di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 14 agosto 2025
L’uccisione di Cecilia De Astis da parte di tre bambini rom ha scosso anche il Nazareno. L’ex segretario Veltroni chiede un cambio di approccio, Serracchiani lo segue. “Per la sinistra la parola sicurezza dovrebbe smettere di essere un tabù”. A dare la linea senza giri di parole è l’ex-sindaco di Roma e segretario del Pd Walter Veltroni, con un intervento sul Corriere della Sera. Muovendo dalla tragica uccisione di Cecilia De Astis ad opera di tre bambini rom alla periferia di Milano, Veltroni prende ovviamente le distanze dalla propaganda securitaria e con toni incendiari della destra (in primis del leader della Lega Matteo Salvini), ma si concentra su quello che a suo avviso è un difetto dei progressisti italiani, al quale colpevolmente non si è ancora trovato un antidoto: la refrattarietà a parlare di sanzioni e di severità per chi delinque.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 14 agosto 2025
Salvini rincara la dose sul caso di Milano: “Basta buonismo con i rom”. E il partito si attiva per una nuova campagna “anti-crimine”: stavolta con foto vere sui manifesti. Le ruspe non bastano più. Il partito di Matteo Salvini ora ha progetti più ambiziosi: una campagna estiva “anti-crimine con foto di delinquenti veri”. Una gogna pubblica in piena regola, dunque, di cui la Lega può servirsi per ottenere ben due risultati in un colpo: promuovere il decreto Sicurezza e rispondere al caso di Milano, dove la 71enne Cecilia De Astis è stata travolta da un’auto pirata con a bordo quattro minori rom. Il tutto ingaggiando un secondo round con il Campidoglio, che a Roma aveva rimosso i manifesti-antiscippo affissi dal Carroccio perché carichi di stereotipi e lesivi della dignità dei soggetti ritratti. Ma andiamo per ordine.
di Alice Oliviero
Il Manifesto, 14 agosto 2025
Dopo l’incidente di via Saponaro, Salvini attacca ancora: “Agire subito”. E parte una nuova campagna “contro la criminalità”. Anche se non è al Viminale, Matteo Salvini si comporta come se fosse il ministro dell’Interno. O il capo della polizia giudice, giuria e soprattutto giustiziere. La tragedia milanese della settantunenne Cecilia De Astis, travolta e uccisa in via Saponaro da un’automobile con quattro minorenni a bordo, è l’occasione giusta per tirare fuori tutto il repertorio: dall’evocazione della ruspa come panacea di tutti i mali alla proposta di sgomberare, anzi di distruggere, tutti i campi rom, con annesso attacco al sindaco Beppe Sala accusato di essere troppo accondiscendente verso il crimine e i criminali, soprattutto se non sono italiani.
di Maurizio Crippa
Il Foglio, 14 agosto 2025
“Radere al suolo” un campo rom, quello di via Salvanesco a Milano da cui sono usciti i quattro bambini che hanno travolto e ucciso con un’auto rubata Cecilia De Astis, è il peggior modo di esprimere la peggiore delle idee, e bene ha fatto il sindaco Sala a rispondere a Salvini che “sulla morte di una persona è vergognoso speculare”. Altri hanno detto “sciacallaggio”, e se lo merita. C’è però anche di peggio, nelle gride senza costrutto di Salvini: parole come le sue sono il più comodo degli assist per permettere a tutti gli altri di nascondersi dietro le fetenzie della destra “low and disorder”, sono l’alibi per evitare di parlare dei fatti veri, della cosa in sé.
di Gianfranco Pellegrino*
Il Domani, 14 agosto 2025
Chi ha la responsabilità genitoriale ed espone i propri figli a condizioni di incuria e negligenza ha colpe, certamente. Ma l’esercizio della cura e del controllo non possono avvenire allo stesso modo in tutti i contesti. Non c’entra nulla chi avrebbe dovuto occuparsi della scolarizzazione dei bambini a bordo dell’auto pirata di Milano? Non c’entra nulla chi dovrebbe occuparsi del fatto che vivono senza fogne? Non sono fattori che rendono più difficile l’onestà e la cura? Nella Sicilia dei tardi anni Novanta nella quale sono cresciuto, molti minori guidavano. Guidavano l’auto dei genitori e tutte le forme possibili e immaginabili di motocicli, guidavano, taluni, anche il trattore. Si favoleggia anche di uno che guidava la mietitrebbia. Guidare faceva parte dell’educazione del maschio, del rito di passaggio. Io che non guidavo conservo, nonostante tutta la mia civilizzazione, una spina interna dolorosa di inferiorità.
