dire.it, 9 marzo 2020
Un carcere inutilizzabile e oltre 500 persone da spostare in altre sedi della penisola. Questo il bilancio dopo la rivolta scoppiata ieri al carcere di Modena. Marighelli: "Quanto accaduto è la dimostrazione che la situazione nelle carceri italiane è precaria e può esplodere in qualsiasi momento".
Sei detenuti morti, altri quattro in terapia intensiva, di cui uno a Baggiovara, uno a Modena e uno a Carpi. È questo il bilancio della rivolta della popolazione detenuta che ieri ha distrutto il carcere di Sant'Anna di Modena. "La situazione è drammatica - denuncia il garante regionale dei detenuti Marcello Marighelli. Da quanto mi risulta, l'istituto non è più agibile: questo significa dovere spostare 530 persone".
Nella notte, i primi sono arrivati ad Ascoli Piceno. "Come è facile capire, è impensabile che le carceri regionali possano far fronte da sole a questa emergenza nell'emergenza". Tre delle sei vittime sarebbero morte a Modena, le altre tre negli istituti dove erano stati trasferiti. È presto per capire le cause: secondo le prime ricostruzioni, non sarebbe stato riscontrato nessun segno di lesione.
Alcuni decessi sarebbero da ricondurre all'abuso di medicinali, dei quali i detenuti sarebbero venuti in possesso dopo avere occupato l'infermeria; altri potrebbero essere morti per cause legate alle dinamiche della rivolta - per esempio, pare siano stati appiccati alcuni incendi.
Ma cosa può avere scatenato una situazione simile? "Ci sono cause generali, dal sovraffollamento alle discussioni sulle misure prese delle amministrazioni carcerarie in materia di coronavirus. Poi ci sono cause specifiche, ancora tutte da trovare. Il carcere di Modena lavora bene, c'è una rete di volontari molto presente, l'Azienda Usl ha fatto moltissimo".
Secondo fonti interne, la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso sarebbe stato quanto accaduto a un detenuto che, in occasione di una visita ambulatoriale, avrebbe contratto il Covid-19: il dottore che l'avrebbe visitato avrebbe poi scoperto di essere positivo, e durante la visita sarebbe avvenuto il contagio.
Sovraffollamento, nessuna prospettiva, poco lavoro: sono questi i problemi principali che Marighelli individua.
"Quanto accaduto a Modena è la dimostrazione che la situazione nelle carceri italiane è talmente precaria da poter esplodere in un momento, per un motivo qualsiasi. Certo quanto accaduto è tragicamente grave: hanno perso la vita sei persone, è necessario aprire un serio confronto. Per le azioni di un gruppo di detenuti, per quando consistente, ora le conseguenze le pagherà tutta la popolazione carceraria".
Marighelli spiega di essere in contatto con Elly Schlein, vicepresidente regionale, provveditorato, Azienda Usl: "Oggi la cosa più importante da fare è tranquillizzare e mettere in pratica, correttamente, le misure annunciate: più colloqui telefonici, più chiamate via Skype. È il momento di dare un segnale, magari ci si potrebbe subito mettere al lavoro per migliorare le condizioni detentive, a prescindere dall'emergenza sanitaria. Qualche esempio? Più colloqui, più lavoro, un vitto migliore, più prodotti per l'igiene e la pulizia. Cerchiamo di imparare da questo dramma". Sinappe: "Commissariamento carceri e avvicendamento ai vertici".
Al momento, la situazione negli altri istituti penitenziari della Regione è sotto controllo. A Reggio Emilia, per esempio, dopo la rivolta di ieri - incendi materassi, rottura arredi - l'emergenza sembra essere rientrata. Intanto, il Sinappe, il sindacato autonomo di Polizia penitenziaria in una nota indirizzata al premier Conte oggi, ha chiesto il commissariamento delle carceri italiane e l'avvicendamento del ministro della Giustizia e del capo del Dap, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria.
"È bastata una misura, doverosa e necessaria, ma mal comunicata, per spostare il focus dell'emergenza del Paese da quello sanitario a quello penitenziario, con il rischio sufficientemente concreto che l'uno si sovrapponga all'altro e che il contagio cresca in maniera più che esponenziale. Una decretazione d'urgenza che pur muovendo da giusti presupposti contiene in sè affermazioni che creano nell'utenza la falsa aspettativa che un'emergenza sanitaria si affronti con provvedimenti di clemenza, sì da creare orde di perone che rivendicano l'indulto. Che il ministro della Giustizia e il Capo del Dap non si siano dimostrati all'altezza della gestione dell'emergenza è sotto gli occhi di tutti e un immediato avvicendamento è doveroso. La richiesta è quella anche di un commissariamento urgente della gestione al fine di arginare nell'immediato un fenomeno che non ha pari nella storia. Del pari si suggerisce l'immediata immissione nel circuito lavorativo degli allievi agenti oggi fermi nelle scuole di formazione".
cronachedellacampania.it, 9 marzo 2020
Dopo lo stop ai colloqui all'interno della Casa Circondariale di Poggioreale, come provvedimento per evitare un probabile contagio da Coronavirus all'interno del carcere, nella giornata del 9 marzo, c'è stata una rivolta dei detenuti, che hanno preso d'assalto l'edificio, ed i loro familiari che hanno bloccato il traffico di via Poggioreale, per chiedere l'indulto per i condannati.
