di Antonella Rampino
Il Dubbio, 21 febbraio 2026
Che cosa accadrà dopo il referendum? Lo sguardo che sul Paese si dispiega dal Colle è lungo, dal Quirinale si lavora tenendo d’occhio l’orizzonte, non solo le contingenze quotidiane. Perché la politica non è fare questa o quella mossa, questa o quella dichiarazione. La politica, come sembra si sia dimenticato in questi sciagurati anni Venti del terzo millennio, è sapere che conseguenze avranno azioni o dichiarazioni: è avere sempre presente il punto di caduta, nei casi migliori il risultato al quale si punta. E dunque le parole pronunciate da Sergio Mattarella al plenum del Csm mercoledì scorso non sono solo un grave monito, un allarme.
di Ettore Della Valle
avantionline.it, 21 febbraio 2026
Il problema non è quanti magistrati cambiano ruolo ma il fatto che abitino tutti sotto lo stesso tetto. Voglio dirvi perché questo è un pericolo usando la geometria. Immaginate un processo come un triangolo, in alto c’è il vertice, il giudice, quello che deve decidere, sotto alla base ci sono le due parti, l’accusa, Pubblico Ministero e la difesa, il tuo Avvocato. In un Paese civile questo triangolo deve essere equilatero. Significa che il giudice deve essere esattamente alla stessa distanza dall’accusa e dalla difesa. In Italia invece il triangolo è storto.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 21 febbraio 2026
Le indagini svolte senza pregiudizi ma anche senza sconti dalla Procura con i poliziotti della Squadra mobile, colleghi dell’indagato, stanno capovolgendo ciò che sembrava all’inizio. In partenza, sulla scorta delle concordanti dichiarazioni di cinque agenti e dei primi rilievi, nessuna tragedia più di quella di Rogoredo sembrava “evidente” legittima difesa di un poliziotto, davanti a uno spacciatore che in un controllo antidroga gli stesse per sparare con la pistola in mano poi rivelatasi sfortunatamente solo una arma a salve. Tanto che dal governo, nei giorni del decreto legge (ancora non in vigore) che introduce appunto la non iscrizione nel registro degli indagati quando appaia “evidente che il fatto è stato compiuto in presenza di una causa di giustificazione” come la legittima difesa, Rogoredo era stato subito elevato a prova provata dell’ingiustizia di far passar al poliziotto una superflua via crucis giudiziaria.
di Flavia Perina
La Stampa, 21 febbraio 2026
Una magistratura con la schiena dritta, una polizia con la schiena dritta, un sistema giudiziario che funziona anche se “non gli converrebbe” funzionare. Gli sviluppi dell’indagine sul delitto di Rogoredo dovrebbero rassicurare i disorientati dalle manganellate referendarie e persino chi ha paura della deriva trumpiana in Italia perché, nonostante tutto, Milano non è Minneapolis, l’Ice da noi finirebbe in galera e non c’è ancora nessuna Pam Bondi che possa bloccare un’indagine o intimidire chi la porta avanti. È una buona notizia in questi tempi cupi. E bisognerebbe fare un monumento a chi ha gestito il caso con rapidità e coscienza professionale, dimostrando tra l’altro che certe tragiche lezioni del passato non sono state dimenticate e “isolare le mele marce” non è rimasto solo uno slogan.
di Federico Capurso
La Stampa, 21 febbraio 2026
Senza se e senza ma. Anzi, forse. Il vicepremier ha cavalcato il caso più di chiunque altro nel centrodestra. Sul sito della Lega la raccolta firme “Io sto con il poliziotto”, 7 mila adesioni. Giorgia Meloni ha avuto “una bella fortuna”, dicono dentro la Lega. C’è chi ha guardato “per curiosità” il video della tappa della premier a Rogoredo, mentre si dirigeva a Milano per l’apertura delle Olimpiadi invernali. Era passata appena una settimana dal caso del poliziotto che aveva sparato e ucciso Abderrahim Mansouri. Strette di mano, saluti, ringraziamenti per il lavoro svolto, ma Meloni aveva incontrato solo Carabinieri e militari impegnati nell’operazione “Strade sicure” davanti alla stazione. “Se invece avesse trovato e stretto la mano a quel poliziotto, ora l’attenzione sarebbe tutta su di lei”, dice un leghista.
di Beatrice Branca
Corriere del Veneto, 21 febbraio 2026
Il Comitato: “Si vede che camminava lento e assorto e non inseguiva nessuno”. Pubblicato un altro video sugli ultimi attimi di vita del 26enne maliano, ucciso il 20 ottobre 2024 in stazione Porta Nuova a Verona da un agente della Polizia Ferroviaria che lo ha colpito con un proiettile dritto al cuore. Continua il dibattito pubblico sulla morte di Moussa Diarra e nelle ultime ora sbuca un altro video sugli ultimi attimi di vita del 26enne maliano, ucciso il 20 ottobre 2024 in stazione Porta Nuova da un agente della Polizia Ferroviaria che lo ha colpito con un proiettile dritto al cuore.
