livornopress.it, 29 gennaio 2020
Il Garante dei Detenuti del Comune di Livorno Giovanni De Peppo ha accompagnato un gruppo di detenuti della Casa Circondariale in visita alla mostra "Modigliani e l'avventura di Montparnasse". "Abbiamo visto l'emozione che solo un dipinto di Modigliani riesce a dare nei volti di sei detenuti della Casa Circondariale delle Sughere che oggi hanno visitato la mostra che sta raggiungendo ragguardevoli risultati di visitatori. Sei detenuti che, grazie ad un lavoro di squadra tra la Direzione dell'Istituto gli Assessorati al Sociale e alla Cultura e il Magistrato di Sorveglianza, hanno potuto avere il privilegio, al pari di tanti cittadini di ammirare la mostra.
La visita ideata dalla psicologa del Carcere dott.ssa Michela Salvetti è stata preparata in Istituto dalla professoressa Nadia Marchioni curatrice d'arte. Accompagnati dalla sapiente guida della dott.ssa Annalisa Castagnoli dello Staff del Museo di Livorno con la collaborazione della Responsabile dott.ssa Laura Dinelli si è realizzato il sogno di persone che stanno costruendo un percorso di riabilitazione dove la presenza della bellezza e dell'arte rappresenta un fondamentale stimolo al cambiamento e alla crescita personale. Le spiegazioni e le riflessioni sul percorso artistico di Modigliani e dei suoi contemporanei hanno acceso curiosità e interesse nei detenuti su un artista che rappresenta un fenomeno unico in una realtà ricca di cultura artistica come gli anni del primo novecento.
La visita ha rappresentato per i detenuti anche un'occasione per affacciarsi sulla particolare e ricca di storia struttura del quartiere Venezia e la dott.ssa Castagnoli non ha tralasciato di raccontare della particolare e straordinaria crescita della nostra città grazie alle Leggi Livornine che hanno dato opportunità di tolleranza e armonia tra comunità e nazioni diverse in una città capace di rispetto dei diritti di tutti. I detenuti alla fine della loro visita, accompagnati dalla volontaria della Caritas Rita Romboli e dal Garante dei detenuti Giovanni De Peppo sono stati riaccompagnati in Carcere grazie alla disponibilità di un mezzo messo a disposizione dalla SVS di Livorno".
di Fiorenza Sarzanini
Corriere della Sera, 29 gennaio 2020
Il timore di un'ondata di partenze era stato evidenziato nelle scorse settimane, durante i giorni di altissima tensione in Libia. E si è concretizzato nelle ultime ore. Perché gli oltre 400 migranti che sbarcheranno oggi a Taranto dalla Ocean Viking e gli altri 300 che sono stati soccorsi dalla Alan Kurdi - in viaggio verso Malta - e dalla Open Arms, potrebbero essere presto raggiunti da migliaia di altre persone in fuga dal conflitto libico. Ma anche dalla Tunisia. Un flusso che rischia di intensificarsi con la bella stagione. E che potrebbe creare problemi per quanto riguarda l'accoglienza.
Dopo la scelta dell'ex ministro dell'Interno Matteo Salvini di ridurre drasticamente gli stanziamenti per i centri che si occupano dei richiedenti asilo, gli ultimi bandi di gara sono andati deserti. E dunque si dovranno cercare strade alternative, tornando a chiedere all'Europa il rispetto delle intese. Se è vero che al momento la distribuzione continua a funzionare, è pur vero che ci sono state tensioni con Malta. E non è escluso - qualora il numero degli arrivi dovesse aumentare - che anche altri Paesi europei decidano di tirarsi indietro. E Salvini va all'attacco del governo "che ha impiegato quattro giorni per concedere un porto sicuro". "È sequestro di persona solo quando sono coinvolto io? E allora ci vediamo in tribunale. A metà febbraio il Senato deciderà se devo andare a processo, invito Conte e Lamorgese con me".
