di Ilaria Dioguardi
vita.it, 6 gennaio 2026
Un gruppo di giuristi, filosofi, teologi, magistrati ed esperti della materia penitenziaria propone la soluzione di un indulto “differito”. Nicola Mazzamuto, co-autore del documento, presidente del tribunale di sorveglianza di Palermo: “Bisogna pensare ad una misura responsabile, per aver tempo di riprogettare il futuro e per dare alle persone una libertà accompagnata e assistita, con la presa in carico di una rete di accoglienza”. “La drammaticità della situazione carceraria impone soluzioni nuove, originali e realistiche, raccogliendo gli appelli accorati di papa Francesco, di papa Leone, del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ed il grido di dolore del mondo penitenziario.
di Simone Olivelli
La Sicilia, 6 gennaio 2026
Sempre più grave il problema del sovraffollamento delle carceri italiane. Nel 2025, nelle carceri italiane ogni quattro giorni e mezzo un detenuto si è tolto la vita. Gli 80 suicidi - l’ultimo proprio mentre nelle case gli italiani si apprestavano a festeggiare il nuovo anno - testimoniano come la crisi del sistema penitenziario sia lontana dall’essere risolta. Tra sovraffollamento, mancanza di adeguate cure nei confronti di chi soffre di patologie psichiche, carenze nell’organico sia degli agenti che del personale addetto a fornire servizi di altra natura, la luce fuori dal tunnel non si vede ancora. Dai dati registrati dal ministero della Giustizia e aggiornati a fine novembre, risulta che il numero dei detenuti era di 63.868, circa duemila in più rispetto alla fine del 2024 quando a essere reclusi erano in 61.861.
di Nello Trocchia
Il Domani, 6 gennaio 2026
Da quando è recluso l’ex sindaco di Roma è diventato un testimone che, insieme ai detenuti del braccio G8, denuncia in un libro firmato con lo “Scrivano di Rebibbia” le condizioni carcerarie e la pochezza del legislatore che alimenta il populismo penale. Record di suicidi nell’anno appena concluso. Il titolo è chiaro, fin troppo: “L’emergenza negata, il collasso delle carceri italiane”. A firmarlo sono lo scrivano di Rebibbia, Fabio Falbo, e un detenuto eccellente, l’ex ministro e già sindaco di Roma, Gianni Alemanno. A metà dicembre aveva denunciato un’altra carenza strutturale nel carcere romano dove è rinchiuso: il riscaldamento.
di Lorenza Pleuteri
osservatoriodiritti.it, 6 gennaio 2026
Un provvedimento del tribunale di sorveglianza di Torino e l’ennesimo decesso in carcere riportano l’attenzione sul trattamento di detenuti malati e le conseguenze di sovraffollamento e carenza di personale. Il sovraffollamento di un carcere genera un surplus di sofferenza. E la presenza di detenuti malati, quelli che richiedono un’assistenza sanitaria particolare, in un istituto con centinaia di detenuti in più provoca un sovraccarico di lavoro per il personale e pesa sulla gestione dei servizi ordinari. Anche per questi motivi, uniti alle patologie di cui soffre, un recluso della casa circondariale di Torino ha ottenuto la detenzione domiciliare. Basandosi solo sulle condizioni di salute, ritenute non incompatibili con la vita in cella, non avrebbe avuto diritto alla misura applicata e neppure alla sospensione o al differimento della pena.
di Carola Causarano
Il Riformista, 6 gennaio 2026
La campagna referendaria sulla riforma della giustizia si infiamma a Milano. A far esplodere la polemica è una pubblicità affissa alla Stazione Centrale che, come denunciato dal Comitato Sì Separa, veicola un messaggio “ingannevole” contro la riforma, indicando il rischio di “giudici dipendenti dalla politica”. Un’accusa respinta con forza dal fronte favorevole al referendum sulla separazione delle carriere, che parla di una “distorsione consapevole della realtà”. “Alla stazione di Milano campeggia una pubblicità contro la riforma della giustizia che evoca giudici dipendenti dalla politica. Si tratta di una distorsione consapevole della realtà”, denuncia il comitato.
