di Federica Tourn
Internazionale, 13 gennaio 2023
Il futuro di un progetto avviato trent’anni fa per rendere più umana la detenzione è incerto, dice l’ideatore Carlo Mazzerbo, ora in pensione dopo aver diretto a lungo la Casa di reclusione. Se il tempo lo permette, il traghetto da Livorno attracca due volte alla settimana sull’isola di Gorgona. La traversata dura un’ora. Sono pochi i turisti che visitano una delle ultime isole usate come carcere in Europa. È dal 1869 che quest’isola di due chilometri quadrati nel mar Tirreno è popolata da detenuti. Oggi ne ospita fino a ottanta, tutti uomini, in quello che è un esperimento innovativo di reinserimento per un sistema penitenziario cronicamente sovraffollato e con pochi fondi come quello italiano. È un carcere aperto: i detenuti sono chiusi nelle loro celle dalle otto di sera alle sei del mattino. All’alba le porte di ferro sono aperte e sono liberi di uscire. Vanno a lavorare nei frutteti, nelle vigne o ad accudire gli animali.
di Stefano Cappellini
La Repubblica, 13 gennaio 2023
La serie interpretata da Castellitto offre una sintesi storica corretta ma in alcuni passaggi cede alla vulgata complottista anti partiti. Eppure il terrorismo fu sconfitto anche perché a Roma c’era una politica degna di questo nome.
di Giorgio Vittadini
ilsussidiario.net, 13 gennaio 2023
L’articolo 6 del nuovo Codice dei contratti pubblici recepisce una storia sentenza della Corte Costituzionale all’insegna della sussidiarietà. È ormai convinzione diffusa che gli enti non lucrativi e del Terzo settore svolgano importanti attività di pubblica utilità soprattutto in ambiti quali l’educazione, l’assistenza e in certi casi la sanità, la difesa dell’ambiente e del patrimonio artistico, la promozione di attività culturali e per il tempo libero, la gestione di luoghi di aggregazione e tanti altri. Tuttavia, la rigida normativa sugli appalti ha impedito che l’attività di questi enti fosse adeguatamente valorizzata dalla Pubblica amministrazione per l’interesse generale.
di Federico Capurso
La Stampa, 13 gennaio 2023
La crisi dei partiti spiegata dall’ex presidente della Consulta: “Senza i corpi intermedi emergono leadership deboli”. Questi ultimi dieci anni di sconvolgimenti nei palazzi del potere si spiegano in un punto, per l’ex presidente del Consiglio e della Consulta, Giuliano Amato: “Il sistema politico si è spappolato”. Ha perso le sue radici, la sua struttura, come sostiene nel corso della presentazione del libro di Lucia Annunziata “L’inquilino”, discutendone con l’autrice e con Massimo Giannini, direttore di questo giornale.
di Iuri Maria Prado
Il Riformista, 13 gennaio 2023
Ora che hanno sgominato il clan Soumahoro, ora che Antonio Panzeri ed Eva Kaili e le loro famiglie, bambini compresi, sono stati messi in condizione di non nuocere, quelli che hanno dedicato ettari di editoriali e maratone televisive ai misfatti di quei lestofanti potranno con l’antica passione, e nella certezza di aver fatto piazza pulita di coloro che li oltraggiavano, dedicarsi ai diritti dei migranti e delle vittime dei regimi dittatoriali.
di Rosy Bindi e Nerina Dirindin*
La Stampa, 13 gennaio 2023
Il Servizio sanitario nazionale, un presidio fondamentale per la salute delle persone e per la solidarietà nazionale, è oggi malato. Unanimemente riconosciuto punta avanzata della pubblica amministrazione e all’avanguardia nel panorama internazionale, il Ssn appare sempre più “non autosufficiente”, ovvero incapace di svolgere autonomamente le funzioni che gli sono proprie.
di Karima Moual
La Stampa, 13 gennaio 2023
A quanto pare, neanche davanti a bambini o minori i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni riescono a resistere alla smania di dividere tra italiani e tutti gli altri. Tra chi deve essere riconosciuto e tutelato e chi no. C’è, ossessivamente, il tentativo di distinguere e indicare il più debole come la causa di tutti i mali, soprattutto su questioni sociali e quotidiane.
di Matteo Maria Zuppi
La Stampa, 13 gennaio 2023
Ci sono le basi umanistiche di un sogno che deve diventare realtà. Racconta Ryszard Kapuscinski in Ancora un giorno, cronaca degli ultimi momenti della colonizzazione portoghese in Angola, che, per capire cosa stava davvero succedendo sul fronte attorno a Luanda, bastava dare uno sguardo alla rada del porto dalle finestre dell’albergo Tivoli in cui erano rintanati i giornalisti, privi di telefoni o telex. All’àncora erano ormeggiate in permanenza varie navi battenti bandiere europee. I loro capitani, in contatto radio continuo con l’Europa, avevano una visione migliore di ciò che stava accadendo sul campo di battaglia rispetto a chi si trovava in trappola nella città assediata e accerchiata dalle truppe dell’Mpla (Movimento popolare di liberazione dell’Angola) e dell’Fnla (Fronte nazionale di liberazione dell’Angola). Quando le notizie davano la battaglia finale per Luanda ormai vicina, le navi salpavano e si allontanavano verso il mare aperto per fermarsi a qualche miglio dalla costa, sempre in vista. Quando le notizie erano migliori, ritornavano nella baia per attraccare e caricare, “come sempre”, caffè e cotone. Questo movimento era durato settimane e bastava guardare fuori della finestra per sapere come stava andando la guerra. Per molto tempo tale ritmo altalenante è stato il modello nelle relazioni tra Europa e Africa, così strette nel passato, poi così allentate da far sparire tutto un continente dal nostro orizzonte quotidiano. Certo il commercio continua, “come sempre”, ma non basta ad avvicinare l’Africa all’Europa, se non a tratti e per motivi ben precisi e contingenti.
di Luca Celada
Il Manifesto, 13 gennaio 2023
Los Angeles, gli agenti fermano il cuore di un insegnante 31enne dopo un incidente stradale. Il cugino di Patrisse Cullors, artista, autrice e a cofondatrice del movimento Black Lives Matter è morto dopo essere stato fatto oggetto di dieci scariche elettriche da parte di agenti della polizia di Los Angeles. I fatti risalgono al 3 gennaio quando Keenan Anderson, 31 anni, padre ed insegnante di Washington in visita a Los Angeles è stato coinvolto in un incidente stradale di modeste entità nel quartiere di Venice. È stato già il terzo uomo a venire ucciso dalla polizia quest’anno.
di Valerio Fioravanti
Il Riformista, 13 gennaio 2023
Quando ha commesso il reato si chiamava Scott e aveva 30 anni. Ma il suo nome al momento dell’esecuzione era Amber e di anni ne aveva 49. La giuria aveva votato per l’ergastolo. Nessuna considerazione del cambiamento avvenuto in carcere.
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