Lo sbarco concordato - Sono 403 i migranti che arriveranno oggi a Taranto. Tra loro anche 12 donne incinte. Il via libera all'approdo è arrivato dopo l'accordo con altri Stati - tra cui Francia e Germania - per l'accoglienza, ma poi si dovrà vedere quale sarà davvero la destinazione finale. Ieri Malta ha accettato di far arrivare la Alan Kurdi con 77 naufraghi, ma poi ha escluso di poter accettare la Open Arms che ne ha soccorsi 237 e rimane in attesa del permesso di sbarco. E nei prossimi giorni altre imbarcazioni potrebbero far rotta verso l'Italia. Proprio ieri Alarm Phone, il servizio per chi è in difficoltà nel Mediterraneo, ha confermato che "negli ultimi 5 giorni sono arrivate segnalazioni su 9 imbarcazioni con un totale di circa 650 persone a bordo". Dati che confermano una tendenza: al 27 gennaio sono giunti nel nostro Paese 1.300 migranti contro i 155 dello scorso anno.
I 7.000 in attesa - Ieri la ministra Luciana Lamorgese ha assicurato che "il lavoro sul memorandum Italia-Libia è terminato e adesso attendiamo il via libera della Farnesina", ma si tratta comunque di un'intesa che difficilmente potrà essere operativa visto che il conflitto tra il presidente Al Sarraj e il generale Khalifa Haftar è tuttora in corso.
Secondo le ultime analisi ci sono almeno 7.000 stranieri determinati a lasciare la Libia e, come accaduto anche in passato, le partenze potrebbero essere utilizzate dalle due parti anche come strumento di pressione nei confronti dell'Europa. A questo si aggiunge l'allentamento dei controlli da parte della Tunisia che ha determinato la partenza di numerose imbarcazioni - gommoni o pescherecci - e l'arrivo di piccoli gruppi di migranti sulle spiagge o comunque lontano dai porti. I cosidetti "sbarchi fantasma" che risulta abbiano preso nuovamente vigore.
La carenza di posti - Al momento il Viminale sta facendo fronte all'accoglienza utilizzando tutte le strutture disponibili, ma se la situazione dovesse peggiorare bisognerà trovare soluzioni alternative. I decreti sicurezza approvati dal governo formato da Lega e M5S hanno infatti ridotto, in alcuni casi dimezzato, il rimborso per le associazioni e le società che si occupano dei richiedenti asilo in attesa di risposta provvedendo alla loro sistemazione, oltre al vitto e all'alloggio.
Nella maggior parte dei centri non possono più esserci quei servizi per favorire l'integrazione come gli insegnanti di italiano, i consulenti legali e i mediatori e molte organizzazioni preferiscono non partecipare alle gare per aggiudicarsi le commesse. Ecco perché all'interno del governo c'è chi sollecita una revisione delle norme, auspicata dal presidente Sergio Mattarella, proprio per non trovarsi impreparati se il contesto dovesse peggiorare.
di Michele Marsonet*
Il Dubbio, 29 gennaio 2020
Battere le fake news ricercando la verità assoluta? Un errore. Molti sono convinti che libertà e verità siano intimamente connesse e che non si possa essere liberi senza il possesso della verità. Non è così. Si può essere liberi solo costruendo un concetto limitato e parziale di verità.
Oggi si afferma spesso che l'inscindibilità di osservazione e teoria conduce alla relativizzazione di ogni discorso intorno al mondo circostante, e ciò significa che non è lecito affermare che il mondo rappresenta il criterio ultimo per distinguere il vero dal falso. In altre parole, risulta impossibile - pena la caduta nel ragionamento circolare - separare il mondo dalle teorie da noi costruite e utilizzate per parlarne; per far questo avremmo bisogno di un punto di vista superiore e neutrale, vale a dire di quella che Hilary Putnam definisce "visione dell'occhio di Dio".
