di Irene Testa
Il Dubbio, 7 luglio 2023
Appello al Presidente Mattarella. Illustre Presidente, chi Le scrive è la Garante delle persone private della libertà della Regione Sardegna. Scrivo a Lei in quanto garante dei principi costituzionali, in particolare del rispetto della dignità umana che passa anche attraverso il diritto alla salute di tutti i cittadini, anche dei cittadini che hanno sbagliato.
di Silvia Proietti
piuculture.it, 7 luglio 2023
Il tema delle Rems interroga la complessa questione della gestione della salute mentale in Italia dentro e fuori dal carcere. 632 persone sono attualmente ospitate nelle 31 Rems sorte sul territorio, e 675 sono in lista di attesa: questi i dati che emergono dall’ultima Relazione annuale al Parlamento del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale.
di Riccardo Arena*
Ristretti Orizzonti, 7 luglio 2023
Una telefonata di una madre disperata e una lettera di una persona detenuta coraggiosa. In questo modo “RadioCarcere” in onda su RadioRadicale ha scoperto, un po’ per caso e non grazie alla tanto declamata “trasparenza”, della morte di altre due persone detenute. Una telefonata e una lettera senza le quali questi decessi in carcere sarebbero rimasti sconosciuti, nascosti, come forse lo sono tanti altri.
di Niccolò Nisivoccia
Il Manifesto, 7 luglio 2023
Per essere completa, per arrivare a compimento, la legge sulla giustizia riparativa, approvata lo scorso autunno, aveva bisogno ancora di alcuni provvedimenti attuativi; e due di questi provvedimenti, due decreti, sono stati ora emanati nei giorni passati (e pubblicati giovedì sulla Gazzetta ufficiale).
di Massimo Franco
Corriere della Sera, 7 luglio 2023
Le accuse anticipano nuovi veleni ed espongono ogni potere alla strumentalizzazione dell’altro. La freddezza che si percepiva al Senato durante il discorso di Santanchè, indagata a Milano, è un segnale. Bisognerà capire quali costi politici il governo, e in particolare la premier Giorgia Meloni, riterrà di poter pagare per difendere il ministro del Turismo di FdI, Daniela Santanché. E non tanto per arginare l’offensiva di opposizioni confuse e divise. Piuttosto, il problema di Palazzo Chigi è di evitare che la vicenda venga utilizzata in un conflitto sotterraneo nella propria maggioranza: tanto più in vista delle Europee del 2024. La freddezza che si percepiva al Senato durante il discorso di Santanchè, indagata a Milano, è un segnale.
di Paolo Delgado
Il Dubbio, 7 luglio 2023
La premier Meloni infuriata con la sua ministra ma anche con i pm per la fuga di notizie pilotata che ha reso un calvario l’informativa della titolare del Turismo. Il caso non è chiuso e lo sanno tutti, probabilmente lo sa anche la diretta interessata, Daniela Santanchè. A conti fatti il passaggio in aula si è rivelato un autogol. L’accorata invettiva della ministra contro gli agguati della magistratura e della stampa non hanno fatto presa. La sensazione generale è che se Daniela Santanchè non sapeva di essere indagata era perché non voleva saperlo. Impossibile essere tenuti all’oscuro di un’indagine in corso da 8 mesi. Certo, l’indagata può sostenere di non essere stata raggiunta da avvisi di garanzia, ma in questi casi è la norma. Può denunciare l’agguato e in effetti la pubblicazione della notizia dell’indagine a ridosso del dibattito in aula è un colpo basso, ma nulla più di questo.
di Andrea Colombo
Il Manifesto, 7 luglio 2023
“È lecito domandarsi se una fascia della magistratura abbia scelto di svolgere un ruolo attivo di opposizione. E abbia deciso così di inaugurare anzitempo la campagna elettorale per le elezioni europee”. Una nuova guerra con la magistratura, sul modello e con l’intensità di quelle combattute per decenni dalla destra di Berlusconi, Giorgia Meloni ha sperato e forse anche cercato di evitarla. Scontri e polemiche anche aspri erano in conto ma senza tornare alla contrapposizione frontale dei vecchi tempi. La tentazione di riprendere quello scontro durissimo e a tutto campo si è invece riaffacciata a palazzo Chigi nelle ultime 48 ore.
