di Giorgio Ferrari
Avvenire, 14 ottobre 2025
A Gaza la politica è ormai un’arte da intrattenimento, e la spettacolarità per uno come Donald Trump è tutto. Ma un’intesa tardivamente imposta sopra una simile catasta di morti - quelli del 7 ottobre come quelli della Striscia - non è cosa su cui troppo festeggiare. Il presidente Usa Trump durante la firma ufficiale della prima fase dell’accordo di cessate il fuoco a Gaza a Sharm el-Sheik
Il Fatto Quotidiano, 14 ottobre 2025
“Non c’è pace senza giustizia”. Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, commenta così, ai microfoni di Battitori Liberi (Radio Cusano Campus), il piano di pace per Gaza proposto dagli Stati Uniti e firmato ieri pomeriggio a Sharm el Sheikh alla presenza di Donald Trump e di venti leader arabi ed europei, tra cui la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Assente invece il premier israeliano Benjamin Netanyahu, che dato forfait. “Oggi è un giorno felice - afferma Noury - perché almeno la parte iniziale di quell’accordo, che riguarda la vita delle persone, è in corso di applicazione: tornano a casa venti ostaggi israeliani, vittime di un crimine di guerra durato due anni, e tornano in libertà numerosi detenuti palestinesi, molti dei quali incarcerati in modo arbitrario. Si fermano le operazioni militari israeliane e arrivano finalmente gli aiuti umanitari. Dopo 24 mesi di sofferenze, non è poco.”
di Massimo Basile
La Repubblica, 14 ottobre 2025
Vedam, trasferitosi dall’India all’Usa quando aveva 9 mesi, era stato condannato all’ergastolo per un omicidio che non ha mai commesso. Liberato la settimana scorsa ha trovato ad attenderlo la polizia anti-migranti che l’ha arrestato per un vecchio ordine di espulsione che risaliva agli anni 80 legato allo spaccio di Lsd. La mattina del 3 ottobre Subramanyam “Subu” Vedam è uscito dal carcere statale di Huntingdon, in Pennsylvania, ha tirato un profondo respiro e pensato che alla fine la vita aveva ritrovato un senso: per più di quarant’anni era stato rinchiuso ingiustamente per un omicidio che non aveva mai commesso. Adesso, a 64 anni, lo attendeva la libertà e una nuova vita.
di Conchita Sannino
La Repubblica, 13 ottobre 2025
Al congresso delle toghe la platea rumoreggia alle parole del Guardasigilli. L’opposizione al governo “Basta usare la clava”. Campagna sul referendum. Prima lo scontro a distanza, il più diretto sul tema giustizia, tra il ministro Nordio e la segretaria del Pd Schlein: il Guardasigilli che si riscopre conciliante e chiede alle toghe “non gettatevi nello scontro politico, non facciamone uno scontro frontale”, e la segretaria che replica secca “proprio da voi l’appello? Proprio voi che usate la clava per delegittimare i magistrati e scardinarne l’autonomia”. Poi ecco il resto. Gli altri leader Conte e Magi che mettono in luce “gli aspetti liberticidi e antidemocratici di questa riforma”, delle “altre norme scritte solo per colpire gli avversari”, “l’insofferenza verso le magistrature, anche quelle europee”. Ma quello che resta, di questo quinto congresso di Area, le toghe progressiste riunite a Genova nell’autunno più caldo della magistratura italiana, è il fossato ormai scavato con il governo. E la determinazione a gettarsi nella lotta, altro che passo indietro.
di Alberto Ambrogi*
giustiziainsieme.it, 13 ottobre 2025
Parto da due parole che ci accomunano e ci sono care. Indipendenza e autonomia. Le chiediamo anche noi come sindacato delle giornaliste e dei giornalisti della Rai per la nostra azienda. Le chiediamo da anni, con l’alternarsi di governi di ogni colore. Chiediamo che la politica stia fuori dalla Rai e non decida nomine e promozioni come avviene oggi. Ora siamo meno soli perché l’8 agosto scorso è entrato in vigore l’European Media Freedom Act che impone ai servizi pubblici degli stati membri, indipendenza dai Governi di turno e certezza di risorse.
di Davide Grassi*
Il Fatto Quotidiano, 13 ottobre 2025
La promessa di riforme della giustizia penale è un cavallo di battaglia dei partiti e dei movimenti politici ed è un argomento che sta particolarmente a cuore ad ogni governo in carica. Quello che non tutti sanno è quanto queste riforme, spesso ritenute una svolta epocale, incidano realmente sull’effettivo funzionamento della giustizia. Prendiamo ad esempio la riforma Cartabia: valorizzazione dei riti alternativi, riduzione dei tempi del processo, misure sostitutive alla detenzione per favorire il reinserimento sociale. Tutti argomenti che avrebbero la funzione di snellire la burocrazia nei tribunali e nelle procure.
di Marcella Giustra
reggiotoday.it, 13 ottobre 2025
Tra i timori per l’indipendenza della magistratura e le richieste di maggiore efficienza, il confronto resta acceso. Una vicenda complessa che divide il paese con il fronte dei “no” che teme ricadute negative sull’indipendenza della magistratura e sull’equilibrio tra i poteri dello Stato e il fronte del “si” che sostiene la necessità di un cambiamento. A intervenire nel dibattito pubblico è questa volta è Luigi Tuccio, avvocato di lungo corso.
ildiritto.it, 13 ottobre 2025
I due istituti, chiarisce la Cassazione, possono coesistere ed anzi ammesse tutte le volte in cui risulti possibile armonizzare le relative prescrizioni. La messa alla prova non è impedita dalla mera circostanza che la persona sia ai domiciliari, in quanto le due misure in linea di massima sono compatibili. Questo in sintesi quanto affermato dalla prima sezione penale della Cassazione con sentenza n. 41185/2024.
di Carmine Paul Alexander Tedesco
lexced.com, 13 ottobre 2025
La Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza di un Magistrato di Sorveglianza che aveva limitato il rimborso delle spese detenuto per l’elettricità di lampade da studio. La decisione originaria escludeva totalmente tali addebiti, ma l’ordine di ottemperanza aveva concesso un rimborso solo parziale e senza motivazione. La Corte ha stabilito che una motivazione apparente equivale a una violazione di legge, rinviando per una nuova valutazione.
di Lorenzo Muccioli
Il Resto del Carlino, 13 ottobre 2025
La Corte di Cassazione ha respinto l’istanza per ingiusta detenzione presentata da un 31enne rimasto in carcere per 235 giorni con l’accusa di rapina ed estorsione. L’uomo era poi stato assolto dal tribunale. Aveva chiesto un risarcimento per ingiusta detenzione, ma la Cassazione respinge tutto. Protagonista della vicenda è un 31enne originario di Napoli ma residente nel Riminese, che tra il 2020 e il 2021 aveva trascorso 235 giorni (quasi otto mesi) in carcere con l’accusa di rapina aggravata e tentata estorsione. Assolto in seguito dal tribunale, aveva presentato domanda di risarcimento per il periodo trascorso in cella, sostenendo di essere stato privato della libertà ingiustamente. Ma la Suprema Corte non è dello stesso avviso.
- Sardegna. Nell’Isola 120 detenuti trasferiti da Regina Coeli. Sdr: “Carceri già sovraffollate”
- Sicilia. Incontro dei cappellani in preparazione al giubileo dei detenuti
- Treviso. Materassi dati a fuoco, evacuato il carcere minorile
- Genova. “A un anno e mezzo nel carcere di Pontedecimo, ferita aperta sulla coscienza”
- Bergamo. Carcere e giustizia, una realtà con diversi nomi