Il risultato, in ultima istanza, è che ogni discorso sul mondo è relativo alle teorie di cui attualmente disponiamo. La principale caratteristica degli esseri umani, che è poi quella che li distingue da tutti gli altri prodotti dell'evoluzione naturale, è la loro capacità di idealizzare e di vedere le cose non solo come sono attualmente, ma anche come potrebbero o dovrebbero essere. Questo spiega perché, ad esempio, la nostra evoluzione non è soltanto naturale e biologica, ma pure culturale e normativa. Ciò di cui disponiamo, in ogni particolare epoca storica, è un genere limitato di conoscenza, dove l'aggettivo "limitato" si riferisce a tutte le condizioni particolari storiche, culturali, sociali, politiche, tecnologiche, etc. - che sono in grado di determinare gli obiettivi della nostra ricerca.
Non esiste quindi la conoscenza "definitiva". Quest'ultimo tipo di conoscenza, d'altro canto, è connessa alla nozione idealizzata di scienza "perfetta". Il problema è che tanto l'ideale della scienza perfetta quanto quello della verità definitiva sono necessari al perseguimento pratico dell'impresa scientifica. Possiamo - e dobbiamo - comprendere il divario esistente tra "reale" e "ideale". Ma nello stesso tempo, utilizzando la succitata capacità di idealizzazione e costruendo "mondi possibili", riusciamo in qualche modo a colmare tale divario proiettandoci nelle circostanze ideali che renderebbero realizzabile una tale operazione.
Ed è pure opportuno rammentare che non vi sarebbe alcuna scienza senza la nostra abilità di idealizzare e di prevedere circostanze e stati di cose possibili. Ne risulta pertanto che è errato accusare il coerentismo per il fatto che non fornisce alcuna definizione di verità. In realtà, una simile definizione non rientra nei suoi obiettivi, né potrebbe fornirla senza contraddirsi.
Risulta allora difficile capire cos'altro potrebbe essere la verità se non coerenza ideale, dal momento che il fatto che una proposizione sia vera equivale al suo essere coerente rispetto a un insieme ideale di dati. Anche in questo caso è la presenza dell'idealizzazione a impedirci di ottenere - mediante la coerenza - la verità assoluta. Nella pratica il divario tra verità "presunta" e "accertata" continua infatti a manifestarsi, e soltanto delle circostanze ideali (ovviamente non conseguibili praticamente) potrebbero colmarlo.
E, anche nella ricerca scientifica, la separazione fra reale e ideale limita il nostro orizzonte cognitivo. È molto importante sottolineare che questa linea di ragionamento può essere applicata fruttuosamente nel campo dell'analisi politica e sociale. Lo capì molto bene Isaiah Berlin, che al tormentato rapporto tra verità e libertà ha dedicato alcune delle sue pagine più belle. Dalle precedenti considerazioni discende infatti una conseguenza che può risultare, in apparenza, paradossale.
Quando oggi si parla di fake news, si dimentica spesso di sottolineare che soltanto in un contesto caratterizzato dalla libertà di opinione può svilupparsi la battaglia a favore della verità. Se le autorità governative decidono in anticipo cosa è vero e cosa è falso, come accade per esempio in un regime monopartitico come quello cinese o anche in un sistema apparentemente democratico come Singapore, è inevitabile che il problema delle fake news neppure si ponga, poiché il confine tra verità e falsità è già stato stabilito in anticipo da chi detiene il potere.
Ne consegue che, rifacendoci alla storia del pensiero occidentale, non è detto che Platone avesse completamente ragione e i Sofisti del tutto torto. Se si ha in mente una concezione rigida della verità al fine di garantire la completa correttezza dell'informazione, si corre il rischio di perseguitare tutti coloro che non concordano con la concezione anzidetta.
