di Marino Occhipinti*
Ristretti Orizzonti, 28 agosto 2026
Chi non ha mai vissuto il carcere forse può difficilmente capire cosa significhi aspettare la notte e scoprire che, invece di portare sollievo, diventa il momento peggiore della giornata. Non avevo mai pensato che il caldo potesse diventare così difficile da sopportare. Prima del carcere, quando arrivava l’estate, cercavo semplicemente un posto all’ombra, una finestra aperta o una stanza più fresca. Qui dentro, invece, non sempre puoi scegliere. Devi rimanere dove sei, aspettando che passino le ore. Ricordo bene l’estate del 2003 nel carcere di Padova, dove mi trovo tutt’ora. In quegli anni i blindo, cioè i portoni blindati esterni al cancello della cella, venivano chiusi alle 23.30 e rimanevano serrati fino al mattino. Durante la notte l’aria nella cella diventava pesante, immobile, e il caldo sembrava aumentare invece di diminuire. Non avevamo ventilatori, non avevamo frigoriferi: c’era soltanto la speranza che arrivasse un po’ di fresco dall’esterno, ma spesso non arrivava nulla.
di Emilia Corea*
cosenzachannel.it, 28 agosto 2026
Capita spesso di leggere, sotto gli articoli che parlano di carcere, commenti che non lasciano spazio a molte sfumature. “Buttate via la chiave”. “Devono marcire dentro”. “Devono stare chiusi a vita”. È un linguaggio che ormai non sorprende più. È il segno di un clima che sembra avere smarrito la misura e che potremmo definire, senza troppi giri di parole, una deriva forcaiola. Il problema è che il carcere non è un luogo lontano da noi. Non è un pianeta abitato da una specie diversa. In carcere, per una ragione o per un’altra, potremmo finirci tutti. Chiunque di noi. Nessuno è esente dalla possibilità di essere sottoposto a un procedimento penale, a una misura cautelare, a una condanna.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 28 agosto 2026
Quasi mille offerte di lavoro attivate a persone detenute ammesse a lavorare all’esterno. È il risultato raggiunto finora da Seconda Chance, associazione che dal 2022 mette in contatto imprenditori e ristretti. È stata creata dalla giornalista Flavia Filippi: “Cerchiamo aziende sensibili. Sono ormai tante centinaia le richieste di lavoro che non siamo riusciti a soddisfare”. “Sono oltre 950 le offerte di lavoro attivate finora alle persone detenute da Seconda Chance grazie all’adesione di aziende di ogni dimensione e settore. Ma siamo sommersi dalle richieste”.
di Alessandro Parrotta*
Il Dubbio, 28 agosto 2026
Cinque anni e dieci giorni di custodia cautelare, un’assoluzione definitiva per non aver commesso il fatto, nessuna riparazione. Il caso di Rocco Femia porta allo scoperto una delle asimmetrie meno difendibili del nostro ordinamento: la stessa condotta che, nel processo penale, si è rivelata priva di significato probatorio diventa, nel giudizio riparatorio, la ragione per cui lo Stato nulla deve. Non è un errore dei giudici: è il modo in cui la legge è scritta. Gli articoli 314 e 315 del codice di procedura penale costruiscono un indennizzo, non un risarcimento.
di Franco Insardà
Il Dubbio, 28 agosto 2026
Dal 21 agosto è legge la riforma voluta dal ministro Nordio che prevede la possibilità, a determinate condizioni, per i detenuti tossicodipendenti di scontare la pena ai domiciliari o in comunità di recupero. È una riforma che arriva mentre nelle carceri italiane il problema della dipendenza continua a intrecciarsi con quello della salute mentale, del sovraffollamento e della carenza di percorsi terapeutici. E arriva, in Sardegna, mentre una madre piange la morte del figlio di 35 anni, Giuseppe Spanu, deceduto alla fine di luglio nel carcere di Bancali dopo l’incendio appiccato nella cella del reparto sanitario. A tre settimane dalla morte del 35enne di Nulvi resta aperta la domanda su quanto accaduto nelle ultime ore di vita del giovane. La Procura sta ancora svolgendo gli accertamenti per ricostruire la dinamica dell’incendio e stabilire eventuali responsabilità.