di Ezia Maccora*
La Stampa, 7 luglio 2023
Nel cantiere sempre aperto della giustizia penale si annuncia una nuova riforma che rischia di paralizzare seriamente gli uffici gip-gup impegnati a ridurre i tempi dei processi e contribuire a raggiungere gli obiettivi del Pnrr. Un intervento settoriale espressione di una bulimia legislativa già conosciuta. Ogni ministro (governo) propone la propria ricetta salvifica senza aver effettuato uno studio né dell’impatto di quanto proposto né degli esiti delle riforme già attuate. Nel nuovo ddl, ad esempio, si interviene in materia di intercettazioni telefoniche senza alcun studio sugli effetti prodotti dalle riforme del 2017 e 2020. Il nuovo intervento mira a rafforzare ulteriormente la tutela del terzo estraneo al procedimento, già considerata nell’attuale normativa che ha raggiunto un ragionevole punto di equilibrio tra esigenze di riservatezza e investigative. Dal punto di vista dell’efficacia del mezzo di ricerca della prova l’intervento riformatore non sembra creare particolari problemi dal momento che il giudice potrà sempre utilizzare il contenuto intercettato se esso è considerato rilevante. Rischia invece di creare tensioni con l’informazione e le sue prerogative, essendo affidato al giornalista un controllo sociale esterno per garantire la trasparenza dell’agire pubblico e potendo in futuro pubblicare solo ciò che è menzionato dal giudice nei suoi provvedimenti o che è utilizzato in sede dibattimentale. Una tensione poco comprensibile se si considera che il garante della privacy ha segnalato che dal 2020 non vi sono state violazione e tutto si è svolto nel rispetto delle norme. Un intervento tra l’altro intempestivo dato che la commissione giustizia del Senato ha avviato una indagine conoscitiva in tema di intercettazioni e i relativi lavori sono in fase molta avanzata. Così come sull’abuso d’ufficio, la scelta del ministro della Giustizia è stata quella di proporne l’abolizione, senza considerare l’intervento del 2022 che ha opportunamente ristretto l’ambito di operatività della norma stabilendo che non sono più penalmente rilevanti le condotte che rispondono all’esercizio di un potere discrezionale. Diventeremo l’unico Paese, tra i 22 stati membri dell’Unione, a non avere tale reato. In realtà oggi oltre il 95% dei procedimenti si conclude con un decreto di archiviazione ed è quindi la stessa magistratura ad operare un’approfondita selezione degli abusi penalmente rilevanti. Rimane sullo sfondo il rapporto non positivo tra i cittadini e la pubblica amministrazione, testimoniato dal numero elevato degli esposti/denunce che evidenzia la profonda insoddisfazione per l’inefficienza della pubblica amministrazione. È stato annunciato anche un ulteriore intervento sulla prescrizione, istituto modificato ben tre volte negli ultimi dieci anni, da ultimo con la riforma Cartabia, ma ancor prima, con la “riforma Orlando” e con la “riforma Bonafede”. La strategia del cantiere sempre aperto della giustizia penale è in azione, nonostante la sensibilità e importanza del settore richiederebbe di tenerlo fuori da logiche di parte e di formazione del consenso.
di Liana Milella
La Repubblica, 7 luglio 2023
Il Guardasigilli pronto a ulteriori modifiche al suo disegno di legge che già contiene il divieto di pubblicare gli ascolti. Il testo non è ancora arrivato al Senato, ma potrebbe contenere subito misure più drastiche. “Le intercettazioni? Sono una barbarie”. “Contro l’abuso che se ne fa noi non vacilleremo”.
di Simona Musco
Il Dubbio, 7 luglio 2023
Il viceministro Sisto rassicura il commissario Ue alla Giustizia Reynders. L’Ue non ha nulla da temere: nessun passo indietro dell’Italia nella lotta alla Corruzione. A dirlo è il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, che dopo l’intervista del commissario Ue Didier Reynders a Repubblica sui rischi derivanti dall’abolizione dell’abuso d’ufficio prova a tranquillizzare tutti: “Nella lotta contro la corruzione non cambia assolutamente nulla”, spiega.
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