di Tommaso Ciriaco e Alessandra Ziniti
La Repubblica, 31 agosto 2020
Le Ong allarmano il governo. Il premier: rinvio a ottobre per i nuovi decreti sicurezza. Una prima telefonata, allarmata. Poi un sms e nuovi contatti telefonici. Nel giorno più difficile dell'era giallorossa sul fronte migratorio, Luciana Lamorgese marca a uomo Giuseppe Conte.
La ministra dell'Interno sollecita una strategia chiara sulla gestione degli sbarchi. Avverte il premier che le Ong sono tornate in campo. Chiede come gestirle. Ha bisogno di una linea chiara, perché gli arrivi rischiano di aumentare e Salvini già cavalca la crisi. E tutto questo, mentre il premier pensa di far slittare a ottobre le modifiche ai decreti sicurezza.
Sono ore complesse, a Palazzo Chigi. C'è la pandemia, la ripartenza scolastica, la crisi economica a togliere il sonno al capo dell'esecutivo. E adesso il boom di migranti, anche se con numeri assai lontani dalle fasi davvero acute. Il dossier va gestito, comunque, e non basta più l'approccio tecnico del Viminale. Occorre un'indicazione politica per decidere, ad esempio, come alleggerire la pressione sulla Sicilia, smistando altrove i migranti senza creare "incidenti" con altri amministratori. È quello che chiede Lamorgese a Conte, consapevole che a tre settimane dalle Regionali i giallorossi non possono permettersi incidenti.
Fossero soltanto i 1.500 migranti già sbarcati, il problema sarebbe gestibile. Il punto, fa presente il Viminale, sono le imbarcazioni delle Ong, tornate in campo e pronte a intervenire. C'è la Sea Watch 4, che la notte scorsa si è fatta carico delle persone soccorse dalla nave di Banksy. Ha a bordo 370 persone e chiede all'Italia un porto, dopo aver incassato il no di Malta. Ma non basta.
In zona Sar, oltre alla Louise Michel (adesso di nuovo vuota) stanno per arrivare anche la Mare Jonio di Mediterranea e la Open Arms, in team con Emergency. Se i trafficanti continueranno a far partire tante barche, in pochi giorni le navi umanitarie potrebbero ritrovarsi con più di un migliaio di persone a bordo. Un problema, per il governo. Come gestirlo? Fino ad ora l'Italia, forte dell'accordo di Malta sulla redistribuzione dei richiedenti asilo, ha sempre concesso un porto alle Ong. Il problema è che la Sicilia è sovraccarica. Chiedere ad altre regioni un approdo per le imbarcazioni di soccorso potrebbe generare altre tensioni.
L'opinione della ministra è che la pressione sull'Isola vada alleggerita. Ma il timore, trasmesso al premier, è che gli amministratori - già in allarme per la ripresa dell'epidemia Covid - possano alzare barricate. E a fare resistenza potrebbero essere non solo i governatori leghisti, ma anche quelli di centrosinistra impegnati in campagna elettorale. Eppure, l'alternativa sembra essere ancora peggiore: può il governo chiudere i porti alle Ong mentre si discute di riscrivere i decreti Salvini?
Per questo, Lamorgese chiede a Conte di battere un colpo. Lo fa dopo settimane complesse, spese a difendersi dagli attacchi delle opposizioni, senza uno straccio di difesa pubblica. Ha bisogno di una strategia condivisa sulla gestione dei flussi, che vada al di là delle toppe. E vuole evitare che a causa della mancanza di posti nei centri per il rimpatrio si verifichino scene come quelle dei giorni scorsi, quando centinaia di tunisini, scesi da una delle navi-quarantena, si sono regolarmente allontanati con in mano un semplice foglio di via che impone loro di lasciare l'Italia entro cinque giorni.
Conte, però, sembra come in stand by. Travolto dai problemi. Preoccupato, soprattutto, dalle imminenti Regionali. È questo cruccio che l'ha spinto a sostenere nelle ultime ore la linea del Movimento, che si batte per rinviare ancora la modifica dei decreti sicurezza grillo-leghisti. La paura è che qualsiasi intervento, ad esempio quello di cancellare le multe milionarie alle Ong (peraltro mai inflitte sotto questo governo), generi un nefasto "pull factor" e incentivi nuove partenze. E così, il premier sembra intenzionato a comprare altro tempo, sperando che il semestre di Presidenza tedesco dell'Unione produca una riforma complessiva del dossier migranti. Il decreto con le nuove norme, è la conseguenza, potrebbe slittare almeno fino a ottobre, comunque dopo le Regionali. Un modo per raffreddare la situazione e non regalare a Salvini benzina elettorale.
