edotto.com, 24 agosto 2020
È legittima la mancata traduzione dell'arrestato che si trovi in temporaneo isolamento, in quanto sottoposto a "tampone faringeo" per verificare la positività al Coronavirus e in attesa di esito. In tale condizione è infatti ravvisabile un assoluto impedimento a comparire all'interrogatorio per la identificazione, impedimento giustificativo della sospensione dei termini per l'audizione dell'arrestato. Tuttavia, se la convalida dell'arresto è stata pronunciata senza lo svolgimento dell'udienza, pur fissata, e senza la partecipazione del difensore dell'arrestato o, in sua assenza, di quello eventualmente nominato ai sensi dell'art. 97 comma 4, cod. proc. pen., viene a determinarsi una nullità assoluta e insanabile, relativa alla assenza del difensore nei casi in cui ne è obbligatoria la presenza.
di Iuri Maria Prado
Libero, 24 agosto 2020
L'ex parlamentare è in cella accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. L'aggravante: è avvocato e massone. Giancarlo Pittelli è un avvocato, un politico e - così si apprende - un massone. Tre qualità, come vedremo, non senza importanza nella spiegazione dei motivi che lo trattengono nella sua attuale dimora: il carcere.
Il Sole 24 Ore, 24 agosto 2020
Reati contro la fede pubblica - Delitti - Falsità in atti - Falsità ideologica - Elaborato del consulente tecnico del pubblico ministero - Enunciati valutativi - Configurabilità del reato - Sussistenza - Condizioni - Fattispecie. È configurabile il delitto di falso ideologico nella valutazione tecnica del consulente del pubblico ministero, formulata in un contesto implicante l'accettazione di parametri normativamente predeterminati o tecnicamente indiscussi, qualora il giudizio contraddica tali parametri ovvero si fondi su premesse contenenti false attestazioni; il giudice ha, però, l'onere di rendere adeguata motivazione in ordine ai criteri utilizzati per ritenere che, alla luce delle specifiche emergenze fattuali, il soggetto chiamato ad esprimere una valutazione, pur connotata da un margine elastico di discrezionalità, abbia formulato consapevolmente una valutazione falsa. (Fattispecie in cui il giudizio tecnico - valutativo del consulente che aveva escluso la compatibilità delle polveri emesse da un impianto di sinterizzazione dell'acciaio con i campioni d'aria e le sostanze rinvenute nei reperti alimentari è stato ritenuto falso in quanto contraddetto dalla rilevata presenza di "congeneri" in porzioni scientificamente riconosciute come caratterizzanti il suddetto processo di lavorazione).
• Corte di cassazione, sezione V, sentenza 18 giugno 2020 n. 18521.
Reati contro la fede pubblica - Delitti - Falsità in atti - Falsità ideologica - Pubblico ufficiale che attesti una parziale rappresentazione dei fatti caduti sotto la sua percezione - Falso ideologico in atto pubblico - Configurabilità - Fattispecie in tema di concorso dell'extraneus. Integra il reato di falso ideologico in atto pubblico la condotta del pubblico ufficiale che in una relazione di servizio fornisca una parziale rappresentazione dei fatti caduti sotto la sua diretta percezione, in quanto tale relazione costituisce atto pubblico e, ai fini dell'elemento soggettivo, è sufficiente il dolo generico, consistente nella rappresentazione e nella volontà dell'"immutatio veri", mentre non è richiesto l'"animus nocendi" né l'"animus decipiendi", con la conseguenza che il delitto sussiste sia quando la falsità sia compiuta senza l'intenzione di nuocere, sia quando la sua commissione sia accompagnata dalla convinzione di non produrre alcun danno. (Nella specie la Corte ha ritenuto configurabile, sussistendo i medesimi connotati, il concorso nel reato di falso ideologico dell'"extraneus" che, in accordo con i militari della guardia di finanza procedenti, dopo aver dismesso la carica di rappresentante legale della società oggetto di verifica, sottoscriveva i verbali di constatazione e di operazioni compiute nei quali le dichiarazioni dallo stesso rese venivano imputate al fratello, nominato nuovo amministratore, di cui si attestava la partecipazione e la sottoscrizione).
