di Valentina Stella
Il Dubbio, 8 novembre 2023
La presentazione di una proposta di legge per l’istituzione delle Case Territoriali di Reinserimento Sociale è stata al centro di una conferenza stampa organizzata ieri alla Camera. Nata dal lavoro della Società della Ragione e presentata dal segretario di + Europa Riccardo Magi, è stata sottoscritta anche da Benedetto della Vedova di + Europa, Debora Serracchiani e Federico Gianassi del Pd, Enrico Costa di Azione, Luana Zanella e Devis Dori di Alleanza Verdi- Sinistra e Roberto Giachetti di Italia Viva. La proposta è finalizzata ad istituire strutture alternative al carcere, volte ad accogliere tutti i detenuti e le detenute che stanno scontando una pena detentiva anche residua non superiore a 12 mesi.
garantedetenutilazio.it, 8 novembre 2023
Così il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio Stefano Anastasìa: “Potrebbero accogliere almeno diecimila persone”. “Il comitato interministeriale per l’edilizia penitenziaria presieduto dal ministro Salvini proprio ieri ha stanziato 166 milioni di euro per la realizzazione di nuovi istituti penitenziari. Di questi, circa 100 milioni di euro saranno destinati alla realizzazione di nuove carceri: realisticamente 1000/1500 posti detentivi fra 10 anni, se ci sarà il personale per aprirle. Se questi 100 milioni fossero destinati dalla legge di bilancio in discussione in queste ore a un fondo per l’esecuzione penale esterna, da ripartire tra le regioni, si potrebbero accogliere almeno 10.000 persone che oggi sono in carcere, grazie all’impegno di regioni e comuni.”.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 8 novembre 2023
“I Tribunali di sorveglianza non hanno avuto le risorse dal Pnrr e sono stati totalmente esclusi dall’Ufficio per il processo. La digitalizzazione, poi, è all’anno zero: lavoriamo ancora con procedimenti esclusivamente cartacei, non esiste il fascicolo informatico del detenuto e del libero affidato, si fa fatica perfino ad acquisire le informazioni e i documenti che servono per l’istruttoria”, afferma Cristina Ornano, presidente della Sorveglianza di Cagliari, descrivendo uno scenario quanto mai impietoso per l’esecuzione penale nel nostro Paese.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 8 novembre 2023
Il quadro emerge dai dati di monitoraggio del primo semestre 2023. La durata media di un processo penale, in tutte le sue fasi, è scesa al di sotto della soglia dei mille giorni. Si riduce la durata dei processi in linea con gli obiettivi del Pnrr. Accelera anche l’abbattimento dell’arretrato ma non quanto basta. La fotografia emerge dai dati di monitoraggio del primo semestre 2023, il primo dopo l’entrata in vigore delle riforme del processo civile e penale, e che registra gli effetti dei cambiamenti organizzativi attuati dagli uffici giudiziari, anche con l’arrivo degli addetti all’Ufficio per il processo.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 8 novembre 2023
Nei primi sei mesi del 2023 i tempi sono crollati del 29% rispetto al 2019. Il merito è del Pnrr e della riforma Cartabia. Sorpresa: la giustizia italiana s’è messa a correre. E di colpo i tempi del processo penale si sono accorciati vertiginosamente. Nei primi sei mesi del 2023, un processo penale impiega 989 giorni per arrivare alla sentenza di Cassazione. Sono meno di 3 anni per una decisione definitiva, tutto incluso. I tempi sono crollati del 29% rispetto alle medie del 2019; in pratica abbiamo raggiunto nel penale i risultati concordati con l’Europa con tre anni di anticipo. “In linea con gli obiettivi del Pnrr concordati con l’Europa”, sottolinea il ministero della Giustizia. Per il civile va meno bene, ma comunque le cose sono migliorate.
