di Gianni Riotta
La Stampa, 25 novembre 2019
La morte è nemica dei conservatori. Non pensate all'affresco del Trionfo della Morte di Palermo del XV secolo o all'enigmatica Morte che gioca a scacchi col Cavaliere nel film classico di Bergman. Più pragmaticamente, uno studio dell'Università di Chicago, in corso dal 1972, dimostra come ogni anno, con la scomparsa delle vecchie generazioni, le nuove assumano posizioni più aperte in politica, religione, diritti civili, sessualità, cultura, scienza.
Già nel XIX secolo i giovani patrioti romantici sfidarono i poteri assoluti, rivendicando libertà, giustizia, fratellanza: ricordate Silvio Pellico? Quello spirito, che sembrava spento nell'era della crisi, del cinismo nichilista e degli algoritmi, torna a soffiare possente, impaurendo despoti e irritando intellettuali pantofolai, ma incoraggiando, ovunque, donne e uomini liberi. Le elezioni per i Consigli Distrettuali a Hong Kong erano, da sempre, noiosa routine per decidere sull'uso dei clacson in strada, roba minore, ma ieri oltre un milione e duecentomila cittadini si son messi in fila per votare, il doppio del 2015.
Sanno di poter eleggere solo una frazione dei 452 consiglieri, sanno che i lealisti al governo comunista cinese saranno in maggioranza tra i 1200 membri del Consiglio Legislativo, la Camera dell'ex colonia inglese, eppure rischiano in proprio per mandare due messaggi.
Il primo, di solidarietà, agli studenti che da mesi chiedono il rispetto per la Basic Law, la costituzione locale, il secondo al presidente cinese Xi Jinping, perché imponga alla leader della città, Carrie Lam, di non soffocare nel sangue la battaglia per i diritti civili dei ragazzi, a lungo asserragliati al Politecnico.
Giovani e giovanissimi seguono la Greta Thunberg nella crociata per un'economia verde, marciano in India contro il caroprezzi del nazionalista Modi, in Russia contro l'arroganza di Putin, in Sudan contro le cricche delle ruberie, in Egitto, nello spirito del povero Regeni, protestano per le brutalità della giunta militare, vanno in piazza in Tunisia, Algeria, Cile, Iraq, Libano, Kashmir.
Da noi, le cosiddette "sardine" stanno battendosi contro la deriva nazionalista della destra, ribelli ai media petulanti e a una sinistra preda di giochi meschini. Ciascuno di loro ha obiettivi, culture e organizzazioni diverse, sarebbe sbagliato farne un 2019 eco globale de11968, hanno le app non il ciclostile.
Ma il mondo non è mai stato così giovane, siamo 7,7 miliardi e il 41% ha meno di 24 anni! In Africa il 41% della popolazione ha meno di 15 anni: vero che Europa, Giappone, Usa e presto Cina, invecchiano, ma davvero pensiamo, come decrepiti Re, Imperatori e Zar dell'Ottocento, di ingabbiare la loro energia vitale?
Davvero vogliamo delegare alla Morte il compito di cambiare il mondo, o vogliamo invece, noi figli del boom economico 1946-1964, ascoltare figli e nipoti? "Ok boomer", "siete i soliti figli del boom", è lo slogan con cui i giovani irridono noi padri. Non è una frusta guerra tra generazioni, si tratta di capire che il XXI secolo vuol progredire senza corruzione, repressione, ignoranza. L'ansia dispotica che Putin e i suoi vassalli scommettono dominante, sarà dunque sconfitta. Dove vuol schierarsi l'Italia in questa battaglia epocale, con le giovani libertà vittoriose o con i decrepiti spettri del passato perdente?
di Monica Ricci Sargentini
Corriere della Sera, 25 novembre 2019
È giallo sulla morte di una fotografa freelance a Santiago del Cile. Albertina Martines Burgos, 38 anni, è stata trovata senza vita la notte del 21 novembre nel suo appartamento in centro. Sul corpo segni evidenti di percosse e ferite da taglio.
E il gruppo "Ni una menos Chile" chiede che sia fatta chiarezza sul movente dell'omicidio: "Albertina stava documentando la situazione in Cile e partecipava attivamente come fotografa alle manifestazioni - scrive su Instagram il movimento femminista. Esigiamo che siano chiarite le cause della sua morte, senza dimenticare che né il suo pc né la sua macchina fotografica erano nell'appartamento quando è stata trovata. Non dimenticheremo il suo nome, non dimenticheremo il suo volto".
