di Nadia Urbinati*
Il Domani, 12 agosto 2025
Una ricerca degli scienziati politici Benjamin Page e Martin Gilens mostra che una corrispondenza tra le opinioni dei cittadini e le politiche effettive è possibile solo se ciò che la maggioranza vuole coincide con ciò che vogliono le minoranze economiche. La libertà di parlare c’è (ancora) ma è inefficace. Vale al massimo come prova che esiste. La parola che ben rende l’idea di uno scivolamento delle democrazie costituzionali verso posture autoritarie è “scorciatoia”. Secondo una ricerca empirica del 2014 riconfermata negli anni, gli Stati Uniti sono tecnicamente un’oligarchia. A condurre la ricerca furono Benjamin Page e Martin Gilens, due autorevoli scienziati politici che non sono né massimalisti, né estremisti di sinistra, come i giornalisti italiani amano etichettare coloro che non si limitano a contare i sassi sui quali inciampano.
di Chiara Saraceno
La Stampa, 12 agosto 2025
Nella lunga intervista rilascia ieri a questo giornale, Mons. Paglia ha fatto alcune dichiarazioni che meritano qualche chiarimento. La prima riguarda l’oggetto delle diverse sentenze della Corte Costituzionale sul suicidio assistito. Esse non riguardano solo la non punibilità di chi aiuta, in determinate circostanze precisamente definite dalle sentenze del 2019 e poi del 2024 a porre fine alla propria vita. Riguardano anche sia il diritto a lasciarsi morire rifiutando consapevolmente e liberamente cure necessarie alla sopravvivenza o di iniziare una dipendenza da sostegni vitali, sia, appunto, di essere aiutati a porre fine alla propria vita quando ci si trovi a dipendere da sostegni vitali, si sperimentino sofferenze intollerabili e si percepisca la propria condizione come non degna. Un diritto non a morire (che prima o poi tocca a tutti), ma a decidere quando farlo se la vita è diventata non solo soggettivamente, ma oggettivamente intollerabile.
di Michele Gambirasi
Il Manifesto, 12 agosto 2025
Il ricorso contro la decisione di ottobre della Commissione territoriale. Erano stati tra i primi ad arrivare a Gjader all’avvio del protocollo. È stata riconosciuta la protezione internazionale a due dei dodici migranti che per primi varcarono le porte del centro di Gjader in Albania, lo scorso 18 ottobre, quando ancora era in vigore la prima fase del protocollo. A vincere il ricorso contro la decisione della Commissione territoriale, che il 17 ottobre aveva dichiarato la “manifesta infondatezza” delle loro domande, sono stati due cittadini provenienti dal Bangladesh, uno dei paesi ritenuti “sicuri” dal governo. Allora la Commissione valutò le domande in meno di 24 ore dopo un colloquio tenuto a distanza, nel corso delle “procedure accelerate di frontiera” che l’esecutivo ha voluto sperimentare per la prima volta in un paese terzo.
di Riccardo Noury*
Il Fatto Quotidiano, 12 agosto 2025
Da febbraio Amnesty International ha ricevuto informazioni attendibili su almeno 36 rapimenti di donne alauite di età compresa tra i tre e i 40 anni. Dai rancori tra comunità siriane, in un ciclo di attacchi e ritorsioni che dalla caduta di Bashar al-Assad pare non avere fine, emergono dati poco noti e raccapriccianti. Da febbraio Amnesty International ha ricevuto informazioni attendibili su almeno 36 rapimenti di donne alauite di età compresa tra i tre e i 40 anni, avvenuti nelle province di Latakia, Tartus, Homs e Hama, ad opera di individui non identificati. Di questi casi, 28 sono stati segnalati da due attiviste, da due giornalisti e dalla Syrian Feminist Lobby, un’organizzazione indipendente per i diritti umani. La metà delle 28 donne e ragazze è stata liberata. La sorte e il luogo in cui si trovano le altre rimangono sconosciuti. Amnesty International ha indagato direttamente su otto dei 36 rapimenti, ai danni di cinque donne adulte e di tre minorenni. Solo due delle otto persone rapite sono riuscite a fare ritorno alle proprie famiglie. L’organizzazione per i diritti umani non è a conoscenza di alcun arresto, incriminazione o procedimento giudiziario nei confronti dei responsabili.
di Adriano Fabris
Avvenire, 11 agosto 2025
L’aumento dei suicidi, le condizioni indegne degli istituti penitenziari, gli agenti di custodia insufficienti: bisogna trovare il modo per agire subito, ripartendo dall’idea di giustizia. Come tutte le estati, anche in questo periodo si torna a parlare della situazione nelle carceri. È una situazione insostenibile per vari motivi. I detenuti in troppi casi sono rinchiusi in spazi ridotti, gli agenti di custodia sono in numero insufficiente, gli edifici adibiti a prigione risultano sovente inadeguati. Non stupisce quindi il fatto che periodicamente esplodano ribellioni o che la rabbia, la frustrazione, la disperazione accumulate vengano rivolte contro di sé. L’aumento dei suicidi nei penitenziari italiani - una tragedia a cui “Avvenire” ha dedicato diverse inchieste, anche raccontando le storie personali di chi non ce l’ha fatta - è un segnale terribile, che deve farci non solo pensare, ma agire: agire subito.
