di Federico Cella
Corriere della Sera, 15 ottobre 2025
Terza tappa del progetto CampBus, a Milano: dopo Catania e Roma, nuovo appuntamento di educazione all’affettività. Mercoledì 15 ottobre, dalle ore 11, sarà possibile seguirlo sul sito del Corriere: un invito rivolto a studenti e studentesse, ai loro docenti e anche alle loro famiglie. A Catania, liceo classico (il Cutelli) c’era molta partecipazione, diversi ragazzi e ragazze si sono presentati con il libro Cara Giulia in mano, alcuni si sono commossi, molti hanno fatto domande a Gino Cecchettin. Una studentessa, la voce un po’ rotta dall’emozione, chiude: “Grazie per l’esempio che ci porta, la forza di darsi obiettivi per andare avanti, oltre il dolore e la rassegnazione. Ci spieghi come ha fatto, io ne ho bisogno, noi ne abbiamo bisogno”.
di Paola D’Amico
Corriere della Sera, 15 ottobre 2025
Dal 1990 ad oggi è più che raddoppiato il numero dei migranti in tutto il mondo (304 milioni) in fuga da conflitti e carestie. In Italia gli stranieri sono oltre 5,4 milioni (9,2% del totale), nel 2024 oltre 217 mila hanno ottenuto la cittadinanza. In aumento il disagio tra le giovani generazioni. In cinque lustri, dal 1990 all’inizio di quest’anno, il numero dei migranti internazionali è più che raddoppiato: da 153 a 304 milioni di persone, donne, uomini, adolescenti, bambine e bambini, hanno dovuto lasciare le terre dove sono nati in cerca di speranza.
di Marika Ikonomu
Il Domani, 15 ottobre 2025
“Il governo blocchi l’intesa”. Martedì in aula alla Camera si è discussa la mozione con cui Pd, Avs, +Europa e Iv chiedono al governo “a non procedere a nuovi rinnovi automatici”. Mercoledì il voto. Schlein: “Il nostro impegno a fermarlo sarà totale”. Ong: “Un accordo con cui i governi italiano ed europei hanno delegato i respingimenti alla guardia costiera libica”. Le opposizioni sono unite per dire “basta al memorandum Italia-Libia” sui flussi migratori, accordo firmato nel 2017 che si rinnoverà il prossimo 2 novembre. Unite o quasi, dopo che il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte si è sfilato da una mozione (la numero 1-00498) che è stata discussa martedì 14 ottobre in aula alla Camera e che verrà votata mercoledì. “C’è bisogno di una revisione seria”, ha detto il capogruppo M5s in commissione Esteri Francesco Silvestri, “se uno strumento non funziona, lo si cambia. Va aggiornato”.
di Albertina Sanchioni
Il Manifesto, 15 ottobre 2025
“Ribadiamo ancora una volta che questo accordo deve finire: le cicatrici sulla nostra pelle sono testimoni delle violenze della cosiddetta guardia costiera libica, finanziata dal governo italiano”. “Ribadiamo ancora una volta che questo accordo deve finire: le cicatrici sulla nostra pelle sono testimoni delle violenze della cosiddetta guardia costiera libica, finanziata dal governo italiano”. A parlare nella Sala Berlinguer della Camera è Hassan Zakariya, co-fondatore dell’associazione Refugees in Libya, oggi rifugiato in Canada. Si riferisce al memorandum Italia-Libia, firmato nel 2017 dall’allora governo Gentiloni. Partito Democratico, Avs, +Europa e Italia Viva - i partiti di opposizione a eccezione del Movimento 5 Stelle - voteranno oggi alla Camera una mozione che chiede lo stop agli accordi che hanno permesso al nostro governo di fornire armi e finanziamenti alla cosiddetta guardia costiera libica nei passati sette anni. Mancano poco più di due settimane al rinnovo automatico del patto: se al 2 novembre Roma o Tripoli non porranno modifiche o abrogazioni, si prolungherà per altri tre anni.
di Goffredo Buccini
Corriere della Sera, 15 ottobre 2025
Medio Oriente, nessuno combatte per sempre: un percorso inizia con il riconoscimento reciproco. Il precedente di Belfast. Gli “ismi” talvolta ci confondono. A fronte di tanti modi d’essere del pacifismo - nobile, ambiguo, perfino menzognero - c’è in fondo un solo modo per fare la pace. Il silenzio delle armi a Gaza e lo scambio tra ostaggi e detenuti, imposti da Donald Trump, appaiono primi passi preziosi e necessari ma non ancora sufficienti. In un articolo sul New York Times che potrebbe fare da bussola ai protagonisti del processo di guarigione in divenire nella Striscia, Megan Stack suggerisce una formula per la composizione di conflitti dall’apparenza irresolubili: perseveranza; dialogo con chi più si disprezza; costante pressione internazionale, soprattutto di marca Usa; preminenza della leva politica sulla soluzione militare, senza forzare per un disarmo immediato.