La protesta dei familiari dei carcerati prosegue ad oltranza, come dimostrano anche delle immagini inviate da diversi cittadini al Consigliere Regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli, infatti dopo aver creato una catena umana all'altezza dell'ingresso principale del carcere di Poggioreale essi hanno bloccato la viabilità della strada.
"È una protesta che non ha alcuna ragione d'essere perché non si può approfittare di un evento drammatico come l'emergenza sanitaria che stiamo affrontando per sfuggire alle proprie responsabilità e alle condanne. Questa manifestazione messa in piedi dai familiari dei detenuti è un grave atto criminale che crea enormi disagi alla cittadinanza, si sta paralizzando una città senza alcun valido motivo. Le forze dell'ordine devo intervenire e mettere fine ai disordini" - sono state le parole del Consigliere Borrelli.
ansa.it, 9 marzo 2020
"I detenuti si sono ormai impossessati del carcere e il personale è fuori, con il supporto delle altre Forze dell'ordine". È l'aggiornamento del sindacato Sappe sulla situazione del carcere bolognese della Dozza, dove sono arrivati polizia e carabinieri in appoggio alla Polizia penitenziaria.
Sul posto anche alcune ambulanze e ci sarebbero dei feriti. La protesta è iniziata nel primo pomeriggio di lunedì quando i detenuti hanno incendiato i materassi e sembra che stiano sfasciando tutto ciò che trovano all'interno delle sezioni detentive. È stato lanciato l'allarme e sono stati chiesti i rinforzi anche al personale in servizio al provveditorato regionale.
ansa.it, 9 marzo 2020
Rivolta dei detenuti nel carcere di Villa Andreino alla Spezia da questa mattina, sulla scia delle proteste scattate come in altre Case circondariali d'Italia per le disposizioni legate al contenimento del coronavirus. La direttrice Maria Cristina Biggi e alcuni operatori sono "asserragliati all'interno per cercare di riportare la situazione alla calma" racconta un operatore, mentre alcuni detenuti sono saliti sul cornicione. Intorno alla struttura sono dispiegate decine di auto delle forze dell'ordine per questioni di sicurezza ed evitare eventuali tentativi di evasione. Nel carcere spezzino ci sono 225 detenuti, per una capienza di 160.
ufficiostampabasilicata.it, 9 marzo 2020
Alla base della protesta i recenti provvedimenti varati per gestire l'emergenza Coronavirus. Si è estesa anche al carcere di Matera la protesta che da ieri è scoppiata in molte Case circondariali d'Italia. In mattinata è stata segnalata una decisa protesta dei detenuti nella Casa circondariale di Matera. Gli Agenti della Polizia di Stato, i militari dei Carabinieri e della Guardia di Finanza sono immediatamente intervenuti per contenere e gestire la protesta in sinergia con la polizia penitenziaria. Una decina di detenuti si rifiuta di rientrare nelle celle protestando contro le restrizioni ai colloqui con i visitatori imposte per l'emergenza Coronavirus. Un detenuto è anche salito sul tetto.
Il Questore di Matera Luigi Liguori sta seguendo direttamente la vicenda, in contatto con i vertici delle altre Forze di Polizia. Sul posto dirigenti e funzionari della Polizia di Stato ed ufficiali dell'arma dei Carabinieri. Il segretario regionale dell'Uspp, Vito Messina, fa appello al Presidente della Repubblica affinché vengano rinforzati i controlli all'esterno delle carceri e denuncia la carenza di personale che rende difficile la gestione dei detenuti.
Corriere di Viterbo, 9 marzo 2020
Carcere, proteste e disordini nel carcere viterbese di Mammagialla e in altri istituti penitenziari del Lazio. A segnalarlo è il sindacato Fns-Cisl, che riporta la presenza di fumo all'interno del muro di cinta di Rebibbia e di disordini in corso a Regina Coeli e, come detto, nel carcere di Viterbo. Per il segretario aggiunto del sindacato, Massimo Costantino, "occorre che le autorità tutte, in primo modo anche il ministro della giustizia mettano in campo ogni utile misura per garantire la salute e l'incolumità dei poliziotti penitenziari e delle persone ristrette".