di Simone Casciano e Lucia Ori
iltquotidiano.it, 28 agosto 2026
Nella lista dei bisogni rasoi e assorbenti (che non sono garantiti). La Caritas interviene ogni mese per garantire almeno 10 euro a circa un centinaio di detenuti e nel 2025 ha distribuito oltre 800 pacchi di aiuti. In carcere a Trento la vita costa ed è a carico dei singoli detenuti, almeno quello che serve per avere un po’ di sollievo da condizioni per nulla semplici, il lavoro è poco e i soldi sono ancora meno. È questo quello che emerge dall’analisi della situazione reddituale delle persone detenute, dalla loro situazione lavorativa e dai costi relativi alle spese sopravvittuarie. I dati dicono che quasi un detenuto su 4 ha meno di 5 euro sul proprio conto corrente e che metà delle persone detenute non riesce a lavorare perché mancano i fondi per retribuirli. In questo contesto è fondamentale l’impegno della diocesi che attraverso la Caritas ogni mese si impegna a far si che tutti i detenuti abbiamo almeno 10 euro sul conto, contribuendo per coloro che non raggiungono quella cifra, che corrispondono a circa un centinaio di persone. “Non solo, forniamo anche pacchi di aiuti: vestiti, prodotti sanitari e quello di cui hanno bisogno - racconta Raffaele Michelotti della Fondazione Caritas diocesana - Nel 2025 abbiamo distribuito alle persone detenute più di 800 pacchi, mai così tanti e il bisogno sarebbe anche maggiore”.
di Claudia Fortini
Il Resto del Carlino, 28 agosto 2026
“Basta sovraffollamento, oltre 400 detenuti quando la capienza è poco meno di 250”. Sopralluogo ieri mattina del capogruppo del Partito Democratico in Assemblea legislativa dell’Emilia Romagna, Paolo Calvano, e della capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, Simona Larghetti. “Oltre 400 detenuti in una struttura che potrebbe ospitarne poco meno di 250. Numeri che raccontano con grande evidenza la situazione di sovraffollamento del carcere di Ferrara e le difficoltà che questa condizione determina quotidianamente, sia per le persone detenute sia per chi lavora all’interno della struttura”. A dichiararlo sono Paolo Calvano, capogruppo del Partito Democratico in Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, e Simona Larghetti, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, che oggi hanno effettuato un sopralluogo presso la casa circondariale di Ferrara.
trevisotoday.it, 28 agosto 2026
Trentadue detenuti del penitenziario di Santa Bona a Treviso hanno partecipato ai primi due cicli di “Coraggiosi, non violenti”, il percorso promosso dall’Ulss 2 per lavorare su emozioni, impulsività e relazioni. L’iniziativa andrà avanti per altri due anni. La violenza, prima di diventare un gesto, passa spesso da un’emozione che non si riesce a riconoscere, da una rabbia che sfugge al controllo, da una relazione che si spezza. È da questo punto che parte “Coraggiosi, non violenti”, il progetto avviato alla Casa Circondariale di Treviso-Santa Bona per aiutare i detenuti a comprendere ciò che accade dentro di loro e a trovare strumenti diversi per affrontare tensioni, conflitti e rapporti con gli altri.
Gente Veneta, 28 agosto 2026
L’obiettivo è trasformare il tempo della pena in un percorso di riscatto e dignità, portando istruttori qualificati, attrezzature e programmi di allenamento strutturati all’interno dell’istituto penitenziario maschile veneziano. In un contesto spesso segnato dal sovraffollamento e dalla sedentarietà forzata, l’attività fisica diventa così molto più di un semplice passatempo: è uno strumento fondamentale per abbattere lo stress, prevenire i conflitti e restituire equilibrio a chi sta cercando di ricostruire il proprio futuro. La raccolta fondi lanciata dall’associazione “Il granello di senape” va proprio in questa direzione, alla luce del successo riscontrato dal primo ciclo d’incontri proposto nella Casa circondariale di Santa Maria Maggiore la primavera scorsa in stretta sinergia con il presidente del Cus Venezia, Massimo Zanotto, affiancato da due professionisti nel settore.
ansa.it, 28 agosto 2026
Si è concluso il progetto “Bioeconomia per l’inclusione”, dedicato al reinserimento sociale dei detenuti del carcere di Carinola (Caserta), promosso da Novamont, società di Versalis (Eni), in collaborazione con Terra Felix, cooperativa attiva in Campania su progetti di integrazione sociale, agricoltura rigenerativa. Il progetto ha coinvolto cinque detenuti in un percorso di formazione legato all’agricoltura più sostenibile, con l’obiettivo di favorire l’acquisizione di competenze utili al reinserimento sociale e lavorativo.
- Monza. Nel carcere ci sono 115 persone in attesa di giudizio e il detenuto più anziano ha 88 anni
- Castelfranco Emilia (Mo). Palla ovale in campo per i detenuti: “Il rugby un’occasione di riscatto”
- Catania. Le borse di Sant’Agata dei giovani detenuti donate ai convegnisti CEI
- Trapani. Musica e poesia in carcere: “La pena non spenga lo spirito”
- Woke e altro, la strana guerra dei diritti









