Corriere Fiorentino, 13 agosto 2025
Ennesima richiesta di visita al carcere di Sollicciano per le condizioni invivibili e il sovraffollamento che hanno portato anche a casi di suicidio, inoltrata al ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Dopo gli appelli di sindaci, assessori e parlamentari (finora rimasti tutti disattesi) questa volta è il turno del consigliere comunale della lista Schmidt, Paolo Bambagioni. “Mantenere Sollicciano o chiuderlo? A margine dell’ottimo lavoro condiviso svolto dalla commissione Sociale e dal Consiglio comunale, ho voluto dare il mio contributo per risolvere l’attuale stallo del carcere di Sollicciano, che è il contenitore di tante problematiche. La funzione del carcere non può essere far vivere le persone in una vera e propria bolgia dantesca: è dare loro un’opportunità di recupero, meditando sugli errori commessi. Per trovare una soluzione, ho chiesto al ministro della Giustizia una visita”, spiega Bambagioni, presidente della commissione Controllo a Palazzo Vecchio.
di Marco Lignana
La Repubblica, 13 agosto 2025
La presidente ligure Fabiana Cilio: “Occorre ri-calendarizzare urgentemente la proposta di Giachetti volta ad ampliare i benefici della liberazione anticipata”. In visita anche la pm Francesca Rombolà e la presidente dei gip Nicoletta Guerrero. Il caldo si fa sempre più soffocante mano a mano che si salgono i piani. E di ventilatori, che pure sono stati comprati da più parti, se ne vedono davvero pochissimi. In questi giorni di caldo torrido, di bollini rossi, di stop ai lavori all’aperto, il carcere di Marassi è più inferno del solito. Al sovraffollamento cronico si uniscono gli effetti della temperatura insopportabile.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 13 agosto 2025
“L’amore in gabbia. La ricerca della libertà di un reduce dal carcere” è la nuova opera di Donatella Stasio, pubblicata con Castelvecchi editore. Nelle 182 pagine, in un intreccio con la “biografia” di un ex detenuto di nome Gianluca, l’autrice, che da decenni approfondisce, tra gli altri, i problemi dell’esecuzione penale, fa una denuncia chiara e severa dell’attuale sistema di detenzione ma in generale della difficoltà del nostro Paese a garantire diritti fondamentali, soprattutto ai più fragili. Attraverso un rapporto costruito per via epistolare e in una serie di incontri vis a vis con Gianluca, la giornalista che ha guidato l’Ufficio comunicazione della Consulta e portato per la prima volta i giudici costituzionali in “viaggio” nelle carceri, ricorda al lettore cosa significhi “tenere in gabbia, insieme al corpo, anche la mente e il cuore, chiudere tutto a doppia mandata e buttare la chiave. Dentro, ma anche fuori dal carcere”.
di Flavia Belladonna*
Il Denaro, 13 agosto 2025
Affrontare sovraffollamento, suicidi e reinserimento richiede politiche strutturali, coordinate e rispettose dei diritti fondamentali. Lo racconta chi le storie di fragilità e solitudine celate dietro alle sbarre le vive da vicino. Una ragazza di 17 anni che ha perso da poco la madre. Un forte legame con il padre. Una vita a scuola come tante. Poi, un giorno, una lite con la nuova compagna del padre mentre è in cucina. Riceve uno schiaffo. E d’istinto lei, con il coltello che ha in mano per cucinare, trafigge la donna. Poi il carcere. E il tentato suicidio. È la storia di Sofia, protagonista del film “Una figlia” di Ivano De Matteo, con Ginevra Francesconi e Stefano Accorsi.
di Andrea Valdambrini
Il Manifesto, 13 agosto 2025
L’indagine di Oiza Q. Obasuyi, “Lo sfruttamento della razza”, edito da Derive Approdi. “Nessuno governo”, neppure di sinistra, sottolinea l’autrice, “ha abrogato le norme che imprigionano (…) stranieri e straniere (…) nelle maglie della segregazione”. Chi di noi si definirebbe razzista? Di sicuro in pochi, se si escludono i convinti estremisti di destra che fanno ancora oggi delle discriminazioni su base etnica il loro credo. Ben altra cosa è il razzismo introiettato, a livello dei singoli ma anche collettivo, attraverso la secolare percezione di superiorità rispetto al resto del mondo, che affonda le proprie radici nel colonialismo e nello schiavismo. Oggi quel percorso si è in parte invertito, e la migrazione sta contaminando in positivo una società come la nostra che tradizionalmente si interroga su molti temi - dalle libertà civili al senso della guerra -, ma raramente esce dalla compattezza del proprio sguardo “bianco”.
