di Roberto Fabbri
Il Giornale, 15 giugno 2022
Si teme sia finito nella prigione di massima sicurezza di Melekhovo. Mentre in Ucraina fa tuonare i suoi cannoni, Vladimir Putin non interrompe l’altra sua guerra, quella condotta sul fronte interno contro chi si azzarda a portare avanti un’opposizione politica contro di lui. Il suo unico vero avversario, il solo che Putin veramente teme per la sua capacità (peraltro relativa) di mobilitare l’opinione pubblica russa contro le “verità” spacciate dal regime, è com’è noto Aleksei Navalny. Ebbene, l’ultima notizia che riguarda questo fiero oppositore è piuttosto inquietante: Navalny è sparito, non solo non si trova più nel penitenziario di Pokrov dove era stato detenuto dal gennaio dello scorso anno, ma nessuno ha fornito spiegazioni su dove sia stato trasferito. Il timore dei suoi familiari e dei suoi sostenitori è che sia stato inviato nel campo di Melekhovo, temuto e famigerato in quanto luogo di detenzione di pericolosi criminali e teatro di brutalità e violenze.
di Emanuele Bonini
La Stampa, 15 giugno 2022
Tornano i signori della guerra, e con loro torna il mercato della droga. I taleban, che hanno ripreso il contro dell’Afghanistan dopo la ritirata anche precipitosa delle forze occidentali, sembrano voler puntare sulle piantagioni di papaveri per trainare l’economia nazionale, con tutto ciò che ne deriva per il mercato mondiale di sostanze stupefacenti e loro consumo, anche in Europa. L’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (Emcdda) lancia l’allarme nel consueto rapporto annuale sulle dinamiche e le tendenze di un commercio mai in crisi e anzi sempre fiorente. Con l’offerta afghana che può giocare un ruolo non indifferente.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 14 giugno 2022
Si continua a morire in carcere di suicidio, incuria, di malattia e abbandono. L’ultimo, stroncato da un infarto, è morto nel carcere di Poggioreale. Aveva 47 anni ed era senza fissa dimora. Ma non è l’unico caso riguardante una persona che appartiene a una minorità sociale, ovvero povera. Molti di loro, per via delle pene breve, avrebbero diritto a una misura alternativa, ma non hanno gli strumenti per accedervi e, in mancanza di domicilio, il magistrato non può concederla. A questo si aggiunge l’insostenibile tutela della salute in carcere.
di Angelo Picariello
Avvenire, 14 giugno 2022
Democrazia partecipativa, maneggiare con cura. È un monito inequivocabile quello che ci restituisce l’ultima consultazione referendaria sulla giustizia, in cui la affluenza si è attestata al 20,9%. Un dato, tutto sommato “nella tendenza di fondo di questo ultimo ventennio”, annota Sabino Cassese, che da ex giudice costituzionale aveva messo in gioco tutta la sua autorevolezza perché non andasse sprecata questa finestra di opportunità per sollecitare un’incisiva riforma in un settore nevralgico delle nostre istituzioni che ne ha molto bisogno. Matteo Salvini ringrazia i “dieci milioni di cittadini” che sono andati a votare. Matteo Renzi, che si era speso anche lui per il sì, si rivolge più specificamente ai “sette milioni” di votanti che si sono schierati, sia pur con alcune oscillazioni fra i vari quesiti, per l’accoglimento delle proposte.
di Simona Musco
Il Dubbio, 14 giugno 2022
Oggi vertice di maggioranza, poi il voto degli emendamenti in Commissione. La ministra decisa a chiudere già mercoledì notte. Il governo ha le idee chiarissime: chiudere subito la riforma del Csm, possibilmente anche mercoledì notte. Ma sul voto sono ancora diverse le incognite, all’esito di una riunione - quella di ieri in Commissione giustizia - servita sostanzialmente per illustrare i 264 emendamenti depositati. Nessuna discussione, in un clima di “distrazione” legato anche allo spoglio per le amministrative, banco di prova per gli equilibri di coalizioni e partiti.
di Andrea Fabozzi
Il Manifesto, 14 giugno 2022
Oggi vertice di maggioranza al Senato, il governo punta ad approvare velocemente la legge delega e senza modifiche. Sconfitta con il fallimento dei referendum quella parte della maggioranza che, in senato, si era messa di traverso alla riforma del Csm e dell’ordinamento giudiziario già approvata alla camera, il governo e soprattutto la ministra della giustizia Cartabia sperano di riuscire ad approvare definitivamente il testo della legge delega, rapidamente - entro la settimana - e senza modifiche. Ma devono verificare una preoccupazione: che la Lega (e con un peso assai minore Italia viva) invece che rassegnarsi possa trovare nella sconfitta motivi per insistere nella sua opposizione. L’appuntamento per verificare questi dubbi è già questa mattina, in un vertice di maggioranza con il governo.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 14 giugno 2022
La riforma Cartabia è solo un restyling del sistema. Quella vera non può che essere costituzionale. L’intento è assicurare all’Italia una giustizia degna di uno Stato liberale. Fratelli d’Italia non ha appoggiato i referendum? Ciascuno ha dato il proprio contributo.
di Andrea Fabozzi
Il Manifesto, 14 giugno 2022
Sono stati referendum dei record, tutti negativi per i promotori. L’affluenza più bassa della storia delle votazioni nazionali, appena 9.660.586 elettori (per il quesito meno votato, il quinto) che significa (in media sui cinque quesiti) il 20,8% degli aventi diritto, circa un milione e mezzo di elettori meno del peggior precedente (il primo quesito dei referendum elettorali del 2009). Ma il fallimento dei referendum voluti dalla Lega e dal partito radicale - e sostenuti, sulla carta, da uno schieramento di partiti che nei sondaggi è accreditato della maggioranza assoluta dei consensi - va ben oltre.
di Conchita Sannino
La Repubblica, 14 giugno 2022
I contrari ai due quesiti vincono a Napoli, Torino e altre città e salgono dove si è votato anche per le amministrative: doppia sconfitta per i promotori. Mentre il Sì dei proponenti annaspava, lontanissimo dall’approdo del quorum, il No inaspettatamente segnava il suo sorpasso. Almeno sui primi due quesiti, e in città importanti. Bersaglio inesorabilmente fallito: è la pagella finale. Hanno votato solo 2 su dieci: il 20, 95 per cento, record negativo. Ma è la doppia bocciatura in alcune aree, forse, il dato che brucia di più per Lega, radicali e renziani che (come alcuni fedelissimi berlusconiani, oltre che frange di centristi e persino amministratori dem) avevano puntato tutto sulla frattura tra cittadinanza e magistratura.
di Piero Sansonetti
Il Riformista, 14 giugno 2022
Sui quesiti più importanti (Severino e carcerazione preventiva) i No superano il 40%. Il Referendum è stato vinto dal partito delle Procure. Che oggi festeggia e rilancia. Il Presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia ha rilasciato una dichiarazione nella quale annuncia battaglia anche contro la riformina Cartabia. È chiaro che ora i Pm punteranno a una vera e propria riscossa reazionaria.











