di Matteo Lignelli
La Repubblica, 6 luglio 2024
Un volontario dell’associazione Pantagruel: “Mi aveva confidato che non ce la faceva più”. Era arrivato in Italia a 11 anni. “Nonostante tutto Fedi era un ragazzo allegro, un amante della vita. Lo abbiamo sentito giovedì (il giorno del suicidio, ndr) ed era tranquillo. Vogliamo sapere la verità su quel che è successo ma non ci fanno parlare con nessuno del carcere”. La madre del detenuto di 20 anni di origine tunisina che giovedì si è impiccato nella sua cella di Sollicciano è sconvolta. Parla soltanto arabo e francese, così si è fatta aiutare da un parente che conosce l’italiano e che ieri, per tutta la mattina, ha provato a farsi passare qualcuno dentro il carcere. All’ambasciata e ai legali hanno invece chiesto aiuto per riconoscere il corpo e riaverlo in Tunisia.
di Francesco Ingardia
La Nazione, 6 luglio 2024
A Livorno un 35enne con tre figli si era impiccato il 2 luglio e giovedì è morto. E il 22 giugno scorso un altro detenuto era evaso scavalcando un cancello. Il garante Solimano: “Qui la testimonianza e del degrado e della fatiscenza”. Un’evasione e una tentata impiccagione. Detenuti che evadono, detenuti che soccombono. Anche Livorno nella lista nera della “strage senza fine” dei suicidi in carcere. Gli eventi degli ultimi dieci giorni che hanno investito la casa circondariale Le Sughere hanno palesato una volta di più la situazione d’emergenza (nazionale) dietro le sbarre. I fatti, in ordine. Prima di una latitanza lampo terminata col blocco alla stazione Tiburtina a Roma, lo scorso 22 giugno un detenuto 36enne originario della provincia di Napoli è fuggito dal reparto di alta sicurezza dopo essere riuscito ad arrampicarsi sul muro dei passeggi e a scavalcare quello di cinta a lato del cantiere del nuovo reparto, in mancanza del presidio del servizio ‘sentinelle’.
di Alessandra Codeluppi
Il Resto del Carlino, 6 luglio 2024
Sono proseguiti ieri gli interrogatori, davanti al giudice Silvia Guareschi, degli agenti accusati a vario titolo di tortura, lesioni, falso nelle relazioni, verso un detenuto tunisino 44enne, fatto datato 3 aprile 2023, e ora a processo con rito abbreviato. Un agente semplice di 27 anni, difeso dagli avvocati Carlo De Stavola e Pierfrancesco Rossi, insieme ad altri tre, è accusato di averlo “sollevato di peso, dopo averlo denudato degli indumenti, afferrandolo dalla parte della federa, per poi condurlo nella cella di isolamento”. Poi insieme ad altri due, gli si contesta di “averlo colpito, senza cappuccio, con calci e pugni, per poi lasciarlo nudo dalla cintola in giù per oltre un’ora nonostante si fosse autolesionato”. Lui era addetto alla sezione ‘Spiraglio’, quella dell’isolamento.
di Davide Pinna
La Nuova Sardegna, 6 luglio 2024
Le radiografie non hanno mostrato “casi attivi”, dopo l’allarme lanciato nei giorni scorsi per un focolaio. È possibile tirare un sospiro di sollievo, al termine delle procedure di screening: a Bancali non esiste un pericolo di contagio di tubercolosi. Lo ha comunicato ieri con una nota la direzione sanitaria della Asl 1 al direttore della casa circondariale, Francesco Cocco, in attesa dell’incontro previsto per oggi.
di Diana Zogno
L’Unità, 6 luglio 2024
“Percorriamo il nostro viaggio in luoghi sacri, perché qui avvengono sacrifici, preghiere, pentimento, dolore e speranza”, sottolinea Elisabetta Zamparutti, tesoriere di Nessuno tocchi Caino. Siamo all’interno del carcere di Milano-Opera, dove anche il tempo non sembra scorrere in modo lineare, né lo spazio può essere pensato come uno spazio definito. Le idee e i ricordi si mescolano mentre scorrono liberi nei lunghi corridoi labirintici, tra le celle, oltre le finestre e il passare dei decenni.