Se, invece, ammettiamo che la verità abbia a che fare anche con la persuasione, e che a volte il suo uso strumentale possa giovare alla convivenza civile, allora si lascia il giusto spazio alla differenza d'opinione consentendo a più soggetti di partecipare al dibattito adottando punti di vista diversi. Molti sono convinti che libertà e verità siano intimamente connesse, e che non si possa essere liberi senza il possesso della verità. Tuttavia non è così.
Come dimostra l'esempio dei grandi sistemi totalitari e delle concezioni religiose monolitiche, che non attribuiscono alcun ruolo al dissenso, chi è convinto di possedere la "Verità" (con la V maiuscola), è per forza di cose portato a colpire - anche nel senso fisico del termine - tutti coloro che non concordano con i suoi schemi mentali e concettuali.
Questo significa che si può essere liberi soltanto costruendo un concetto limitato e parziale di verità, riconoscendo al contempo che chi è in disaccordo non dev'essere ipso facto condannato e bandito. Ogni pretesa di verità assoluta lede la libertà mia e quella altrui, mettendo così in pericolo il bene più prezioso che gli esseri umani possiedono.
*Ordinario di filosofia della scienza all'Università di Genova
di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 29 gennaio 2020
Il governo aveva promesso interventi in nome dei diritti umani, ma con Tripoli è difficile parlare e scatterà il rinnovo automatico. "La nostra parte l'abbiamo fatta", dice Luciana Lamorgese. Ma - aggiungono dal Viminale con Tripoli è diventato difficile interloquire, trovare funzionari del governo che si siedano a un tavolo.
E il fatto è che i centri di detenzione in Libia non sono stati svuotati, l'Onu ha appena pubblicato un nuovo report sui luoghi di tortura, la guardia costiera appare e scompare a suo piacimento riconsegnando i migranti nelle mani dei trafficanti o lasciandoli senza soccorsi, come è avvenuto nell'ultimo weekend con1000 persone in mare. E domenica 2 febbraio il Memorandum Italia-Libia si riterrà automaticamente prorogato.
Così com'è. Perché delle condizioni che l'Italia aveva sollecitato tre mesi fa per rinegoziare gli accordi nulla si è verificato. "Stiamo lavorando a livello di uffici. Non c'è niente da dire", taglia corto la sottosegretaria agli Esteri del Pd Marina Sereni che tre mesi fa aveva sottolineato l'urgenza di ottenere dal governo di Al Serraji l'impegno a svuotare e chiudere i centri di detenzione dove migliaia di migranti continuano ad essere torturati, abusati, violentati, uccisi. La patata bollente è ferma nelle mani della Farnesina.
Lo sottolinea la ministra dell'Interno Luciana Lamorgese. "Sul memorandum Italia-Libia è stato costituito un gruppo di lavoro: abbiamo terminato di definire gli interventi da portare avanti e attualmente siamo in fase di chiusura. Non appena avrà il via libera anche da parte del ministero degli Esteri, dato che abbiamo lavorato congiuntamente, andrà avanti. Quindi speriamo di poterlo portare a compimento nel giro di poco tempo".
Poi toccherà alla Farnesina negoziare con Tripoli ma intanto la commissione italo-libica che avrebbe dovuto insediarsi ai primi di novembre dopo che l'Italia (nei tempi previsti dal Memorandum) ne aveva formalmente sollecitato la convocazione non ha finora prodotto nulla. E dunque intanto gli accordi saranno prorogati per i prossimi tre anni alle stesse condizioni. Nella speranza (o nell'illusione) che un giorno il governo libico trovi il tempo e la voglia di garantire il rispetto dei diritti umani all'interno dei centri, il governo evidentemente resta dell'idea che quel patto va salvato comunque.
Anche se le modifiche restano solo un'intenzione (dell'Italia). Domenica i radicali italiani daranno vita ad un presidio davanti Montecitorio per chiedere l'immediata sospensione degli accordi. A novembre la maggioranza si era mostrata compatta nella decisione di non buttare a mare il Memorandum ritenuto strumento "strategico e irrinunciabile" nella gestione dei flussi migratori. A patto che venisse rinegoziato a garanzia del rispetto dei diritti umani e della trasparenza nell'operato della guardia costiera libica soprattutto dopo lo scandalo (dimenticato?) del ruolo del noto trafficante Bija accreditato in una delegazione libica in visita in Italia.