È esattamente quello che Nicola Zingaretti avrebbe voluto evitare: l'ennesimo nulla di fatto. Per questo, reagisce. E si rivolge direttamente a Conte e ai grillini. "Quanto sta avvenendo nel Mediterraneo dimostra che i decreti Salvini non servono a niente. Siamo mesi che diciamo che vanno cambiati: se i nostri alleati ci avessero dato retta, staremmo meglio. Ora, però, per favore, sbrighiamoci". Il testo, in realtà, giace a Palazzo Chigi. E nessuno scommette sul fatto che il risultato delle Regionali aiuti davvero ad approvarlo.
di Riccardo Noury
Il Fatto Quotidiano, 31 agosto 2020
Bahey el-Din Hassan meriterebbe un premio internazionale per tutto quello che ha fatto in favore dei diritti umani, cui ha dedicato una vita intera, come ricorda chi lo conosce bene in questo articolo. Invece, alla "condanna" dell'esilio forzato, il 25 agosto la quinta sezione del tribunale antiterrorismo del Cairo ha aggiunto una condanna reale a 15 anni di carcere per accuse del tutto false di "offesa al potere giudiziario" e "diffusione di notizie false tramite i social media che possono mettere a rischio la sicurezza pubblica e il benessere pubblico".
Le "notizie false" erano un paio di tweet sulle violazioni dei diritti umani in Egitto. La Procura speciale per la sicurezza dello stato ha aggiunto ai capi d'accusa anche dei post pubblicati su Facebook, su un profilo fake che non era quello di Hassan. Direttore e cofondatore, nel 1993, dell'Istituto del Cairo per gli studi sui diritti umani, Hassan aveva lasciato l'Egitto nel 2014 dopo aver ricevuto minacce di morte. Una scelta dolorosa, che ha significato la separazione dalla madrepatria e soprattutto dalla famiglia. Anche l'Istituto da lui fondato ha dovuto andare in esilio, trasferendo la sua sede dal Cairo a Tunisi. Ma la giustizia del presidente al-Sisi non si è accontentata di vedere l'ennesimo difensore dei diritti umani finire in quella che ormai è una diaspora globale di protagonisti della società civile egiziana.
Dopo il congelamento dei conti bancari e l'iscrizione nella black-list delle persone da arrestare se dovessero presentarsi agli Arrivi dell'aeroporto del Cairo, nel settembre 2019 Hassan era stato già condannato in absentia a tre anni di carcere e a una multa di 20.000 sterline egiziane (circa 1200 euro) per "offesa al potere giudiziario". Ancora una volta, dunque, le autorità egiziane hanno mostrato la loro spietata intolleranza nei confronti di chi esprime critiche e denuncia le violazioni dei diritti umani.
*Portavoce di Amnesty International Italia
La Nuova Sardegna, 30 agosto 2020
Vittima un 22enne, era in quarantena perché arrivava da Isili. Il garante: lo avevo visto il giorno prima Sarà l'autopsia disposta dal sostituto procuratore di Sassari Beatrice Giovannetti a far luce sulle cause della morte di un detenuto marocchino di 22 anni. Il giovane era rientrato a Bancali due giorni fa dopo un breve periodo di prova - una sorta di "premio" - trascorso nella colonia penale di Isili.
Corriere Adriatico, 30 agosto 2020
Aspettava un premio, un premio che l'avvocato Gennaro Lettieri aveva fatto di tutto per farglielo giustamente avere: quello di poter ottenere di lavorare fuori dal carcere. Ci sperava, era convinto di meritarlo. Ma l'altro ieri mattina è arrivato il diniego del magistrato dell'Ufficio di sorveglianza di Pescara. Per il 63enne caldaista di Mosciano, Dante Di Silvestre, accusato dell'omicidio di Paolo Cialini, all'epoca dei fatti 40enne, operatore informatico di Giulianova, è stata una mazzata tremenda.
di Cesare Burdese*
Ristretti Orizzonti, 30 agosto 2020
Stimolato dalla lettura dell'articolo intitolato "A Nola il progetto che renderà il carcere più umano", a firma di Viviana Lanza comparso su Il Riformista del 27 agosto 2020, essendo da decenni parte attiva nel nostro paese del dibattito sul tema della pena detentiva e dei suoi spazi architettonici, mi preme puntualizzare quanto segue.
di Daniele Mannocchi
La Nazione, 30 agosto 2020
L'uomo è risultato positivo durante i controlli fatti in carcere dopo un'uscita. È stato isolato già all'ingresso, prima che potesse contattare altri ospiti. C'è anche un detenuto del carcere della Spezia tra i nuovi positivi al Coronavirus. Si tratta di un cittadino di 54 anni di origine dominicana uscito dal carcere in virtù di un permesso. L'uomo, al rientro nella struttura, è stato sottoposto al tampone da cui è risultato il contagio da Covid-19.
di Ferdinando Perricone
corriereelorino.it, 30 agosto 2020
Era stato ricoverato d'urgenza per "addome acuto" ma dopo una serie di complicanze e un'operazione chirurgica, è deceduto nel reparto di terapia intensiva dell'Ospedale "Di Maria" di Avola. È morto ieri sera il rosolinese Sebastiano Iemmolo. Aveva 39 anni.
ilsitodimassacarrara.it, 30 agosto 2020
Sabato mattina il candidato al Consiglio Regionale nella lista in appoggio alla candidata Susanna Ceccardi, Toscana Civica per il cambiamento Antonio Cofrancesco, ha fatto visita al personale della Casa di Reclusione di Massa, dall'incontro sono emerse alcune problematiche che hanno bisogno di attenzione e che sicuramente porterà al vaglio dell'amministrazione comunale nella persona del sindaco Francesco Persiani.