La donna lavorava per il canale televisivo Megavision, soprattutto come assistente luci, ma la sua vera passione era la fotografia. Negli ultimi giorni si era unita alle manifestazioni di protesta contro il governo di Sebastiàn Phiera. Le circostante del decesso, però, non sono ancora chiare. L'allarme lo ha lanciato la madre che, non avendo più notizie della figlia, con l'aiuto di un fabbro ha forzato la porta chiusa a chiave dell'appartamento.
Dalla casa, oltre ai supporti fotografici, sono spariti anche degli oggetti preziosi, forse un tentativo di simulare una rapina. "Stiamo indagando su un caso di presunto omicidio", ha fatto sapere la pm Débora Quintana. Gli amici, però, hanno invitato i mezzi di comunicazione a non dare risalto a ipotesi che, per ora, sono prive di conferma: "Siamo compagni e amici di Albertina.
Vogliamo chiarire che ufficialmente non ci sono informazioni sulla morte - hanno scritto sui social network. Nel contesto delle rivolte di questi giorni sappiamo che era presente al corteo di giovedì 14 novembre per la prima volta e sappiamo che la nostra cara Bety aveva un po' paura di assistere alle manifestazioni, quindi vogliamo chiarire che Albertina non stava registrando nulla. Chiediamo rispetto per la sua famiglia, i suoi amici e colleghi. In attesa di giustizia per la nostra amica".
La morte di Albertina segue quella di Daniela Carrasco, 36 anni, artista di strada travestita da clown che chiamavano "El Mimo" e che si esibiva fra Santiago e la sua città, il comune di Pedro Aguirre Cerda, nella periferia della capitale. La donna era stata trovata i120 ottobre impiccata ad una recinzione alla periferia di Santiago.
All'inizio gli attivisti e il sindacato nazionale degli attori non volevano credere all'ipotesi del suicidio anche perché Daniela era stata arrestata proprio il giorno prima dalla polizia. Ma ieri una sua lettera ha confermato che Carrasco si è tolta la vita per motivi personali. È chiaro che, in un Paese attraversato da un mese di proteste contro le ineguaglianze, ogni morte provoca accuse e sospetti. Che la polizia stia usando tecniche repressive contro le "manifestazioni pacifiche" è stato accertato da Amnesty International che ha parlato di uso di armi letali e di gravi violazioni dei diritti umani. Dal 18 ottobre sono 23 le persone ufficialmente decedute, oltre a migliaia di feriti. Migliaia anche le denunce per maltrattamenti da parte della polizia e 70 quelle per violenza sessuale.
di Alessio Ribaudo
Corriere della Sera, 25 novembre 2019
Il fondatore di Wikileaks, detenuto in un carcere britannico dallo scorso maggio, potrebbe morire in prigione senza cure "urgenti". Lo scrivono 60 medici di diversi paesi in una lettera aperta indirizzata al ministro dell'Interno Priti Patel.
"Senza cure urgenti Julian Assange potrebbe morire". In sintesi è questo il contenuto di una lettera aperta indirizzata al ministro dell'Interno britannico, Priti Patel, da una sessantina di diversi Paesi che denunciano come il fondatore di Wikileaks soffra di problemi fisici e psicologici (tra cui la depressione), tali da dover essere curato in un ospedale "attrezzato e con personale esperto".
Assange, 48 anni, dallo scorso maggio è detenuto è detenuto nel carcere di Belmarsh, nel sudest di Londra, per aver violato i termini della libertà vigilata. Sta scontando una pena a 50 settimane e il 24 febbraio 2020, il tribunale di Westminister dovrà cominciare il dibattimento per sulla richiesta di estradizione presentata dagli Stati Uniti che lo hanno accusato di spionaggio. Fra i 18 capi d'imputazione c'è anche quello di aver messo a rischio fonti governative Usa con la pubblicazione di centinaia di migliaia di cablogrammi e documenti riservati sulle manovre dell'esercito americano in Iraq e in Afghanistan.
Assange, dal 2012, si era rifugiato nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra che gli aveva concesso il diritto di asilo per evitare l'estradizione in Svezia. A febbraio inizieranno le udienze sulla richiesta di estradizione degli Usa. Secondo quanto riferito da Skynews il pool dei medici composto non solo da europei ma anche da australiani e Srilankesi, nella lettera diffusa da WikiLeaks, afferma che "da un punto di vista medico, sulle indagini attualmente disponibili, nutriamo serie preoccupazioni riguardo all'idoneità del signor Assange ad essere processato nel febbraio 2020" e "soprattutto è nostra opinione che necessiti di una valutazione medica urgente da parte di esperti sul suo stato fisico e psicologico". Altrimenti, avvertono, "nutriamo serie preoccupazioni che possa morire in prigione".
