di Massimiliano Peggio
La Stampa, 16 dicembre 2023
“Sì, qui ero sulla barca in mezzo al mare. Io non avevo paura, le donne sì. Ma non c’erano onde grosse. Eravamo 400 persone. Dalla Libia a Lampedusa. Ho pagato 4 mila euro”. Mohamed mostra un video sul suo telefonino. “Questo sono io con i miei amici”, dice. Quando è arrivato in Italia ha spedito il filmato ai genitori, in Egitto. “Li sento tutti i giorni”.
di Michele Giorgio
Il Manifesto, 16 dicembre 2023
L’allarme dell’Oms. I più colpiti sono i bambini, che sono malnutriti e privi di acqua pulita per il latte artificiale. Dal 29 novembre al 10 dicembre, i casi di diarrea nei bambini della Striscia di Gaza sotto i cinque anni sono aumentati del 66% e del 55% nel resto della popolazione. Migliaia i minori che soffrono di disidratazione per la scarsità di acqua potabile. E dopo oltre due mesi di guerra, in condizioni di vita a dir poco precarie, aumentano i casi di epatite A. Non lascia dubbi sui pericoli che incombono sulla salute dei civili palestinesi il quadro della situazione fatto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dai medici a Gaza. I numeri peraltro sono sottostimati per il collasso del sistema sanitario causato dalla guerra: 21 dei 36 ospedali della Striscia sono chiusi, 11 sono parzialmente funzionanti e quattro possono offrire solo servizi minimi. In parole povere, per i sopravvissuti alle bombe israeliane le malattie potrebbero rivelarsi un killer altrettanto letale. La mancanza di cibo, acqua pulita e di un tetto ha indebolito le difese di centinaia di migliaia di persone ora esposte alle epidemie. Negli ultimi giorni vento e pioggia hanno strappato tante tende montate a Rafah, sul confine con l’Egitto. Gli allagamenti costringono gli sfollati a trascorrere le ore fredde della notte sulla sabbia bagnata.
di Giovanna Branca
Il Manifesto, 16 dicembre 2023
Ad Atlanta, Georgia, rischia l’ergastolo Young Thug: la procura si serve dei testi delle sue canzoni per “dimostrare” che il rapper sarebbe a capo di una gang criminale. “I never killed anybody but I got something to do with that body/ Ready for war like I’m Russia/ I get all types of cash - I’m a general”. (Non ho mai ucciso nessuno ma ho qualcosa a che fare con quel cadavere/ Pronto alla Guerra come fossi la Russia/ Faccio soldi di tutti i tipi - sono un generale).
di Greta Privitera
Corriere della Sera, 16 dicembre 2023
Narges Mohammadi, premio Nobel per la pace 2023, detenuta in Iran, nel terribile carcere di Evin: “Non vedo i miei figli da 8 anni, è il dolore più atroce. Ma combatterò sempre. Mi sono salvata solo grazie alla mia fede nella libertà per ogni essere umano”. L’email arriva a sorpresa, a sei giorni dalla consegna del premio Nobel per la pace. Al municipio di Oslo c’erano i figli gemelli Ali e Kiana, 17 anni, e una sedia vuota, a raccontare la sua assenza. Mohammadi, 51 anni, dal 2021 in carcere a Teheran, è stata arrestata 13 volte e condannata a 31 anni e 154 frustate. L’ingegnera, vicepresidente del Centro dei Difensori dei Diritti Umani, attivista e soprattutto simbolo della lotta iraniana alla dittatura, risponde per iscritto da una cella microscopica che condivide con altre quattro compagne, nel braccio femminile di Evin. Sulla parete, in alto, una piccola finestra da cui vede le amate montagne, accenno lontano di libertà.
