di Stefania Da Lozzo
huffingtonpost.it, 12 agosto 2025
Quarantasei suicidi dall’inizio dell’anno, ma per la Giustizia il “dato al di sotto della media mensile ereditata dal Governo nel 2022”. Dall’inizio del 2025, 46 persone si sono tolte la vita all’interno delle carceri italiane. Il dato, reso noto dal Garante nazionale per i diritti delle persone private della libertà, è contenuto nell’ultimo report basato sui dati del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria aggiornati al 31 luglio. Su un totale di oltre 140 decessi in carcere nei primi sette mesi dell’anno, i suicidi rappresentano il 31,5%, seguiti da 30 morti per cause da accertare (20,5%), 69 per cause naturali (47,3%) e una per cause accidentali (0,7%).
di Paolo Frosina
Il Fatto Quotidiano, 12 agosto 2025
Il ministero della Giustizia interviene con un comunicato per minimizzare l’ultimo report del Garante dei detenuti: ma i numeri sono aggiustati. Accuse dalle opposizioni. Non c’è “nessun allarme suicidi” nelle carceri italiane, perché nei primi sette mesi del 2025 si sono tolti la vita “solo” 46 detenuti: un numero “sotto la media nazionale dell’ultimo triennio”. È la tesi di un cinico comunicato stampa del ministero della Giustizia guidato da Carlo Nordio, emesso in risposta ai dati diffusi lunedì dal collegio del Garante nazionale dei detenuti e aggiornati al 31 luglio. Nel report si legge che i suicidi nei penitenziari finora sono stati appunto 46, una media di 6,5 al mese, e rappresentano circa un terzo delle cause di morte dietro le sbarre: si segnalano poi il “rischio suicidario significativamente più alto tra i detenuti stranieri” e l’“allarmante” tasso registrato tra i più giovani (un ristretto su due tra chi ha scelto di uccidersi aveva meno di 39 anni). “Il Paese ha l’urgenza di adoperarsi per rendere l’esecuzione della pena non solo efficiente ed efficace sul piano della prevenzione, ma anche e non secondariamente compatibile con il suo volto costituzionale, improntato ai principi di umanità, finalismo rieducativo ed extrema ratio della detenzione”, è l’appello del Garante.
di Anita Fallani
Il Domani, 12 agosto 2025
“Un sistema repressivo e frustrante”. In una lettera scritta da alcune detenute del padiglione femminile vengono denunciate le criticità dell’istituto Lorusso e Cotugno di Torino: dalle perquisizioni invasive alla mancanza di spazi, dal caldo infernale alle difficoltà di lavorare. “Vieni punito perché hai praticato la sopraffazione e ti ritrovi in un sistema che in gran parte si regge sulla sopraffazione”. “Siamo alcune delle detenute del padiglione femminile del carcere di Torino. Torino da sempre è un carcere più che problematico, la nuova “gestione” nel reparto femminile non semplifica le cose, il pacchetto sicurezza ci impedisce anche le forme di protesta più pacifiche, lotte che il [carcere] femminile per richiamare l’attenzione porta avanti da anni, tanto da essere definite ‘le ragazze di Torino’” è l’incipit di una lettera inviata da una detenuta della casa circondariale Lorusso e Cotugno al collettivo torinese “Mamme per la libertà di dissenso”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 12 agosto 2025
Il ronzio monotono delle luci in corridoio s’interrompe solo quando B. B. alza le braccia e tenta di orientarsi con la stampella: un gesto che somiglia a un atto di fiducia, eppure si traduce in inciampi, urti contro il bordo del letto, un sordo tonfo a terra. In quasi trenta anni di detenzione, quell’uomo di novant’anni non aveva mai conosciuto una simile fragilità. Ma la vera svolta è arrivata il 28 giugno 2025, quando ha scoperto - senza che nessuno in carcere se ne accorgesse davvero - di aver perso la vista all’occhio destro.
di Francesco Bechis
Il Messaggero, 12 agosto 2025
Sul tavolo del ministro Nordio, in vista della ripresa di settembre, ci sono già le leggi attuative della riforma costituzionale. Mediazione con i pm più lontana. Due riforme in una. Bastone e carota. Da settimane i tecnici del ministero della Giustizia lavorano alle leggi attuative della separazione delle carriere di giudici e pm. Ovvero ai testi normativi che dovranno trasformare in realtà la riforma costituzionale delle toghe sognata a suo tempo da Silvio Berlusconi e avviata a un semaforo verde del Parlamento entro la fine dell’autunno. Partito in vacanza tra Costa azzurra e montagna, il Guardasigilli Carlo Nordio troverà al rientro sulla sua scrivania due diverse versioni della riforma pronte, o quasi, a un primo varo. Una allunga una mano ai magistrati. L’altra no. E ad avere più chance di andare avanti, se il clima fra governo e giudici dovesse toccare ancora temperature tropicali, è proprio quest’ultima.
