di Elena Molinari
Avvenire, 16 agosto 2025
Non c’è cessate il fuoco a Kiev. Il Cremlino rilancia: prima si eliminino le cause del conflitto. Il presidente Usa: non c’è un accordo finché non c’è un accordo. L’ipotesi Mosca per un altro incontro. Dopo giorni di anticipazioni e tre ore di colloqui, Donald Trump e Vladimir Putin non si sono intesi su alcun passo avanti concreto verso la fine della guerra in Ucraina. Alla fine del vertice in Alaska - il primo faccia a faccia fra i due dal 2018 - i presidenti americano e russo hanno menzionato vagamente “molti punti concordati”, ma non hanno annunciato nessun accordo, tanto meno il cessate il fuoco che il capo della Casa Bianca insegue da mesi e Putin rifiuta.
di Francesco Semprini
La Stampa, 16 agosto 2025
Summit di tre ore in Alaska: il risultato è in chiaroscuro. Lo Zar invita a Mosca il presidente americano e parla di faccia a faccia costruttivo. “Therès no deal until deal”. Non c’è accordo sino a quando non lo si fa: la categoria lessicale non lascia spazio a dubbi, almeno per quanto riguarda il cessate il fuoco (totale o aereo che dir si voglia), l’obiettivo che Donald Trump si era preposto alla vigilia del vertice di Anchorage con Vladimir Putin. A dispetto del cerimoniale di benvenuto, che sembrava incanalare il summit su un binario costruttivo - tappeto rosso, mini applauso di circostanza del presidente degli Stati Uniti al collega russo che si avvicinava (frammento successivamente cancellato dai video ufficiali), strette di mano e sorrisi all’interno dell’auto - l’epilogo è stato quanto meno sibillino. Se non deludente.
di Anna Zafesova
La Stampa, 16 agosto 2025
Donald mette al suo incontro un voto “10 su 10”, ma ad ascoltare le dichiarazioni dei due presidenti dopo le tre ore di colloquio, si direbbe che il risultato pratico è più prossimo allo zero. Donald Trump mette al suo incontro con Vladimir Putin un voto “10 su 10”, ma ad ascoltare le dichiarazioni dei due presidenti dopo le tre ore di colloquio, si direbbe che il risultato pratico è più prossimo allo zero. Nulla di fatto, nessun “deal” sulla tregua in Ucraina, nemmeno un accordo minore, parziale o laterale, nessuna road map da annunciare, e nemmeno una cena comune delle delegazioni dopo i colloqui allargati, anch’essi cancellati dall’agenda del summit.
di Lucia Capuzzi
Avvenire, 16 agosto 2025
L’addio tumultuoso degli Usa il 15 agosto 2021 ha segnato uno spartiacque: nel Paese c’è un vero e proprio apartheid di genere, mentre l’assistenza umanitaria si è ridotta. “Come sto? Come in una prigione”. Soraya, il nome è di fantasia per ragioni di sicurezza, 30 anni, era una docente di inglese in un liceo fino a undici mesi fa. Prima, ai tempi della Repubblica, lavorava in una scuola della sua comunità - che è preferibile non indicare -, a due ore a nord di Kabul. Ha continuato a farlo anche dopo il 15 agosto 2021, quando i taleban sono tornati al potere in seguito al ritiro precipitoso delle forze Usa e Nato. Poco dopo che l’ultimo aereo statunitense è partito lasciando dietro di sé migliaia di collaboratori locali e le loro famiglie, gli ex studenti coranici hanno vietato l’istruzione femminile dalla fine delle elementari. Soraya impartiva ugualmente lezioni alle studentesse delle superiori in una “scuola clandestina”, una delle tante cresciute nell’esteso “cono d’ombra” dell’Emirato islamico dell’Afghanistan. Un’area che il regime estende o restringe a propria discrezione. “Sapevano della nostra esistenza. Solo per un po’ ci hanno lasciato fare per non irritare il consiglio degli anziani che ci proteggeva. Poi, un anno fa sono cambiate le autorità locali. E un mese dopo hanno fatto irruzione ei hanno arrestati tutti”. Soraya e le altre quattro colleghe sono state rilasciate nel giro di poche ore. I due colleghi maschi sono in cella da dieci mesi. “In fondo neanche noi siamo mai uscite. Nel quartiere tutti ci evitano. Pensano che siamo state violentate in carcere... Ora sopravvivo facendo piccoli oggetti di artigianato. Ma ho paura che tornino a prendermi”.
