di Vera Mantengoli
Corriere del Veneto, 17 ottobre 2025
I ritardi dei lavori per ultimare gli alloggi destinati alle agenti penitenziarie, potrebbero essere stati il pretesto per allontanare Enrico Farina da Santa Maria Maggiore. Il condizionale è d’obbligo perché non è ancora chiaro il motivo della revoca a direttore del carcere maschile e il trasferimento provvisorio a quello di Belluno. “Rispetto alla questione alloggi del personale di polizia, non esiste uno straccio di norma che preveda da parte delle amministrazioni dello Stato l’obbligo di garantire alloggi al personale di polizia a ordinamento civile, diversamente da quanto è invece previsto per i militari - dice Michela Romanello della Uilpa Venezia.
di Stefania Sorge
Il Centro, 17 ottobre 2025
La decisione del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria è arrivata come una doccia gelata, insieme alla mancata autorizzazione a disputare una partita con una squadra di studenti. Correre dietro a un pallone, sfidare squadre avversarie, disputare un vero campionato, era per loro un assaggio di libertà. Non era solo calcio il progetto “Mettiamoci in Gioco”, primo a coinvolgere i detenuti di un penitenziario, quelli del supercarcere di Villa Stanazzo. Ma ora, dopo oltre 15 anni, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha deciso di porre fine a questa iniziativa virtuosa, che vedeva la collaborazione di Figc e Lnd Abruzzo.
di Monica Sicca
La Stampa, 17 ottobre 2025
La privazione affettiva è il tema della piece “Ma l’amore no”. La vita in carcere significa sofferenza e difficoltà sia per chi è recluso, sia per i familiari, entrambi in attesa di un colloquio, un contatto, un messaggio. In carcere manca tutto, ma l’assenza più forte è quella affettiva, con il detenuto privato di una parte fondamentale della sua vita: i sentimenti. Come si può sopravvivere a questa privazione? Davvero in un percorso di riabilitazione e di presa di coscienza dei propri errori è necessario eliminare l’affettività e l’amore?
di Paola Naldi
La Repubblica, 17 ottobre 2025
Prende il via il 24 ottobre al museo di Bologna il festival che prevede 14 spettacoli negli istituti penitenziari di otto città della regione. C’è un teatro che nasce in carcere, dal lavoro e dalle riflessioni di detenute e detenuti, adulti e ragazzi, ma che poi esce da quegli spazi di reclusione per invadere la città, i luoghi pubblici, i palcoscenici più insoliti. È così che il Mambo, il Museo d’arte moderna in via Don Minzoni 14, si trasforma ancora per ospitare, il 24 e il 25 ottobre alle 20.30, lo spettacolo “Acini di Furore” che vedrà in scena le attrici della Compagnia delle Sibilline, nata all’interno della Dozza. Lo spettacolo è nato dai laboratori tenuti alla casa circondariale da Paolo Billi, regista, autore, drammaturgo, con una vita dedicata a portare l’arte teatrale tra chi deve scontare una pena, come mezzo di crescita e di consapevolezza. In questo caso lui e un gruppo di donne hanno elaborato le parole e il senso di un grande romanzo del Novecento, “Furore” di John Steinbeck, dando vita a una pièce messa in scena con le musiche elaborate dagli studenti del Conservatorio di Bologna, diretti da Aurelio Zarrelli.
di Leandro Del Gaudio
Il Mattino, 17 ottobre 2025
Un sogno che prende forma, un progetto che sta diventando realtà. Un teatro da restaurare per i ragazzi di Nisida, quelli del carcere di mare, che ieri hanno vissuto una giornata particolare. Hanno assistito all’impegno di istituzioni e sponsor privati per la rinascita del teatro a Nisida e hanno incrociato per una intera mattinata il dialogo con ragazzi poco più grandi: gli studenti e i volontari dell’Università Luiss, giovani con cui condividere una certa idea di futuro.
di Paola Pioppi
Il Giorno, 17 ottobre 2025
Le immagini della casa circondariale Bassone di Como, sono protagoniste della mostra “Bassone quale umanità?” che si inaugura questa sera alle 20.30 al Santuario dei Missionari Passionisti di Santa Gemma di Erba, in via XXIV Maggio, dove rimarrà allestita fino al 26 ottobre. Realizzata dalla Caritas cittadina di Como, che ha raccolto l’invito di Papa Francesco, nell’anno del Giubileo, ad ascoltare e testimoniare il disagio di tanti detenuti che “sperimentano ogni giorno, oltre alla durezza della reclusione, il vuoto affettivo, le restrizioni imposte”, è un progetto itinerante: la visita alla mostra vuole offrire un’importante occasione per conoscere la realtà che si nasconde dietro le mura del carcere, le fragilità di uomini e donne, ma anche ogni aspetto della vita privata della libertà e soggetta alle regole imposte dalla condizione di detenuto.
di Emiliano Reali
huffingtonpost.it, 17 ottobre 2025
Francesca Ghezzani entra nel sistema penitenziario italiano per narrare le contraddizioni, ma anche i tentativi di rinascita. L’obiettivo è unire testimonianze, dati e riflessioni per restituire complessità a un tema spesso semplificato o ignorato. “Il silenzio dentro - Quando raccontare diventa un atto di giustizia” è un viaggio all’interno e intorno alle carceri italiane per raccontare, con sguardo costruttivo, le molteplici realtà che vivono dietro e oltre le sbarre. “Il silenzio dentro” di Francesca Ghezzani (Swanbook Edizioni, 2025) è un libro di narrativa d’inchiesta che entra nel sistema penitenziario italiano per narrare le contraddizioni, ma anche i tentativi di rinascita.
di Antonio Gibelli
Il Manifesto, 17 ottobre 2025
“Annibale alle porte”, il libro dello studioso di temi migratori Amoreno Martellini, uscito per Il Mulino. Da molti decenni la questione delle migrazioni è al centro della politica italiana, europea e più in generale - basti pensare agli Stati Uniti dell’era Trump - occidentale. Mai seriamente affrontata in modo attivo e propositivo, è stata ed è agitata come uno spauracchio ad alta efficacia demagogica: il flusso crescente dei migranti verso il cuore del mondo sviluppato è un’invasione, costituisce un pericolo mortale per l’identità, la sicurezza, le tradizioni nazionali, persino una minaccia di sostituzione etnica. Gli stranieri, in quanto tali, sono portatori di disordine, devianza, in breve di criminalità.
di Chiara Saraceno
La Stampa, 17 ottobre 2025
I femminicidi sono all’ordine del giorno e così violenze di ogni tipo sulle donne, per lo più all’interno di rapporti familiari o comunque intimi, da parte di compagni, mariti, amici. Ne sono autori uomini adulti di ogni condizione sociale ma anche adolescenti. Eppure c’è ancora chi pensa che non ci sia alcun bisogno di un’educazione all’affettività e alla sessualità, al riconoscimento e controllo delle emozioni legate al corpo proprio e altrui, alla maturazione di relazioni affettive basate sulla cura e il rispetto reciproco.
di Elisa Forte
La Stampa, 17 ottobre 2025
Il papà di Giulia boccia l’emendamento della Lega: “I ragazzi chiedono strumenti per capire”. Un emendamento della Lega produce uno stop all’educazione sessuo-affettiva nelle scuole medie. La Fondazione Cecchettin lo giudica “un passo indietro grave e culturalmente pericoloso”. Stando così le cose, il ddl Valditara stabilisce che l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole medie non si farà e alle Superiori si potrà insegnare solo con il consenso dei genitori.
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