Costantino poi aggiunge: "Apprendiamo di rinforzi provenienti anche dal personale in servizio presso tale sede ma fatti rientrare dalle ferie o riposi. I motivi - si spiega in una nota - sono legati al limite dei colloqui con i familiari, dovuti alla situazione in ambito nazionale dovuti per contenere il contagio per il coronavirus".
di Christian Diociaiuti
rietilife.com, 9 marzo 2020
Nonostante l'ingresso le forze dell'ordine in tenuta antisommossa, i detenuti del carcere di Rieti in rivolta sono riusciti a salire sul tetto. Da quel che si vede dall'esterno del carcere alcuni brandiscono delle spranghe, battono sui parapetti mentre altri agitano lenzuola che sono state esposte anche a mo' di striscione. Alcuni di loro con le lenzuola hanno coperto il volto.
di Michelangelo Borrillo
Corriere del Mezzogiorno, 9 marzo 2020
Ormai dilaga in tutta Italia la rivolta nelle carceri. Da una parte della cancellata i detenuti che protestano. E alcuni che riescono anche ad evadere (come accaduto a Foggia). Dall'altra i parenti dei detenuti accorsi all'esterno del carcere. In mezza Italia, si contano almeno 28 proteste, è partita la rivolta nelle carceri, dopo quella di domenica di Modena, con i detenuti che protestano contro le restrizioni dovute all'emergenza coronavirus e la sospensione delle visite: oggi è accaduto a San Vittore a Milano, e poi a Foggia, a Napoli, a Frosinone, a Roma e a Palermo.
Rivolta gravissima anche al carcere di Foggia. «Situazione insostenibile, i detenuti sono tutti fuori, c'è stata un'evasione di massa», denuncia il sindacato di polizia penitenziaria Uil-pa, sottolineando di avere già inviato una lettera in proposito al premier Conte e al presidente Mattarella. I detenuti hanno divelto un cancello della «block house», la zona che li separa dalla strada Secondo una prima stima, una cinquantina di detenuti sarebbe evasa dal penitenziario; al momento solo 32 di loro sono stati bloccati nelle immediate vicinanze (ma anche più distanti nelle strade della provincia) dalle forze di polizia e ricondotti in carcere. I commercianti che si trovano nelle vicinanze della casa circondariale sono stati invitati dalle forze dell'ordine a chiudere i locali. Hanno chiuso anche alcune banche del centro.
I detenuti che non sono riusciti ad evadere si sono arrampicati sui cancelli del perimetro del carcere e sul posto sono intervenuti non solo polizia e carabinieri ma anche militari dell'esercito. Alcuni detenuti sono saliti sul tetto, altri hanno rotto le finestre, e all'ingresso della casa circondariale è stato appiccato un incendio.
Scontri e feriti - Negli scontri con le forze dell'ordine, un detenuto è rimasto ferito alla testa ed è stato portato via in barella. Alcuni parenti, prima di essere allontanati, hanno cercato di far ragionare i detenuti per riportarli alla calma: «Se fate così è peggio, dovete stare tranquilli», hanno detto loro. La zona è circondata da carabinieri, agenti della polizia e militari dell'esercito, con un elicottero che sorvola il carcere. «Vogliamo l'indulto e l'amnistia - spiega un detenuto dal cancello - non possiamo stare così con il rischio del coronavirus. Noi viviamo peggio di voi, viviamo nell'inferno».
Nella Casa circondariale di Foggia, attualmente, ci sono 608 detenuti, numero al di sopra della capienza ottimale che sarebbe di 365. «La situazione è critica, gli assistenti che non vogliono lavorare, ci tengono chiusi 24 ore su 24. Ci trattano come animali», ha aggiunto un giovane detenuto che durante la protesta è rimasto ferito al capo. Nel primo pomeriggio la situazione si è avviata verso un ritorno alla normalità: «La situazione è ancora complessa - spiega il prefetto di Foggia Raffaele Grassi - ma è sotto controllo».
Bonafede: tuteleremo la salute nei penitenziari - Sulle rivolte scoppiate in mezza Italia è intervenuto anche il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, che mercoledì riferirà in Senato: «Sono perfettamente consapevole che un'emergenza come quella del coronavirus possa creare tensioni all'interno di un carcere, ma deve essere chiaro l'intento delle misure che abbiamo preso: è nostro dovere tutelare la salute di chi lavora e vive negli istituti penitenziari». Il Guardasigilli spiega anche che «alcune norme previste nel decreto legge, come il limite ai colloqui fisici e la possibilità per i magistrati di sorveglianza di sospendere i permessi premio e la semilibertà, misure che valgono per i prossimi 15 giorni, hanno soltanto la funzione di garantire proprio la tutela della salute dei detenuti e tutti coloro che lavorano nella realtà penitenziaria».
