di Nicoletta Tempera
Il Resto del Carlino, 6 marzo 2024
L’uomo, 40 anni originario di Ferrara, inalò gas da un fornellino nella cella Per la Procura non ci sono dubbi, fu un incidente: chiesta l’archiviazione. La rabbia della sorella: “La sorveglianza diminuì, non deve finire in questo modo”. “Chiediamo giustizia, chiediamo che venga appurata la verità e che la colpa non venga attribuita solo a lui: negligenze ci sono state. È nota la carenza di personale nel penitenziario oltre a tante altre problematiche. Quindi non si è trattato solo una valutazione medica approssimativa: il problema è tutta la gestione del carcere. La funzione della pena sarebbe quella di riabilitare una persona ma evidentemente non è così”.
di Ilaria Vesentini
Il Sole 24 Ore, 6 marzo 2024
L’iniziativa Fid-Fare Impresa in Dozza dal 2012 ha prodotto un forte calo dell’indice di reiterazione del reato: dal 60 al 10%. È una piccola officina meccanica come ce ne sono tante lungo la via Emilia, dove si assemblano e si montano componenti e gruppi per le macchine automatiche e dove sono assunti a tempo indeterminato una quindicina di dipendenti, con regolare contratto e stipendio. La particolarità di FID-Fare Impresa in Dozza, è che a lavorare sono i carcerati della casa circondariale di Bologna e che la fabbrica è racchiusa dentro le mura dell’istituto di pena in via del Gomito. La Srl metalmeccanica è frutto di una iniziativa unica nel panorama nazionale che nel 2012 ha messo insieme i tre principali concorrenti mondiali insediati nella packaging valley bolognese - i gruppi Marchesini, Ima e GD - azionisti e committenti di FID con un 30% a testa del capitale, protagonisti assieme alla Fondazione Aldini Valeriani (l’altro 10% delle quote, Fav si occupa della formazione tecnica professionale) di un progetto che ha permesso fin qui l’inserimento in pianta stabile nelle piccole aziende della subfornitura emiliana di una cinquantina di ex detenuti, una volta scontata la condanna.
di Emiliano Moccia
vita.it, 6 marzo 2024
Il progetto “Arnie APErte” è promosso dall’associazione Facelia che si occupa di apicoltura didattica. “Le api insegnano come si vive in comunità” spiega la psicologa Alessia Laudisa. Dopo aver costruito e pitturato le arnie, i detenuti realizzeranno nel cortile della casa circondariale la struttura che ospiterà l’apiario olistico, che porta benessere alla salute delle persone.
vivomodena.it, 6 marzo 2024
Dal carcere S. Anna di Modena usciranno presto tortellini e altri tipi di pasta fresca fatta a mano. Saranno i detenuti a produrli utilizzando materie prime locali, a cominciare dalle verdure coltivate nell’orto del carcere. Il progetto è della cooperativa sociale Eortè di Limidi di Soliera (aderente a Confcooperative Terre d’Emilia) e si avvale della supervisione dello chef Rino Duca (osteria “Il grano di pepe” di Ravarino), che coordinerà la formazione dei detenuti e la produzione. La convenzione tra Eortè e la casa circondariale S. Anna è stata firmata ieri dal presidente della cooperativa Federico Tusberti e dal direttore dell’istituto Orazio Sorrentini. Il progetto, che ha il patrocinio del Comune di Modena, è co-finanziato dall’arcidiocesi di Modena-Nonantola, Bper e Fondazione Cattolica Assicurazioni.
di Marco Alfieri
Il Sole 24 Ore, 6 marzo 2024
“Atacama è il luogo più inospitale della terra: un immenso deserto che si estende dal Perù al Cile. Ma è anche il luogo al mondo dove si vedono meglio le stelle”. Campeggia questa frase-manifesto sulla homepage del sito di Atacama 360, piccola casa di produzione digitale la cui peculiarità è quella di essere una “video factory” diversa da tutte le altre perché registi, direttori della fotografia, cameraman e fonici sono quasi tutti carcerati o ex carcerati. E si sa che un detenuto che lavora, statistiche alla mano, ha l’80% di probabilità in meno di essere recidivo.