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 24 novembre 2019
Il presidente uscente della Consulta: "La Costituzione è ancora attuale, ma oggi è poco condivisa. La criminalità esiste, ma non deve diventare un'ossessione. È una malattia di ogni società, se diventa un'ossessione il rischio è affidarsi a improbabili guaritori". Tra un paio di settimane il presidente Giorgio Lattanzi lascerà la Corte costituzionale, dopo nove anni di appartenenza e quasi due trascorsi alla sua guida. Un periodo nel quale le decisioni della Consulta hanno avuto grande impatto politico e sociale, suscitando in alcuni casi reazioni polemiche: dalle sentenze sulle leggi elettorali a quella sul "fine vita", fino alla recentissima pronuncia sui permessi premio ed ergastolo ostativo.
di Sergio Moccia
Il Manifesto, 24 novembre 2019
Con lo scontro nella maggioranza sulla prescrizione, la questione giustizia torna all'ordine del giorno nel dibattito politico. Ed è giusto che sia così. Non è questione di aridi tecnicismi, ma di offesa o difesa di diritti fondamentali, sanciti in Costituzione e nella Convenzione europea dei diritti dell'uomo.
di Marco Procopio
Il Fatto Quotidiano, 24 novembre 2019
Antigone: "Troppo potere agli agenti". Dap: "Più organizzazione". Il decreto legislativo sul riordino delle forze dell'ordine attualmente al vaglio delle Commissioni parlamentari assegna alcune funzioni che in passato spettavano al direttore al comandante degli agenti penitenziari. I 5 stelle difendono la riforma mentre Leu chiede modifiche. No comment di Fiano (Pd) relatore del decreto.
agenziadire.com, 24 novembre 2019
Al congresso dei farmacisti ospedalieri il punto sull'assistenza sanitaria nelle carceri. "Il diritto alla salute deve essere garantito su tutto il territorio nazionale, senza alcuna limitazione", dice la presidente Serao Creazzola. "Siamo stati tra i primi a confrontarci pubblicamente sui temi dell'assistenza sanitaria in carcere. L'abbiamo fatto negli ultimi due anni con workshop, documenti e approfondimenti specifici, proprio perché siamo attenti al diritto alla salute in ogni condizione e verso ogni persona.
di Giusy Ferreli
La Nuova Sardegna, 24 novembre 2019
Gli avvocati discutono sulla paventata chiusura del "San Daniele". Nessuna nuova, buona nuova. Almeno per il momento. Nella scrivania di Maurizio Veneziano, provveditore regionale alle carceri, non è arrivato alcun provvedimento che decreta la chiusura del carcere di Lanusei.
Lo riferisce il sindaco Davide Burchi all'indomani dell'incontro con la massima autorità dell'amministrazione penitenziaria in Sardegna. "Tutto ciò - commenta l'amministratore comunale - fa ben sperare perché chiudere un istituto di pena e organizzare il trasferimento dei detenuti non è un'impresa di poco conto".
Il primo cittadino, nella sua duplice veste di amministratore e avvocato del Foro ogliastrino, incassa le rassicurazioni del funzionario statale, incontrato mercoledì sera a Cagliari, ma continua a tenere alta la guardia dopo le indiscrezioni sulla possibile chiusura della casa circondariale rilanciate dal deputato e segretario regionale della Lega, Guido De Martini, prima e dall'assessore regionale ai Trasposti, l'ogliastrino Giorgio Todde, poi.
"È chiaro - chiosa il sindaco Burchi - che una scelta di questo genere avrebbe ripercussioni immediata anche sul Tribunale, già in affanno per la mancanza di giudici, e di conseguenza sull'intero territorio che non può sopportare ulteriori ridimensionamenti dei servizi".
I due scottanti argomenti saranno al centro dell'assemblea straordinaria delle toghe convocata per questa mattina da Gianni Carrus, presidente del Consiglio dell'ordine degli avvocati. Dalla riunione potrebbero scaturire nuove proteste in difesa del carcere che, già nel 2017 era finito sotto la lente d'ingrandimento del Ministero della giustizia.
