di Francesco Tiziano
Gazzetta del Sud, 12 novembre 2023
Il Gup: “Brutale aggressione fisica. L’uso della forza risponde a una chiara esigenza punitiva come reazione alla fase iniziale della gestione operativa”. Sono 6 le divise della Polizia penitenziaria in servizio alle carceri reggine “San Pietro” che affronteranno il processo per il “caso Peluso”, il detenuto napoletano che sarebbe stato picchiato, e sottoposto a tortura, il 22 gennaio 2022. Il Gup motiva la sua decisione escludendo la preordinazione: “Appare quindi evidente, e tale aspetto è di particolare importanza probatoria, come nella fase iniziale della gestione operativa dell’evento critico nessun atto di violenza fisica venisse posto in essere dalla Polizia penitenziaria che stava trasferendo il Peluso dall’area passeggio al reparto Caronte, circostanza che esclude che vi fosse stata preordinazione rispetto a quanto poi avvenuto; ed è altresì evidente come solo ad un certo punto, come reazione al comportamento del Peluso, sicuramente diretto a resistere/opporsi al suo trasferimento nel reparto Caronte (appare più che verosimile ritenere come il Peluso, avuta contezza di dovere essere trasferito nel reparto Caronte, abbia cercato di opporsi e nel tentativo di fare ciò sia caduto a terra, o si sia buttato a terra, dovendosi precisare, ancora una volta, come la prova sul punto, contraddittoria, non consente di ritenere anche che egli colpisse fisicamente le guardie penitenziarie)”.
di Simona Ballatore
Il Giorno, 12 novembre 2023
Caritas Ambrosiana presenta “Extrema Ratio”, un’installazione itinerante che riproduce una cella carceraria per sensibilizzare sulla condizione dei detenuti. Aperta al pubblico fino al 20 novembre, con ingresso gratuito su prenotazione. Si entra in una cella, di otto metri quadri, con tre metri per due di spazio condiviso che può ospitare fino a sei persone. Un’installazione per denunciare il sovraffollamento delle carceri italiane, facendolo provare “sulla pelle” dei visitatori. BiM, Bicocca incontra Milano, il progetto di rigenerazione urbana e nuovo spazio culturale di viale dell’Innovazione 3, ospiterà fino al 20 novembre “Extrema Ratio”, l’iniziativa itinerante di Caritas Ambrosiana che riproduce una cella per sensibilizzare sulle condizioni di vita dei detenuti. È stata realizzata nella falegnameria del carcere di Bollate.
di Simona Ballatore
Il Giorno, 12 novembre 2023
Impegno in carcere (e fuori), laboratori, lavoro: 200 soci sempre in formazione. Sono nati anche corsi di mediazione nei reparti femminili. Compie cent’anni Sesta Opera San Fedele, una delle più antiche associazioni italiane di volontariato penitenziario, che a Milano conta oggi 200 soci che si impegnano tra San Vittore, Opera, Bollate, il carcere minorile Beccaria, il reparto speciale dell’Ospedale San Paolo e il carcere di Cremona.
di Andrea Rossi
La Stampa, 12 novembre 2023
Nella cittadella del bene grande come quindici campi da calcio: “Aiutavamo gli scartati dalle famiglie, oggi chi non è tutelato dallo Stato”. C’è un registro che annota quando tutto ha avuto inizio. “Giuseppe Dana, calzolaio, malato di tisi, ricoverato il 17 gennaio 1828 e dimesso il 9 aprile. Guarito”. L’ultima persona ad aver bussato è una donna: ieri sera ha chiamato il centralino presidiato da suor Giuseppina. “Cercava un posto dove dormire. Telefonano in tanti e per tante cose, a volte solo per una preghiera”.
Corriere di Bologna, 12 novembre 2023
Parte domani a Reggio Emilia la terza edizione del Festival Trasparenze di Teatro Carcere Emilia-Romagna, un percorso che terminerà il 23 dicembre formato dalle compagnie che operano con progetti nel territorio aderenti al Coordinamento Carcere Emilia-Romagna. Il progetto, organizzato dal bolognese Teatro del Pratello, oltre a Bologna coinvolge Ferrara, Forlì, Parma, Ravenna e Modena. Il festival è una sfida di sette compagnie teatrali che si sono date un tema triennale comune, “Miti e utopie” (sottotitolo: Errare, perdono, comunità) e particolarità di questa edizione è l’aggiunta di quattro spettacoli di compagnie esterne che entrano in carcere per presentare i loro lavori a un pubblico costituito esclusivamente da detenuti. Il via è con il Centro Teatrale MaMiMò con lo spettacolo Il cerchio di storie all’Istituto Penitenziario di Reggio Emilia (ore 15). Il debutto bolognese sarà invece il 5 e 6 dicembre alla Casa Circondariale Rocco D’Amato di via del Gomito (ore 10 e 16). Qui il Teatro del Pratello proporrà Maman Boxing Club, lavoro scritto e diretto da Paolo Billi con la compagnia delle Sibilline formata da detenute-attrici della sezione femminile della Casa Circondariale bolognese.
di Mario Portanova
Il Fatto Quotidiano, 12 novembre 2023
In “Il gioco d’azzardo, lo Stato, le mafie” (Donzelli) il sociologo Rocco Sciarrone, con Federico Esposito e Lorenzo Picarella, analizza la penetrazione della criminalità organizzata in un settore che nel 2022 ha fruttato allo Stato oltre 13 miliardi di euro. I clan sono presenti “in quasi tutti i tipi di gioco pubblico, ad esclusione del Lotto e delle lotterie nazionali”.