Rinegoziazione che può aspettare nonostante il pesantissimo nuovo report al Consiglio di sicurezza del segretario generale dell'Onu Antonio Guterres che scrive: "Nei centri le persone vengono sistematicamente sottoposte a detenzione aribitraria e torture". Un dossier di 17 pagine pieno di orrori, abusi, violenze, rapimenti, omicidi, in cui Guterres mette sullo stesso piano trafficanti di uomini e funzionari governativi.
Un migliaio le persone in fuga dalla Libia nelle ultime 72 ore, tre navi umanitarie (che ne hanno salvate 740) impegnate in dieci soccorsi e la guardia costiera di Tripoli, quella pagata, formata e attrezzata con i soldi italiani (150 milioni dal 2017 al 2019), che si volatilizza limitandosi a rilanciare gli Sos arrivati da gommoni e barconi. Fortuna per i migranti che (alcuni al quarto, persino al quinto tentativo) riusciranno a sbarcare in Italia e a Malta dopo che la commissione europea ha provveduto alla ripartizione di buona parte dei migranti tra i Paesi dell'accordo di Malta al quale - ha annunciato Lamorgese - ha dato la disponibilità ad aggiungersi anche la Romania. A Taranto questa mattina sbarcano i 403 della Ocean Viking di Sos Mediterranée e Msf, a La Valletta i 77 della tedesca Alan Kurdi mentre resta in attesa di un porto la spagnola Open Arms, ieri al suo terzo soccorso in 24 ore, con 237 persone a bordo.
di Riccardo Noury
Corriere della Sera, 29 gennaio 2020
Domani, 29 gennaio, sarà trascorso un anno dall'entrata in vigore del "Protocollo sulla protezione dei migranti", una denominazione di cui George Orwell sarebbe andato fiero, a seguito della quale l'amministrazione Trump ha iniziato a respingere forzatamente persone in Messico nell'attesa che la loro richiesta di asilo politico venisse esaminata. Quella politica, che opportunamente è conosciuta col nome "Rimanete in Messico" ha fatto sì che dal gennaio 2019 circa 60.000 persone giunte al confine statunitense dopo aver attraversato tutto il Messico sono state costrette a restare in quest'ultimo paese in una situazione di rischio estremo.
Nell'ultimo anno Amnesty International ha ascoltato testimonianze di terribili atti di violenza contro donne incinte, minori non accompagnati, persone con disabilità, omosessuali. Vi sono state, nello stesso periodo, 816 denunce di rapimento, estorsione, stupro, tortura e omicidio ai danni di richiedenti asilo bloccati in Messico.
La politica "Rimanete in Messico", che ha rovesciato la tradizionale politica statunitense di esaminare le richieste di asilo all'interno della frontiera, ha dato luogo a una crisi tale per cui meno del 5 per cento dei richiedenti asilo bloccati in Messico sono stati in grado di avere assistenza legale. Oltre alla violenza e alle procedure sommarie vigenti per determinare lo status di rifugiato, a rendere il Messico un paese non sicuro è la circostanza che le autorità di questo stato rimandano a loro volta indietro i richiedenti asilo verso i luoghi di origine: soprattutto El Salvador, Guatemala e Honduras, paesi in cui la violenza continua a essere generalizzata e i tassi di omicidio sono da quattro a otto volte più alti di quelli che l'Organizzazione mondiale della sanità considera "epidemici". Amnesty International ha chiesto al Congresso di togliere i finanziamenti a questa politica inumana.