di Chiara Saraceno
La Stampa, 14 agosto 2025
I quattro bambini coinvolti nell’omicidio automobilistico di una donna al Gratosoglio, periferia di Milano, vivevano in un campo nomadi bosniaco, alcuni da diversi mesi, altri da più tempo. Eppure, sembra che nessuno sia mai andato a scuola, né che la loro esistenza, come quella di tutti gli altri bambini e adolescenti che si trovano in quel campo, sia mai stata segnalata alle autorità scolastiche o al servizio di assistenza sociale. Probabilmente non hanno neppure mai visto un medico e ricevuto una vaccinazione.
di Chiara Campo
Il Giornale, 14 agosto 2025
C’è una Giustizia che supplisce, non richiesta, alle scelte politiche (urbanistica a Milano, infrastrutture a Genova e immigrazione in tutto lo Stivale) e c’è una Giustizia che supplisce alle scelte che la politica non fa colpevolmente: si va dai temi etici (fine vita) alla facoltà di togliere dei bambini a dei genitori che non li mandano a scuola e li lasciano delinquere. Ed eccoci al caso milanese dei ragazzini bosniaci (rom) che hanno preso un’auto e l’hanno lanciata contro una donna di settantun anni, ammazzandola sulle strisce pedonali. Sono perlopiù i tribunali dei minori a togliere la potestà a certi genitori e a fare quello che la politica non è riuscita a fare, ossia intervenire quando l’incuria educativa, la mancata scolarizzazione e l’affiliazione a contesti criminali hanno messo a rischio i loro figli. I casi ci sono e le motivazioni sono documentate: il termine “rom” non compare quasi mai nei provvedimenti (per riservatezza) ma c’è un corpus di sentenze lette e schedate da chi ha avuto accesso agli atti.
di Giampiero Rossi
Corriere della Sera, 14 agosto 2025
Don Paolo Steffano è un prete di 60 anni che si è sempre “sporcato la tonaca” in comunità difficili. Prima di approdare al Gratosoglio, si era già misurato con il Corvetto. “Ma quale infanzia? Nei campi è solo un dato anagrafico, già molto prima dei 13 anni si vivono esperienze da brividi. Altro che guidare l’auto, quello è il minimo, lo fanno tutti”. Don Paolo Steffano è un prete di 60 anni che si è sempre “sporcato la tonaca” in comunità difficili. Prima di approdare al Gratosoglio, periferia all’estremo Sud di Milano, si era già misurato con il Corvetto - altro storico quartiere popolare - e prima ancora a Baranzate, prima cintura dell’hinterland settentrionale, al confine con Quarto Oggiaro, dove la Babele delle fragilità comprendeva anche un campo nomadi.
di Marianna Vazzana
Il Giorno, 14 agosto 2025
Ciro Cascone per 20 anni è stato ai vertici della Procura del Tribunale dei minori di Milano. “Uno dei pochi baluardi di civiltà che ci sono rimasti è il non mandare i bambini in carcere. Ora, sull’onda dell’emotività, si invocano misure restrittive per quanto accaduto a Milano e ci si stupisce del fatto che quei ragazzini rom (i quattro minorenni tra cui una bimba tra gli 11 e i 13 anni che hanno rubato un’auto con cui poi è stata travolta e uccisa la 71enne Cecilia De Astis, ndr) siano stati riaffidati alle famiglie e non allontanati dai genitori, senza disporre per esempio l’ingresso in comunità. Ma negli ultimi anni gli strumenti a disposizione sono cambiati: le ultime riforme della giustizia minorile pendono a tutela degli adulti (motivo per cui è più complesso disporre allontanamenti) più che dei minori. Un cambio di passo dopo Bibbiano”.
di Francesco Brun e Nicola Rotari
Corriere del Veneto, 14 agosto 2025
Danilo Rihai era ricoverato a Treviso: è la più giovane vittima in cella da inizio anno. È morto dopo 48 ore nel reparto di Terapia intensiva dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso Danilo Rihai, il diciassettenne di origini tunisine che nella notte tra domenica e lunedì ha tentato di togliersi la vita all’interno del carcere minorile di Treviso, impiccandosi con i suoi jeans. Il giovane è rimasto appeso senza respiro per circa 6-7 minuti prima che il personale carcerario riuscisse a liberarlo e a chiamare i soccorsi. Le condizioni cliniche erano apparse disperate, tanto che il ragazzo è rimasto sempre attaccato alle macchine. L’esame del corpo ha confermato la presenza di abrasioni al collo compatibili con l’impiccagione.
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