di Valter Vecellio
huffingtonpost.it, 1 luglio 2025
Trattandosi del Presidente della Repubblica, è opportuno cominciare da notizie certificate. Il Presidente Sergio Mattarella ha incontrato al Quirinale - sede quanto mai ufficiale e istituzionale - il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria in occasione del 208 anniversario della sua costituzione. Ha colto l’occasione per esprimere un pensiero radicato, lo ha già espresso in altre occasioni: “È drammatico il problema dei suicidi nelle carceri che da troppo tempo non dà segni di arresto: si tratta di una vera emergenza sociale sulla quale occorre interrogarsi per porre fine immediatamente a tutto questo. Deve essere fatto per rispetto dei valori della Costituzione, per rispetto del vostro lavoro e della storia della polizia penitenziaria”.
di Andrea Granata*
Il Dubbio, 1 luglio 2025
Proprio nei giorni in cui ovunque impazzava la vicenda del delitto di Garlasco, con copertura mediatica davvero impressionante, nel silenzio quasi generale lo scorso 28 maggio veniva pubblicato “La Battitura, strage in carcere”. Si tratta di un podcast in sei episodi del Tg1 per Rai Play Sound scritto e condotto da due valenti giornalisti, Perla Di Poppa e Alessio Zucchini. La vicenda racconta della più grave strage in carcere dell’età repubblicana, avvenuta nel penitenziario di Modena in seguito a una rivolta scoppiata nel marzo 2020. Detonatore della rivolta fu il mix dei primi contagi da covid in carcere e le conseguenti restrizioni a visite e permessi. Tredici detenuti, tredici persone affidate allo Stato persero la vita.
di Laura Di Domizio
Il Domani, 1 luglio 2025
Intervista all’avvocata Maria Brucale. Il 24 giugno una detenuta trans ha denunciato di essere stata violentata da quattro uomini nella sezione “protetti” del carcere Arginone di Ferrara, dove si trovano persone ritenute vulnerabili. Aveva chiesto fin dal suo arrivo, a marzo, di essere trasferita in un istituto più sicuro, ma la sua richiesta è rimasta inascoltata. Che cosa non ha funzionato? Lo abbiamo chiesto a Maria Brucale, avvocata penalista da oltre vent’anni, esponente dell’associazione Nessuno Tocchi Caino.
L’Espresso, 1 luglio 2025
L’intervento del presidente, Nicola Graziano, su uno dei punti più critici del decreto Sicurezza: “Dobbiamo evitare che queste vittime innocenti vivano in carcere. Gli Icam non sono reali alternative, agire sulle Case-famiglia”. Il decreto Sicurezza, voluto fortemente dal governo Meloni e definitivamente convertito in legge lo scorso 29 maggio, continua ad attirare critiche. In punta di diritto, come quelle recenti della Cassazione, ma anche di ambito umanitario, come quelle dell’Unicef, che “esprime preoccupazione sulla reale tutela dei diritti dei bambini figli di madri detenute”. Lo sottolinea in una nota il presidente di Unicef Italia, Nicola Graziano. E lo fa richiamandosi anche alle “osservazioni contenute nella relazione” degli ermellini. Il riferimento, in questo caso, è alla facoltatività - e non l’obbligatorietà - del rinvio dell’esecuzione della pena per le condannate incinte o madri di figli di età inferiore a un anno.
di Michele Ainis
La Repubblica, 1 luglio 2025
Il governo Meloni s’accinge a incassare il suo bottino. Regolando i conti con la magistratura, e mettendo all’angolo il Pd, insieme ai suoi alleati. Nella beata incoscienza del pubblico pagante, sta per scattare la trappola perfetta. Come funziona? Con un gioco illusionistico. Tu mostri per mesi una riforma - il premierato - che capovolge l’universo mondo, o almeno il mondo disegnato dai costituenti. S’accende un dibattito infinito, con tonnellate d’interviste, editoriali, audizioni parlamentari, bla bla bla. Strada facendo (ma forse lo sapevi già da subito) t’accorgi che quella riforma può diventare un harakiri per il tuo esecutivo, come accadde a Renzi, e in precedenza pure a Berlusconi, castigati entrambi da un referendum popolare. E allora, mentre le pupille degli astanti sono ancora illuminate dalla madre di tutte le riforme, tu concepisci il figlio: una giustizia tutta nuova. Battezzandola proprio quando il decreto sicurezza innalza un monumento all’ingiustizia, quando le carceri trasformano ogni pena giusta in una tortura ingiusta, come ha ricordato ieri il presidente Mattarella.
di Massimo Franco
Corriere della Sera, 1 luglio 2025
Il fatto che giustizia, decreto Sicurezza e immigrazione siano considerati dalla maggioranza come fiori all’occhiello, complica il dialogo. Si stanno incrociando troppe cose. E tutte congiurano per un inasprimento del conflitto del governo sia con le opposizioni, sia con un’istituzione di garanzia fondamentale come la magistratura. Il fatto che giustizia, decreto Sicurezza e immigrazione siano considerati dalla maggioranza come fiori all’occhiello, complica il dialogo. Questo fa apparire qualsiasi critica come un attentato all’autonomia della politica. Non si tratta di una polemica nuova, in realtà.
di Raffaele Marmo
La Nazione, 1 luglio 2025
L’ex presidente della Camera ed ex magistrato: i pareri della Cassazione non sono vincolanti. “La separazione delle carriere? Per come è fatta sarà un danno grave soprattutto per la politica”.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 1 luglio 2025
Il viceministro: noi rispettosi dei giudici, ma c’è modo e modo di dissentire. Sulla bocciatura in Cassazione dei decreti sicurezza e Albania il ministro Nordio si dice “incredulo” e la presidente della Cassazione Cassano “stupita del suo stupore”.
di Simona Musco
Il Dubbio, 1 luglio 2025
La critica del giurista: “Dogmatismo d’imperio”. Gasparri: “Uso politico”. Non si arrestano le polemiche contro l’ufficio del Massimario della Cassazione, dopo il documento - di cui il Dubbio vi ha raccontato in anteprima - sul decreto Sicurezza e quello, reso noto dal Manifesto, sul decreto Albania. Relazioni che hanno fatto trasecolare il ministro della Giustizia Carlo Nordio, al punto da annunciare approfondimenti per “conoscere l’ordinario regime di divulgazione” di quei testi, da sempre accessibili online senza particolari difficoltà.
di Paolo Frosina
Il Fatto Quotidiano, 1 luglio 2025
“Nessuna certezza sul futuro”. Nonostante anni di lavoro negli uffici, finora il governo ha garantito l’assunzione a tempo indeterminato di solo un dipendente su quattro. La solidarietà dell’Anm. Dodicimila dipendenti statali ancora senza certezze sulla stabilizzazione a un anno esatto alla scadenza dei loro contratti a termine, prevista per il 30 giugno del 2026. Sono i precari della giustizia assunti con fondi europei (2,2 miliardi di euro) per raggiungere gli obiettivi del Pnrr, al lavoro da anni negli uffici giudiziari di tutta Italia: quasi novemila addetti all’Ufficio per il processo - funzionari laureati con il compito di assistere i magistrati nello studio delle cause e nella scrittura dei provvedimenti - ma anche tremila tra amministrativi e tecnici.
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