di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 4 marzo 2024
La bella storia di un ragazzo che ha attraversato le difficoltà della giustizia minorile con coraggio e determinazione. La questione della giustizia minorile, soprattutto quando avvengono casi di cronaca che coinvolgono i giovani, emerge sempre più spesso come tema centrale, suscitando molto spesso indignazione con le conseguenti scelte politiche per assecondare la pancia della gente. A fronte di questo fenomeno complesso e articolato, è essenziale adottare un approccio analitico e critico che vada oltre le narrazioni sensazionalistiche e affronti le sfide sociali e strutturali sottostanti.
di Francesco Monopoli*
brindisireport.it, 4 marzo 2024
Sovraffollamento, carenza di prospettive concrete di reinserimento sociale dopo la espiazione della pena, strutture obsolete, difficoltà oggettive riscontrate nell’espletamento della propria attività dal personale sanitario e dalla polizia penitenziaria. Sono queste alcune delle criticità che affliggono gravemente l’attuale sistema penitenziario italiano. Con il suicidio avvenuto questa notte nel penitenziario Dogaia di Prato ammonta a ventitre il numero totale delle vite perdute dall’inizio dell’anno nelle carceri italiane. Un quadro allarmante caratterizzato da numeri degni di un vero e proprio stillicidio, se solo si consideri che nell’anno precedente altri sessantanove soggetti reclusi hanno tranciato tragicamente quel sottile filo conduttore che legava il loro stato detentivo alla speranza di riconquistare la libertà privandosi, cosi, del bene più prezioso, la propria vita.
di Enrico Sbriglia*
L'Opinione, 4 marzo 2024
La storia sarebbe potuta essere narrata da José Saramago, chissà, poteva essere una sorta di continuazione del romanzo “Saggio sulla lucidità”, oppure da Franz Kafka, con il suo vivido surrealismo, ma comunque sarebbe stata uno storia di quelle che penetrano nella testa del lettore come una sorta di incubo, perché quella di Beniamino Zuncheddu è una vicenda capace di contorcerti le budella, capace di svegliare le peggiori angosce che sono rintanate nella coscienza più profonda di ognuno di noi, quelle di cui si ha una ancestrale paura. Vedersi strappati circa 33 anni della propria vita, perché incolpato di una serie di ammazzamenti che non hai commesso, in nome di una Giustizia a lungo indifferente, che non ti crede e che liquida la tua avventura terrena con una sentenza senza appello, che ti fa passare da una condizione di libertà ad altra in cui non sei più nessuno, ripeto nessuno, e che ti cataloga come malvagio per sempre, pluriassassino, autorizzando chiunque ti incroci di considerarti un crudele assassino, è difficile anche da immaginare per qualunque persona, anche se si fosse dei superuomini, degli eroi, dei santi. Ma noi siamo società civile, siamo abituati a trovare risposte “normate”, rimedi giuridici ad ogni cosa e per ogni problematica, lo faremo anche questa volta, diamine!
di Giuseppe Filetto
La Repubblica, 4 marzo 2024
La Procura di Genova apre un’inchiesta. Ancora qualche giorno di carcere e Danila Sasso sarebbe stata libera, avrebbe lasciato Pontedecimo e sarebbe tornata a vivere con l’anziana madre a Savona, e con la famiglia avrebbe festeggiato il Natale. “Invece, a dicembre si è ammalato il giudice che seguiva la vicenda e che avrebbe dovuto decidere per gli arresti domiciliari, così ha passato il fascicolo ad un altro - racconta la sorella Laura -; quest’ultimo ci ha detto che doveva rileggersi le carte, sicché Danila è rimasta in carcere senza cure mediche, fino al giorno in cui è morta”. Il 22 febbraio scorso. Tanto che sulla vicenda, dopo l’esposto da parte della famiglia, la Procura di Genova ha aperto un’inchiesta, affidandola al pm Giuseppe Longo. Lunedì scorso è stata effettuata l’autopsia in presenza del medico-legale Davide Bedocchi indicato dalla magistratura e del suo collega, consulente di parte, Luca Vallega. Gli esami necroscopici avrebbero stabilito che la donna è stata stroncata da “un processo settico di polmonite in stato avanzato”.