di Nadia Conticelli*
La Stampa, 11 agosto 2025
il cinquantesimo anniversario della riforma carceraria sarebbe un’occasione per dirci se quello spirito, in una fase di grandi riforme nello spirito costituzionale, abbia trovato reale applicazione e dato i frutti sperati. E invece ci si trova a contare i suicidi, già oltre 50 e siamo a poco più di metà anno. Ai problemi endemici dell’istituzione carceraria italiana - organico carente, strutture fatiscenti e inadeguate - si è aggiunto un disinvestimento sulle attività: dai laboratori all’istruzione superiore, filo tenue che collega detenzione e orizzonte di reinserimento sociale. Tra una notizia di cronaca e l’altra i mantra del governo sono nuove carceri e solidarietà alla polizia penitenziaria. Due temi importanti, declinati però a colpi di slogan. Le forze dell’ordine in carcere lavorano in condizioni di forte precarietà, legata al sottodimensionamento dell’organico e al forte disagio fisico, psicologico e strutturale in cui vivono i detenuti.
di Leo Beneduci*
Il Fatto Quotidiano, 11 agosto 2025
Tra i poliziotti penitenziari crescono sfiducia, disaffezione e fatalismo di chi ritiene che non vi sia più alcun futuro nel proprio lavoro. Polizia penitenziaria disarmata anche moralmente dalla burocrazia: ora sogna la fuga dal Dap. È ormai un dato di fatto: gli appartenenti alle Forze di Polizia che operano nelle strade hanno in dotazione strumenti e protezioni anche legali, mentre gli agenti di Polizia penitenziaria che operano nelle carceri sono disarmati di tutto e pagano in prima persona le conseguenze delle innumerevoli conflittualità-contraddizioni del sistema, comprese quelle intestine all’Amministrazione penitenziaria centrale - il Dap - per l’accaparramento delle poltrone più remunerative.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 11 agosto 2025
Al di là dei singoli casi di conflitto con la politica, al di là delle esondazioni dei pm. È l’impianto istituzionale che, per come è costruito, espone i magistrati alla tentazione o al sospetto di agire fuori dal proprio ruolo. Con tutto il rispetto, francamente, anche basta, grazie. Con tutto il rispetto, onestamente, anche meno scemenze, grazie. Con tutto il rispetto, sinceramente, quando si parla di giustizia in Italia, forse, sarebbe il caso di togliersi gli affettati dagli occhi e iniziare a guardare la realtà per quello che è, non per quello che vorremmo vedere. E la realtà, purtroppo, ci dice qualcosa che da anni ci ostiniamo a non voler vedere. Qualcosa che non riguarda le singole inchieste della magistratura. Qualcosa che non riguarda il singolo caso oggetto di conflitto. Qualcosa di molto più importante della storia di Almasri, della storia dei paesi sicuri, della storia dell’urbanistica, della storia di Ilva. Il problema, quando si parla di giustizia in Italia, è che in troppi fanno finta di vivere in un paese semplicemente che non c’è.
di Alberto Gentili
huffingtonpost.it, 11 agosto 2025
Il sondaggista Antonio Noto: “La partita referendaria è un vero scoglio, su un tema sensibile, e potrebbe avere un importante impatto sul governo”. Si voterà pro o contro il Governo. E il referendum confermativo rischia di avere l’effetto di una bomba. Certo, c’è il Guardasigilli Carlo Nordio che appena può dispensa ottimismo: “Vinceremo sicuramente”. E Meloni non è stata da meno: “Gli italiani sono e saranno con me”. Ma la premier non ne deve essere così sicura, se nei giorni scorsi ha commissionato alcuni sondaggi per conoscere l’orientamento di voto degli italiani e sta aspettando trepidante i risultati. E se ha già detto chiaro e tondo che non si dimetterà, nel caso che al referendum (per il quale non è necessario il quorum) dovesse prevalere il no.
di Paolo Delgado
Il Dubbio, 11 agosto 2025
Da Tangentopoli al caso Almasri, al di là del merito giuridico delle questioni, l’opposizione ha ceduto nuovamente alla tentazione di accodarsi alle toghe. Dalla deflagrazione nucleare di Tangentopoli sono passati 32 anni. I partiti che in quell’estate carica di tensione dominavano ancora la scena politica italiana sono scomparsi tutti da tre decenni. Un’intera generazione politica successiva ha calcato le scene, guidato a turno il governo e l’opposizione per poi sparire nella panchina dei pensionati più o meno di lusso.
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