Ristretti Orizzonti, 21 febbraio 2026
L’attività dell’Associazione Momart nel reparto di Alta Sicurezza al Carcere Due Palazzi è iniziata nel 2021 su richiesta del Settore Servizi Sociali del Comune nell’ambito del “Progetto Carcere”, nonostante la situazione sanitaria dovuta alla pandemia, con la realizzazione di corsi di pittura e di scultura. Nell’ambito carcerario, in cui la quotidianità si fa più opprimente e l’individuo è portato a perdere progettualità, l’attività laboratoriale si è dimostrata un valido aiuto a sviluppare relazioni costruttive, spingendo i partecipanti a fare gruppo attorno ad un interesse comune. I laboratori sono stati anche un momento di crescita culturale, stimolando l’interesse di alcuni allievi verso percorsi di studio e scolastici fino a quel momento abbandonati o addirittura sconosciuti. L’esperienza ha dimostrato che il fare artistico libera il pensiero creativo, rendendo le persone migliori ed educandole a trovare una propria forma espressiva.
di Luca Preziusi
Il Gazzettino, 21 febbraio 2026
“Non chiediamo detenuti d’élite, ma bisogna costruire dei percorsi e Padova deve restare un modello. Se al posto dei reclusi dell’alta sicurezza arrivano altri che devono scontare pene di pochi mesi, rischiamo di diventare un carcere comune”. Parola di Rossella Favero di Ristretti Orizzonti. Dopo l’improvviso trasloco dei 22 detenuti dell’alta sicurezza, il suicidio di uno di loro e le tanti manifestazioni di dissenso da parte di terzo settore e guardie penitenziarie (con tanto di benedizione del Vescovo Cipolla), i volontari di Ristretti Orizzonti hanno incontrato mercoledì scorso a Roma i vertici del Dap, il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria che quella decisione l’ha presa più di 11 anni fa declassando il Due Palazzi, ma l’ha messa in pratica il 28 gennaio scorso senza nessun preavviso. Neanche la direttrice del carcere Maria Grazia Lusi sapeva nulla di quella che è stata definita “deportazione”.
Corriere del Veneto, 21 febbraio 2026
Evitare il rischio di snaturare il Due Palazzi e, quindi, di compromettere lo svolgimento delle numerose attività di rieducazione e risocializzazione dei detenuti che, dalla fine degli anni Ottanta, lo rendono un carcere modello a livello nazionale. È soprattutto questo l’obiettivo che le tante associazioni del terzo settore che da tempo operano all’interno dell’istituto di reclusione padovano hanno espresso, tre giorni fa, durante un incontro, a Roma, con il capo del Dap (il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria), Stefano Carmine De Michele, e con il direttore della Direzione generale detenuti e trattamento, Ernesto Napolillo. Un incontro, quello di cui hanno riferito ieri Rossella Favero e gli altri responsabili della rete di volontariato Coordinamento carcere Due Palazzi, giunto a distanza di meno di un mese da quanto avvenuto a fine gennaio scorso, quando due ristretti, Giovanni M., cosentino di 74 anni, e Matteo G., vicentino di 33, si sono tolti la vita dentro le loro celle, all’indomani dell’improvviso trasferimento in altre strutture detentive (a Parma, Sulmona, Secondigliano e Catanzaro) dei 22 reclusi del reparto Alta sicurezza.
di Giuseppe Baldessarro
La Repubblica, 21 febbraio 2026
Il carcere della Dozza “a un passo da quota 1000 detenuti. È una bomba pronta a esplodere”. È “una bomba pronta ad esplodere”. Così l’assessora al Welfare del comune, Matilde Madrid, definisce le condizioni di sovraffollamento del carcere della Dozza arrivato a quasi mille presenze. Si tratta di una situazione “di una gravità inaudita” e in rapida e drammatica evoluzione. A fine gennaio infatti i detenuti erano 870, “ma in queste prime settimane di febbraio siamo già saliti a 890 e stiamo arrivando velocemente ai 900. Se nulla accade abbiamo la soglia di 1.000, col il raddoppio della capienza massima, ad un passo”.
- Verona. Il Garante Don Vinco: “Sovraffollamento al 200%, ma segnali di miglioramento”
- Rovigo. Lunedì apre il carcere minorile
- Torino. Il giudice: “La rivolta nel carcere minorile è nata in un contesto di profondo malessere”
- Monza. La firma in Comune di un patto sul carcere: reinserire i detenuti diventa più facile
- Firenze. Carcere e città: assemblea di presentazione del Gruppo Foucault e di un manifesto











