di Andrea Siravo
La Stampa, 13 agosto 2025
“Piango per quella donna e per mio figlio. Sono sconvolta, non ne sapevo niente”. “È dall’alba che piango, per mio figlio e per la signora. Cosa posso dire?”. Esce dagli uffici della polizia locale con in braccio il figlio più piccolo. Ha poco più di anno e piange perché ha fame. Gli compra un pezzo di pizza mentre l’altro suo bambino, quello di undici anni, rimane con gli agenti insieme agli altri tre amici. Sono tutti coinvolti nell’incidente stradale in cui è rimasta uccisa Cecilia De Astis. Di questa giovane donna, non scriviamo né il nome né pubblichiamo una fotografia, per non identificare il figlio. L’undicenne, il più piccolo della compagnia, non era al volante della Citroën, ma uno dei passeggeri. La donna è provata e disorientata. Nel breve tragitto tra la pizzeria e un parchetto, prima di rientrare nella sala d’attesa del comando di via Pietro Custodi, dice di aver smarrito la carta d’identità.
di Chiara Evangelista
Corriere della Sera
I quattro ragazzi fermati non saranno processati perché non imputabili. L’ex presidente del Tribunale per i minori di Milano: “Nei crimini dei ragazzini modi sempre più violenti. Gravi disfunzioni sociali, mancano investimenti convinti”. La magistrata Maria Carla Gatto adesso è in pensione, dopo 45 anni di carriera, ma gli ultimi 8 li ha trascorsi come presidente del Tribunale per i minorenni di Milano.
di Gabriella Cerami
La Repubblica, 13 agosto 2025
Sull’omicidio di Cecilia De Astis, il procuratore del tribunale dei minori di Milano: “Anche le neuroscienze confermano l’immaturità dei preadolescenti. Bisogna lavorare sull’inclusione”. Luca Villa, da procuratore del tribunale dei minori di Milano, può spiegare cosa prevede la legge nel caso in cui un reato venga commesso da minori di 14 anni? “Ci sono tre strade. Il procedimento civile, quello amministrativo o quello penale”.
di Pietro Pellegrini*
Il Manifesto, 13 agosto 2025
Il Piano d’azione salute mentale 2025-30 precisa che non vi saranno nuovi oneri a carico della finanza pubblica. I pur apprezzabili richiami alla visione olistica, alla salute mentale nell’intero arco di vita e alle direttive dell’Oms sembrano destinati a restare sulla carta. Lo stato reale dei servizi e la dotazione di personale non viene analizzata. Per colmare le carenze, servirebbe circa 1 miliardo di Euro. La struttura dei dipartimenti di salute mentale, comprensivi di neuropsichiatria infanzia adolescenza, psichiatria, dipendenze patologiche e psicologia non vede direttive precise e, per gli aspetti organizzativi, rinvia alle competenze regionali. Si prevede di istituire lo psicologo “di primo livello” senza tenere conto di altri documenti sull’organizzazione della psicologia clinica e di comunità.
di Angela Nocioni
L’Unità, 13 agosto 2025
Al Cpr di San Gervasio, in Basilicata, salgono sul tetto in 9 per chiedere di portare in ospedale chi collassa. Arrestati per rivolta e danneggiamento. Applicato l’arresto in flagranza differita. È finito dalla cella del Cpr a quella del carcere di Potenza. L’accusano di “rivolta e danneggiamento”, lo indicano come l’istigatore della protesta. Chiedeva dal tetto del Cpr di San Gervasio, in Basilicata, quel che i detenuti (illegalmente detenuti, tutti) chiedono invano da giorni: di poter essere portati in ospedale se collassano dal caldo, di chiamare un’ambulanza quando svengono, di avere un cibo per esseri umani. Siccome ci sono stati altri collassi e l’ambulanza non è stata chiamata, in 9 sono saliti il 5 agosto sul tetto per urlare quelle richieste. Due di loro sono stati arrestati in flagranza. Gli altri sette, riconosciuti nelle foto e video della polizia, sono stati arrestati in flagranza differita con l’applicazione della norma indecente dell’ultimo decreto sicurezza 2025 (D.L. 48/2025, convertito in legge n. 80 del 9 giugno 2025) che ha esteso l’uso della flagranza differita anche a reati commessi nel corso di manifestazioni pubbliche. Tutti gli arresti sono stati convalidati in un’unica udienza per direttissima. Il considerato promotore della protesta è in carcere a Potenza, gli altri sono stati spediti in vari Cpr. Due a Bari, uno forse a Macomer, in Sardegna. Gli altri non si sa. Nei giorni seguenti ci sono state almeno due espulsioni e altri trasferimenti. Dice Francesca Viviani dell’Associazione giuridica studi sull’immigrazione: “Proteste per le condizioni disumane in cui vengono tenuti rinchiusi lì dentro ce ne sono spesso, questa volta si è saputo perché fuori dal Cpr era in corso un pacifico sit-in di attivisti e associazioni per ricordare il Oussama Darkaoui, morto nel cpr il 5 agosto dell’anno scorso. Vengono usati come in tutti i Cpr psicofarmaci in eccesso, Rivotril e Xanax, anche per chi non ne avrebbe nessun bisogno, li tengono sedati”.