• Corte di cassazione, sezione V, sentenza 11 giugno 2020 n. 17929.
Reati contro la fede pubblica - Delitti - Falsità in atti - Casistica di atti - Autoveicoli - Falsa attestazione, sul libretto di circolazione, di avvenuta revisione - Istigazione del proprietario nei confronti del responsabile di un'officina autorizzata alla revisione - Concorso in falso ideologico in atto pubblico - Configurabilità. Integra un'ipotesi di concorso in falsità ideologica in atto pubblico la condotta del proprietario di un autoveicolo che istighi il proprietario, amministratore o collaboratore di un'officina autorizzata alla revisione - investito, come tale, della qualità di pubblico ufficiale - ad attestare falsamente sul libretto di circolazione l'avvenuta revisione, dando atto che sono state compiute tutte le operazioni all'uopo necessarie, con esito positivo quanto alle prove di regolarità delle parti esaminate.
• Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 8 giugno 2020 n. 17348.
Reati contro la fede pubblica - Delitti - Falsità in atti - In atti pubblici - Verbale di ispezione e costatazione di violazione amministrativa - Falsa attestazione di presenza dell'intestatario dell'esercizio commerciale - Falso ideologico cd. irrilevante - Esclusione - Ragioni - Fattispecie. Integra il delitto di falsità ideologica in atto pubblico di cui all'art. 479 cod. pen. la condotta del pubblico ufficiale che attesti falsamente, nei verbali di ispezione dei luoghi e di costatazione di violazione amministrativa, eseguiti presso un esercizio commerciale, la presenza del titolare formale dell'attività, in realtà assente durante tutte le operazioni, esulando in tal caso la fattispecie di falso ideologico cd. "irrilevante", ossia concernente un profilo estraneo ovvero ininfluente alla funzione dell'atto, in quanto la presenza del titolare è presupposto per la notifica immediata delle contestazioni di infrazioni amministrative, esentando l'organo accertatore dall'obbligo di notifica. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto esente da censure la sentenza di condanna per falso ideologico di due vigili urbani che, recandosi in un esercizio commerciale per effettuare la contestazione di apertura senza il preventivo deposito della Scia, avevano dato atto nel verbale della presenza della titolare, invece assente).
• Corte di cassazione, sezione V, sentenza 9 aprile 2020 n. 11753.
di Pietro Senaldi
Libero, 24 agosto 2020
Vacanze di lavoro per il professore Sabino Cassese, in quel di Ansedonia. Giurista, giudice emerito della Corte Costituzionale e accademico prestato al giornalismo, da qualche mese è una spina nel fianco del governo Conte, al quale non ha risparmiato critiche. Dato il pulpito dal quale provengono, le osservazioni sulla disinvoltura con la quale il premier aggira la Costituzione con i suoi decreti, il prolungamento dello stato d'emergenza e il sottrarsi alle proprie responsabilità nel caso del processo a Salvini per sequestro di immigrati, hanno di fatto minato la credibilità dell'esecutivo.
lasesia.vercelli.it, 24 agosto 2020
La Regione Piemonte ha assegnato a 11 Comuni piemontesi sedi di carcere (Alba, Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Fossano, Ivrea, Novara, Saluzzo, Verbania, Vercelli) la somma complessiva di 385.200 euro per il reperimento di alloggi da destinare a cittadini detenuti per fronteggiare l'emergenza da Covid 19 negli istituti penitenziari.
Si tratta di fondi provenienti dalla Cassa delle Ammende, ente pubblico istituito presso il Ministero della Giustizia e dallo stesso vigilato. Il patrimonio della Cassa delle Ammende (il cui Conto Consuntivo 2018 è pari a oltre 97 milioni di euro) deve essere destinato ad interventi di reinserimento dei cittadini detenuti nella vita civile e a progetti di edilizia penitenziaria di riqualificazione e ampliamento degli spazi destinati alla vita comune e alle attività lavorative dei cittadini reclusi.