"Ho incontrato la Direttrice Dr.ssa Bigi e la Comandante della Polizia Penitenziaria Dr.ssa Cucca, la problematica emersa, sopra accennata, riguarderebbe la strada di via P. Pellegrini, percorsa giornalmente da centinaia di mezzi alcune volte a velocità sostenuta. Questa strada ha bisogno in entrambi i sensi di marcia di dissuasori di velocità, segnaletica verticale che indichi l'uscita dei mezzi di Polizia Penitenziaria. Va sottolineato che il pericolo reale potrebbe concretizzarsi nei giorni di colloquio, quando i famigliari dei detenuti attraversano la strada, in questo caso sarebbe opportuno indicare l'attraversamento pedonale con impianto semaforico".
C'è una forte sinergia da parte del Consigliere Comunale e Provinciale Cofrancesco ora candidato al Consiglio Regionale della Toscana, l'amministrazione comunale di Massa e i vertici dell'Istituto di Pena. Cofrancesco ha sempre sostenuto e lo ribadisce oggi, che il carcere "è un quartiere della città e va trattato in quanto tale".
In questo quartiere cittadino vivono circa 180 detenuti a cui va sommato l'intero personale di Polizia Penitenziaria, il personale sanitario, amministrativo contabile, assistenti sociali ed educatori. Cofrancesco tiene a sottolineare che la buona politica è quella che si fa in mezzo alla gente, ascoltando tutte le categorie dei lavoratori, cercando di risolvere le problematiche evidenziate, ascoltando le persone svantaggiate, proprio per questo la settimana prossima visiterà l'intero istituto di pena dove incontrerà i detenuti.
Giornale di Sicilia, 30 agosto 2020
Al via la seconda annualità del progetto "Insieme con dignità - Supporto all'inserimento lavorativo" promosso all'interno dei comuni di Mazara, Salemi, Vita e Gibellina. Il progetto prevede l'assegnazione di 50 borse lavoro a soggetti in difficoltà, come ex detenuti e tossicodipendenti. I soggetti destinatari delle borse lavoro saranno impegnati in un'attività programmata per due semestralità: 25 in un semestre (con probabile avvio dai primi di novembre) e 25 nell'altro. Saranno impegnati 5 giorni la settimana, tre ore al giorno, e si occuperanno di manutenzione ordinaria del verde pubblico degli edifici pubblici.
di Francesca Pinaffo
gazzettadalba.it, 30 agosto 2020
Una Fase 2 che in realtà non è mai cominciata del tutto, all'interno di spazi molto ristretti nei quali nella maggior parte dei casi non è stato possibile riprendere le normalità attività: se per tutti il lockdown ha rappresentato una brusca frenata alla vita di tutti i giorni, per chi si trova in carcere il cambiamento è stato ancor più diverso.
A differenza di altri istituti piemontesi, nel carcere Giuseppe Montalto di Alba non sono stati registrati contagi di Covid-19, come illustra il garante per i detenuti Alessandro Prandi nella sua relazione annuale: "Da gennaio a giugno, a fronte di una capienza effettiva di 33 posti, il numero dei detenuti è sceso in modo drastico per via dei provvedimenti adottati, passando da 49 a 34, abbassando così il tasso di affollamento. A differenza di altre strutture, ad Alba non ci sono state proteste collettive, ma la situazione è stata tenuta sotto controllo grazie a una costante informazione, anche nelle situazioni più complesse".
Dopo la fase di lockdown ora sono ripresi i permessi premio, le attività dello sportello del lavoro e del corso di formazione professionale di addetto al giardinaggio e ortofrutticoltura, mentre viene consentito l'ingresso di un solo volontario per espletare pratiche burocratiche, ma non le altre attività di solito portate avanti dai volontari che ruotano attorno alla struttura.
A preoccupare, però, è soprattutto il futuro del carcere: il 30 giugno sembrava essere arrivata la svolta con la pubblicazione, sul sito del Ministero della giustizia, della determina relativa all'avvio della procedura per l'affidamento dell'appalto per la realizzazione dei lavori nella parte abbandonata del Montalto, ma ad oggi non ci sono notizie incoraggianti in merito.
Spiega Prandi: "Il 7 agosto ho scritto al funzionario del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria responsabile del procedimento del carcere albese, come ha fatto anche il sindaco Carlo Bo, scrivendo direttamente al Ministero della giustizia. A quanto sembra, a oggi, l'avviso del 30 giugno era solo una sorta di comunicazione di inizio procedura per emettere il bando, ma non sembra essere stata ancora indetta alcuna gara: rimaniamo in attesa di una risposta dal Ministero".