di Franco Corleone
L’Espresso, 15 agosto 2025
La Corte costituzionale è ancora una volta intervenuta per ribadire umanità della pena e finalità. La crisi della politica è profonda e porta con sé la marginalizzazione del Parlamento ridotto a mettere il bollo ai decreti legge. Si comprende così perché si ricorra sempre più alle Corti, nazionali o internazionali, ma non ci si può illudere che facciano la parte del legislatore. La Corte costituzionale ha compreso la sollecitazione a essere un’àncora di salvezza della democrazia e, negli ultimi anni, ha prodotto sentenze coraggiose nei contenuti e nella costruzione delle disposizioni. Il 29 luglio scorso è stata depositata la sentenza n. 139, relatore Francesco Viganò, sull’esclusione dalle pene sostitutive dei condannati per reati ostativi.
di Patrizio Gonnella*
Il Manifesto, 15 agosto 2025
In passato sulle pagine di questo giornale a più riprese avevamo sottolineato l’evidente mancanza di indipendenza di chi è stato nominato al vertice di tale struttura. Che pena, che tristezza, che vergogna e quante mistificazioni! È penosa ogni minimizzazione del numero dei suicidi e dei morti in carcere da parte del ministro della giustizia Carlo Nordio. È triste vedere che non c’è alcuna differenziazione nella maggioranza. E che vergogna leggere che il Garante delle persone private della libertà, con un comunicato di una delle componenti del collegio, si accodi a quell’interpretazione, per evitare ogni conflitto con chi li ha nominati.
di Maria Brucale
L’Altravoce, 15 agosto 2025
L’indipendenza del Garante nazionale delle persone private della libertà è, ormai chiaramente, sotto attacco. Il rischio è la compromissione definitiva del senso stesso della Istituzione ossia porsi quale sentinella sull’operato della pubblica amministrazione tutta e quale organo di denuncia delle situazioni di violazione dei diritti delle persone a qualunque titolo ristrette, riscontrate visitando, con pieni poteri ispettivi e con accessi a sorpresa. ognuno dei luoghi di detenzione o di limitazione della libertà personale. Il 10 agosto il Garante ha pubblicato un report sui suicidi e sulle morti in carcere manifestando seria preoccupazione e ha evidenziato come la marginalizzazione sociale, la assenza di prospettive future, di occasioni di lavoro, possano tradursi in perdita di speranza.
di Giunta e Osservatorio Carcere dell’Unione Camere Penali Italiane
camerepenali.it, 15 agosto 2025
Quando la “pezza” del Garante Nazionale dei diritti dei detenuti è peggio del “buco” del Governo sulle condizioni delle carceri italiane, è forse giunto il momento di ricorrere ai rimedi istituzionali. Dell’attività svolte dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà, nella sua ultima ricomposizione, avevamo apprezzato la pubblicazione periodica di analisi e dati statistici, a cura dell’Osservatorio penitenziario Gnpl, guidato dal dott. Giovanni Suriano, denominati “Focus suicidi e decessi in carcere” e “Report analitico rispetto della dignità della persona privata della libertà personale”, che comunque ci hanno consentito, in un’epoca di scarsa trasparenza, di analizzare alcune specifiche criticità del nostro sistema penitenziario.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 15 agosto 2025
I Radicali italiani chiedono di verificare eventuali responsabilità penali in capo a Nordio, per istigazione o aiuto al suicidio. L’anno scorso ci provò Nessuno Tocchi Caino. Agosto, tempo di vacanze, di riflessioni sulla condizione dei detenuti nelle carceri e anche di esposti alla Procura della Repubblica. Come un anno fa, al centro dell’iniziativa, questa volta dei Radicali Italiani, troviamo il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Il segretario dei Radicali Italiani, Filippo Blengino, ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica “per chiedere di verificare se il ministro della Giustizia Carlo Nordio possa essere penalmente responsabile, anche a titolo di concorso omissivo, dei reati di istigazione o aiuto al suicidio in relazione all’emergenza suicidi nelle carceri italiane”.
di Franco Insardà
Il Dubbio, 15 agosto 2025
Il deputato di Forza Italia chiede più interventi su custodia cautelare e liberazione anticipata, ma il sottosegretario respinge ogni misura deflattiva. Giachetti: “Spettacolo indegno”. “È ora di fare meno chiacchiere”. Non ha usato mezzi termini il deputato di Forza Italia Tommaso Calderone, membro della commissione Giustizia della Camera, davanti alla drammatica emergenza suicidi nelle carceri italiane. “È passato un altro anno - ha dichiarato - e continuiamo ad assistere a decine di detenuti che si suicidano. Non abbiamo risolto il problema e sono i freddi numeri a dirlo. Occorre riflettere sul tema della custodia cautelare, delle misure alternative e sulla liberazione anticipata. La certezza della pena deve essere indiscutibile ma è necessario mettere mano a tali riforme”.
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