Roswitha Flaibani (esponente del Gruppo +Europa Vercelli, già Garante dei detenuti del Comune), e Giulio Manfredi (Associazione radicale Adelaide Aglietta) dichiarano: "Il bicchiere mezzo vuoto è rappresentato dal ritardo con cui arrivano questi fondi sia dalla loro esiguità. Il bicchiere mezzo pieno è rappresentato dal fatto che comunque rappresentano un aiuto concreto al mondo carcerario piemontese, che deve essere utilizzato al meglio, comune per comune, carcere per carcere. A questo proposito, non riusciamo a comprendere la rinuncia del Comune di Torino a gestire direttamente i fondi, delegando alla Regione Piemonte la ricerca di un soggetto in grado di attuare l'intervento. Una rinuncia ancora più inspiegabile dopo le polemiche degli ultimi mesi sul clima di violenza esistente in alcuni settori del carcere "Lorusso e Cutugno". Per quanto riguarda il Carcere di Vercelli, speriamo che i fondi, seppur esigui e arrivati con grave ritardo, siano utilizzati presto e bene".
di Simone Olivelli
meridionews.it, 24 agosto 2020
A togliersi la vita è stata anche un'agente della penitenziaria. Le statistiche raccontano una realtà difficile, dove la funzione rieducativa della pena non esiste. "Entrare in carcere spesso significa essere dimenticati per sempre", commenta Pino Apprendi. "Il sesto suicidio dall'inizio dell'anno. Non c'è dubbio che le difficili condizioni di vita e il colpevole ritardo nella presa in carico dei loro problemi siano fra le componenti del disagio che assilla quotidianamente questi servitori dello Stato".
A dichiararlo ieri è stato l'ex sottosegretario alla Giustizia Jacopo Morrone. L'esponente della Lega ha riacceso i riflettori sul mondo della polizia penitenziaria, dopo la notizia di un'agente di 42 anni che, a Palermo, si è tolta la vita. La donna lavorava nel carcere Pagliarelli, lo stesso penitenziario in cui tra il 12 e il 20 agosto ha registrato altri due suicidi. Ma tra i detenuti.
Episodi tutt'altro che rari, ma che spesso passano inosservati, alimentando le statistiche ma restando lontano dal dibattito. "Il sesto suicidio dall'inizio dell'anno. Non c'è dubbio che le difficili condizioni di vita e il colpevole ritardo nella presa in carico dei loro problemi siano fra le componenti del disagio che assilla quotidianamente questi servitori dello Stato".
A dichiararlo ieri è stato l'ex sottosegretario alla Giustizia Jacopo Morrone. L'esponente della Lega ha riacceso i riflettori sul mondo della polizia penitenziaria, dopo la notizia di un'agente di 42 anni che, a Palermo, si è tolta la vita. La donna lavorava nel carcere Pagliarelli, lo stesso penitenziario in cui tra il 12 e il 20 agosto ha registrato altri due suicidi. Ma tra i detenuti. Episodi tutt'altro che rari, ma che spesso passano inosservati, alimentando le statistiche ma restando lontano dal dibattito. "Notizie come queste dovrebbero fare pensare, ma non in maniera superficiale. Dovrebbero dare il la a una profonda riflessione su cosa siano oggi le carceri in Italia".
A parlare a Meridio News è Pino Apprendi, presidente di Antigone Sicilia, l'associazione che si occupa dei diritti e delle garanzie del sistema penale. "Le cronache di questi giorni, lo stesso gesto commesso sia da un'agente della polizia penitenziaria che da diversi detenuti, testimonia ancora di più lo stato di abbandono nei penitenziari. Quanto sia difficile la vita lì dentro".
