di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 16 ottobre 2025
Finalmente è stato messo un microfono in mano a questi ragazzi e a queste ragazze. Finalmente sono stati ascoltati. Dal penale al sociale è stato lo slogan che ha accompagnato le battaglie politiche e sintetizzato l’approccio culturale della nostra associazione Antigone negli ultimi decenni. La reazione delle politiche penali deve lasciare il campo alla prevenzione delle politiche sociali, intese nella maniera più ampia e integrata possibile. Se davvero accadesse questo, il carcere si svuoterebbe dei grandi numeri che oggi lo gonfiano. Le carceri non recludono la grande criminalità bensì la grande marginalità, portatrice di ogni tipo di povertà - a cominciare da quella sanitaria - e di problema sociale. La prigione costituisce vergognosamente l’ultima frontiera del welfare.
di Alessandra Vescio
Marie Claire, 16 ottobre 2025
“Ho sentito meno il carcere, psicologicamente ti risolleva. Io avevo una condanna di sette anni: vedere persone, uscire a lavorare e poter socializzare rende più facile il reinserimento nella società. Di solito i carcerati si uccidono per il troppo stress che vivono. Ma se dai loro la possibilità di uscire, di lavorare, allora loro cambiano, sentono di avere uno scopo. Progetti come questi possono veramente dare una possibilità e cambiare delle vite”.
di Guido Vitiello
Il Foglio, 16 ottobre 2025
Non si parla di corda in casa dell’impiccato. L’impiccato è Aldo Scardella, il ragazzo di ventiquattro anni che si uccise in una cella di isolamento del carcere di Buoncammino a Cagliari il 2 luglio 1986, dopo sei mesi di detenzione da innocente. Quanto alla casa, non è difficile trovarne l’indirizzo: è quella in cui si parla malvolentieri della corda. L’avvocato Patrizio Rovelli, dopo aver raccolto migliaia di firme per intitolare a Scardella l’aula magna del Palazzo di Giustizia di Cagliari, si è sentito rispondere dai presidenti del Tribunale e della Corte d’appello che “ricordare un errore giudiziario getterebbe discredito sulla magistratura”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 16 ottobre 2025
Il presidente dell’Ucpi replica alle accuse dei magistrati progressisti: “Difendiamo i diritti dei cittadini, il divorzio tra giudici e pm una battaglia di libertà”. Il ddl di riforma costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati arriverà in aula al Senato il 28 ottobre per l’ultimo passaggio parlamentare. Lo ha deciso ieri la capigruppo di Palazzo Madama. “Noi come maggioranza - ha spiegato il capogruppo di FI, Maurizio Gasparri - chiedevamo il 23 ma, chiarito che all’unanimità si poteva fare il 28, abbiamo accolto la proposta del presidente del Senato, La Russa. Di fronte alla certezza dei tempi non abbiamo avuto nulla da obiettare”. La maggioranza punta a tenere il referendum a fine marzo 2026.
di Leandro Del Gaudio
Il Mattino, 16 ottobre 2025
Una battaglia per la difesa della Costituzione, dialogo e confronto serrato su alcuni punti cardine dell’assetto democratico in Italia. È questa la sfida del comitato che si batte contro la riforma della giustizia. Una sfida che parte da Napoli che avrà il suo punto di svolta sabato pomeriggio, con la nuova edizione della notte bianca della giustizia. Ci saranno magistrati, ma anche scuole e docenti. Artisti (tra cui la cantante Fiorella Mannoia), ma anche il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, i giornalisti Giovanni Floris e Massimo Giannini, don Luigi Ciotti (modera la giornalista di Repubblica Conchita Sannino).
di Lorenzo Giarelli
Il Fatto Quotidiano, 16 ottobre 2025
“La sicurezza non si ottiene creando nuovi reati, né continuando ad aumentare le pene. Difficilmente i Governi incidono sulla frequenza dei delitti ogni volta che promettono di occuparsene”. Marzio Barbagli è un sociologo tra i più noti in Italia. Professore emerito di Sociologia all’Università di Bologna e autore di svariati saggi, da anni studia i numeri e le tendenze della criminalità, osservandone l’impatto sulla società. Di fronte ai dati dei delitti commessi in Italia, fa una premessa da studioso: “Per fare valutazioni specifiche sui singoli reati, bisognerebbe essere a conoscenza di serie storiche degli ultimi decenni”.