di Guido Olimpio
Corriere della Sera, 16 dicembre 2023
Chi contesta il sistema finisce subito nel mirino del principe. Che alle accuse risponde: “è la legge” in una monarchia assoluta. Vale per Vladimir Putin, vale per gli ayatollah iraniani, vale per la Siria di Assad, vale per Mohammed bin Salman: non solo è ingiusto ma è anche pericoloso fare concessioni in nome della ragion di Stato. Gli interessi nazionali vanno tutelati, ampliati, rafforzati. Viviamo in una realtà ad alta concorrenza, non è un mondo di fiabe, impensabile troncare alla radice i rapporti con regimi o personalità sgradite. Tuttavia, devono esserci garanzie, limiti, valvole di sicurezza in un’arena dove non sono poche le ambiguità.
ansa.it, 16 dicembre 2023
Navalny è stato condannato a 19 anni di carcere ad agosto. Stava già scontando 11 anni e mezzo in una struttura di massima sicurezza. Le autorità carcerarie russe confermano che Alexei Navalny non si trova più nella prigione della regione di Vladimir, dove era detenuto, dopo che da giorni i suoi legali hanno denunciato la “scomparsa” dell’oppositore, sostenendo di non sapere dove sia finito. La portavoce di Navalny, Kira Yarmish, ha riferito di aver ricevuto conferma del trasferimento, che sarebbe avvenuto l’11 dicembre, ma non si sa dove. I legali dell’oppositore condannato a 19 di carcere in una colonia penale non hanno contatti con Navalny dal 6 dicembre scorso.
di Nino Di Girgenti*
Ristretti Orizzonti, 15 dicembre 2023
La vita al di fuori delle mura l’avevo solo immaginata, sognata, desiderata. Viverla però è un’altra storia. È una quotidianità fatta di tutte quelle altre cose che il carcere ti toglie ed è incredibilmente complicata e fantasmagorica a detta di un bimbo. Una quotidianità che inizia alle luci dell’alba e dal carcere mi porta a Casaltone di Sorbolo, 12 km di vita inseguiti sui pedali della mia bici, col sole, la nebbia, il freddo, la pioggia, il gelo. Non ho paura degli eventi della Natura ed ho anche imparato a non aver paura delle persone.
lapresse.it, 15 dicembre 2023
Il numero dei suicidi in carcere in Italia continua ad aumentare. Da inizio anno al 10 dicembre, sono morti 67 detenuti, di cui 46 per impiccamento. Il dato è stato reso noto dal rapporto “Morire di carcere” di Ristretti Orizzonti, che ha censito tutte le morti avvenute in prigione nel corso dell’anno. La situazione è particolarmente grave nelle carceri di Roma e Milano, dove si sono registrati rispettivamente 4 e 3 suicidi. In questi due istituti, i detenuti si sono tolti la vita impiccandosi, soffocandosi con piccole bombole di gas o bruciandosi.
di Francesca Barra
L’Espresso, 15 dicembre 2023
“La mia libertà ha finalmente una data precisa. Per me coinciderà, dopo vent’anni di detenzione, con il riacquisire la normalità e magari formare una famiglia”. A parlare è Davide Mesfun, di origini napoletane. L’ho conosciuto in regime di semilibertà, mentre cucinava per me e per i ragazzi dell’Associazione Kayros di don Claudio Burgio a Milano. È imponente quando si avvicina e in naturale apertura con gli estranei: ha voglia di condividere, ha fame di vita, di cinema, di arte. Fin da quando era minorenne è entrato e uscito dal carcere.
di Giampiero Cazzato
patriaindipendente.it, 15 dicembre 2023
Parla il presidente dell’associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale: “Garantirà solo i ricchi che si proteggono dagli altri, si potrà perseguire chi, come i giovani ambientalisti di Ultima generazione, fanno protesta sociale. Palazzo Chigi solletica l’emotività delle persone, ma nei fatti il cittadino comune vittima di un delitto violento sarà meno protetto di chi veste una divisa; il disegno di legge, inoltre, prevede norme simbolo dal brutto sapore etnico razzista. Con Anpi e altre associazioni va praticata un’advocacy politica”.
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