A togliersi la vita in poco più di una settimana è stato anche un terzo detenuto: nel carcere di Caltagirone, infatti, si è suicidato l'uomo accusato di avere ucciso la moglie sulle scale dell'appartamento in cui i due vivevano. All'origine del delitto ci sarebbe stata la decisione della vittima di troncare il rapporto. Su questo suicidio è stato aperto un fascicolo per capire se ci siano state negligenze nella sorveglianza del detenuto. I due detenuti del Pagliarelli, invece, erano accusati di violenza domestica e maltrattamenti.
"Dall'inizio dell'anno sono 38 i detenuti che si sono suicidati in Italia, un numero in linea con quanto accaduto negli anni scorsi, anche se nel 2020 la popolazione carceraria è meno numerosa in seguito alle misure prese per l'emergenza Covid", prosegue Apprendi.
A queste cifre vanno aggiunte quelle di chi ha tentato di togliersi la vita, senza però riuscirci. "So che è una frase forte, ma in troppi casi, specialmente quelli riguardanti soggetti più deboli, entrare in carcere è un po' come morire - va avanti il presidente di Antigone. Si finisce per essere dimenticati e gli unici contatti sono quelli con i familiari".
Tra le difficoltà che, secondo l'associazione, rendono più critica l'esperienza all'interno delle celle c'è quella riguardante la capacità dei detenuti di comunicare eventuali disagi. "L'assistenza, anche di natura psicologica o psichiatrica, sottostà a una trafila burocratica che spesso non consente di intercettare i problemi in maniera tempestiva", commenta il presidente di Antigone.
Parlare funzione rieducativa delle carceri è un po' come cimentarsi in astrazioni e teoria, perdendo di vista la realtà. "Nonostante sia un obiettivo contenuto nella nostra Costituzione - ricorda Apprendi - le cose stanno molto diversamente. L'intero sistema penitenziario è fortemente carente nelle figure che dovrebbero svolgere quel servizio di assistenza che dovrebbe puntare a consentire il reintegro del detenuto in società. E invece sembra ci si dimentichi che in carcere ci si va per scontare una pena e non per stare male".
I penitenziari sono ancora oggetto di una narrazione che poco ha a che vedere con lo stato delle cose attuali. "Negli anni Settanta c'era questo modo di dire che considerava le carceri come degli hotel e ciò per le notizie di boss riveriti. Non è più così da tempo, ma soprattutto - conclude Apprendi - si sorvola sul fatto che spesso a finire in carcere sono gli ultimi".
sicilianews24.it, 24 agosto 2020
Un'estate nera, da dimenticare per le carceri siciliane, l'ultimo episodio registrato riguarda una poliziotta penitenziaria della casa circondariale Pagliarelli di Palermo che si è tolta la vita nelle sua abitazione due giorni fa, un fatto doloroso che si aggiunge ad altri due casi di suicidio, registrati in questo mese d'agosto: pochi giorni fa, infatti, altri due assistente capo coordinatore della polizia penitenziaria, un uomo e una donna, in servizio a Latina si sono tolti la vita in altrettanti episodi. È allarme e lo lancia in un comunicato Donato Capece, segretario generale del sindacato autonomo polizia penitenziaria Sappe che sottolinea come "servano soluzioni concrete per il contrasto del disagio lavorativo del personale di polizia penitenziaria".
Ma i suicidi riguardano anche i detenuti e l'ultimo episodio, sempre presso il Pagliarelli di Palermo, risale a pochi giorni fa, un uomo 45enne si è tolto la vita nella sua cella approfittando dell'ora d'aria del suo compagno di cella. Stessa sorte era toccata ad un altro detenuto appena una settimana fa, entrambi erano detenuti per maltrattamenti in famiglia.
A sostegno dei detenuti è partito la scorsa settimana il progetto "Revival" coordinato dalla Unità di Mediazioni e Giustizia riparativa dell'Assessorato per la cittadinanza solidale, che prevede la possibilità di ospitalità in una struttura convenzionata con il Comune per quei cittadini che debbano scontare un periodo di detenzione domiciliare ma non hanno un domicilio oppure, per esigenze sanitarie legate al Covid-19, non possono svolgerlo presso il proprio domicilio.