di Simona Musco
Il Dubbio, 16 ottobre 2025
I capigruppo invocano il conflitto di attribuzioni sulla capo di gabinetto Bartolozzi, indagata per false dichiarazioni. “Un uso distorto” del “potere di qualificazione dei reati”. È un’accusa pesante quella rivolta dai capigruppo di maggioranza al procuratore Francesco Lo Voi, “colpevole” di aver iscritto sul registro degli indagati la capo di gabinetto del ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi. A guidare l’attacco sono Galeazzo Bignami (FdI), Paolo Barelli (Forza Italia), Riccardo Molinari (Lega) e Maurizio Lupi (Noi Moderati), che hanno formalmente chiesto di sollevare un conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato, con una lettera di cinque pagine inviata al presidente della Giunta per le autorizzazioni della Camera, Devis Dori.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 16 ottobre 2025
Una vita tra furti e crack. Il saluto di chi ha cercato di aiutarla. Aveva 14 anni quando fuggì dalla sua famiglia in Romania. Ha vissuto nelle strade d’Europa, dall’Ungheria fino all’Italia. Poi una vita di stenti a Firenze, costretta a prostituirsi, schiava del crack sui marciapiedi nei dintorni della stazione. Finita due volte in carcere, prima al minorile di Pontremoli e poi a Sollicciano, dove lo scorso 7 settembre si è tolta la vita impicciandosi nella sua cella: il suicidio carcerario numero 60 nel 2025. A Sollicciano era arrivata dopo l’aggressione a Ezio, l’anziano di via Maso Finiguerra finito in coma.
di Andrea Papaccio
monza-news.it, 16 ottobre 2025
Un uomo di 63 anni deceduto nella casa circondariale di via Sanquirico. Indaga la Procura, disposta l’autopsia. I carabinieri del Nucleo investigativo sono entrati nella struttura di via Sanquirico nella mattinata di lunedì 14 ottobre, dopo che un detenuto è morto. L’uomo, un italiano di 63 anni, è stato trovato senza vita all’interno della sua cella. Sulla vicenda indagano la Procura di Monza e i militari, mentre è stata disposta l’autopsia per chiarire le cause del decesso. Secondo le prime informazioni, l’ipotesi del suicidio appare da scartare. Anche una morte violenta sarebbe al momento esclusa, ma gli inquirenti mantengono il massimo riserbo.
di Vera Mantengoli
Corriere del Veneto, 16 ottobre 2025
Il caso Enrico Farina arriva in Parlamento. Non è ancora chiaro cosa ci sia dietro l’improvvisa revoca del direttore del carcere maschile di Venezia, Santa Maria Maggiore, noto in città per aver trasformato in due anni la struttura, firmando numerosi protocolli con le istituzioni per favorire il reinserimento lavorativo dei detenuti. Dopo aver ricevuto un provvedimento di “sospensione temporanea per motivi organizzativi” ieri si è saputo che Farina, salernitano classe 1977, assumerà la guida dell’istituto penitenziario di Belluno, in attesa dell’arrivo della titolare Fabiana Sasso. Uno spostamento singolare dato che il suo incarico a Venezia sarebbe scaduto a dicembre 2026.
- Miano. A San Vittore situazione insostenibile, perché direttrice nominata non è ancora insediata?
- Palermo. Al carcere minorile Malaspina in due anni raddoppiato il numero dei detenuti
- Bologna. “Brigata del Pratello”, una seconda opportunità per i ragazzi del minorile
- Catania. Il congresso: “La pena deve essere un percorso di riscatto”
- Modena. Teatro in carcere, nasce un’Accademia di arti e mestieri











