di Sandro Mezzadra
Il Manifesto, 17 luglio 2026
Politicizzare le pratiche di mobilità, costruire nuovi progetti di società attorno alla libertà di movimento: un insegnamento che dura. “Il mondo è di chi si muove”, recitava uno striscione esposto a Roma al corteo contro la “remigrazione”, lo scorso 13 giugno. Un’analoga intenzione politica aveva motivato la scelta di aprire con una manifestazione dedicata al tema delle migrazioni le tre giornate di contestazione del G8 di Genova, il 19 luglio del 2001. Libertà di movimento, libertà senza confini, era scritto sul grande striscione di apertura.
di Francesca Sforza
La Stampa, 17 luglio 2026
“Storica”, “fondamentale”, “di rottura”, “di svolta”, “c’è un prima e un dopo”: sono solo alcune delle espressioni utilizzate per definire la nuova legge sul fine vita approvata il 15 luglio in via definitiva dall’Assemblea nazionale francese, dopo una navetta parlamentare lunga e tormentata. Il testo nel suo complesso è piuttosto breve, ma per metterlo a punto ci sono voluti tre anni. È il bello dei governi che possono vantare una qualche stabilità: annunciano un progetto e mettono in conto di realizzarlo senza fretta, anche se nel frattempo i consensi calano o le maggioranze scricchiolano. Emmanuel Macron lo aveva promesso all’inizio del suo secondo mandato, e ha potuto consegnarlo ai francesi malgrado le turbolenze che hanno investito a più riprese la sua azione di governo. E che con l’approvazione di questo testo non solo non si esauriscono, ma si moltiplicano.
di Maurizio Delli Santi*
La Notizia, 17 luglio 2026
Contro le logiche delle guerre e gli attacchi Usa.Il 17 luglio è l’anniversario dello Statuto di Roma, che istituisce la Corte penale internazionale. Il cui ruolo è messo a rischio da guerre e nuovi imperi. L’annuncio del segretario di Stato americano Marco Rubio di una campagna contro la Corte penale internazionale, con nuove sanzioni e pressioni sugli Stati che la sostengono, non farà passare inosservato questo 17 luglio, Giornata della giustizia penale internazionale e anniversario dello Statuto di Roma. La reazione dell’Unione europea, che ha riaffermato il proprio sostegno alla Corte e definito “inaccettabili” gli attacchi contro la sua indipendenza, dimostra come sia in gioco molto più del destino di un’istituzione giudiziaria: è in discussione l’intero assetto dell’ordine giuridico internazionale minacciato dall’ultima potenza ‘revisionista’, gli Stati Uniti.
di Nello Scavo
Avvenire, 17 luglio 2026
La Corte penale internazionale conferma 17 capi d’accusa contro Al Buti, uno dei vertici della milizia Rada insieme ad Almasri. Per la prima volta finiscono alla sbarra le detenzioni arbitrarie nel carcere di Mitiga. Sotto la lente ci sono anche i rapporti dei Paesi dell’Unione con le autorità di Tripoli, in primis l’Italia. Il processo internazionale sul “Sistema Libia” si farà. Khaled Mohamed Ali El Hishri, detto Al Buti, sarà giudicato dalla Corte penale internazionale per i crimini commessi nel carcere di Mitiga e nel sistema di detenzione costruito attorno alla potente milizia Rada. La Camera preliminare dell’Aja ha confermato tutti i diciassette capi d’accusa formulati dalla Procura e ha disposto il rinvio dell’imputato davanti a una Camera di primo grado. Le contestazioni della difesa sull’uso di testimonianze anonime, sulla presunta vaghezza delle accuse e sulle carenze investigative sono state respinte. È il passaggio che le vittime attendevano: quindici anni dopo il deferimento della situazione libica da parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, il sistema di violenze costruito dentro Mitiga entra finalmente in un’aula di giustizia internazionale. I giudici hanno ritenuto che esistano fondati motivi sostanziali per credere che El Hishri sia responsabile di crimini contro l’umanità e crimini di guerra commessi tra il 1° maggio 2014 e il 30 giugno 2020 contro migliaia di persone detenute nel carcere e nel complesso di Mitiga, a Tripoli.
di Enrica Muraglie
Il Manifesto, 17 luglio 2026
Abu Safiya si trova a Rakefet, il carcere sotterraneo riaperto nel 2023 per volere del ministro israeliano della sicurezza nazionale Ben Gvir. “Non ha mai avuto in mano altro che il suo stetoscopio”. Così Elyas Abu Safiya ha raccontato il padre Hussam durante l’audizione al Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo. Il pediatra dell’ospedale Kamal Adwan di Gaza è detenuto da oltre 18 mesi senza accuse formali né processo in base legge israeliana sui “combattenti illegali”. Una normativa crudele che autorizza l’esercito a emettere ordini di detenzione rinnovabili “nei confronti di chiunque sia sospettato di costituire una minaccia per la sicurezza dello Stato o di essere coinvolto in atti ostili e senza l’obbligo di presentare alcun atto di accusa”, spiega Tina Marinari, coordinatrice delle campagne di Amnesty international Italia.