Il progetto è co-gestito dall'Amministrazione comunale e da quella della Giustizia. La struttura, ospitata presso una Opera Pia cittadina, è gestita dall'Associazione "Cammino d'Amore" e sarà operativa in via sperimentale per tre mesi durante i quali saranno utilizzate le risorse del Fondo nazionale contro la povertà.
Piani personalizzati per ogni detenuto - Pensata per un massimo di 32 utenti, al momento ne ospita 8. Si tratta di cittadini, italiani e stranieri, per i quali la Magistratura ha autorizzato forme alternative alla detenzione. Per ciascuno di loro l'Uepe (Ufficio Esecuzione Penale Esterna) del Ministero della Giustizia, elabora un piano personalizzato che, se autorizzate dal Magistrato competente, può anche prevedere attività di volontariato, culturali e sociali da svolgere all'esterno della struttura. Proprio in tal senso si sta attivando l'Unità operativa del Comune, che già da anni coordina e promuove attività di giustizia riparativa, mediazione penale, facilitazione dei percorsi di recupero.
Nell'ottica della responsabilizzazione e dello sviluppo di percorsi di comunità, gli ospiti del progetto Revival sono responsabili della co-gestione, in particolare della pulizia degli spazi comuni e del supporto alle attività. Trattandosi comunque di cittadini con provvedimenti restrittivi decisi dalla Magistratura, le visite possono essere svolte solo previa autorizzazione e all'interno vigono comunque regole stringenti rispetto agli orari, alla gestione degli spazi, al divieto di utilizzo di alcol e stupefacenti.
"Si tratta di un progetto sperimentale - spiega l'Assessore Mattina - che conferma la visione di una città che a trecentosessanta gradi vuole prendersi cura di tutti, anche di chi, avendo commesso errori e reati, sta facendo un percorso di reinserimento sociale concordato e monitorato dalle strutture del Ministero della Giustizia".
Per il Sindaco "si conferma che a Palermo tutti hanno diritti e doveri e che tutti devono avere la possibilità di rimediare ai propri errori con percorsi umani, rispettosi anche se rigorosi. Si conferma anche quanto sia importante la collaborazione fra le istituzioni pubbliche e fra queste e gli enti del privato sociale".
Il Gazzettino, 24 agosto 2020
In Friuli Venezia Giulia gli stranieri dietro le sbarre sono ben al di sopra della media nazionale. E nello specifico nella casa circondariale di Pordenone dove tra l'altro manca ancora un direttore effettivo. Se in Italia il tasso medio è del 32,7% al 30 giugno scorso, la nostra regione è al 41,7%.
A dirlo è il rapporto di Antigone di metà anno, dedicato a "Il carcere alla prova della fase 2", che è stato presentato e che dedica un capitolo alla presenza degli immigrati negli istituti penitenziari regionali e italiani.
Una presenza in forte calo negli ultimi dodici anni, ma comunque consistente. Al 30 giugno i 5 istituti penitenziari con il maggior numero di detenuti stranieri in termini assoluti erano le case circondariali di Torino (629 detenuti stranieri, 47,7% sul totale), di Milano San Vittore (514 detenuti stranieri, 59,2 % sul totale), di Roma Regina Coeli (502 detenuti stranieri, 51% sul totale), Firenze Sollicciano (495 detenuti stranieri, 65,9% sul totale) e Rebibbia (461 detenuti stranieri, 32,6% sul totale).
Di questi 5 istituti solo Firenze Sollicciano rientra tra i primi dieci con la più alta concentrazione in percentuale di stranieri, attestandosi al settimo posto. I primi cinque istituti per percentuale di stranieri sono due case di reclusione sarde, Arbus Is Arenas dove l'81,9% dei detenuti è di nazionalità non italiana e Onanì dove gli stranieri rappresentano l'81,3% del totale dei reclusi.