di Claudio Castelli
Il Sole 24 Ore, 12 agosto 2025
Con il Pnrr giustizia ci siamo presi impegni estremamente ambiziosi di digitalizzazione, riduzione dei tempi processuali ed eliminazione dell’arretrato civile. Mentre per il raggiungimento di alcuni di questi (il Dt penale e l’arretrato) siamo prossimi all’obiettivo, quello di riduzione del 40% dei tempi civili (il Dt) è lontano e oggi sembra irrealistico: ala. dicembre 2024 eravamo arrivati ad una diminuzione del 20,1% e il dato sulle pendenze del I trimestre 2025 non è incoraggiante (solo - 0,4 per cento). Un intervento di Ministero e governo era quindi atteso, specie dopo che il C.S.M. era stato sollecitato ed aveva avanzato una serie di proposte ed idee.
di Alberto Iannuzzi*
Il Dubbio, 12 agosto 2025
Il sistema dell’estrazione a sorte è destinato a spezzare il legame esistente tra i componenti eletti nel Csm e le correnti associative. La proposta di sorteggiare i componenti del Csm, al di là del giudizio complessivo sulla riforma della giustizia proposta dal ministro Nordio, ha il merito di aver riportato l’attenzione sulle questioni istituzionali riguardanti il Csm, che sembravano archiviate dopo la riforma Cartabia. A tal riguardo, è bene subito evidenziare che la scelta del sistema elettorale non è soltanto una questione di osservanza e coerenza con i principi costituzionali, dal momento che è necessario individuare anche le condizioni più idonee a dare attuazione a quei principi, avuto riguardo alle dinamiche su cui la normativa andrà ad incidere.
di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 12 agosto 2025
I dispositivi sono insufficienti per tutelare tutte le donne che hanno subito maltrattamenti, stalking o reati simili. Fastweb ne fornisce 1200 al mese al ministero dell’Interno: “E siamo disposti a rinegoziare il contratto”. Ma nell’esecutivo nessuno se ne occupa. Da Milano alla Campania, passando per Lazio e Toscana, la situazione è diversa ma l’allarme è lo stesso: mancano i braccialetti elettronici. O meglio, sono pochi. Insufficienti per tutelare tutte le donne che hanno subito maltrattamenti, stalking o reati simili. Ma cosa sono i braccialetti elettronici? Si tratta di strumenti di sicurezza, simili, appunto, a un bracciale, o meglio a una cavigliera, che hanno tre scopi. Possono essere imposti (su disposizione del giudice e in base alla gravità del caso) ai denunciati per stalking, a chi è stato accusato di un reato definito da “codice rosso” - violenza sessuale, maltrattamenti, violazione del divieto di avvicinamento alla vittima ecc. - e, infine, ai detenuti hanno i requisiti per uscire dal carcere e andare ai domiciliari, restando, però sotto il controllo della Polizia.
di Vincenzo Giglio
terzultimafermata.blog, 12 agosto 2025
Cassazione penale, Sez. 1^, sentenza n. 28012/2025, 15/30 luglio 2025, ha affermato la legittimità del divieto per i detenuti sottoposti al regime dell’art. 41-bis, Ord. Pen., di cuocere alimenti oltre le ore 20. Con ordinanza emessa il 28 novembre 2024 il Tribunale di Sorveglianza rigettava il reclamo proposto da AP, detenuto sottoposto al regime speciale di cui all’art. 41-bis legge 26 giugno 1975, n. 354 (Ord. pen.), presso la Casa circondariale di XXX, finalizzato a ottenere l’autorizzazione a trattenere nella propria cella, oltre le ore 20 di ogni giorno, utensili per cucinarsi i pasti. Avverso questa ordinanza il detenuto, a mezzo del suo difensore, proponeva ricorso per cassazione, articolando un’unica censura difensiva.
di Nicola Rotari e Francesco Brun
Corriere del Veneto, 12 agosto 2025
L’hanno trovato impiccato, nella notte tra domenica e lunedì, per costruire il cappio aveva utilizzato i suoi stessi jeans: una scena terribile quella che si sono trovati di fronte gli agenti della polizia penitenziaria del carcere minorile di Treviso. Da quel momento, è stata una corsa contro il tempo per salvargli la vita. Lui è un 17enne di origini tunisine, minore non accompagnato, trasferito a Treviso solo due giorni fa dalla questura di Vicenza: ha tentato di togliersi la vita in cella. Era circa mezzanotte quando è stato notato dagli agenti e le sue condizioni erano già disperate: immediatamente lo hanno liberato e hanno lanciato l’allarme.
- Torino. Tre requisiti per il Garante dei detenuti
- Milano. Minori stranieri non accompagnati in fuga dalla miseria. “La violenza unico alfabeto”
- Belluno. Protesta nel carcere contro il sovraffollamento e il caldo
- San Gimignano (Si). Nel carcere c’è stata tortura di Stato
- Napoli. Allarme per il carcere di Poggioreale: “Cinquecento detenuti di troppo”











