Corriere della Sera, 6 luglio 2024
In scena per due sere lo spettacolo “Creta”, ultima produzione di un laboratorio molto partecipato nato nel 2012. Come la creta può essere plasmata, così anche l’essere umano può trasformarsi, assumere una nuova forma, magari ricomporre alcuni frammenti. Un ragionamento che è uno dei pensieri-guida della compagnia #SIneNOmine, nata nel 2012 da un laboratorio teatrale realizzato nella Casa di Reclusione di Spoleto e da allora attiva con numerosi spettacoli realizzati dagli attori-detenuti della media e dell’alta sicurezza: “Creta” è stato proprio il titolo andato in scena nei giorni scorsi in carcere, con due appuntamenti inseriti nel calendario del Festival dei Due Mondi.
di Mauro Gentile
La Voce e il Tempo, 6 luglio 2024
In un caso su tre sono bastati meno di cinque minuti, per portare a termine un altro 30% delle udienze. È il tempo trascorso davanti al giudice di pace per convalidare (o rigettare) la richiesta di trasferimento di un immigrato nel Centro di permanenza per il rimpatrio di Torino (Cpr). Una durata simile, meno di cinque o non oltre i dieci minuti, tra il 70 e l’80% per cento dei casi, quello delle udienze relative alla prima, seconda e terza proroga. Solo per l’1% il tempo dedicato ad affrontare il caso è risultato maggiore di un’ora. Gli esiti? Nove volte su dieci il giudice di pace ha convalidato il trattenimento richiesto dalla Questura e, nell’83% dei casi, le motivazioni di accoglimento della domanda di convalida sono state espresse attraverso un modulo prestampato.
di Franz Baraggino
Il Fatto Quotidiano, 6 luglio 2024
La Corte europea ordina all’Italia di liberare e curare Camelia. Che i Centri di permanenza per il rimpatrio, i famigerati Cpr, siano un buco nero che strappa la dignità alle persone è cosa nota. Eppure non può esistere assuefazione di fronte a storie degradanti, per le vittime e non solo, come quella di Camelia, una donna che si fa chiamare Giovanni, con evidente “incapacità di intendere e di volere”, di relazionarsi: non si fa avvicinare, urla se vede qualcuno, specialmente donne o personale sanitario. Tuttavia è stata rinchiusa e isolata in una cella del Cpr di Roma Ponte Galeria per nove mesi, senza cure adeguate e con il trattenimento prorogato dal giudice di Pace su richiesta della Questura di volta in volta, nonostante di lei non si conosca di preciso nemmeno la nazionalità, il che renderebbe impossibile ogni ipotesi di rimpatrio e dunque illegittimo il trattenimento anche al netto del grave disagio mentale che la donna presenta. Bisogna ringraziare le deputate del Partito democratico Rachele Scarpa e Eleonora Evi, e le altre persone attivatesi, se qualcosa finalmente si è mosso. Ma non certo per l’interessamento delle autorità italiane. Evi e Scarpa hanno presentato ricorso alla Corte europea che in pochi giorni, il 3 luglio scorso, ha preso la decisione “di indicare al Governo italiano che la ricorrente dovrebbe ricevere l’assistenza medica richiesta dal suo stato di salute, compreso il suo immediato trasferimento dal Centro per il rimpatrio di Roma - Ponte Galeria ad una struttura adatta alle sue condizioni”, si legge nella richiesta della Corte, ai sensi dell’art. 39 del regolamento Cedu che consente un intervento immediato in caso di rischio di danni irreparabili.
di Mario Riccio*
Il Dubbio, 6 luglio 2024
Nel lontano 2006, nel pieno del caso Welby, l’allora ministra della Salute - Livia Turco - chiese al Consiglio Superiore di Sanità (CSS, organo tecnico dello stesso ministero) di definire cosa si intendeva per accanimento terapeutico e se Welby ne fosse al momento sottoposto. Con l’evidente intento - pur non dichiarato - di approvarne il distacco dal ventilatore qualora il CSS avesse decretato che Welby era sottoposto a tale trattamento. Il CSS rispose - come era ovvio - che non era possibile definire cosa fosse l’accanimento terapeutico, stante l’assoluta soggettività del concetto.