Allora ci fu una mezza sommossa popolare che fermò ogni velleità di chiusura. A preoccupare gli operatori della giustizia e gli amministratori comunali, tuttavia, non è soltanto la ventilata(ma mai confermata) chiusura del carcere di san Daniele ma anche la carenza di organico nel presidio di giustizia ogliastrino.
Qui, i procedimenti, sia quelli penali sia quelli civili, stanno subendo innumerevoli rinvii a causa della mancanza di giudici e il timore è che non si riesca ad assicurare tempi ragionevoli per la celebrazione dei processi. Il terzo tassello della vertenza sui servizi riguarda, infine, la sanità. Anche in questo caso l'incertezza regna sovrana con l'ospedale ridotto ai minimi termini per mancanza di medici.
di Simone Canettieri
Il Messaggero, 24 novembre 2019
Il vicepresidente del Csm: "La riforma del Consiglio ha un aspetto punitivo, ho diverse perplessità". "Il Csm aveva già dato un parere, e aveva detto che era un errore una norma che entra in vigore nel 2020 per fare la riforma del processo penale. Se poi quella riforma non si fa? Creerà problemi di tipo pratico e giuridico, l'Italia non se lo può permettere", afferma il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura David Ermini, durante la Festa del Foglio a Firenze.
di Gian Paolo Ormezzano
Corriere della Sera, 24 novembre 2019
Parla il fondatore di Libera e del Gruppo Abele: "C'è una droga di cui nessuno parla, ma che produce effetti non meno devastanti: il potere". C'è la Torino buona dei santi operai (Bosco, Cafasso, Allamano...) contro diavoletti e spiritelli utili per sedute medianiche acchiappa gonzi e finte messe nere, del miracoloso Cottolengo contro la pubblicizzata beneficenza pelosa dei riccastri, del Sermig pro migranti contro il razzismo residuo (questi terroni...) o rinascente.
E del Gruppo Abele (dal 1965, primo nome Gioventù Impegnata) con oltre cinquanta attività diciamo di servizio, ergo contro gli ipocriti dell'assistenza, del bla-bla-bla del dire tanto senza fare nulla. Abele come quel buono che si sa, con il cattivo Caino che diceva "sono forse io il custode di mio fratello?", fondatore ancorché non ancora "don" Luigi Ciotti (Pieve di Cadore, 10 settembre 1945), famiglia operaia, all'inizio degli Anni 50 emigrata a Torino per lavoro, prima residenza il capannone del cantiere dove il padre di Luigi lavorava come muratore.
Devo passare alla prima persona, spero un bel po' singolare. Il giovane giornalista sportivo che incontra il giovane seminarista, e nasce un'amicizia forte che sta per compiere il mezzo secolo. Il giornalista che ha la prima figlia e la seconda e ha don Ciotti cioè l'amico Luigi o Gigi che gli manda in casa a fare da perfette baby sitter le ragazze strappate alla strada, alla prostituzione.
Il battesimo, padrino don Ciotti, del terzo figlio del giornalista officiato in un capannone industriale fra giovani che hanno lasciato la droga, cantano, brindano con vino rosso delle vigne di Bersellini allenatore del Torino. Forse è per tutto questo che posso fare a don Luigi Ciotti, adesso più noto in Italia come fondatore di Libera (1995) contro le mafie, un'intervista magari un po' diversa da quella quasi rituale del giornalista arrembante con e se del caso contro il personaggio celebre.
La prima domanda è preoccupata: ti voglio un bene pieno di riconoscenza e mi preoccupa la tua salute. Che ne è delle minacce di morte che accompagnano il tuo lavoro per Libera? Ti so scortatissimo, e una volta mi mettesti a parte di un piano circostanziato e terribile...
"Sono tenuto a non rendere pubblico questo risvolto del mio impegno. Posso dire che nel corso degli anni c'è stata una escalation grave ed allarmante, culminata con l'ordine di uccidermi emesso dal boss di Cosa Nostra Totò Riina, intercettato in carcere. Parlo di escalation, perché già negli anni Settanta il Gruppo Abele, impegnato anche contro le mafie della droga, riceveva minacce".
Accetteresti una carica politica?
"Me l'hanno offerta alcune volte: mai avuto dubbi a rifiutare. Politica è per un cristiano mettersi al servizio del bene comune, diretta conseguenza del servizio a Dio. Paolo VI definì la politica come "la più alta ed esigente forma di carità". Per questo nel mio piccolo ho sempre cercato di saldare Cielo e Terra, riconoscendo il volto di Cristo nei tanti "poveri cristi" incontrati nel mio cammino. Papa Francesco ha detto che la religione non esiste solo per preparare le anime al Cielo".