di Errico Novi
Il Dubbio, 6 gennaio 2026
Con lo sdoppiamento del Csm, ma soprattutto con il sorteggio dei futuri consiglieri magistrati, le correnti sparirebbero, o meglio: svanirebbe la loro forma attuale di “pseudo-partiti”. La campagna continua. Siamo nella fase “grandi stazioni”. Come segnalato ieri da Libero, i 6x3 dell’Anm per il No al referendum conquistano la “Centrale” di Milano. E approdano al digitale: manifesti anti-Nordio non solo cartacei ma anche proiettati sui maxischermi. Siamo oltre il Berlusconi del ‘94. Forse è il caso di chiedersi - come fa con grande scrupolo la nostra Valentina Stella in un altro articolo sul Dubbio - com’è possibile che un sindacato dei magistrati disponga di risorse tali da finanziare una campagna del genere. Ma non è l’unica domanda suscitata dai mega-spot anti Nordio. Ce n’è evidentemente un’altra, che riguarda le motivazioni: va bene l’ostilità alla separazione delle carriere, ma com’è che il “divorzio” fra giudici e pm è diventato, per la magistratura associata, una questione di vita o di morte?
di Gian Carlo Caselli
Corriere della Sera, 6 gennaio 2026
Tra qualche mese si svolgerà il referendum che dovrà dire “Sì” o “No” alla riforma costituzionale della “separazione delle carriere” tra Pubblici Ministeri e Magistrati giudicanti. È importante che ciascun votante sia ben informato sulla scelta che dovrà fare nell’urna. Sono infatti in discussione l’indipendenza e l’autonomia della magistratura. Due pilastri della nostra Costituzione democratica. Ebbene, la prima e fondamentale cosa che si dovrà tener ben presente nell’urna è che la separazione non migliorerà per niente il funzionamento del sistema giustizia in Italia. Proprio per niente!
di Alessandro Riello*
Il Dubbio, 6 gennaio 2026
È stato recentemente presentato un ddl volto ad introdurre una nuova figura di reato, rubricato “apologia e istigazione relative al fenomeno della criminalità organizzata”, in cui la condotta incriminata è costituita dalla pubblica esaltazione di “princìpi, fatti o metodi propri della criminalità organizzata di tipo mafioso”, nonché dalla riproposizione di “atti o comportamenti, con inequivocabile intento apologetico, con lo scopo di determinare un concreto pericolo di commettere reati simili”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 6 gennaio 2026
Torna puntuale, come un riflesso condizionato, l’ultima narrazione di Report di domenica scorsa sulle stragi del 1992. Ancora una volta il telespettatore viene proiettato in quel labirinto di ombre dove la mafia smette di essere mafia per diventare il braccio armato di un’entità superiore, nerissima, eversiva. Al centro del racconto c’è nuovamente Stefano Delle Chiaie, il fondatore di Avanguardia Nazionale, che secondo la trasmissione non solo avrebbe rimediato l’esplosivo per Capaci, ma sarebbe stato addirittura la mente della strage. Totò Riina al soldo di “er caccola”. Una tesi suggestiva, perfetta per una prima serata, ma che si scontra con un piccolo, fastidioso dettaglio: la realtà dei fatti.
kalaritanamedia.it, 6 gennaio 2026
La situazione si è aggravata con un aumento significativo dei detenuti al 41bis: a Sassari-Bancali sono presenti 92 ristretti in questo regime, a cui presto si aggiungeranno altri 92 a Cagliari-Uta. Così la Sardegna raggiungerà il massimo numero di detenuti in massima sicurezza in Italia, superando le “Costarelle” dell’Aquila, dove si trovano attualmente circa 160 uomini e 12 donne al 41bis. Il numero potrebbe aumentare ulteriormente di 15-20 unità con il completamento della sezione di Badu ‘e Carros, destinata alla massima sicurezza, e il nuovo carcere duro di Nuoro potrebbe accogliere nei prossimi mesi altri 40 ristretti, tutti sotto stretto controllo del Gruppo Operativo Mobile.
- Siracusa. Il Magistrato di Sorveglianza: “Nel carcere grave violazione del diritto alla salute”
- Asti. Il ricordo di Christian, suicida in carcere. La sorella: “Cuore fragile e anima ribelle”
- Messina. “Signor giudice sono solo e malato, preferisco il carcere”
- Cremona. Situazione carcere: lettera aperta dei Radicali all’Assessore regionale Bertolaso
- Porto Azzurro (Li). “Maggiore conoscenza fra carcere ed esterno”