A seguire le case circondariali di Aosta (68,8%), Padova (67,4%) e Bolzano (67%). Le cinque regioni con la più alta presenza in percentuale di stranieri detenuti negli istituti penitenziari sono la Valle d'Aosta (68,8%), il Trentino Alto Adige (63,6%), la Liguria (54%), il Veneto (53,2%) e la Toscana (49,7%).
In cima alla classifica anche il Fvg, dopo l'Emilia-Romagna (49%) e la Lombardia (43,4%), ma prima del Piemonte (40,4%). Ben al di sotto della media nazionale la Calabria (19,2%), l'Abruzzo (18,4%), la Sicilia (17,9%), la Campania (14,1%), la Puglia (13,7%) e la Basilicata (11,7%). Al 30 giugno scorso gli stranieri erano 17.510, per una percentuale pari al 32,7% del totale della popolazione detenuta. Tale percentuale raggiungeva il 37% nel 2008, quando (al 31 dicembre) gli stranieri detenuti erano 21.562. Per quanto riguarda gli uomini, le cinque nazioni straniere più rappresentate sono (le percentuali sono da riferirsi sul totale dei detenuti non italiani): il Marocco (18,6%), la Romania (12%), 4 l'Albania (11,9%), la Tunisia (10%), la Nigeria (8,5%).
Discorso diverso per le donne straniere che rappresentano il 35,5% delle donne recluse al 30 giugno 2020. Tra le straniere troviamo al primo posto la Romania con il 23% di recluse sul totale delle straniere, poi la Nigeria (19,4%), la Bosnia-Erzegovina (4,8%), il Marocco (4,6%) e il Brasile (4,3%). Mediamente i detenuti stranieri sono più giovani degli italiani. Al 30 giugno avevano tra i 21 e i 44 anni il 79,2% dei detenuti stranieri, contro il 50,7% dei detenuti italiani. Gli stranieri tra i 18 e i 20 anni sono il 2% dei detenuti stranieri totali (gli italiani lo 0,8%). Per quanto riguarda la posizione giuridica dei detenuti stranieri, al 31 luglio 2020, gli stranieri in custodia cautelare sono il 34,7% degli stranieri presenti, a fronte del 31,5% degli italiani.
di Lisa Zancaner
Il Gazzettino, 24 agosto 2020
Nel carcere di via Spalato l'emergenza non è il Covid, bensì il personale. Che non c'è. Manca un direttore, quello attuale è in carica a Belluno e può essere presente solo una volta alla settimana, c'è un solo educatore part time, oggi affiancato da un secondo educatore che, però, andrà in pensione a fine settembre. Pure lo psicologo non è integrato e si occupa solo delle urgenze. Il quadro, dipinto dalla garante dei diritti dei detenuti di Udine, Natascia Marzinotto pure lei in scadenza il prossimo anno non è certo roseo. E non è neppure una novità.
"È una situazione che mi preoccupa sostiene la garante soprattutto per l'assenza di personale nell'area educativa. L'utenza ad oggi è di 136 detenuti e un solo educatore non ce la fa a smaltire tutto il lavoro". Una mole di cui si è fatta carico la stessa Marzinotto, affrontando dai 15 ai 20 colloqui alla settimana con i detenuti per raccogliere le loro richieste.
"Anche la figura dello psicologo spero venga integrata presto, perché così non riesce a programmare le sedute continuative ed è un fatto grave prosegue io continuo ad andare in carcere e vedo che mancano i servizi. Se un detenuto vuole chiedere un permesso, la pratica non viene sbrigata e il risultato è quello di avere utenti che si agitano, si alterano, con molti casi di autolesionismo, soprattutto tra gli stranieri.
La carenza di personale crea inevitabili tensioni che si scaricano anche sugli agenti di polizia penitenziaria, sotto organico pure loro. "È chiaro precisa la garante che poi c'è tutta una rete che deve funzionare, dai servizi sociali all'Ater, altrimenti un detenuto che esce senza un sostegno rischia di essere abbandonato a sé stesso".