di Linda Maggiori
Il Manifesto, 6 luglio 2024
Il report. Impennata di azioni legali, arresti, multe, misure preventive, sanzioni pecuniarie spropositate contro attiviste e attivisti. Il caso Nicoletta Dosio. Un’ondata repressiva sta investendo chi manifesta pacificamente per la protezione dei territori e per la giustizia climatica. È quanto emerge dal rapporto “Diritto, non crimine. Per la Madre Terra, la giustizia sociale, ambientale e climatica”. Il report a cura della Rete in Difesa e dell’Osservatorio Repressione, è scaturito da un gruppo di lavoro promosso all’indomani della visita nell’aprile 2023 in Italia di Michel Forst, relatore speciale delle Nazioni Unite per i difensori dell’ambiente, unendo avvocati e legali dei movimenti No Tap, No Tav, Greenpeace Italia, Amnesty International Italia, Yaku, A Sud, Extinction Rebellion XR! Italia, Fridays for Future, Ultima Generazione, Osservatorio Repressione, Per il Clima fuori dal Fossile, Controsservatorio Valsusa e Case Italia.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 5 luglio 2024
In un momento di grave crisi del sistema carcerario italiano, segnato da sovraffollamento cronico, carenze di personale e un’allarmante escalation di suicidi, il governo ha varato un decreto legge che promette di affrontare queste criticità. Purtroppo il bilancio delle persone che si sono tolte la vita in cella dall’inizio dell’anno continua ad aumentare: siamo a 52. Ieri altre tre vittime: un detenuto di 35 anni è morto in ospedale a Livorno, dove era in coma dopo il tentato suicidio avvenuto tra il primo e il 2 luglio. Nel pomeriggio a Pavia e a Sollicciano due ragazzi ventenni si sono tolti la vita, anche loro impiccandosi. Nel carcere fiorentino sarebbero state appiccate anche le fiamme e dalle finestre è stato calato uno striscione sul quale si legge “Suicidio carcere aiuto help”.
di Thomas Usan
La Stampa, 5 luglio 2024
Nel 2024 ci sono stati 54 suicidi nelle carceri italiane: uno ogni tre giorni e mezzo. Tre suicidi in nemmeno 24 ore. Il 4 luglio è stata una giornata nera per le carceri italiane. Tutti e tre under 35. Il primo a Livorno, 35 anni, padre di tre figli. Ha perso la vita in ospedale, dopo aver tentato il suicidio la notte tra l’1 e il 2 luglio. Il secondo a Firenze, nel carcere di Sollicciano, un 20enne. Un altro suicida. I detenuti si sono rivoltati dando fuoco ai materassi in due sezioni. Il terzo morto a Pavia, anche lui 20 anni. Gli ultimi tre si aggiungono al conteggio, macabro, di 54 suicidi nelle carceri italiane nel 2024: uno ogni tre giorni e mezzo. “Una situazione destinata a peggiorare” commenta il segretario di S.pp (sindacato di polizia penitenziaria) Aldo Di Giacomo.
di Stefano Anastasìa
L’Unità, 5 luglio 2024
Un decreto tardivo e insufficiente. Annunciato per la prima volta dal Ministro Nordio quasi un anno fa, quando nel carcere di Torino morirono due donne, una al termine di un lungo ed estenuante sciopero della fame, l’altra per un deliberato atto suicidario, il decreto-legge “in materia penitenziaria” e altro, varato mercoledì in Consiglio dei ministri, non affronta il problema del sovraffollamento e della tragica scia di suicidi che si porta dietro. C’è voluto più di un anno a ripristinare la normativa anti-Covid che consentiva telefonate in deroga alle 4-5 al mese previste dall’ordinamento, che ora diventeranno ordinariamente sei. Un cambiamento quasi impercettibile, se non fosse per quella facoltà espressamente riconosciuta alle direzioni degli istituti di concederne altre per mantenere e rafforzare le relazioni familiari.
di Adriano Sofri
Il Foglio, 5 luglio 2024
Il decreto, ha detto Carlo Nordio, punta solo a umanizzare il trattamento dei detenuti. E a riempire le patrie galere non sarebbe il governo, ma i magistrati. Intanto nelle celle, però, non si arresta il fenomeno dei suicidi. Uno che è stato in galera, quando è a piede libero, finisce per somigliare agli altri. A volte è addirittura meno tatuato. Qualcosa gli resta, nei sogni, o l’abitudine a camminare avanti e indietro nelle sale d’aspetto invece di star seduto. Ma succede anche a lui di fottersene. Di dirsi che tanto lo sa, che non cambia niente, tutt’al più fa più schifo oggi di ieri, e domani di oggi. Però mercoledì ho sentito un telegiornale annunciare l’approvazione del decreto “Svuotacarceri”, e sono trasalito. Lo chiamano addirittura così, il governo, i telegiornali? Non soltanto i forcaioli dall’anima e la lingua di sbirro? Il decreto non svuota carceri, e per qualche codicillo contribuirà a rimpinzarle. Ieri mattina Flavia Fratello per “Stampa e regime” ha dedicato alla cosa una rassegna esauriente e vibrante.
di Luca Sofri
ilpost.it, 5 luglio 2024
Per preparare il testo del decreto sul sovraffollamento carcerario il ministro della Giustizia ha dovuto fare i conti con le resistenze di Lega e Fratelli d’Italia: e intanto in parlamento si discute una proposta più efficace. Mercoledì il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge presentato dal ministro della Giustizia Carlo Nordio e che tenta di far fronte al sovraffollamento nelle carceri. Il provvedimento era atteso da tempo per porre un qualche rimedio alle pessime condizioni delle persone detenute, tra le quali ci sono stati almeno 47 suicidi solamente nei primi sei mesi del 2024, ma ha avuto una genesi tribolata. Nordio aveva annunciato già a fine marzo un intervento in tal senso, e poi aveva dovuto fare i conti con l’opposizione di Lega e Fratelli d’Italia a qualsiasi ipotesi che consentisse la scarcerazione agevolata o anticipata.
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