Cosa pensi delle Madonne e dei rosari di Salvini?
"Una bestemmia, un sacrilegio, un uso della religione offensivo, totalmente inaccettabile. Chi si professa credente e poi respinge i "poveri cristi" chiudendo porti e costruendo muri, calpesta lo spirito e l'essenza del Vangelo. Oltre che della Costituzione".
Tu, come Sandro Ciotti, celebre radiocronista, siete del Cadore: per nascita tu, per avi lui. Là c'era nel Medioevo una compagna di mercenari privi di anagrafe, per chiamarli dicevano "ehi tu" che in dialetto veneto fa "ciò-ti". Da qui compagnia dei Ciò-ti, dei Ciotti, e il vostro cognome. Una premonizione? La vocazione religiosa è una chiamata...
"Vocazione più che scegliere è essere scelti, strumenti di un disegno nel quale riconosciamo la nostra essenza. La mia la comprese il cardinale Pellegrino che, facendomi sacerdote, mi affidò come parrocchia la strada, dove Terra e Cielo spesso s'incontrano e si abbracciano".
Abbiamo un amico comune, Gianfranco Caselli, grande magistrato. Tu blando tifoso juventino assisteresti a un derby strizzato fra noi due supergranata?
"Ero ragazzo quando, inizio anni Sessanta, ho messo piede in uno stadio. Poche volte e stop. Penso che lo sport tutto e il calcio in particolare dovrebbero essere ripensati alla base, in funzione del loro valore sociale e del loro enorme potenziale educativo. Invece troppo spesso gli stadi diventano luoghi non di sport ma di insulti, di aggressione e persino d'infiltrazione mafiosa".
Liberalizzazione delle droghe leggere. A che punto siamo?
"È un tema delicato che non ammette semplificazioni. Occorre porsi il problema della domanda, non solo quello dell'offerta. Senza contare che le droghe sono già di fatto liberalizzate: il mercato è "affare" delle mafie, in concorso o lotta fra loro, secondo appunto logiche di mercato. Bisogna puntare su educazione, cultura, lavoro. Il problema della droga è quello di una società frantumata, diseguale, che deruba il futuro delle persone, ridotte a strumenti di profitto. E c'è poi una droga di cui nessuno parla, ma che produce effetti non meno devastanti: la droga del potere".
Te ne offro una dose teorica: hai a disposizione un atto di potere, e cosa fai?
"Niente. Non credo nel potere e dunque meno che mai nel potere assoluto. Credo nel costruire le cose insieme, nel noi. Bisogna liberarsi dall'io, che nel potere trova uno strumento di affermazione e di distruzione, ponendosi al di fuori ed al di sopra della vita. La vita non è in funzione dell'io, ma l'io della vita".
Guido Ceronetti scriveva che i torinesi, e tu ormai lo sei, fanno cose anche buone ma a condizione che non si sappia, per paura, nobile ma comoda, di dare disturbo. Io sono amico di Giampiero Boniperti, gloria juventina: lo dicono avaro, è generosissimo, guai se lo si sa...
"Si può vivere la propria ricchezza come un mezzo e non un fine. Come uno strumento per limitare diseguaglianze e ingiustizie sociali. Insomma è possibile non avere problemi economici ed essere generosi. Come Giampiero Boniperti".
Per non finire col calcio, come spesso a Torino accade: don Ciotti sa che io so che tanti anni fa una malattia era planata su di lui, eravamo preoccupati, lui ringrazia i medici, ma io dico che chi crede ai miracoli è autorizzato a pensarci su. D'altronde è un miracolo Libera nel Paese della supermafia, è un miracolo ormai "lungo" il Gruppo Abele, che è case, comunità, servizi di accoglienza, società editrice (due riviste, tanti libri), progetti in Africa e una sede in una vecchia fabbrica ristrutturata offerta da Gianni Agnelli, che apprezzò assai la vicinanza di don Ciotti al suo povero figlio suicida Edoardo, "fragile e profondo" secondo il sacerdote.
- Palermo. "Spunti di Cambia-Menti", domani convegno al carcere Pagliarelli
- Killer di donne in aumento: più carcere non serve a niente
- Caro Travaglio, ora ti spiego che cosa è la prescrizione
- Napoli. I detenuti di Secondigliano e il Golfo dietro le sbarre
- Carinola (Ce). Lavori di pubblica utilità, convenzione con Comune di Cancello ed Arnone










