Corriere della Sera, 25 dicembre 2025
L’imbarcazione era partita giovedì dalla Libia e poco dopo aveva lanciato un Sos. Il superstite salvato da un peschereccio tunisino. Nuova tragedia dei migranti nel Mediterraneo: 116 persone hanno perso la vita in un naufragio avvenuto lungo la rotta del Mediterraneo centrale. Ne ha dato notizia l’organizzazione umanitaria Sea Watch. Nel disastro c’è un solo sopravvissuto che è stato tratto in salvo da un peschereccio tunisino.
di Fabio Pinelli*
Corriere della Sera, 24 dicembre 2025
Punire o rieducare? I 50 anni della legge penitenziaria tra crisi e riforme mancate. Ripensare le pene. Le scuole di pensiero classiche assegnavano alla pena finalità retributive ed espiative, e, dunque, ne privilegiavano la dimensione afflittiva, funzionale ad infliggere al reo una sofferenza proporzionata al male compiuto. L’articolo 27 della Costituzione, recependo l’insegnamento della Scuola positiva, ha invece riconosciuto rilievo preminente alla rieducazione del condannato. Molti anni dopo, con la legge n. 354 del 1975, il disegno costituzionale si è inverato nelle disposizioni che hanno previsto il riconoscimento di benefici premiali e la concessione di misure alternative alla detenzione.
di Franco Corleone
L’Espresso, 24 dicembre 2025
Sergio Mattarella ha un prezioso strumento nelle sue mani per fermare una catastrofe quotidiana. “Caro amico ti scrivo” cantava Lucio Dalla e quel testo intrigante mi ha suggerito di inviare un messaggio sulla tragedia delle carceri a Sergio Mattarella: “Caro Presidente”, non è facile trovare parole convincenti e sufficienti per descrivere una realtà forse conosciuta nei numeri ma non nel disastro quotidiano, nella catastrofe umanitaria che silenziosamente vi si svolge. Si sono celebrati, ipocritamente, i cinquant’anni della riforma penitenziaria ma guardandosi bene dall’affrontare le ragioni profonde, culturali e sociali della crisi irreversibile di quest’istituzione totale.
di Angela Stella
Il Dubbio, 24 dicembre 2025
Rita Bernardini, presidente di Nessuno Tocchi Caino, che iniziative sulle carceri avete organizzato per le festività? Proseguiremo quell’opera “laica” di “visitare i carcerati” che negli ultimi due anni ci ha visto varcare per centinaia di volte la soglia di un penitenziario per andare a trovare la comunità penitenziaria. Non solo a Pasqua, Ferragosto e nelle festività di fine/inizio anno. Quest’anno da Natale al 2 gennaio saremo a Rebibbia Nuovo Complesso, Rebibbia Reclusione, Rebibbia Femminile e a Regina Coeli. Queste visite non si limitano alle ore di permanenza in carcere, ma producono dei report che inviamo al Dap affinché intervenga per risolvere i problemi concreti che vivono le persone detenute e le persone che in carcere ci lavorano, spesso in condizioni di vero e proprio degrado. Cerchiamo così - almeno - di contribuire a ridurre i danni provocati dal sistema penitenziario.
di Luigi Mastrodonato
lucysullacultura.com, 24 dicembre 2025
Gianni Alemanno è detenuto a Rebibbia. Un tempo noto per le sue posizioni accesamente securitarie, è da mesi impegnato in una battaglia per carceri più giuste. I suoi sforzi stanno sortendo, apparentemente, i primi effetti, quantomeno su alcuni suoi vecchi amici, militanti e politici di estrema destra. C’è un motivo molto semplice per cui dovremmo avere a cuore la condizione delle carceri. Fatelo presente a vostro zio che come ogni anno, durante il pranzo di Natale, ripeterà a pappagallo la storia degli stranieri che delinquono, della chiave da buttare via e che sono affari loro se stanno male in carcere, potevano pensarci prima di commettere un reato. A volte ha senso lasciare da parte Michel Foucault, gli editoriali di Luigi Manconi, gli articoli come questo, la giustizia europea e i rapporti di Antigone. Di fronte allo zio non c’è ragionamento che tenga e serve toccare altre corde, magari meno astratte e più personali. Provate a dirgli: Un giorno potrebbe succedere anche a te, zio.
di Andrea Pastore
vita.it, 24 dicembre 2025
Celebrare il Natale in carcere ci ricorda che nessuna vita è definitivamente perduta. Finché saremo capaci di riconoscere un nome, una storia, un volto, anche le vite sospese potranno tornare a camminare. E con esse, forse, anche un po’ della nostra umanità. C’è stata, in questa settimana, una giornata sospesa nel tempo. Una di quelle giornate che non si attraversano in fretta, perché chiedono di essere abitate, ascoltate, portate con sé. Da qualche tempo sto lavorando su progetti dedicati al recupero del rapporto tra genitori detenuti e figli. In questo contesto ho partecipato alla celebrazione eucaristica del Santo Natale all’interno di una casa circondariale. Un Natale celebrato dietro le sbarre, in uno spazio in cui il tempo sembra fermarsi e la vita restare in attesa.