Il Dubbio, 6 luglio 2024
“Il tempo è finito. Una persona ogni tre giorni di toglie la vita nelle nostre carceri. In tanti muoiono per mancanza di cure, per abuso di psicofarmaci, per solitudine e abbandono”. E ancora: gli istituti di pena sono “luoghi sovraffollati e indecenti che interrompono la vita, spezzano gli affetti e negano ogni speranza di riabilitazione e di ritorno in società. Non possiamo permetterlo. Non possiamo subire inerti questa mattanza di Stato”. L’appuntamento in piazza per la maratona oratoria dei penalisti romani è arrivato nelle ore più drammatiche per il pianeta carcere.
L’Adige, 6 luglio 2024
Nel quadro dell’iniziativa nazionale ieri, 5 luglio, nel capoluogo si è svolto un evento all’esterno del Tribunale, per chiedere alle autorità uno scatto contro il degrado del sistema penitenziario: dall’inizio dell’anno sono stati 53 i suicidi fra i detenuti e la situazione è esplosiva anche nelle carceri minorili. Una maratona oratoria per sensibilizzare la popolazione sul sovraffollamento delle carceri italiane e sul fenomeno dei suicidi in carcere.
di Enrica Lattanzi
Avvenire, 6 luglio 2024
A Como il progetto di inclusione lavorativa con formazione per realizzare sistemi molto richiesti dalle aziende. Collaborano don Rigoldi, Intesa Sanpaolo, MekTech, Cooperativa Ozanam. “Non vedo l’ora di iniziare”. Sta negli occhi lucidi di Mohammed - che si allargano in un sorriso quando gli chiediamo cosa ne pensa del percorso in cui è stato inserito - il senso dell’iniziativa presentata a inizio settimana alla Casa Circondariale del Bassone di Como. Si tratta di un progetto imprenditoriale innovativo, tecnologico e altamente qualificante sviluppato all’interno del carcere, che comprende anche la sistemazione di un’intera ala della struttura: 180 metri quadri di spazi rimessi a nuovo, ritinteggiati e con gli impianti a norma che accolgono laboratorio di cablaggio e assemblaggio di quadri elettrici, palestra, aula informatica. Tutto è partito due anni fa da un’idea di don Gino Rigoldi - storico cappellano del minorile “Beccaria” di Milano -, e ha catalizzato un insieme di realtà pubbliche e private: l’istituto di pena comasco, il gruppo Intesa Sanpaolo, l’azienda MekTech di Giussano (Mb), la Cooperativa Ozanam di Saronno (Va), il Provveditorato regionale lombardo per l’amministrazione penitenziaria e il Centro servizi per il Volontariato dell’Insubria. “Dal carcere di Como arriva un messaggio di speranza concreto, che parla di futuro e dignità”, ci ha detto don Rigoldi.
di Alice Bertino
La Voce e il Tempo, 6 luglio 2024
La drammaticità delle condizioni delle carceri italiane tra suicidi e sovraffollamento è tornato all’onore delle cronache anche se il muro del pregiudizio (“chi ha commesso un reato deve marcire in carcere”) spesso confina nell’indifferenza verso chi è dietro le sbarre. C’è chi invece - come questa rubrica - vuole fare sentire la voce dei ristretti cercando di comunicare le condizioni di chi si trova privato della libertà anche utilizzando i nuovi media frequentati dai più giovani.
di Marina Lomunno
La Voce e il Tempo, 6 luglio 2024
Non sono solo “dentro” i problemi che affliggono le nostre c arceri: per la maggior parte dei detenuti che finisce la pena e si lascia alle spalle la cella inizia un percorso in salita: se, come raccomanda l’art. 27 della nostra Costituzione, davvero il tempo trascorso dietro le sbarre “deve tendere alla rieducazione del condannato” in vista del suo reinserimento sociale, come mai nel nostro Paese la recidiva - cioè la ricaduta nel reato - per i reclusi che non hanno avuto la possibilità di un inserimento lavorativo sfiora il 70%, mentre per coloro hanno frequentato corsi di formazione e tirocini in azienda si abbassa al 2%?
- Spoleto (Pg). Al Festival il teatro si fa in carcere con i detenuti-attori di #SIneNOmine
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