di Diego Lopez
amnesty.it, 17 luglio 2026
Oltre 90.000 persone finite in carcere, almeno 470 morte in custodia dello stato, migliaia di famiglie in cerca di notizie sulle condizioni di salute o sullo status legale dei propri cari. Quattro anni di stato d’emergenza, rivela Amnesty International in un nuovo rapporto, hanno reso El Salvador un laboratorio di politiche securitarie basate sulla prolungata sospensione dei diritti. Un provvedimento temporaneo adottato per contrastare la violenza delle bande criminali è diventato un sistema permanente che promuove la detenzione arbitraria di massa, l’annullamento delle garanzie del giusto processo, le sparizioni e la tortura. Un sistema che produce numeri e non giustizia: El Salvador ha il tasso di carcerazione più alto del mondo, 1.700 persone private della libertà ogni 100.000 abitanti.
di Mauro Palma
Il Manifesto, 16 luglio 2026
Provvedimenti annunciati come risolutivi non hanno diminuito la sofferenza in quei luoghi. Invece la progressiva penalizzazione ha portato a quasi 9mila persone detenute in più. Proprio nella giornata di martedì, mentre numerose delegazioni entravano in carcere su iniziativa promossa dalla neonata “Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione”, la Corte di Strasburgo ha condannato l’Italia per violazione dell’articolo 2 (tutela della vita) e dell’articolo 3 (divieto di tortura e trattamenti o pene inumane o degradanti) nei confronti di un ragazzo di ventotto anni, morto mentre era in detenzione nel carcere di Torino. La detenzione aveva determinato un progressivo calo del suo peso che però era stato considerato irrilevante, se non addirittura come risultato di una strategia manipolatoria.
di Francesca Bellini
altreconomia.it, 16 luglio 2026
L’elenco dei promotori dell’Alleanza per l’articolo 27 include, in ordine alfabetico: Acli, Antigone, Arci, Cgil, Cnca - Coordinamento nazionale comunità accoglienti, Cnvg - Conferenza nazionale volontariato giustizia, Confcooperative Federsolidarietà, Conferenza dei garanti territoriali delle persone private della libertà, Forum droghe, Gruppo Abele, L’altro diritto, La società della ragione, Legacoopsociali, Movimento di volontariato italiano (Movi), Movimento No Prison, Nessuno tocchi Caino, Ristretti Orizzonti, Voci di dentro. A metà luglio le porte di 34 istituti penitenziari italiani si sono aperte a 330 membri della società civile. A Milano le visite a Opera, San Vittore, Bollate e Beccaria hanno riportato al centro il tema del sovraffollamento, della carenza di personale e della crescente presenza di under 25 in carcere. “Di giovani si parla tanto ma non ce ne si occupa mai davvero”
di Giuseppe Frangi
ilsussidiario.net, 16 luglio 2026
Il caldo sta esasperando la vita nelle carceri italiane, sovraffollate e già invivibili. Lo Stato deve agire subito: sta già violando la sua Costituzione. “Visitare i carcerati” recita la sesta opera di misericordia. In questi tre giorni, da lunedì a oggi, la Conferenza nazionale dei Garanti territoriali delle persone private della libertà personale, le associazioni e le reti del Terzo settore che si occupano delle persone detenute hanno preso l’impegno di visitare le carceri in 30 città italiane per documentare le condizioni conseguenti ai picchi di caldo. “La mutazione climatica lì dentro diventa un’inutile e ulteriore punizione”, ha commentato Alessandro Bergonzoni, che ha partecipato all’iniziativa visitando il carcere di Bologna e uscendone sconvolto. “Venite e vedete, venite e ascoltate” è stato lo slogan lanciato dai Garanti per comunicare questa iniziativa presa sul piano nazionale.
di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 16 luglio 2026
Sul carcere bisogna “costringere le istituzioni a rispettare la legge”: altrimenti rischiamo di replicare “l’atteggiamento del suddito” che implora la “benevolenza del sovrano” anziché comportarci da “cittadini che il rispetto della legge lo pretendono”. Così Gherardo Colombo dopo la visita di “Alleanza per l’articolo 27” in 36 carceri di 29 città italiane. Sul carcere non bastano gli appelli, bisogna “costringere le istituzioni a rispettare la legge”: altrimenti rischiamo di replicare all’infinito “l’atteggiamento del suddito” che implora la “benevolenza del sovrano”, anziché comportarci da “cittadini che il rispetto della legge lo pretendono”. Così Gherardo Colombo, che ormai da molti anni il carcere lo frequenta come volontario.
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