorni. È un prigioniero politico, detenuto in un carcere turco di massima sicurezza e ha smesso di mangiare per protestare contro il brutale sistema di isolamento a cui è sottoposto da quasi un anno. Lo chiamano il “pozzo” perché è come un buco nero. E Serkan Onur Yilmaz non è il solo: insieme a lui, altri otto detenuti sono in sciopero della fame per lo stesso motivo.
- Carcere uguale cimitero
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