«Dietro la criminalità» - La paura per la malattia, ma non solo. «La contemporaneità delle rivolte all'interno delle carceri italiane lascia pensare che ciò a cui stiamo assistendo sia tutt'altro che un fenomeno spontaneo. C'è il rischio che dietro le rivolte possa esserci la criminalità organizzata». Così in una nota invece Domenico Pianese, segretario generale del sindacato di Polizia Coisp. «È in atto, infatti, una evidente strategia che tenta di approfittare delle difficoltà causate dell'emergenza Coronavirus. Siamo perciò pronti a dare il massimo sostegno alla Polizia penitenziaria e al sistema sicurezza nel suo complesso affinché la già complessa situazione del Paese non venga ulteriormente aggravata», conclude.
di T. Fregatti, L. Anselmi
Il Secolo XIX, 9 marzo 2020
Battitura di ferri sulle ringhiere a Marassi, Imperia e Sanremo. A Pontedecimo appese le lenzuola. A Marassi dieci minuti di battitura di ferri sulle ringhiere (video qui sopra), a Imperia e Sanremo quattro. A Pontedecimo invece sono state appese lenzuola. È cominciata tra ieri sera e stamattina anche in Liguria la protesta all'interno delle carceri per le limitazioni ai colloqui dei detenuti a causa del coronavirus. In gran parte della Liguria non si è ancora arrivati ad una protesta violenta ma è stata espressa solidarietà a tutti gli altri detenuti in lotta. Situazione critica invece alla Spezia, dove è durata circa un'ora una rivolta nel carcere di Villa Andreini.
La Polizia penitenziaria ha proclamato la massima allerta. Anche alla luce del fatto che nelle prossime ore saranno trasferiti nelle carceri liguri i "rivoltosi" di Modena. Duro il commento di Michele Lorenzo, segretario regionale Del Sappe: «In questo stato di allarme generale si vede la debolezza di chi deve prendere le decisioni. E parlo dei vertici dell'amministrazione dal Ministro al capo dipartimento. La protesta non deve dilagare. Abbiamo i turni raddoppiati a causa dello stato di allerta e dimostra come la coperta dell'organico sia corta e insufficiente».
La Spezia, rivolta per un'ora nel carcere di Villa Andreini - È durata circa un'ora la rivolta dei detenuti nel carcere di Villa Andreini. Urla e proteste da parte dei detenuti. Alcuni di loro (circa 5) sono saliti sul muro di cinta. Il direttore e la polizia penitenziaria in tenuta antisommossa hanno cercato di mediare. Le forze dell'ordine sono state mobilitate anche nel parcheggio. La protesta è scattata intorno alle 13.30, poi è rientrata.
Il Dubbio, 9 marzo 2020
Un consigliere comunale della città pugliese conferma al telefono: «Sono diversi i casi di gruppi di detenuti che si sono appropriati con la forza di vetture per allontanarsi dalla città, ma molti sono già stati arrestati». Sparatoria con inseguimento in via Bari, in pieno centro urbano. Durante la rivolta nel carcere, presi in ostaggio anche alcuni psicologi. Da Foggia la voce di un consigliere comunale sconvolto: «È tutto vero, i detenuti evasi dal carcere hanno fatto rapine, hanno rapinato soprattutto autovetture, con l'obiettivo di procurarsi mezzi per allontanarsi dalla città».
Il rappresentante dell'assemblea cittadina, che chiede di mantenere l'anonimato, spiega di non avere «conferme immediate di sparatorie con gli agenti» o di «scorribande di evasi che si aprono la strada per fuggire armi in pugno. Risulta anche a me, comunque, che diversi di loro siano già stati intercettati e tratti in arresto».
Ma nella città pugliese il clima è generale di terrore. Già da un'ora, oltre ai filmati che mostrano frotte di reclusi tranquillamente in uscita dalle recinzioni e a stento affrontati dalle forze dell'ordine, sono ormai numerosissimi i vocali che circolano sui social, e di cui è impossibile verificare l'autenticità, di persone sconvolte che comunicano ai propri cari di aver visto, per esempio, gruppi di persone rapinare officine meccaniche per appropriarsi delle automobili, o addirittura di aver udito il fragore di sparatorie.
Si è certamente verificata una sparatoria con inseguimento in via Bari, nel cuore della città, a diversi chilometri di distanza dalla Casa circondariale, avvenuta fra forze dell'ordine e alcuni degli evasi che non sono ancora stati intercettati, che sarebbero una ventina secondo le ultime informazioni diffuse dalla Questura di Foggia. Confermata anche la presa in ostaggio, all'interno del penitenziario, persino di alcuni psicologi in servizio per l'assistenza ai detenuti. Sarebbero stati tutti liberati e tratti in salvo, riferiscono alcuni agenti in servizio presso la Casa circondariale della città pugliese.
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