di Alex Corlazzoli
Il Fatto Quotidiano, 12 novembre 2023
“Il pizzo si paga, la pizza si mangia”. Non è, purtroppo, uno scherzo o la frase pronunciata da qualche mafioso ma un esercizio di grammatica pubblicato nel testo “A tutto campo. Strumenti per conoscere e usare l’italiano”, scritto dall’autorevole Marcello Sensini ed edito da Arnoldo Mondadori. Il libro adottato nelle scuole superiori, a pagina 96, per far comprendere la morfologia, all’esercizio 24 sul lessico, chiede ai ragazzi di “indicare se le seguenti affermazioni sono vere o false sottolineando gli errori e fornendo la corretta spiegazione” nella riga accanto.
di Claudia Catalli
L’Espresso, 12 novembre 2023
Una carriera piena di ruoli battaglieri. Ora, nel film “Likea Son”, l’attore francese Vincent Lindon interpreta un prof che ritrova la passione per l’insegnamento quando incontra un ragazzo rom. E qui si racconta. “Il mio rapporto con il cinema italiano? Nel ‘95 andavo sul set in vespa, recitavo con Luca Zingaretti e Sabrina Ferilli in “Vite strozzate” di Ricky Tognazzi, l’aiuto regia era Ferzan Ozpetek. Era un po’ tutto un casino (lo dice in italiano, ndr), ma lo adoravo. Dopo ho ricevuto tante proposte dai vostri registi, ancora aspetto che mi richiamino!”. Non è uno che la manda a dire Vincent Lindon, la sua longeva carriera fatta di ruoli complessi e battaglieri lo dimostra: solo negli ultimi anni ha interpretato un operaio che si dà fuoco per protesta in “In guerra”, un pompiere disperato in “Titane”, un investigatore che indaga sulle truffe sul mercato delle emissioni di anidride carbonica nella serie in anteprima a Venezia “Of money and blood”. Qualche giorno fa ha presentato alla Festa del Cinema di Roma “Like a Son” di Nicolas Boukhrief, in cui veste i panni di un professore di storia che ha perso la passione per l’insegnamento e la ritrova grazie all’incontro con un quattordicenne rom sorpreso a rubare.
di Luca Monticelli
La Stampa, 12 novembre 2023
Svastiche e stelle di David sui muri, pietre d’inciampo bruciate e studenti insultati: segnalazioni a Roma, Milano, Livorno. Sputi e insulti a un gruppo di persone uscite dalla sinagoga di Firenze. A Milano, periferia est, sul muro di un palazzo compare una stella di David disegnata con lo spray rosso e il numero dell’interno in cui abita un’insegnante di religione ebraica. “Ti buttiamo dalla finestra” urlano i compagni di classe di una ragazza italo-israeliana di una scuola media. A Roma sono spuntate per le strade svastiche, stelle di David, quattro pietre d’inciampo sono state vandalizzate e il calciatore Azmoun è diventato suo malgrado protagonista di un coro allo stadio: “Il nostro centravanti è un iraniano, fa il saluto romano, odia negri e giudei, donne trans e gay. Nella As Roma non ci sono ebrei”, cantano gli ultras giallorossi. Questo è il clima che si respira in Italia dopo il 7 ottobre, quando Hamas ha assaltato i kibbutz al confine con la Striscia di Gaza, massacrando 1.400 persone e sequestrandone più di 240. Un mese di guerra a Gaza ha comportato una recrudescenza di odio nei confronti degli ebrei di tutto il mondo, anche quelli italiani patiscono offese, umiliazioni e magari sono costretti a nascondere i simboli religiosi. “Gli episodi sono tantissimi, decisamente sopra la media”, spiega Betti Guetta, responsabile dell’Osservatorio antisemitismo del Cdec, la “Fondazione centro di documentazione ebraica contemporanea”. Solo a ottobre l’antenna antisemitismo, che raccoglie i dati con il sostegno dell’Ucei, ha contato 75 segnalazioni contro persone di religione ebraica. Il confronto rispetto a ottobre dello scorso anno è emblematico: allora gli episodi erano stati una ventina. Al di là delle segnalazioni che riguardano il web e i social, sono in crescita le aggressioni, gli insulti, le minacce nella vita reale.
di Paolo Biondani
L’Espresso, 12 novembre 2023
Nel nostro Paese molte indagini contro il radicalismo nascono da “fonti confidenziali”: sono i responsabili dei luoghi di culto che avvertono la polizia. Il buon livello di collaborazione con le forze dell’ordine e le istituzioni fa parlare gli studiosi di “modello italiano”. Ma la destra li criminalizza. L’allarme terrorismo torna a trasformarsi in emergenza: come si può contenere un rischio di scala internazionale che sembra incontrollabile? Come si contrasta la violenza jihadista? Dagli studiosi più esperti arrivano risposte ragionate che descrivono una specie di modello italiano, che influenza anche le indagini delle forze di polizia. È l’opposto dello scontro di civiltà. Si basa su rispetto, collaborazione, dialogo. Se ne trova conferma in molte delle inchieste più importanti degli ultimi anni, che hanno smantellato reti di reclutamento di combattenti, evitato attentati, isolato e allontanato predicatori di odio. Contro il terrorismo jihadista, dicono queste indagini, i nostri più preziosi alleati sono i musulmani normali, le decine di migliaia di famiglie che vivono in pace nel nostro Paese, vanno a pregare nelle moschee, fanno parte di una comunità islamica, conoscono chi la frequenta. Gran parte delle segnalazioni sono arrivate da qui, soprattutto dalle moschee più grandi, ufficiali, con il minareto e tutte le autorizzazioni. Ma negli atti giudiziari resta scritto solo “fonte confidenziale”.