di Marina Lomunno
vocetempo.it, 4 marzo 2024
Aveva 77 anni. Dopo 40 anni di servizio con i minori detenuti ci ha lasciato un prete di frontiera, punto di riferimento per l’educazione nel disagio giovanile. “In ogni giovane, anche il più disgraziato, c’è un punto accessibile al bene e dovere primo dell’educatore è di cercare questo punto, questa corda sensibile del cuore e di trarne profitto”. Così don Bosco invitava i suoi salesiani a cercare e accogliere i ragazzi e le ragazze “discoli e pericolanti” della Torino dell’800, molto simile alla città di oggi, soprattutto nelle periferie che frequentavano i santi sociali.
ansa.it, 4 marzo 2024
È emergenza anche nel carcere di Trieste, la casa circondariale Ernesto Mari di via Coroneo. Il numero di detenuti non sarebbe mai stato così alto: 236, di cui 26 donne, rispetto a una capienza di 150 posti. “Alla 238/a persona che farà ingresso sarò costretto a mettere dei materassi a terra, dice il direttore, Graziano Pujia, da due anni alla guida del Coroneo.
volontariatotorino.it, 4 marzo 2024
Il progetto “Dentro o Fuori? Vicino” gestito da Vol.To ETS ha messo al centro la promozione della cittadinanza attiva in ambito penitenziario. Sono state formate oltre 170 persone. Il 25 gennaio ha segnato la conclusione del progetto “Dentro o Fuori? Vicino”, dopo 12 mesi di intensa attività sostenuta dalla Città di Torino nell’ambito dello Sportello di Rete Civica - Servizio Dimittendi. Primo progetto portato avanti da Volontariato Torino ETS con focus sul settore penitenziario, ha raggiunto risultati ben oltre le aspettative, evidenziando come sia il settore in generale sia il ruolo del Terzo Settore al suo interno siano oggetto di interesse da parte di molti - addetti ai lavori e non.
giornalistitalia.it, 4 marzo 2024
Si è parlato di “Stampa e detenuti: la cronaca dietro le sbarre” nell’ambito del corso su “Formazione e Lavoro per la risocializzazione dei detenuti e dei soggetti adulti e minori in esecuzione penale: quali prospettive?”, organizzato a Modica dalla Scuola per Assistenti Sociali “Ferdinando Stagno D’Alcontres” con il patrocinio della Figec Cisal, Federazione Italiana Giornalismo Editoria Comunicazione.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 4 marzo 2024
Trent’anni dopo il libro e il film di Lina Wertmüller “Io speriamo che me la cavo”, la fiction Rai rimette in scena quegli “irrecuperabili” a cui viene rubata l’infanzia. “Io la parabola che preferisco è la fine del mondo, perché non ho paura, in quanto che sarò già morto da un secolo. Dio separerà le capre dai pastori, uno a destra e uno a sinistra, al centro quelli che andranno in Purgatorio. Saranno più di mille miliardi, più dei cinesi. E Dio avrà tre porte. Una grandissima, che è l’Inferno, una media, che è il Purgatorio, e una strettissima, che è il Paradiso. Poi Dio dirà: “Fate silenzio tutti quanti!”. E poi li dividerà. A uno qua a un altro là. Qualcuno che vuole fare il furbo vuole mettersi di qua, ma Dio lo vede e gli dice: “Ue addo’ vai”. Il mondo scoppierà, le stelle scoppieranno, il cielo scoppierà, Corzano si farà in mille pezzi. I buoni rideranno e i cattivi piangeranno, quelli del Purgatorio un po’ ridono e un po’ piangono. I bambini del Limbo diventeranno farfalle. Io speriamo che me la cavo”.
di Flavia Amabile
La Stampa, 4 marzo 2024
I rappresentanti degli studenti: “Ci descrivono come fannulloni per delegittimarci”. Passano i mesi e tra giovani e governo aumentano distanze e scontri. Da quando Giorgia Meloni è arrivata a Palazzo Chigi, l’esecutivo guidato dalla ministra per la Gioventù del quarto governo Berlusconi e, prima ancora, presidente di Giovane Italia, Azione Giovani e Azione Studentesca, si è distinto per la solerzia e la costanza nell’intervenire nel mondo di ragazze e ragazzi con un’impronta molto chiara. C’è chi la definisce “puniti e mazziati” e chi parla di “ordine e manganelli” o più semplicemente di “zitti e buoni” scomodando i Maneskin, ma il senso è lo stesso.
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