Una rete che si rende quanto mai necessaria in vista di un ulteriore progetto, l'attivazione di uno sportello informativo dentro il carcere, entro fine 2020. In piena pandemia, come sottolinea Marzinotto, "l'assistenza sanitaria è stata gestita molto bene e la situazione è sempre rimasta sotto controllo".
Non solo manca personale, ma anche i lavori sono fermi. In primis quello per creare l'articolazione psichiatrica completamente gestita da camici bianchi. 7 posti per tutto il Fvg a completa gestione sanitaria che, assieme a quella di Padova, è l'unica per tutto il Nordest. "I finanziamenti per questa Rems interna sono stati erogati ma sono fermi e non ne conosco le motivazioni e non credo siano collegate all'emergenza Covid".
Una struttura, questa, che non trova il parere favorevole di Marzinotto convinta che i casi psichiatrici "debbano essere seguiti in strutture apposite ed esterne", mentre preme per un'altra opera, quella per ristrutturare l'ex sezione femminile da destinare a attività comuni con un impegno di spesa di circa 600mila euro. Anche qui risorse disponibili ma lavori fermi.
"Oggi c'è un solo laboratorio per 10 persone e, con le normative Covid sul distanziamento, gli spazi sono ancora più ridotti, anche l'area dei colloqui è stata dimezzata". Tutto fermo pure per lo spazio bimbi, o meglio. Il progetto per le famiglie è già stato programmato con lo psicologo, ma l'area no. "Detenuti e figli hanno sofferto durante il lockdown a non vedersi e questo spazio diventa oggi ancora più importante".
Ad oggi i detenuti sono 136 su una capienza di 90, un altro problema cronico per il carcere di Udine, "ma se togliessimo gli 80 utenti oggi in carico al Sert, il carcere si svuoterebbe". Stando alle statistiche, a riempire il carcere sono ingressi per detenzione o piccolo spaccio, quasi il 30%, detenuti per cui si potrebbero prevedere pene alternative, più difficili da attuare per gli stranieri. "Sono il 50% dei detenuti".
di Cesare Giuzzi
Corriere della Sera, 24 agosto 2020
Il 42enne, di origine algerina, era in attesa di essere fotosegnalato quando si è impiccato con la maglietta alla sbarra della finestra. Inutili i soccorsi. Era nella camera dei fermati della Questura in attesa di essere fotosegnalato dopo essere stato fermato per un controllo. Un'operazione di routine che viene eseguita dagli agenti decine di volte ogni giorno. Ma quando i poliziotti sono tornati nella sala d'attesa per il fotosegnalamento per accompagnarlo al laboratorio dei tecnici lo hanno trovato impiccato con la maglietta alla sbarra della finestra. L'uomo, un 42enne algerino, è stato subito soccorso dal 118 intervenuto con un'ambulanza e un'automedica. Nonostante le manovre di rianimazione proseguite per diversi minuti, per la vittima non c'è stato nulla da fare.
Tutto è avvenuto intorno a mezzogiorno di domenica 23 agosto.
La chiamata al 118 è partita dagli uffici di via Fatebenefratelli alle 12.09. La vittima era stata fermata da una volante in via Felice Casati a porta Venezia insieme a un marocchino di 23 anni. I due stavano armeggiando intorno a un'auto in sosta e per questo erano stati fermati. Una vicenda quasi banale per gli standard della microcriminalità milanese che si sarebbe quasi certamente conclusa sono una denuncia a piede libero per tentato furto e i due sarebbero stati subito rilasciati al termine del forosegnalamento. Solitamente la zona della camera dei fermati è interessata da un continuo viavai di agenti e "sospettati".
La domenica agostana però avrebbe molto limitato questo flusso e la vittima ha così approfittato di un momento di solitudine per compiere l'estremo gesto mentre era nella camera dei fermati. Sono comunque in corso i rilievi della Scientifica e del personale della Questura, coordinati dalla Procura, per stabilire l'esatta dinamica di quanto accaduto.
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