comune.modena.it, 6 marzo 2024
Caterina Liotti racconta il progetto realizzato nella sezione femminile del Sant’Anna. Al centro percorsi di consapevolezza e sostegno, anche attraverso l’arte. La detenzione femminile in Italia è quasi invisibile, sia per le dimensioni numeriche sia per la scarsa pericolosità sociale. Alla fine del 2023 le donne detenute nelle carceri italiane erano 2.541 a fronte di 60 mila 166 uomini; in Emilia Romagna sono 151 (mentre gli uomini sono 3.572) e a Modena sono 32 le donne rinchiuse nella sezione femminile del carcere maschile di Sant’Anna. Numeri e situazioni che contribuiscono a far “sparire” le donne detenute, i loro specifici bisogni e le loro sofferenze.
redattoresociale.it, 6 marzo 2024
La scommessa del Csi di Reggio Calabria: negli ultimi diciotto mesi, 36 detenuti minorenni coinvolti in percorsi di volontariato sportivo all’interno delle associazioni, o in laboratori formativi Csi. Molti hanno ottenuto le qualifiche di educatore sportivo, arbitro o animatore dei centri estivi. Da autori di reato a promotori d’inclusione e di relazioni: è l’obiettivo e il risultato del progetto “Arianna. Fuori dal labirinto”, promosso dal Csi (Centro sportivo italiano) di Reggio Calabria e finanziato dalla Fondazione Con i Bambini, nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Al centro, c’è lo sport, inteso come strumento di riabilitazione, rieducazione e riscatto sociale, durante e dopo la detenzione in carcere. Tante sono, infatti, le persone che, nello sport e con lo sport, stanno provando a giocare “tutta un’altra partita”, rispetto a un passato a volte difficile, caratterizzato da errori, dolori e cadute.
di Liana Milella
La Repubblica, 6 marzo 2024
Il volume potrebbe uscire alla vigilia della conferenza stampa del presidente Barbera. Il titolo è di quelli giuridicamente incontestabili, “Le opinioni dissenzienti in Corte costituzionale “. Il sottotitolo recita anodino “Dieci casi”. E qui c’è già di che allarmarsi per via dell’autore, l’ex giudice della Consulta Nicolò Zanon. Perché, come ha già raccontato a dicembre la newsletter Toghe, proprio lui è già stato protagonista di una furiosa querelle a proposito della sua estrema voglia, dopo essersi lasciato alle spalle la porta della Corte, di raccontare mediaticamente tutto quello che non andava lì dentro, a partire soprattutto dalle decisioni, a suo avviso, decisamente contestabili. Degli esempi? In interviste, podcast e dibattiti, Zanon ha già divulgato i suoi distinguo sulla sentenza Regeni, sul verdetto per l’ergastolo ostativo, sulla decisione per le intercettazioni del caso Ferri, su cui l’ex giudice si è pure esibito in pubblico sollevando un vespaio.
di Carlo Ridolfi
Il Domani, 6 marzo 2024
Il film di Ludovica Fales racconta la vicenda reale di una diciassette rom a cui viene tolto il figlio. Un racconto corale, autentico, privo di paternalismi e contro i pregiudizi. Come in una favola antica, due bellissime ragazze vestite di rosso, sedute, mentre una pettina i lunghi capelli all’altra. “A cinque anni in casa anch’io leggevo Cinderella / in strada tutti mi chiamavano la zingarella...”, scandisce Militant A di Assalti Frontali nel brano e nel video “Il mio nome è Lala”, diretto dalla stessa regista Ludovica Fales.
di Riccardo Staglianò
La Repubblica, 6 marzo 2024
A volte basta un divorzio per passare da una vita dignitosa a una in cui ogni euro conta. Inizia con una minestra di ceci il nostro viaggio per capire cosa voglia dire, in concreto, fare molta, molta fatica ad arrivare alla fine del mese. Alla fine venne l’ora di cena. “Una cena semplice, va bene?” dice Giuseppe, quasi scusandosi, prima di affrontare l’ora di viaggio, metro più bus, che ci porterà da dove lavora a dove vive, nel bel mezzo del niente di San Giuliano Milanese. Nella villetta unifamiliare dell’ottantasettenne signor Renato, suocero di sua sorella, che quando lui è rimasto per strada gli ha offerto ospitalità. La cucina è rimasta fedele a un’estetica anni 70. Il menu prevede minestra di ceci. Ingredienti per tre persone: un barattolo di ceci, mezza cipolla e una carota, salvia presa dall’orto, un pomodoro pelato, ditaloni rigati. E tanta acqua, un litro o forse due, che trasforma irrimediabilmente la minestra in brodo.
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