di Chiara Pazzaglia
Avvenire, 13 agosto 2025
Dodicimila nomi di bambini morti dal 7 ottobre 2023 ad oggi in Israele e a Gaza, saranno letti - senza distinzione tra israeliani e palestinesi - durante una lunga maratona di preghiera, a partire dalle 15 di domani, presso i ruderi della chiesa di Santa Maria Assunta di Casaglia a Monte Sole, in provincia di Bologna, per iniziativa dell’arcivescovo, il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei, e dei monaci “dossettiani” della Piccola Famiglia dell’Annunziata. I dati Unicef parlano di 18mila piccole vittime e altrettanti feriti: Bologna, in questi due anni, ne ha accolti diverse decine nei propri ospedali, perché potessero curarsi e trovare conforto. Ma per chi ha perso la vita, l’unico gesto possibile è elencarli chiamandoli per nome, offrendo a loro e alle famiglie almeno il ricordo di un’identità. Il cardinale Zuppi non è nuovo a queste iniziative: ogni anno, con la Comunità di Sant’Egidio, Caritas, Comunità Papa Giovanni XXIII, Acli e altre associazioni guida la preghiera “Morire di speranza”, dedicata a chi muore in mare cercando una vita migliore. Anche in quell’occasione vengono letti i nomi delle vittime, per restituire loro dignità. La stessa cosa verrà fatta domani in un luogo simbolico del bolognese e della storia nazionale.
di Michele Passione*
Ristretti Orizzonti, 12 agosto 2025
“Il suicidio di una persona sottoposta a privazione della libertà personale è per definizione l’evento critico che esercita il maggiore impatto emotivo, che coinvolgere maggiormente gli operatori chiamati ad intervenire sia sotto il profilo operativo, ma anche sotto quello umano ed etico”. Comincia così, con un refuso e un’allitterazione, l’analisi dei decessi in carcere (Report relativo al periodo gennaio - luglio 2025) pubblicata l’8 agosto scorso sul sito istituzionale dal Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale.
di Lorenzo D’Avack
Il Dubbio, 12 agosto 2025
Mario Follieri, nel corso della VI Legislatura (1975), quale Senatore della Repubblica, svolse le funzioni di Relatore della legge sull’Ordinamento giudiziario, battendosi per l’affermazione del diritto alla sessualità dei detenuti (art. 15). La proposta, proprio a seguito dell’impegno di diversi senatori, fu approvata a Palazzo Madama e poi respinta alla Camera. La tesi di fondo sostenuta era quella che lo Stato, per essere autorevole e rispettato, dovesse dimostrarsi giusto prima di tutto nei confronti dei deboli e, quindi, dei detenuti. Aggiungasi un altro aspetto che fu evidenziato: il fenomeno della cosiddetta “omosessualità temporanea o indotta”. Questo essere omosessuali non è una scelta consapevole, appare di contro un effetto dell’adattamento al contesto carcerario. Questo pregiudica, destrutturandola, l’identità individuale e sociale del soggetto rappresentando uno degli aspetti più problematici della reclusione, durante la quale si possono sviluppare le “anormalità” sessuali e la conseguente sofferenza nell’individuo.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 12 agosto 2025
Le opposizioni protestano e parlano di “macabra contabilità” da parte di Nordio. Sono 48 il numero dei suicidi dietro le sbarre dall’inizio dell’anno, come attesta il Dap, o 53, come registrato dall’associazione Ristretti Orizzonti? Ma soprattutto, qual è la soglia per cui è lecito allarmarsi? Domande che attendono risposte, mentre nella calura d’agosto perfino una tragedia come quella delle morti in carcere può trasformarsi in un cinico calcolo politico. Succede così che il ministro Nordio abbia sentito ieri il bisogno di smentire l’”analisi dei decessi in carcere” pubblicata dal Garante nazionale delle persone private di libertà nel quale, pur registrando una leggera flessione di morti rispetto all’anno scorso, ne emerge comunque un quadro preoccupante e inaccettabile.
di Irene Famà
La Stampa, 12 agosto 2025
Sono oltre 140 gli uomini e le donne che hanno perso la vita in carcere dall’inizio dell’anno. Quarantasei detenuti hanno deciso di suicidarsi, chi togliendosi il respiro con lenzuola e lacci delle scarpe utilizzate come cappi chi inalando gas dai fornelletti da cucina. In quella possibilità di riscatto, in quel futuro, in quel reinserimento nella società non ci hanno creduto. E fuori dai cancelli dei penitenziari li attendeva solo la disperazione. Tre detenuti sono morti per cause da accertare, sessantanove per cause naturali e uno per un incidente. Lo raccontano i dati del Dap, Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, contenuti nell’ultimo report del Garante nazionale per i diritti delle persone private della libertà.
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