di Guido Salvini
Il Dubbio, 15 ottobre 2025
È stato il giorno della liberazione degli ostaggi a Gaza e con essa della tregua, non della pace. La storia degli ultimi due anni comporterebbe scrivere un libro, tanti sono i giudizi, le riflessioni e i sentimenti, anche contraddittori, che si sono accavallati in ciascuno di noi. Non basta un semplice articolo. Lascio quindi su questa storia coinvolgente qualche proposizione e riflessione sparsa in forma di promemoria, su parte delle quali molti possono non essere d’accordo ma possono usarle come punti di partenza per riflettere. Avere la consapevolezza che Hamas non concepisce la pace ma solo una tregua temporanea con gli infedeli che osano stare nelle terre dell’Islam. Così detta anche il Corano. La tregua serve per riorganizzarsi in silenzio prima di riprendere la Jihad. Ai fanatici in divisa verde e occhiali neri, che sembrano dei marziani cattivi, nei confronti dei quali il mondo progressista si è mostrato purtroppo sempre più indulgente, il messianesimo religioso che li abita non lascia spazio a ripensamenti. Israele deve essere cancellato con una lotta che non si pone limiti di tempo, irrorata dal sangue dei martiri. Questo significa, senza essere poi troppo pessimisti, che il conflitto ricomincerà quando i loro capi lo decideranno. Ricordare il popolo di Gaza e le sue vittime. L’ultima una bambina di nove anni di nome Rasil colpita quando la tregua era già iniziata. Nella consapevolezza che quel popolo è insieme schiavo e scudo umano ma anche sostenitore di Hamas, sarebbe ipocrita tacerlo. Senza libertà politiche, libertà di parola, libertà di stampa e di informazione, libertà religiosa non si formano una opinione pubblica e una società civile e mancando queste non si forma nemmeno una classe dirigente, una condizione senza la quale uno Stato non può esistere. Possono esserci solo bande di predoni al comando, in un territorio, di una massa indistinta di sudditi. Ricordare i quasi mille soldati dell’esercito di Israele caduti a Gaza per ridare la libertà ai loro connazionali. L’ultimo, il sergente Michael Nachmani, colpito da un cecchino e spirato anch’egli quando la tregua era già è stata firmata. Ricordare, non è un dettaglio, che in cambio dei 20 ostaggi israeliani sono stati liberati quasi 2000 detenuti palestinesi tra cui molti condannati all’ergastolo per decine di omicidi e altri delitti efferati contro civili. Dopo il massacro del 7 ottobre è un’altra estorsione, consumata con successo. In questo scambio, simile per rapporto numerico ad altri del passato, è contenuta però una verità paradossale: la vita di un cittadino israeliano vale quella 200 palestinesi e non c’è per i terroristi di Hamas da farne gran vanto. Ricordare i morti “altri”, le quasi mezzo milione di vittime della guerra civile in Siria e i civili morti e che continuano a morire in Sudan, non meno che a Gaza, e il numero enorme di rifugiati che sta provocando ancora il conflitto tra le fazioni in quel paese. I morti in Sudan non sono mai stati sulle prime pagine dei giornali perché non hanno fatturato “politico”, non si possono attribuire ai propri avversari ideologici, quindi non servono. Ricordare che anche in Ucraina sono morti e continuano a morire migliaia di civili ma non sono una bandiera colorata nelle strade. Le pagine dei giornali sulla guerra in quel paese non le legge quasi nessuno.
di Lucio Motta
filodiritto.com, 14 ottobre 2025
Ministro Nordio, lei aveva promesso una task force che avrebbe individuato le soluzioni al sovraffollamento, con l’ultimo decreto ha dichiarato di aver aperto le soluzioni per affidamento e detenzione domiciliare per tutti quei detenuti che nei termini (15 mila secondo le stime dei suoi uffici) e poi l’enfatico annuncio della task force che avrebbe analizzato i “malato” individuandone patologia e cura entro la fine di settembre. Ministro, sabato 27 settembre nella disperazione della cella a Pavia si è tolto la vita un giovane di soli 21 anni. È il 64esimo dall’inizio dell’anno secondo il Dossier su suicidi e decessi in carcere pubblicato da Ristretti Orizzonti: “È il più alto numero di sempre. Siamo di fronte a un’emergenza”.
di Sandro Marotta
La Stampa, 14 ottobre 2025
Né in carcere né in ospedale, non a Cuneo e nemmeno a Genova: ancora non trova un luogo adatto dove scontare la pena il detenuto obeso che per più di un mese è stato ospitato al Santa Croce e da due settimane è nel già sovraffollato carcere di Marassi. “Nel corso di più di una conversazione telefonica il mio assistito, non poco amareggiato e manifestando segnali di sofferenza, continua a lamentare una sorta di inspiegabile indifferenza per le proprie drammatiche condizioni di salute”: così attacca la lettera che l’avvocato del detenuto, Luca Puce, ha inviato alla direzione del carcere di Genova.
di Valentina Maglione
Il Sole 24 Ore, 14 ottobre 2025
È iniziato l’esame in seconda lettura del disegno di legge in commissione al Senato. Dal 23 ottobre possibile l’approvazione dell’Aula. Dopo il via libera del Parlamento si profila il referendum. È iniziato la scorsa settimana, in commissione Affari costituzionali al Senato, l’esame in seconda lettura del disegno di legge di riforma della giustizia che mira a modificare la Costituzione per introdurre nel nostro ordinamento non solo la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, ma anche la riforma dell’organo di autogoverno della magistratura, con lo sdoppiamento del Csm e l’istituzione della nuova Alta Corte disciplinare.
di Valentina Maglione
Il Sole 24 Ore, 14 ottobre 2025
L’anno scorso sono state proposte 80 azioni. Su 90 decisioni della sezione disciplinare del Csm, 24 sono condanne. La riforma costituzionale sceglie di separare l’autogoverno della magistratura dalla funzione disciplinare: se il primo resta in capo ai due Consigli superiori della magistratura - giudicante e requirente - per la seconda la proposta è di attribuirla alla nuova Alta Corte disciplinare. La disciplina del nuovo organo è contenuta nel testo (riscritto) dell’articolo 105 della Costituzione. In base a questo, l’Alta Corte sarà composta da 15 giudici, in carica per quattro anni.
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