di Umberto De Giovannangeli
L’Unità, 9 luglio 2023
“Non dimenticherò ma i bambini che mi chiedevano: “Perché viviamo così? Che cosa abbiamo fatto?” È gravissimo che la comunità internazionale tolleri un sistema così intriso di illegalità. Dopo giorni di distruzione e morte, le forze armate israeliane si sono ritirate da Jenin, Cisgiordania. Ma è solo una parentesi. Una tregua armata. L’Unità ne discute con chi la realtà palestinese conosce come pochi altri al mondo: Francesca Albanese, Relatrice Speciale Onu sulla situazione dei diritti umani nei Territori Palestinesi.
La Repubblica, 9 luglio 2023
Human Rights Watch fa luce sulle condizioni di detenzione dei prigionieri politici. L’Egitto ha iniziato a tenere sessioni di rinnovo della custodia cautelare per i detenuti da remoto, tramite videoconferenza. In questo modo i detenuti partecipano alle udienze dalle carceri sotto il diretto controllo della polizia. Questo tipo di comportamento aumenta ulteriormente l’isolamento anche dei prigionieri politici egiziani - denuncia Human Rights Watch - rendendo meno probabile che vengano alla luce gli abusi commessi nelle carceri.
di Simone Alliva
L’Espresso, 9 luglio 2023
“Torturato perché gay: le guardie mi hanno staccato la pelle”. Unghie strappate, percosse, scosse sui genitali, sedie elettriche. Il racconto di chi è sopravvissuto a quelli che l’Occidente ha definito “campi di concentramento per omosessuali”.
di Angela Stella
L’Unità, 8 luglio 2023
Il garante regionale dei detenuti del Lazio Stefano Anastasia: “Il 29% dei condannati in via definitiva nelle carceri ha un residuo pena inferiore a due anni: se funzionasse la progressione trattamentale voluta dalla Costituzione non avremmo neppure il sovraffollamento”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 8 luglio 2023
Isolamento prolungato nelle cosiddette celle lisce, episodi ingestibili da parte degli agenti penitenziari, gravi gesti autolesionistici e non di rado suicidi. Il tema della salute mentale in carcere rappresenta uno dei nodi più difficili da sciogliere, per la necessità da una parte di garantire cure adeguate che rendano il contesto detentivo quanto meno possibile peggiorativo del disagio psichico, dall’altra per la necessità di assicurare la sicurezza della società libera e all’interno degli istituti stessi. Come abbiamo visto anche con la lettera - pubblicata su Il Dubbio di ieri - di Irene Testa, la garante della regione Sardegna, il problema è tuttora irrisolto a causa dell’inefficienza e degrado delle sezioni speciali apposite.
a cura di Rossella Grasso
L’Unità, 8 luglio 2023
Cosa riuscireste a dire in dieci minuti al telefono a qualcuno a cui volete bene e che vi manca? Basterebbero dieci minuti a settimana per dire tutto quello che avete dentro alla persona con cui desiderate essere fisicamente ma non potete? E quanto una telefonata più lunga o la possibilità di farla più spesso vi potrebbe cambiare la vita?
di Simona Musco
Il Dubbio, 8 luglio 2023
Il ministero annuncia nuove strette: nel mirino, le fughe di notizie sugli avvisi di garanzia e l’imputazione coatta. “Possiamo permettercelo”, diceva ieri al Dubbio il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto. Un invito ai suoi compagni di maggioranza, forse, ad evitare scivoloni. Ma le voci - mai smentite - fatte trapelare giovedì pomeriggio in maniera scientifica da Palazzo Chigi dopo la notizia dell’imputazione coatta disposta dal gip di Roma per il sottosegretario Andrea Delmastro, indagato per rivelazione di segreto in merito al caso Donzelli, sembrano raccontare tutta un’altra storia. Anche perché l’attacco ad un istituto previsto dal codice di procedura penale da oltre trent’anni, giusto o sbagliato che sia, e definito “non consueto”, appare tecnicamente scorretto. La scelta, dunque, è stata squisitamente politica e ha consentito al governo di accusare le toghe di voler fare campagna elettorale, favorito dalla coincidenza temporale di indagini che riguardano in senso stretto o lato tre esponenti di spicco del partito della premier: Daniela Santanché, Andrea Delmastro e Ignazio La Russa, che ieri ha letto sui giornali dell’inchiesta a carico del figlio per violenza sessuale.
di Paolo Delgado
Il Dubbio, 8 luglio 2023
La premier non riteneva di aver sfidato il potere togato e, a torto o a ragione, ha vissuto le vicende Santanchè e Delmastro come un attacco diretto a Palazzo Chigi. Sbaglierebbe chi pensasse che una battagliera Giorgia Meloni si augurava di ritrovarsi in guerra aperta con la magistratura. La realtà è opposta. Se c’è una cosa che la premier non gradisce sono i panni di Silvio Berlusconi: proprio quelli che nel giro di due giorni si è ritrovata cuciti addosso. Del caso Santanchè è inutile parlare: tra bugie, ostentazioni oltre i confini della volgarità, pasticci amministrativi il caso sembra una puntata della saga berlusconiana trasmessa per errore in una serie di tutt’altro stile. Nel braccio di ferro con la magistratura le cose stanno anche peggio. Alleata con Fi (e con la Lega), dopo oltre un decennio passato a spalleggiare il Cavaliere nel braccio di ferro con le toghe, la leader di FdI è costretta in una posizione scomoda: per indole e convinzioni politiche almirantiane lei si troverebbe a più in veste giustizialista che non in quella garantista.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 8 luglio 2023
Il ministro affida a fonti anonime di via Arenula l’annuncio di novità interessate. Anm in trincea, oggi il comitato direttivo: minano a demolire la fiducia dei cittadini. Un salto indietro nel tempo. Lo scontro frontale tra la destra e la magistratura non si è esaurito con la scomparsa di Silvio Berlusconi. Infatti è tornato di gran moda questa settimana, e i toni sono quelli di sempre: altissimi, sguaiati. Così come sono quelle di sempre le argomentazioni: è tutto un grande complotto contro il governo.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 8 luglio 2023
Dopo la nota di Palazzo Chigi, in cui si accusava una parte della magistratura di “svolgere un ruolo attivo di opposizione”, anche il ministero della Giustizia - retto da Carlo Nordio - ieri mattina è intervenuto per criticare le ultime iniziative giudiziarie delle toghe, diffondendo due note riferibili a “fonti di Via Arenula”. Nella prima si afferma che il caso che ha coinvolto il sottosegretario Delmastro impone una riforma dell’istituto dell’imputazione coatta; la seconda nota prende invece spunto dal caso Santanchè per sostenere l’urgenza di una riforma dell’iscrizione del registro degli indagati e dell’informazione di garanzia. Un intervento senza precedenti per il ministro della Giustizia, l’intellettuale prestato alla politica, abituato a esporsi in prima persona, a esprimersi mettendoci la faccia.
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