di Liana Milella
La Repubblica , 28 gennaio 2020
Italia viva sta ragionando sull'idea di respingere alla Camera e al Senato la relazione annuale sullo stato della giustizia del ministro. È ormai una battaglia senza quartiere quella dei renziani contro il Guardasigilli Alfonso Bonafede e la sua idea di giustizia. Dall'attacco sulla prescrizione, in queste ore, Italia viva sta ragionando sull'idea di respingere alla Camera e al Senato la relazione annuale sullo stato della giustizia del ministro.
di Luigi Ferrannini e Gianfranco Nuvoli*
Avvenire , 28 gennaio 2020
Caro direttore, le scriviamo in seguito all'articolo pubblicato il 21 gennaio su "Popotus", il supplemento che offre a misura di bambino temi e notizie da giornale degli adulti, sul tema "Anziani in prigione. Uscire, perché?". E lo facciamo da medici e componenti del Comitato direttivo dell'Associazione italiana di psicogeriatria.
di Errico Novi
Il Dubbio , 28 gennaio 2020
L'esito delle Regionali si abbatte anche sulla riforma Bonafede. "I rapporti di forza non cambiano". Parola di Vito Crimi. Che è il capo politico reggente. E che pronuncia la frase dopo essere stato interpellato sulla prescrizione. Una risposta neppure troppo indiretta ad Andrea Orlando.
di Simona Musco
Il Dubbio , 28 gennaio 2020
Dopo la maxiretata del magistrato antindrangheta, l'ex pg di Catanzaro aveva osato parlare di indagini evanescenti. La sezione disciplinare del Csm ha disposto il trasferimento d'ufficio per il Pg di Catanzaro Otello Lupacchini, destinandolo alla Procura generale di Torino come sostituto Pg. Il "tribunale delle toghe" ha accolto la richiesta avanzata dal ministro della Giustizia Bonafede e dal Pg della Cassazione Giovanni Salvi, che hanno avviato l'azione disciplinare nei confronti dell'ormai ex procuratore generale di Catanzaro accusandolo di aver "delegittimato" il procuratore della Dda Nicola Gratteri.
Nei giorni scorsi, Lupacchini aveva sottolineato che alla base delle sue critiche non c'era alcuna intenzione di denigrare i magistrati del Distretto e il loro operato, ma soltanto di sollecitare una riflessione su circostanze e criticità nei rapporti istituzionali tra Procure. L'avvocato Ivano Iai, difensore del magistrato, ha invece sottolineato l'assenza di fumus di fondatezza dell'azione disciplinare e l'insussistenza dell'urgenza di provvedere alla misura poiché l'ufficio di Procura generale garantisce il buon andamento della giustizia nel Distretto di Corte d'appello di Catanzaro.
Il casus belli, l'ultimo di una lunga, serie sta nelle considerazioni fatte da Lupacchini nel corso di un'intervista rilasciata a TgCom 24, all'indomani del maxi blitz "Rinascita- Scott", che a dicembre ha portato all'arresto di oltre 330 persone: il pg lamentò un mancato coordinamento tra la procura antimafia e quella generale, definendo "evanescenti" le inchieste dei colleghi guidati da Gratteri e affermando di aver saputo dagli arresti solo dalla stampa, "evidentemente molto più importante della procura generale contattare e informare". Da qui, su richiesta dei consiglieri del Csm di Area e Magistratura Indipendenti, la prima commissione del Csm ha aperto una pratica per verificare se sussistano o meno i presupposti per un trasferimento per incompatibilità ambientale, pratica conclusasi con il trasferimento d'ufficio del magistrato.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio , 28 gennaio 2020
Per l'ex consigliera del Csm: "Bisogna mettere da parte il panpenalismo che non risolve nulla". "Le riforme degli ultimi anni? Hanno avuto tutte un denominatore comune: stravolgere il codice accusatorio del 1989". Paola Balducci, docente di esecuzione penale alla Luiss ed ex componente del Consiglio superiore della magistratura, è critica con la proposta di riforma del processo penale voluta del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.