di Paolo Pandolfini
Il Riformista, 8 novembre 2023
Giorgia Meloni vuole il via libera dalle Camere alla riforma sul Sindaco d’Italia entro il prossimo mese di giugno, prima quindi delle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo dove FdI ha intenzione di fare cappotto sulle spalle degli alleati. La riforma della giustizia pensata dal Guardasigilli Carlo Nordio, e quindi la separazione delle carriere in magistratura, rischia - purtroppo - di rimanere nel libro dei sogni. A stopparne il cammino, infatti, c’è la riforma sul premierato imposta dal Giorgia Meloni e che costringerà inevitabilmente il ministro della giustizia a rivedere i propri programmi. Per mesi Nordio ha ostentato sicurezza, affermando che la separazione delle carriere fra pm e giudici “non è negoziabile”.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 8 novembre 2023
La Francia sta processando il ministro della giustizia Eric Dupond-Moretti, ed è la prima volta di un guardasigilli in carica. Negli Stati Uniti è alla sbarra Donald Trump, ed è la prima volta di un ex Presidente. Due sistemi diversi, nel primo il pm è un funzionario che risponde direttamente al ministro, nel secondo è una carica elettiva nei sistemi statali e di nomina governativa in quello federale. Due sistemi molto lontani da quello dell’Italia, perché in ambedue è garantita la terzietà dei giudici, mentre il rappresentante dell’accusa ne è lontano e separato. Due Stati che hanno la forza di processare i propri rappresentanti anche se il pubblico ministero non è politicamente autonomo e non responsabile, come accade in Italia.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 8 novembre 2023
In una società democratica, un giornale non è obbligato ad oscurare il volto di un agente di polizia che ha usato una forza eccessiva. Un tribunale tedesco aveva emesso tale obbligo, ma ciò ha comportato una violazione dell’articolo 10 della Convenzione europea. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu) ha emesso una sentenza fondamentale nel caso BILD v Germania, stabilendo un importante precedente per il diritto all’informazione e la libertà di espressione.
di Sondra Coggio
Il Secolo XIX, 8 novembre 2023
È uscito per l’ora d’aria, senza dare apparenti segni di disagio. È rientrato e si è impiccato nella sua cella, probabilmente utilizzando un lenzuolo. I tentativi di soccorso, praticati dalla polizia penitenziaria, e la rianimazione cardiaca del personale medico non sono riusciti a salvarlo. Il drammatico episodio è avvenuto all’interno del carcere della Spezia. A decidere di porre fine alla propria esistenza è stato un uomo di appena 53 anni. A quanto si è appreso, era entrato nella struttura detentiva solo qualche giorno fa.
di Ilaria Quattrone
fanpage.it, 8 novembre 2023
Oumar Dia era un detenuto di 21 anni che è morto improvvisamente il 26 ottobre: dopo essere stato trasferito dal carcere di Bergamo a quello di Opera, è stato ricoverato all’ospedale di Rozzano dove è morto. La Procura ha aperto un fascicolo e sequestrato la cartella clinica per chiarire le cause del decesso. La Procura di Milano ha aperto, come da prassi, un fascicolo per la morte di Oumar Dia. Il 21enne detenuto nel carcere di Opera che il 20 ottobre è stato trasferito all’ospedale di Rozzano dove, dopo una settimana, è deceduto. La famiglia ha chiesto chiarimenti su quanto possa essere accaduto al figlio. Sul suo decesso, infatti, aleggiano diverse perplessità.
- Cagliari. Beniamino Zuncheddu, in carcere da 32 anni: attesa decisone su libertà condizionale
- Cremona. Carcere, nuove regole: “Celle chiuse 20 ore al giorno”
- Padova. Carcere Due Palazzi, arrivano i nuovi vertici. Ostellari: “Basta con i doppi incarichi”
- Vicenza. Garante dei detenuti, pubblicato l’avviso per la presentazione delle candidature
- Novara. Bando per il nuovo Garante dei detenuti. L’ex don Dino: “È un compito sociale”