di Walter Veltroni
Corriere della Sera, 13 agosto 2025
Il bisogno di sicurezza chiede una risposta, ed è prevalente, con i temi economici, nelle preoccupazioni degli italiani. Essere il quarto governo più longevo della storia repubblicana è certamente un merito, in un assetto istituzionale, quello italiano, segnato dalla pervicace volontà della politica di prosperare sull’instabilità, con leggi elettorali ispirate al desiderio di consentire a ciascuna forza politica, anche quella con meno consenso, di risultare decisiva per il mantenimento di un governo. Non capendo, così, che si condanna la democrazia ad una sorta di eutanasia. In un tempo dannatamente veloce i governi, ce ne sono diversi in Europa, che passano più tempo ad assicurarsi il consenso di chi ne fa parte piuttosto che a decidere non fanno altro che consolidare l’idea che sia preferibile l’autorità di un singolo che decide piuttosto che la farraginosa democrazia.
di Flavia Perina
La Stampa, 13 agosto 2025
Salvini rilancia il suo “radere al suolo”, versione 2025 dell’inno alla ruspa. Ma la questione rom si risolve con case normali in quartieri normali. Tre ragazzini e un bambino di undici anni provenienti da un campo Rom, un’auto rubata, una pensionata investita e uccisa a pochi metri da casa. Momento d’oro per Matteo Salvini che può rilanciare il suo “radere al suolo”, versione 2025 dell’inno alla ruspa che dieci anni fa finì pure sulle t-shirt. Radere al suolo i campi, chi li abita, colpevoli e innocenti, adulti e bambini, e non si capisce bene perché stando al governo le ruspe non le mandi subito e i radicali provvedimenti invocati dai suoi colleghi non siano già oggetto di decreto: espulsioni, revoca della patria potestà, demolizione delle roulotte e spostamento altrove di chi ci abita.
di Andrea Siravo
La Stampa, 13 agosto 2025
Tante le reazioni della politica alla morte della donna a Milano, travolta dall’auto pirata guidata da bambini. Il sindaco Sala replica al ministro dei Trasporti: “Vergognoso speculare su una morte così terribile”. Hanno tra gli 11 e i 13 anni i ragazzini fermati per aver investito e ucciso con un’auto rubata la 71enne Cecilia De Astis a Milano. I giovani sono stati trovati all’interno di un accampamento abusivo di nomadi in via Selvanesco, non lontano dal luogo della tragedia. Di origini bosniache, sono nati tutti in Italia.
di Silvia Calvi e Giampiero Rossi
Corriere della Sera, 13 agosto 2025
“Questi sono ragazzini allo sbando, abbandonati a loro stessi, man mano che crescono, sono sempre in giro a fare casino, magari riuniti in bande. Inutile stupirsi, se cresci in questo contesto è difficile prendere un’altra strada, hai bisogno di aiuto”. Le parole di don Paolo Steffano grondano amarezza. Lui da prete, responsabile della Comunità pastorale del Gratosoglio - lo storico quartierone popolare dove si è consumata la tragedia di lunedì mattina - conosce la realtà ruvida delle strade di questo estremo Sud metropolitano, in cui le fragilità si sommano e si scontrano. E conosce anche i ragazzini che ogni giorno sgusciano fuori dai campi nomadi che per loro dovrebbero essere “casa”.
di Maria Novella De Luca
La Repubblica, 13 agosto 2025
Tra le roulotte e i rifiuti di via Selvanesco, periferia a sud della città: “Vogliamo bene ai nostri ragazzi, andavano a scuola ma era troppo lontana”. Il parroco: in questo quartiere guidano tutti fin da piccoli. All’imbrunire nel campo rom di via Selvanesco le uniche luci sono quelle dei fuochi e delle collane di lampadine appese fuori dalle roulotte, resti tristi di qualche vecchio festeggiamento. L’odore di gomma bruciata, di immondizia, di fogne a cielo aperto e di masserizie ammuffite fa lacrimare gli occhi. Due carcasse di auto semi carbonizzate, tra giocattoli rotti, bici scassate e un paio di topi morti segnano l’ingresso al campo, monito, sembra, a non avvicinarsi troppo.
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