di Rita Lazzaro
Il Tirreno, 24 dicembre 2025
Le parole dell’ex sindaco di Roma detenuto a Rebibbia in seguito all’inchiesta Mondo di mezzo: “Negli istituti penitenziari c’è un’emergenza che nessuno vuole vedere”. “Cani abbandonati sull’autostrada”, è così che Giovanni “Gianni” Alemanno, ex ministro delle Politiche agricole e forestali (2001-2006) e sindaco di Roma da 2008 al 2013, ha descritto lo stato in cui versano i detenuti italiani. L’ex primo cittadino, dal 31 dicembre 2024, sconta nel carcere di Rebibbia un residuo di pena di un anno e 10 mesi, a cui era stato condannato nel 2022 per traffico di influenze illecite, nell’inchiesta “Mondo di mezzo”, originariamente denominata “Mafia Capitale”. Ed è proprio con l’onorevole che abbiamo parlato della realtà carceraria, spesso denunciata dallo stesso Alemanno attraverso quello che definisce “Diario di cella”.
di Gianni Alemanno e Fabio Falbo
Il Dubbio, 24 dicembre 2025
Il Codice di Diritto canonico consente di essere padrino ad ogni cattolico cresimato che “non sia stato irretito da alcuna pena canonica legittimamente inflitta”. Esistono però delle vecchie circolari del ministero della Giustizia che vietano questa usanza perché potrebbe essere utilizzata per rafforzare i “comparaggi” tra appartenenti alla stessa associazione di criminalità organizzata (gli antichi riti di giuramento dell’appartenenza mafiosa). Questi polverosi documenti sarebbero stati rafforzati dalla più recente circolare del 21 ottobre 2025 con cui il Dap ha centralizzato l’autorizzazione delle attività trattamentali. Insomma questa volta la Direzione del carcere non ha nessuna colpa: ha solo dovuto applicare confuse e deliranti direttive centrali.
Se il referendum fosse solo un voto sul Governo Meloni quale sarebbe l’idea di riforma dei contrari?
di Massimo Donini
L’Unità, 24 dicembre 2025
La politica della giustizia del governo Meloni è stata pessima. Ma il referendum non sarà su questo. La separazione comporta dei rischi nella giurisdizione, ma è l’unico modo per spezzare l’immobilità e l’arroganza di una parte della magistratura. È venuto il momento di dire che se questo referendum confermativo sulla cosiddetta separazione delle carriere si riducesse a un giudizio sul governo in carica, essendo comunque un giudizio sulla sua politica della giustizia penale, si dovrebbe votare sicuramente no. Io non ricordo un governo peggiore, neanche quello gialloverde dei tempi di Conte-Salvini. Questa è una valutazione grave, ma non apodittica, perché non ha bisogno di molte esemplificazioni.
di Luca Pons
fanpage.it, 24 dicembre 2025
Enrico Grosso è il presidente del comitato per il No lanciato dall’Anm (Associazione nazionale magistrati) per il referendum sulla riforma della giustizia del governo Meloni. Grosso ha detto a Fanpage.it di aver sottoscritto la nuova raccolta firme per il referendum, che potrebbe allungare i tempi del voto, e ha spiegato le ragioni del No. L’anno prossimo, gli italiani saranno chiamati a votare a un referendum costituzionale che boccerà o promuoverà la riforma della giustizia varata dal governo Meloni. Tre i punti principali: separazione delle carriere di giudici e pm, sdoppiamento del Csm e nascita di una nuova Alta corte disciplinare. Fanpage.it ha intervistato Enrico Grosso, costituzionalista che presiede il Comitato nazionale a difesa della Costituzione. Si tratta del comitato per il No creato dall’Anm (l’Associazione nazionale magistrati, contraria alla riforma) per avere una rappresentanza ‘laica’ nel dibattito ed evitare che le toghe dovessero esporsi in prima linea.
- Zagrebelsky: “Se la legge non aiuta a fare giustizia, intervenire con la grazia è un dovere”
- “Sono finito in carcere per traffico di cannabis, ma la mia azienda è sempre stata legale”
- Non è ricusabile il giudice perché ha adottato una misura cautelare personale annullata
- Toscana. Celle come topaie e dignità calpestata: cosa succede nelle carceri
- Sardegna. La via delle carceri









